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Rivoluzione e Contro Rivoluzione

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PARTE III : VENT'ANNI DOPO

 

Capitolo 1

La Rivoluzione: un processo in continua trasformazione



Cui terminava, nelle sue precedenti edizioni, il saggio Rivoluzione e Contro-Rivoluzione; seguivano soltanto le brevi parole di pietà e di entusiasmo che costituivano la conclusione. Trascorso tanto tempo dalla prima edizione -- così pieno di avvenimenti -- era giusto chiedersi se oggi, sui temi trattati dal saggio, vi fosse da dire qualcosa di più.

Interrogati in proposito dai promotori della terza edizione italiana (1976), i valenti amici di Alleanza Cattolica, ci è parso opportuno inserire a questo punto, prima della conclusione del 1959, alcune considerazioni.



1. "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" e le TFP: vent'anni di azione e di lotta

... Vent'anni dopo: il titolo del romanzo di Alexandre Dumas -- tanto apprezzato dagli adolescenti fino al momento, ormai lontano, in cui profonde trasformazioni psicologiche hanno distrutto il gusto per questo genere letterario -- che una associazione di idee porta al nostro spirito mentre cominciamo a stendere queste note.

Abbiamo appena richiamato il 1959. Stiamo giungendo al termine del 1976. Quindi, ormai non è lontana la fine del secondo decennio in cui questo studio è in circolazione. Vent'anni... In questo periodo, le edizioni di questo saggio si sono moltiplicate (1).

Rivoluzione e Contro-Rivoluzione: non avevamo intenzione di farne un semplice studio. Lo abbiamo scritto anche perché servisse come livre de chevet per quel centinaio di giovani brasiliani che ci avevano chiesto di orientarli e di organizzarne gli sforzi in vista dei problemi e dei doveri che avevano allora di fronte. Questo gruppo iniziale -- germe della futura Sociedade Brasileira de Defesa da Tradição, Família e Propriedade, oggi universalmente nota come TFP -- si è poi esteso in tutto il territorio brasiliano, che ha le dimensioni di un continente.

Circostanze propizie hanno favorito, di pari passo, la formazione e lo sviluppo di organizzazioni analoghe e autonome in tutta l'America Latina. Lo stesso è accaduto poi negli Stati Uniti, in Canada, in Spagna e in Francia. Affinità di pensiero e promettenti rapporti cordiali cominciano a legare, da tempi più recenti, questa estesa famiglia di organizzazioni, a personalità e ad associazioni di altri paesi d'Europa (2)

Questi vent'anni, quindi, sono stati certamente anni di espansione; ma anche di intensa lotta contro-rivoluzionaria.

I risultati in questo modo raggiunti contro la Rivoluzione sono notevoli. Non è il momento di enumerarli tutti (3). Ci limitiamo a dire che in ogni paese in cui esiste una TFP o una organizzazione affine, questa combatte senza tregua la Rivoluzione cioè, più specificatamente, in campo spirituale il progressismo, e in quello temporale il comunismo. Come autentica battaglia contro il comunismo intendiamo anche la lotta contro i diversi tipi di socialismo, perché essi sono soltanto tappe preparatorie o forme larvate di comunismo. Tale battaglia è sempre stata condotta secondo i principi, i fini e le norme indicate nella seconda parte di questo studio (4).

I frutti così ottenuti hanno mostrato chiaramente la giustezza di quanto, sui temi inseparabili della Rivoluzione e della Contro-Rivoluzione, è detto in questa opera.



2. In un mondo in trasformazione, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione rimane attuale? La risposta è affermativa

Mentre in America e in Europa si moltiplicavano le edizioni e i frutti di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il mondo -- spinto dal processo rivoluzionario che da cinque secoli lo va soggiogando -- è passato attraverso trasformazioni tanto rapide e profonde che, licenziando questa nuova edizione, ci si deve chiedere, come abbiamo già notato, se in funzione di esse debba essere rettificato o aggiunto qualcosa a quanto abbiamo scritto nel 1959.

Rivoluzione e Contro-Rivoluzione si pone ora su un terreno teorico, ora su un terreno teorico-pratico molto prossimo alla pura teoria. Quindi non deve sorprendere se, a nostro avviso, non è sopravvenuto nessun fatto di portata tale da alterare quanto è contenuto in questo studio. Certamente, molti metodi e stili d'azione usati dalla TFP brasiliana -- organizzazione in via di costituzione nel 1959 -- e dalle associazioni analoghe, sono stati sostituiti o adattati a circostanze nuove; e altri sono stati rinnovati. Ma si situano tutti su un terreno inferiore, operativo e pratico. Quindi Rivoluzione e Contro-Rivoluzione non tratta di essi. Perciò non vi sono modifiche da introdurre nell'opera.

Nonostante tutto questo, vi sarebbe molto da aggiungere, se volessimo mettere Rivoluzione e Contro-Rivoluzione in rapporto con i nuovi orizzonti che la storia sta aprendo; e non basterebbe questa semplice aggiunta. Pensiamo tuttavia che una rassegna di quanto ha fatto la Rivoluzione in questi vent'anni, una mise au point del panorama mondiale da essa trasformato, può essere utile al lettore per mettere in rapporto, facilmente e comodamente, il contenuto del libro con la realtà attuale.

È quanto faremo.



Capitolo 2

Apogeo e crisi della III rivoluzione



Come abbiamo visto (vedi introduzione e parte i, cap. III, 5, A-D), tre grandi rivoluzioni costituiscono le tappe fondamentali del processo di demolizione della Chiesa e della civiltà cristiana: nei secoli XV e XVI, l'Umanesimo, il Rinascimento e il protestantesimo (I Rivoluzione); nel secolo XVIII, la Rivoluzione francese (II Rivoluzione); e nel secondo decennio di questo secolo, la Rivoluzione comunista (III Rivoluzione).

Queste tre rivoluzioni possono essere comprese soltanto come parti di un enorme tutto, cioè la Rivoluzione.



1. Apogeo della III Rivoluzione

Poiché la Rivoluzione è un processo, la III Rivoluzione ha ovviamente continuato, dal 1917 a oggi, il suo cammino. In questo momento si trova a un autentico apogeo. Prendendo in considerazione i territori e le popolazioni soggette a regimi comunisti, essa dispone di un impero mondiale senza precedenti nella storia. Questo impero costituisce un fattore di continua insicurezza e disunione tra le principali nazioni non comuniste. Inoltre, i capi della III Rivoluzione tirano i fili che muovono, in tutto il mondo non comunista, i partiti dichiaratamente comunisti, e l'enorme rete di cripto-comunisti, di para-comunisti e di utili idioti, infiltrati non soltanto nei partiti non comunisti, socialisti e altri, ma anche nelle Chiese (5), nelle organizzazioni professionali e culturali, nelle banche, nella stampa, nella televisione, nella radio, nel cinema, ecc.

E come se tutto questo non bastasse, la III Rivoluzione si serva in modo terribilmente efficace delle tecniche di conquista psicologica di cui parleremo più avanti. Per mezzo di queste, il comunismo sta riuscendo a ridurre in una condizione di torpore, causa di disimpegno e di istupidimento, enormi settori della opinione pubblica non comunista. Queste tecniche permettono alla III Rivoluzione di aspettarsi, su questo terreno, risultati per essa ancora più vantaggiosi, e sconcertanti per gli osservatori che analizzano i fatti dall'esterno.

L'inerzia, quando non l'ostentata e sostanziale collaborazione con il comunismo -- così potente -- di tanti governi borghesi dell'Occidente, configura un terribile quadro d'insieme.

Stando così le cose, se il corso del processo rivoluzionario continua a svolgersi come si è svolto fino a questo punto, è umanamente inevitabile che il trionfo generale della III Rivoluzione finisca per imporsi al mondo intero. Tra quanto tempo? Molti si spaventeranno se, a titolo di pura ipotesi, suggeriamo tra vent'anni. Forse il termine parrà loro eccezionalmente ridotto. In realtà, chi potrebbe garantire che questo epilogo non sopravvenga entro dieci anni, o cinque, o ancora prima?

La vicinanza, la possibile imminenza di questa grande catastrofe è senza dubbio uno dei caratteri che, paragonando gli orizzonti del 1959 e del 1976, sono indizio di una grandissima trasformazione della situazione mondiale.



A. Sulla via dell'apogeo, la III Rivoluzione ha evitato con cura le avventure globali e inutili

Benché sia nelle mani delle guide della III Rivoluzione la decisione di lanciarsi, da un momento all'altro, in una avventura per la conquista totale del mondo con una serie di guerre, di mosse politiche, di crisi economiche e di rivoluzioni sanguinose, è opportuno notare che una tale avventura presenta rischi considerevoli. Le guide della III Rivoluzione accetteranno di correrli solo se apparirà loro indispensabile.

Infatti, se l'uso costante dei metodi classici ha portato il comunismo all'attuale fastigio di potere, esponendo il processo rivoluzionario soltanto a rischi accuratamente circoscritti e calcolati, è comprensibile che le guide della Rivoluzione universale sperino di conseguire il dominio totale del mondo senza esporre la loro azione al rischio di catastrofi irrimediabili, che è proprio di ogni grande avventura.



B. Avventura, nelle prossime tappe della III Rivoluzione?

Orbene, il successo dei metodi consueti della III Rivoluzione è compromesso dal sorgere di condizioni psicologiche sfavorevoli, che si sono accentuate fortemente nel corso degli ultimi vent'anni. Queste condizioni forzeranno il comunismo a optare, da ora in avanti, per l'avventura?



2. Ostacoli inattesi all'applicazione dei metodi classici della III Rivoluzione

A. Declino del potere di persuasione

Esaminiamo anzitutto queste condizioni. La prima di esse è il declino del potere di persuasione del proselitismo comunista.

Vi è stato un tempo in cui l'indottrinamento, esplicito e categorico, per il comunismo internazionale era il principale mezzo per il reclutamento degli adepti. Per ragioni che sarebbe lungo enumerare, oggi, in quasi tutto l'Occidente, vasti settori dell'opinione pubblica sono diventati, in una misura molto ampia, refrattari a tale indottrinamento. Il potere di persuasione della dialettica e della propaganda comunista dottrinale, integrale e diretta, è diminuito in modo visibile.

Così si spiega perché la propaganda comunista cerchi sempre più di svolgersi con travestimenti, dolcemente e lentamente. Tali travestimenti vengono fatti ora diffondendo i princìpi marxisti, sparsi e nascosti, nella letteratura socialista, ora insinuando nella stessa cultura che potremmo chiamare "centrista" princìpi che, come germi, fruttificano portando i centristi a una inconsapevole e graduale accettazione della dottrina comunista nella sua completezza (6).



B. Declino del potere di guida rivoluzionaria

La diminuzione del potere di persuasione diretta del "credo" rosso sulle masse, denotata dal ricorso a questi mezzi obliqui, lenti e laboriosi, si unisce a un corrispondente declino del comunismo nel potere di guida rivoluzionaria. Esaminiamo come si manifestano questi fenomeni collegati e quali ne sono i frutti.



Odio, lotta di classe, Rivoluzione

In sostanza, il movimento comunista è e si considera una rivoluzione nata dall'odio di classe. La violenza è il metodo con essa più coerente. È il metodo diretto e fulmineo, da cui le guide del comunismo si aspettavano il massimo dei risultati, con il minimo dei rischi, nel tempo più breve possibile.

Il presupposto di questo metodo è la capacità di guida dei diversi partiti comunisti, attraverso cui era a essi possibile creare scontenti, trasformare questi scontenti in odî, organizzare questi odî in una enorme congiura, e portare così a termine, con la forza dirompente di questi od, la demolizione dell'ordine attuale e la instaurazione del comunismo.



Declino del ruolo di guida dell'odio e dell'uso della violenza

Orbene, anche questo ruolo di guida dell'odio sta sfuggendo di mano ai comunisti. Non ci dilunghiamo in questa sede nella spiegazione delle complesse cause del fatto. Ci limitiamo a notare che, dal punto di vista del risultato, la violenza ha dato ai comunisti vantaggi sempre minori durante questi vent'anni. Per provarlo, basta ricordare il costante fallimento delle guerriglie e del terrorismo diffusi da Cuba in tutta l'America Latina.

È vero che, in Africa, la violenza sta trascinando quasi tutto il continente nella direzione del comunismo. Ma questo fatto dice assai poco a proposito delle tendenze della opinione pubblica nel resto del mondo. Infatti il primitivismo della maggior parte delle popolazioni aborigene di questo continente le pone in condizioni peculiari e non suscettibili di paragone. E in questo caso la violenza ha fatto adepti non per motivazioni principalmente ideologiche, ma per risentimenti anticolonialisti, di cui la propaganda comunista ha saputo valersi con la sua consueta astuzia



Frutto e prova di questo declino: la III Rivoluzione si trasforma in rivoluzione sorridente

La prova più evidente che la III Rivoluzione sta perdendo, negli ultimi venti o trent'anni, la sua capacità di creare e guidare l'odio rivoluzionario, è costituita dalla metamorfosi che si è imposta. Al tempo del disgelo post-staliniano, la III Rivoluzione ha assunto una maschera sorridente, ha finto di cambiare mentalità e temperamento, e si è aperta a ogni sorta di collaborazione con gli avversari che prima tentava di schiacciare con la violenza.

In campo internazionale, la Rivoluzione è così passata successivamente dalla guerra fredda alla coesistenza pacifica, poi alla "caduta delle barriere ideologiche", e infine alla aperta collaborazione con le potenze capitaliste, chiamata, nel linguaggio propagandistico, Ostpolitik o détente.

All'interno dei diversi paesi occidentali, la "politica della mano tesa", che, nell'era di Stalin, era stata un semplice artificio per sedurre piccole minoranze cattoliche di sinistra, si è trasformata in una autentica "distensione" tra comunisti e filo-capitalisti, mezzo ideale usato dai rossi per instaurare rapporti cordiali e avvicinamenti ingannevoli con tutti i loro avversari, sia in campo spirituale, sia in quello temporale. Ne è derivata una serie di tattiche "amichevoli", come quella dei compagni di strada, dell'eurocomunismo legalitario, affabile e prevenuto contro Mosca, del compromesso storico, ecc.

Come abbiamo già detto, tutti questi stratagemmi sono vantaggiosi per la III Rivoluzione. Ma tali vantaggi sono lenti, graduali e la loro fruttificazione è subordinata a mille fattori variabili.

All'apice del suo potere, la III Rivoluzione ha smesso di minacciare e di aggredire, e ha cominciato a sorridere e a chiedere. Ha smesso di avanzare a passo cadenzato e con stivali da cosacco, per progredire lentamente, con passo discreto. Ha abbandonato la via diretta -- sempre la più breve -- e procede a zigzag, nel corso del quale non mancano incertezze.

Che enorme trasformazione in vent'anni!



C. Una obiezione: i successi comunisti in Italia e in Francia

Ma qualcuno dirà che i successi conseguiti con questa tattica, sia in Italia che in Francia, non permettono di affermare che il comunismo nel mondo libero sia in regresso; o che, almeno, il suo progresso sia più lento di quello del comunismo minaccioso delle epoche di Lenin e di Stalin.

Anzitutto, a questa obiezione si deve rispondere che le recenti elezioni politiche in Svezia, nella Germania Occidentale e in Finlandia, come pure le elezioni amministrative e l'attuale instabilità del governo laburista in Inghilterra, indicano chiaramente che le grandi masse non gradiscono più i paradisi socialisti, la violenza comunista, ecc. (7). Vi sono sintomi significativi del fatto che l'esempio di questi paesi ha già cominciato ad avere ripercussioni in queste due grandi nazioni cattoliche e latine dell'Europa Occidentale, pregiudicando così i progressi comunisti Ma, a nostro modo di vedere, è soprattutto necessario mettere in dubbio il carattere autenticamente comunista dei crescenti risultati elettorali ottenuti dal Partito Comunista italiano o dal Partito Socialista francese (e parliamo del PS, dal momento che il PC francese si trova in condizioni di ristagno).

Sia l'uno che l'altro partito sono ben lontani dall'avere tratto vantaggio solo dall'appoggio del proprio elettorato. Appoggi cattolici certamente considerevoli -- e la cui portata reale solo la storia rivelerà un giorno in tutta la loro ampiezza -- hanno creato intorno al PC italiano complicità, illusioni, debolezze, atonie assolutamente eccezionali. La proiezione elettorale di queste circostanze sorprendenti e artificiali spiega, in larga misura, l'aumento del numero dei votanti per il PC, molti dei quali non sono assolutamente elettori comunisti. E, nello stesso ordine di fatti, non bisogna dimenticare l'influenza elettorale, diretta o indiretta, di certi Cresi, il cui atteggiamento apertamente collaborazionista nei confronti del comunismo offre il destro per manovre elettorali da cui la III Rivoluzione trae un ovvio profitto. Analoghe osservazioni possono essere fatte a proposito del PS francese.



3. L'odio e la violenza, trasformati, generano la guerra rivoluzionaria psicologica totale

Per comprendere meglio la portata di queste enormi trasformazioni, avvenute nel quadro della III Rivoluzione durante gli ultimi vent'anni, sarà necessario analizzare nel suo insieme la grande speranza attuale del comunismo, che è la guerra rivoluzionaria psicologica totale.

Benché nato necessariamente dall'odio, e volto per la sua stessa logica interna all'uso della violenza, esercitata attraverso guerre e rivoluzioni, il comunismo internazionale si è visto spinto da grandi e profondi cambiamenti dell'opinione pubblica a dissimulare il suo rancore, e anche a fingere di avere desistito dalle guerre e dalle rivoluzioni. E' quanto abbiamo già detto. Orbene, se questi suoi cambiamenti fossero sinceri, smentirebbe se stesso a un punto tale che si autodemolirebbe.

Nulla di tutto questo; si serve del sorriso soltanto come arma di aggressione e di guerra, e non fa cessare la violenza, ma la trasferisce dal campo di operazione fisico e palpabile, a quello delle azioni psicologiche impalpabili. Il suo obiettivo consiste nel conquistare dentro alle anime, per tappe e in modo invisibile, quella vittoria che determinate circostanze gli stavano impedendo di conquistare in modo drastico e visibile, secondo i metodi classici.

Ben inteso, non si tratta a questo punto di effettuare, in campo spirituale, alcune operazioni isolate e sporadiche. Si tratta piuttosto di una autentica guerra di conquista, certamente psicologica, ma totale, che ha di mira tutto l'uomo, e tutti gli uomini in tutti i paesi.

Insistiamo su questo concetto di guerra rivoluzionaria psicologica totale. Infatti la guerra psicologica ha di mira tutta la psiche dell'uomo, cioè lo "lavora" nelle diverse potenze della sua anima, e in tutte le articolazioni della sua mentalità.

Essa ha di mira tutti gli uomini, cioè tanto i seguaci o i simpatizzanti della III Rivoluzione, quanto coloro che sono neutrali o perfino avversari. Essa si serve di tutti i mezzi, a ogni passo è necessario che disponga di un elemento specifico per portare insensibilmente ogni gruppo sociale e perfino ogni uomo ad avvicinarsi al comunismo, per poco che sia. E questo su qualsiasi terreno: nelle convinzioni religiose, politiche, sociali ed economiche, nelle impostazioni culturali, nelle preferenze artistiche, nei modi di essere e di agire in famiglia, nella vita professionale, nella società.



A. I due grandi fini della guerra rivoluzionaria psicologica totale

Date le attuali difficoltà di reclutamento ideologico da parte della III Rivoluzione, la sua attività più vantaggiosa si esercita non sugli amici e sui simpatizzanti, ma su quanti sono irriducibilmente neutrali e sugli avversari:

a) a poco a poco deve ingannare e addormentare i neutrali irriducibili;

b) a ogni passo deve dividere, disorganizzare, isolare, terrorizzare, diffamare, perseguitare e bloccare gli avversari.

Questi sono, a nostro modo di vedere, i due grandi fini della guerra rivoluzionaria psicologica totale. In questo modo, la III Rivoluzione si mette in condizione di vincere, ma attraverso l'annientamento dell'avversario piuttosto che attraverso la moltiplicazione degli amici.

Ovviamente, per condurre questa guerra il comunismo mobilita tutti i mezzi di azione su cui può contare, nei paesi occidentali, grazie all'apogeo a cui in essi si trova l'offensiva della III Rivoluzione.



B. La guerra rivoluzionaria psicologica totale come risultato dell'apogeo della III Rivoluzione e delle difficoltà che essa attraversa

Perciò la guerra rivoluzionaria psicologica totale è una risultante della combinazione dei due elementi contraddittori che abbiamo già ricordato: l'apice di influenza del comunismo su quasi tutti i punti chiave di quella grande macchina che è la società occidentale, e d'altra parte il declino della sua capacità di persuasione e di guida sugli strati profondi dell'opinione pubblica occidentale.



4. L'offensiva psicologica della III Rivoluzione nella Chiesa

Non è possibile presentare questa guerra psicologica senza trattare accuratamente del suo svolgimento in ciò che costituisce l'anima stessa dell'Occidente, cioè il cristianesimo, e più precisamente la religione cattolica, che è il cristianesimo nella sua pienezza assoluta e nella sua autenticità unica.



A. Il Concilio Vaticano II

Nella prospettiva di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il successo dei successi conseguito dal sorridente comunismo post-staliniano è stato il silenzio enigmatico, sconcertante e spaventoso, apocalitticamente tragico, che il Concilio Vaticano II ha osservato a proposito del comunismo.

Questo concilio si volle pastorale e non dogmatico. Infatti non ha avuto portata dogmatica. Inoltre, la sua omissione a proposito del comunismo può farlo passare alla storia come il concilio a-pastorale per eccellenza.

Spieghiamo il senso specifico di questa affermazione.

Il lettore immagini un immenso gregge che langue in campi poveri e aridi, attaccato da ogni parte da sciami di api, da vespe e da uccelli rapaci. I pastori si pongono a irrigare la prateria e ad allontanare gli sciami. Questa attività può essere qualificata come pastorale? In tesi, certamente. Ma nell'ipotesi che, nello stesso tempo, il gregge fosse attaccato da branchi di lupi feroci, molti dei quali con pelli di pecora, e i pastori omettessero completamente di smascherare o di mettere in fuga i lupi, mentre lottano contro insetti e uccelli, la loro opera potrebbe essere considerata pastorale, ossia propria di buoni e fedeli pastori?

In altre parole, hanno agito come autentici Pastori quanti, nel Concilio Vaticano II, hanno voluto spaventare gli avversari minores e hanno imposto -- con il loro silenzio -- di lasciare via libera all'avversario maior?

Con tattiche aggiornate -- delle quali, per altro, il minimo che si può dire è che sono contestabili sul piano teorico e si vanno rivelando catastrofiche nella pratica -- il Concilio Vaticano II ha tentato di mettere in fuga, per così dire, api, vespe e uccelli rapaci. Il suo silenzio sul comunismo ha lasciato tutta la libertà ai lupi. L'opera svolta da questo concilio non può essere scritta, come realmente pastorale, né nella storia, né nel Libro della Vita.

È duro dirlo. Ma l'evidenza dei fatti indica, in questo senso, il Concilio Vaticano II come una delle maggiori calamità, se non la maggiore, della storia della Chiesa. A partire da esso è penetrato nella Chiesa, in proporzioni impensabili, il "fumo di Satana", che si va ogni giorno sempre più diffondendo, con la terribile forza di espansione dei gas. A scandalo di innumerevoli anime, il Corpo Mistico di Cristo è entrato in un sinistro processo che potrebbe essere chiamato di autodemolizione.

La storia narra l'enorme numero di drammi che la Chiesa ha sofferto durante i venti secoli della sua esistenza: opposizioni che sono nate fuori di essa, e che sempre da fuori hanno tentato di distruggerla; tumori formatisi al suo interno, da essa recisi, e che da quel momento tentano di distruggerla con ferocia, operando dall'esterno verso l'interno.

Ma quando mai ha visto la storia, prima di oggi, un tentativo di demolizione della Chiesa, che non è più fatta da un avversario, ma è qualificato come "autodemolizione" in un'altissima dichiarazione che ha avuto ripercussione mondiale?

Ne è derivato per la Chiesa, e per quanto ancora rimane della civiltà cristiana, un enorme crollo. La Ostpolitik vaticana, per esempio, e la gigantesca infiltrazione comunista negli ambienti cattolici, sono effetti di tutte queste calamità. E costituiscono altrettanti successi della offensiva della III Rivoluzione contro la Chiesa.



B. La Chiesa, attuale centro di scontro tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione

Nel 1959, quando scrivemmo Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, la Chiesa era considerata la grande forza spirituale contro l'espansione mondiale della setta comunista. Nel 1976, innumerevoli ecclesiastici, anche vescovi, figurano come complici per omissione, come collaboratori e perfino come promotori della III Rivoluzione. Il progressismo, installato quasi ovunque, sta trasformando in legna facilmente incendiabile da parte del comunismo la foresta in altri tempi verdeggiante della Chiesa Cattolica.

In una parola, la portata di questa trasformazione è tale, che non esitiamo ad affermare che il centro, il punto più sensibile e più veramente decisivo della lotta tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione si è spostato dalla società temporale a quella spirituale, e si identifica con la santa Chiesa, nella quale si affrontano da un lato progressisti, cripto-comunisti e filo-comunisti, e dall'altro antiprogressisti e anticomunisti (8).



C. Reazioni basate su Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

Di fronte a tante trasformazioni, l'efficacia di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione si è ridotta a nulla? Al contrario.

Nel 1968, le TFP fino ad allora esistenti nell'America Latina, ispirandosi alla seconda parte di questo saggio -- La Contro-Rivoluzione --, organizzarono contemporaneamente una raccolta di firme a sostegno di una petizione indirizzata a Paolo VI, in cui venivano chiesti provvedimenti contro l'infiltrazione di sinistra nel clero e nel laicato cattolico dell'America Latina.

Nel suo insieme, questa raccolta, in un periodo di 58 giorni, in Brasile, in Argentina, in Cile e in Uruguay, raggiunse la cifra di 2.025.201 firme. Fu, per quanto ci consta, l'unica raccolta di firme in massa, su qualsiasi tema, che fino a oggi abbia inglobato figli di quattro nazioni della America Latina. In ciascuno dei paesi nei quali si realizzò, fu -- anche a questo proposito, per quanto ci consta -- la maggiore raccolta di firme delle rispettive storie nazionali. La risposta di Paolo Vi non fu soltanto il silenzio e la inazione. Fu anche -- Dio solo sa quanto ci duole dirlo -- un insieme di atti che da allora a oggi si vanno succedendo e che circondano di prestigio e di possibilità di azione molti promotori del sinistrismo cattolico.

Di fronte alla marea montante dell'infiltrazione comunista nella santa Chiesa, le TFP e le organizzazioni similari non si sono perse d'animo. Nel 1974 ciascuna di esse ha pubblicato una dichiarazione (9), nella quale esprimeva il suo dissenso rispetto alla Ostpolitik vaticana e il suo proposito di "resistergli in faccia" (10). Una frase della dichiarazione, relativa a Paolo VI, esprime lo spirito del documento:

"E in ginocchio, fissando con venerazione la figura di S.S. Papa Paolo VI, noi gli manifestiamo tutta la nostra fedeltà. Con questo atto filiale diciamo al Pastore dei Pastori: la nostra anima è Vostra, la nostra vita è Vostra. Ordinateci ciò che desiderate. Solo non comandateci di incrociare le braccia di fronte al lupo rosso che attacca. A questo si oppone la nostra coscienza".

Non soddisfatte di queste mosse, le TFP e le organizzazioni similari hanno promosso nei rispettivi paesi, nel 1976, nove edizioni del best-seller della TFP cilena La Iglesia del Silencio en Chile. La TFP proclama la verdad entera (11).

In quasi tutti questi paesi la rispettiva edizione è stata preceduta da un prologo che descrive molteplici e impressionanti fatti locali, consonanti con quanto è accaduto in Cile.

L'accoglienza riservata dal pubblico a questo grande sforzo propagandistico si può ormai dire una vittoria: in tutto sono state stampate -- e si stanno rapidamente esaurendo -- 56 mila copie, solo nell'America Latina, dove, nei paesi più popolati, l'edizione di un libro di questo tipo, quando è buona, non supera le cinquemila copie.

In Spagna, è stata fatta una impressionante raccolta di firme di più di mille sacerdoti, secolari e regolari e di tutte le regioni del paese, che manifestano alla Sociedad Cultural Covadonga (12) il loro deciso appoggio al coraggioso prologo della edizione spagnola.



D. Utilità della azione delle TFP e delle organizzazioni similari ispirata a Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

Che utilità pratica ha avuto, in questo specifico campo di battaglia, l'attività contro-rivoluzionaria delle TFP, ispirata a Rivoluzione e Contro-Rivoluzione?

Denunciando all'opinione pubblica cattolica il pericolo della infiltrazione comunista, essa gli ha aperto gli occhi sulle trame dei Pastori infedeli. Di conseguenza costoro trascinano sempre meno pecore sulle vie della perdizione, nelle quali si sono impelagati. E' quanto permette di constatare una anche sommaria osservazione dei fatti.

Questo, di per sé, non è una vittoria. Ma ne è una preziosa e indispensabile condizione. Le TFP ringraziano la Madonna di poter prestare in questo modo, nello spirito e nei metodi della seconda parte di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione il loro contributo alla grande lotta in cui sono impegnate anche altre forze sane, talora di grande portata e capacità operativa



5. Bilancio di vent'anni di III Rivoluzione, secondo i criteri di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

Ecco dunque delineata la situazione della III Rivoluzione e della Contro-Rivoluzione, come si presenta poco prima del ventesimo anniversario della pubblicazione di questo libro.

Da un lato, l'apogeo della III Rivoluzione rende più difficile che mai un successo, a breve scadenza, della Contro-Rivoluzione.

D'altro lato, la stessa allergia anti-socialista che attualmente costituisce un grave ostacolo alla vittoria del comunismo, crea, a medio termine, condizioni particolarmente favorevoli alla Contro-Rivoluzione. Compete ai diversi gruppi contro-rivoluzionari sparsi nel mondo la nobile responsabilità storica di sfruttarle. Le TFP, cercando di svolgere la loro parte dello sforzo comune, si sono diffuse durante questi quasi vent'anni in tutta l'America e ultimamente in Francia; hanno suscitato una dinamica organizzazione similare nella penisola iberica, e hanno proiettato il loro nome e i loro contatti in altri paesi del Vecchio Mondo, desiderando vivamente la collaborazione con tutti i gruppi contro-rivoluzionari che in esso lottano, tra cui distinguono, con particolare ammirazione e simpatia, la brillante Alleanza Cattolica. Venti anni dopo il lancio di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, le TFP e le organizzazioni similari sono a fianco a fianco delle organizzazioni in prima fila nella lotta contro-rivoluzionaria.



Capitolo 3

La IV Rivoluzione nascente



Il panorama presentato non sarebbe completo se trascurassimo una trasformazione interna alla III Rivoluzione: la IV Rivoluzione che da essa sta nascendo.

Nascendo, precisamente, come un compimento matricida. Quando la II Rivoluzione nacque, portò a compimento (vedi parte I, cap. VI, 3), vinse e colpì a morte la prima. Lo stesso accadde quando, con un analogo processo, la III Rivoluzione derivò dalla seconda. Tutto indica che ora per la III Rivoluzione è giunto il momento, nello stesso tempo culminante e fatale, in cui essa genera la IV Rivoluzione e si espone al rischio di essere uccisa da questa.

Nello scontro tra la III Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione, vi sarà tempo perché il processo generatore della IV Rivoluzione si svolga completamente? Quest'ultima aprirà realmente una nuova tappa nella storia della Rivoluzione? O sarà semplicemente un fenomeno abortivo, che sorge e scompare senza grande influenza, nello scontro tra la III Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione? Il maggiore o minore spazio da riservare alla IV Rivoluzione nascente, in queste note così rapide e sommarie, dipende dalla risposta a questa domanda. D'altronde, questa risposta la potrà dare in modo serio soltanto il futuro.

Quanto è incerto, non va trattato come se avesse una importanza certa. Quindi, a questo punto, dedichiamo uno spazio molto limitato a ciò che sembra essere la IV Rivoluzione.



1. La IV Rivoluzione "profetizzata" dagli autori della III Rivoluzione

Come è ben noto, né Marx, né la generalità dei suoi più famosi seguaci, tanto "ortodossi" quanto "eterodossi", hanno visto nella dittatura del proletariato la mossa finale del processo rivoluzionario. Secondo loro, essa è soltanto l'aspetto più compiuto, dinamico, della Rivoluzione universale. E, nella mitologia evoluzionista insita nel pensiero di Marx e dei suoi seguaci, così come l'evoluzione si svolgerà all'infinito con il passare dei secoli, così anche la Rivoluzione non avrà termine. Dalla I Rivoluzione ne sono già nate altre due. La terza, a sua volta, ne genererà un'altra. E così via...

E' impossibile prevedere, nella prospettiva marxista, come saranno la ventesima o la cinquantesima Rivoluzione. Però non è impossibile prevedere come sarà la IV Rivoluzione. Questa previsione l'hanno già fatta gli stessi marxisti.

Essa dovrà essere il crollo della dittatura del proletariato in conseguenza di una nuova crisi, per cui lo Stato ipertrofizzato sarà vittima della sua stessa ipertrofia; e scomparirà, dando origine a uno stato di cose scientista e cooperativista, in cui -- dicono i comunisti -- l'uomo avrà raggiunto un grado di libertà, di uguaglianza e di fraternità fino a ora inimmaginabile.



2. IV Rivoluzione e tribalismo: una eventualità

Come? E' impossibile non chiedersi se la società tribale sognata dalle attuali correnti strutturaliste non dia una risposta a questa domanda. Lo strutturalismo vede nella vita tribale una sintesi illusoria tra l'apice della libertà individuale e del collettivismo accettato, in cui quest'ultimo finisce per divorare la libertà. In tale collettivismo, i diversi "io" o le persone singole, con il loro pensiero, la loro volontà e i loro modi di essere, caratteristici e contrastanti, si fondono e si dissolvono -- secondo loro -- nella personalità collettiva della tribù che genera un modo di pensare, un modo di volere e un modo di essere massivamente comuni.

Ben inteso, la strada verso questo stato di cose deve passare attraverso la estinzione dei vecchi modelli di riflessione, volizione e sensibilità individuali, gradatamente sostituiti da forme di sensibilità, di pensiero e di deliberazione sempre più collettivi. Quindi la trasformazione deve avvenire soprattutto in questo campo.

In che modo? Nelle tribù, la coesione tra i membri è assicurata soprattutto da un comune sentimento, da cui derivano abitudini comuni e un comune volere. In esse la ragione individuale rimane ridotta quasi a nulla, cioè ai primi e più elementari moti che il suo stato di atrofia le consente. "Pensiero selvaggio" (13), pensiero che non pensa e si volge soltanto al concreto. Questo è il prezzo della fusione collettivistica tribale. Lo stregone ha il compito di conservare questa vita psichica collettiva, attraverso culti totemici carichi di "messaggi" confusi, ma "ricchi" di fuochi fatui o perfino anche delle folgorazioni provenienti dal misterioso mondo della metapsichica o della parapsicologia. Con l'acquisizione di queste "ricchezze" l'uomo compenserebbe l'atrofia della ragione.

Proprio della ragione, in altri tempi ipertrofizzata dal libero esame, dal cartesianesimo, ecc., divinizzata dalla Rivoluzione francese, utilizzata fino al più aperto abuso in ogni scuola di pensiero comunista, e ora, infine, atrofizzata e resa schiava del totemismo metapsichico e parapsicologico...



A. IV Rivoluzione e preternaturale

"Omnes dii gentium daemonia", dice la Scrittura (14). In questa prospettiva strutturalista, in cui la magia è presentata come una forma di conoscenza, fino a che punto è dato al cattolico di intravedere le folgorazioni ingannevoli, il canto a un tempo sinistro e attraente, languido e delirante, ateo e feticisticamente credulo con cui, dal fondo degli abissi in cui giace eternamente, il principe delle tenebre attira gli uomini che hanno negato la Chiesa di Cristo?

È un problema del quale possono e devono discutere i teologi. Diciamo i teologi veri, ossia i pochi che credono ancora all'esistenza del demonio. Specialmente i pochi, tra questi pochi, che hanno il coraggio di affrontare gli scherni e le persecuzioni della propaganda, e di parlare.



B. Strutturalismo. Tendenze pre-tribali

Comunque sia, nella misura in cui si veda nel movimento strutturalista una figura più o meno precisa, ma in ogni caso precorritrice della IV Rivoluzione, determinati fenomeni a esso simili, che negli ultimi dieci o vent'anni sono diventati generali, devono essere visti, a loro volta, come preparatori e propulsori dello slancio strutturalista.

Così, il crollo delle tradizioni dell'Occidente nel campo dell'abbigliamento, corrose sempre più dal nudismo, tende ovviamente alla comparsa o al consolidamento di abitudini nelle quali si tollererà, a esagerare, la cintura di penne di uccello di certe tribù, alternata, dove il freddo lo richieda, a coperte più o meno simili a quelle usate dai lapponi.

La rapida scomparsa delle forme di cortesia può avere come punto finale soltanto la "naturalezza" assoluta (per usare solo questo aggettivo) del tratto tribale.

La crescente avversione per tutto quanto è ragionato, strutturato e metodico può condurre soltanto, nei suoi ultimi parossismi, al perpetuo e fantasioso vagabondaggio della vita nelle selve, alternata, anch'essa, al disimpegno istintivo e quasi meccanico di alcune attività assolutamente indispensabili alla vita.

L'avversione allo sforzo intellettuale, alla astrazione, alla teorizzazione, alla dottrina, può portare soltanto, in ultima analisi, a una ipertrofia dei sensi e della immaginazione, a quella "civiltà dell'immagine" sulla quale Paolo VI ha ritenuto di dover attirare l'attenzione dell'umanità (15).

Sono pure sintomatici gli elogi idilliaci, sempre più frequenti, di un tipo di "rivoluzione culturale" generatrice di una società nuova post-industriale, ancora mal definita, e di cui sarebbe una prima immagine fugace il comunismo cinese, come talora è presentato.



C. Modesto contributo

Sappiamo bene quanto sono passibili di obiezioni, in molti dei loro aspetti, i quadri panoramici, come questo, per loro natura vasti e sommari.

Necessariamente breve per limitazioni di spazio del presente capitolo, questo quadro offre il suo modesto contributo alle riflessioni degli spiriti dotati di quella audace e particolare finezza di osservazione e di analisi che, in tutte le epoche, fornisce ad alcuni uomini la capacità di prevedere il domani.



D. La opposizione degli uomini banali

Gli altri faranno, a questo proposito, quanto in tutte le epoche hanno fatto gli spiriti banali e senza ardimento. Sorrideranno e dichiareranno impossibili queste trasformazioni, perché sono tali da mutare le loro abitudini mentali. Infatti esse sono aberranti rispetto al buon senso, e agli uomini banali il buon senso pare l'unica via normale battuta dalla storia. Sorrideranno increduli e ottimisti di fronte a queste prospettive, come sorrise Leone X a proposito della volgare "bega tra monaci", che fu tutto quanto seppe discernere nella nascente I Rivoluzione.

O come Luigi XVI, educato da Fénelon, sorrise di fronte ai primi fermenti della II Rivoluzione, che gli si presentavano in splendide sale di corte, cullati telvolta dal suono argentino del clavicembalo, o discretamente illuminati negli ambienti e nelle scene bucoliche, come nell'Hameau della sua sposa. Come sorridono, ancora oggi, in Occidente, ottimisti e scettici, di fronte alle manovre del sorridente comunismo post-staliniano, o alle convulsioni che preannunciano la IV Rivoluzione, molti esponenti elevati, e perfino tra i più elevati, della Chiesa e del potere temporale Se un giorno la III o la IV Rivoluzione si impadronirà della vita temporale della umanità, assistita nella sfera spirituale dal progressismo ecumenico, lo dovrà più alla incuria e alla collaborazione di questi sorridenti e ottimisti profeti del "buon senso", che a tutta l'opera aggressiva e maliziosa delle masse e dei servizi di propaganda rivoluzionari.



E. Tribalismo ecclesiastico. Pentecostalismo

Abbiamo parlato della sfera spirituale. Ben inteso, la IV Rivoluzione vuole ridurre anche questa al tribalismo. E come intenda farlo, lo si può già notare chiaramente nelle correnti di teologi e canonisti che mirano a trasformare la nobile e ossea rigidità della struttura ecclesiastica, come Nostro Signore Gesù Cristo l'ha istituita e venti secoli di vita religiosa l'hanno magnificamente modellata, in un tessuto cartilagineo, molle e amorfo, di diocesi e parrocchie senza territorio, di gruppi religiosi in cui la ferma autorità canonica viene gradatamente sostituita dall'ascendente di profeti più o meno pentecostali, dello stesso tipo degli stregoni dello strutturalismo, con le cui figure finiranno per confondersi. La parrocchia o la diocesi progressista-pentecostale si confonderà necessariamente con la tribù-cellula strutturalista.



3. Doveri dei contro-rivoluzionari di fronte alla IV Rivoluzione nascente

Quando innumerevoli fatti sono suscettibili di essere accostati in modo da suggerire ipotesi come quella della nascita della IV Rivoluzione, cosa rimane da fare al contro-rivoluzionario?

Nella prospettiva di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, deve anzitutto sottolineare l'importanza preponderante che nel processo generatore di questa IV Rivoluzione, e nel mondo da essa nato, spetta alla Rivoluzione nelle tendenze (vedi parte I, cap. V, 1-3). E deve prepararsi a lottare non soltanto con l'intento di mettere in guardia gli uomini contro la preponderanza delle tendenze -- fondamentalmente sovvertitrice del buon ordine umano -- che sta prendendo piede, ma anche servirsi, sempre sul piano delle tendenze, di tutti i mezzi leciti e ammissibili, per combattere la Rivoluzione nelle tendenze. Deve anche osservare, analizzare, prevedere, i nuovi passaggi del processo, per continuamente opporre, il più rapidamente possibile, tutti gli ostacoli alla massima forma di guerra rivoluzionaria psicologica, che è la IV Rivoluzione nascente.

Se la IV Rivoluzione avrà il tempo di svilupparsi prima che la III Rivoluzione tenti la sua grande avventura, forse la lotta contro di essa esigerà la elaborazione di un altro capitolo di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, e forse questo capitolo, da solo, dovrà avere una mole pari a quella qui dedicata alle tre rivoluzioni precedenti.

Infatti, è caratteristico dei processi di decadenza complicare tutto, quasi all'infinito. E per questa ragione ogni tappa della Rivoluzione è più complessa della precedente, e obbliga la Contro-Rivoluzione a sforzi parallelamente più particolareggiati e complessi Con queste prospettive sulla Rivoluzione e sulla Contro-Rivoluzione, e sul futuro di questo studio di fronte all'una e all'altra, chiudiamo queste considerazioni.

Incerti, come tutti, sul domani, volgiamo i nostri occhi in atteggiamento di preghiera fino al trono di Maria, Regina dell'Universo. E ci vengono alle labbra, accomodate, le parole del salmista al Signore:

"Ad te levavi oculos meos qui habitas in coelis "Ecce sicut oculi servorum in manibus dominorum suorum, Sicut oculi ancillae in manibus dominae suae: ita oculi nostri ad Dominam matrem nostram, donec misereatur nostri" (16).

Sì, volgiamo i nostri occhi alla Madonna di Fatima, chiedendole al più presto i grandi perdoni e le grandi vittorie che comporterà la instaurazione del suo regno. Anche se, a questo fine, la Chiesa e il genere umano devono passare attraverso i castighi apocalittici -- ma quanto operatori di giustizia, rigeneratori e misericordiosi! -- da Lei previsti nel 1917 alla Cova da Iria.



Note _________________________
(1) Oltre alle due tirature su Catolicismo, dove fu pubblicato per la prima volta, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione ha avuto 27 edizioni in 7 lingue, con tiratura complessiva di 153.550 copie. È stato anche interamente riportato sulle riviste ¿Qué pasa? di Madrid e Fiducia di Santiago del Cile.
(2) Oggi le TFP sono presenti in 26 Paesi dei cinque continenti: Africa del Sud, Argentina, Australia, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Filippine, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Italia, Lituania, Nuova Zelandia, Paraguay, Peru, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela.
(3) Cfr. Carlos Federico Ibarguren e Martín Jorge Viano, Tradición, Familia, Propiedad. Un Ideal, un Lema, una Gesta. La Cruzada del Siglo XX, Artpress, San Paolo, 1990.
(4) Riguardo il combatte alle forme più recenti di socialismo menzioniamo il manifesto scritto dal Prof. Plinio Corrêa de Oliveira Il socialismo autogestionario di fronte al comunismo. Barriera o testa di ponte?, pubblicato sulla stampa di 55 Paesi, con una tiratura totale di 33,5 milioni di copie. Citiamo anche la opera della TFP Spagnola España anestesiada sin percibirlo, amordazada sin saberlo, extraviada sin quererlo: la obra del PSOE, Editorial Fernando III el Santo, Madrid, 1988 e 1989, 12.000 copie.
(5) Parliamo della infiltrazione del comunismo nelle diverse Chiese. È indispensabile prendere nota del fatto che tale infiltrazione costituisce un gravissimo pericolo per il mondo, specialmente perché realizzata nella santa Chiesa cattolica, apostolica, romana. Infatti essa non è soltanto una specie del genere "Chiese". È l'unica Chiesa viva e vera del Dio vivo e vero, è l'unica Sposa di Nostro Signore Gesù Cristo, che non sta alle altre Chiese come un diamante più grande e più splendente sta ai diamanti più piccoli e meno splendenti; ma come l'unico diamante autentico sta a imitazioni in vetro...
(6) Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo, Edizione de l'Alfiere, Napoli 1970.
(7) Queste così diffuse manifestazioni di anti-socialismo nell'Europa Occidentale, anche se in ultima analisi rafforzano il centro e non la destra, hanno una portata indiscutibile nella lotta tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione. Infatti, nella misura in cui il socialismo europeo sente che sta perdendo la sua base, i suoi capi dovranno ostentare distacco e perfino diffidenza nei confronti del comunismo. A loro volta, le correnti di centro, per non confondersi, agli occhi del proprio elettorato, con i socialisti, dovranno assumere una posizione anticomunista ancora più marcata di questi ultimi. E le destre dei partiti di centro dovranno dichiarare il loro anti-socialismo in forma perfino aggressiva.
In altre parole, alle correnti di sinistra e di centro favorevoli alla collaborazione con il comunismo, succederà ciò che accade a un treno quando la locomotiva è frenata in modo brusco. Il vagone che immediatamente la segue riceve un urto ed è lanciato in direzione opposta a quella che stava seguendo; a sua volta questo primo vagone comunica l'urto, con effetto analogo, al secondo vagone. E così via fino alla fine del convoglio.
L'attuale accentuazione dell'allergia anti-socialista sarà soltanto la prima espressione di un fenomeno profondo, destinato a impoverire in modo duraturo il processo rivoluzionario? Oppure sarà soltanto una convulsione ambigua e passeggera del buon senso, nel caos contemporaneo? I fatti accaduti fino a questo momento non ci permettono ancora di dare una risposta.
(8) A partire dagli anni Trenta, con il gruppo che più tardi fondò la TFP brasiliana, impegnammo il meglio del nostro tempo e delle nostre possibilità di azione e di lotta, nelle battaglie che hanno percorso il grande scontro interno alla Chiesa. Cfr. il nostro recente studio A Igreja ante a escalada da ameaça comunista. Apelo aos Bispos Silenciosos, Editora Vera Cruz, San Paolo, 1976, pp. 37-53.
Oggi, passati più di quarant'anni, la lotta è al culmine della sua intensità e lascia prevedere estensioni di ampiezza e di profondità difficili da misurare. In questa lotta sentiamo con gioia la presenza, nei quadri della TFP e delle organizzazioni similari, di tanti nuovi fratelli nell'ideale, di tanti paesi. Anche sul campo di battaglia è lecito che i soldati del bene di dicano gli uni gli altri: "quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum", "quanto buona e dolce cosa è che i fratelli siano insieme uniti" (Sal. 132,1).
(9) Intitolata A política de distensão do Vaticano com os governos comunistas. Para a TFP: omitir-se ou resistir (le associazioni affini, invece della sigla TFP, hanno messo la propria denominazione), questa dichiarazione -- un autentico manifesto -- fu pubblicata successivamente su 57 giornali di undici paesi.
In Italia il documento è comparso, con il titolo "La politica vaticana di distensione verso i governi comunisti", in Cristianità, Piacenza maggio-giugno 1974, anno II, n. 5.
(10) Cfr. Gal. 2, 11.
(11) Cfr. La Iglesia del Silencio en Chile. La TFP proclama la verdad entera, Edizione della Sociedad Chilena de Defensa de la Tradición, Familia y Propiedad, Santiago del Cile 1976. Questa opera monumentale per la sua documentazione, per la sua argomentazione e per la tesi che sostiene, è stata precorsa da un'altra, veramente coraggiosa, prima ancora della instaurazione del comunismo in Cile.
Si tratta del volume di Fabio Vidigal Xavier da Silveira, Frei, il Kerensky cileno (trad. it., Cristianità, Piacenza 1973), che denunciò la collaborazione decisiva della Democrazia Cristiana del paese andino, e del leader democristiano Eduardo Frei, presidente della Repubblica, alla preparazione della vittoria marxista. Il libro ha avuto diciassette edizioni, con 128.000 copie.
(12) Oggi la Sociedad Española de Defensa de la Tradición Familia y Propiedad - TFP Covadonga.
(13) Cfr. Claude Levy-Strauss, Il pensiero selvaggio, trad. it., Il Saggiatore, Milano 1964.
(14) "Tutti gli dei delle genti sono demoni" (Sal. 95, 5).
(15) Cfr Paolo VI, Allocuzione all'udienza generale, del 13-7-1969, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. VII, p. 1013. Cfr. anche Lettera apostolica Octogesima adveniens, del 14-5-1971, in AAS, vol. LXXIII, p. 416.
(16) "Alzai i miei occhi a te che abiti nei cieli. "Ecco che come gli occhi dei servi sono rivolti alle mani dei padroni, come gli occhi dell'ancella sono rivolti alle mani della sua padrona: così gli occhi nostri alla Signora Madre nostra, aspettando che abbia pietà di noi" (Sal. 122, 1-3).

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