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Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo

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Capitolo I

 

La nuova tattica comunista:

azione di persuasione nel subconscio

 

Prima di esaminare il trasbordo ideologico inavvertito, appare utile porre in rilievo tutta l'importanza e l'attualità del tema, in funzione della più recente strategia dei comunisti per la conquista del mondo.

 

1. - Una concezione superata a proposito della efficacia delle tecniche di persuasione, e della violenza, nella strategia comunista


Non pochi lettori si imbatteranno in una difficoltà preliminare, ponendosi a considerare la materia. In effetti, la stampa, la televisione, la radio presentano loro continuamente le aggressioni dell'URSS o della Cina contro le nazioni non-comuniste come effettuabili, il più delle volte, congiuntamente mediante l'invasione armata e mediante le rivoluzioni sociali promosse dai partiti comunisti dei diversi paesi da invadere. Secondo questa concezione la violenza sarebbe di gran lunga il principale strumento di conquista del comunismo.

Senza dubbio, anche tra coloro che accettano questa concezione si parla di tecniche di persuasione come strumento di conquista. Però esse occupano in questa prospettiva il luogo che hanno nella guerra classica internazionale o interna, nell'ambito della quale costituiscono qualcosa di indispensabile, ma di secondario, rispetto alle operazioni militari.

 

2. - Le tecniche di persuasione, più importanti della forza


A nostro modo di vedere, nelle attuali condizioni, la persuasione ideologica non è considerata dai comunisti come cosa collaterale o sussidiaria rispetto all'attacco violento. Al contrario, essi si aspettano al giorno d'oggi maggiori risultati dalla propaganda che dalla forza.

 

3. - Il trasbordo ideologico e la sua importanza attuale


Inoltre, in materia di propaganda lo sforzo ideologico esplicito e diretto del partito comunista non occupa in modo esclusivo il primo posto: il metodo del trasbordo ideologico inavvertito, tecnica di persuasione indiretta ed implicita, non gli è inferiore, e sotto alcuni aspetti, perfino lo supera.

Queste due affermazioni sono indispensabili perché molti militanti dell'anticomunismo, che con zelo e con merito si dedicano al compito indispensabile di svegliare il mondo di fronte al pericolo della guerra di conquista del comunismo e della rivoluzione sociale violenta, amplino i propri orizzonti, e introducano in essi anche la sollecitudine nel denunziare, prevenire e arrestare il processo di trasbordo ideologico inavvertito nelle sue varie forme, inclusa quella della parola-talismano.

Dedichiamo il primo capitolo del presente studio alla spiegazione di questo punto.

 

4. - Il comunismo, setta imperialista


Onde dimostrare le asserzioni or ora esposte, è necessario tenere presente, prima di tutto, che il movimento comunista costituisce fondamentalmente:


- una setta filosofica atea, materialista ed hegeliana, che deduce dai propri erronei principi tutta una concezione particolare dell'uomo, dell'economia, della società, della politica, della cultura e della civiltà;


- una organizzazione sovversiva mondiale: il comunismo non è solo un movimento di carattere speculativo. Per gli imperativi della sua stessa dottrina, aspira a far divenire comunisti tutti gli uomini, e a modellare interamente secondo i propri principi la vita di tutti i popoli. Considerata sotto questo aspetto, la setta marxista professa l'imperialismo integrale, non solo perché pretende di imporre il pensiero e la volontà di una minoranza a tutti gli uomini, ma perché, per di più, questa imposizione giunge a investire tutto l'uomo, in tutte le manifestazioni della sua attività.

 

5. - Ostacoli contro i quali urta l'imperialismo comunista


Per realizzare la sua brama imperialistica, il comunismo deve affrontare gravi ostacoli. A titolo esemplificativo ne menzioniamo alcuni. 

a) Insensibilità delle masse.


Sono cento anni - in numero tondo - che il comunismo va predicando alle masse operaie del mondo intero la rivoluzione sociale, la carneficina e il saccheggio. Per questa predicazione ha avuto a disposizione quasi ininterrottamente, durante tutto questo secolo, completa libertà di pensiero e di azione in quasi tutti i paesi. Tanto meno gli sono mancati imponenti mezzi finanziari, né specialisti e tecnici tra i migliori in materia di propaganda.

A dispetto di tutto ciò, le masse si sono rivelate, nella loro grande maggioranza, poco sensibili agli allettamenti - che tanto facilmente avrebbero potuto attrarle - della demagogia marxista. In nessun paese il comunismo è mai giunto alla conquista del potere mediante elezioni oneste. La causa di questa insensibilità sta in parte nel fatto che in molti luoghi si è migliorata considerevolmente la situazione delle classi povere. Però è necessario non esagerare la portata ideologica di tali miglioramenti: in alcune regioni, come nel Nord dell'Italia, per esempio, mentre le condizioni dei lavoratori non hanno cessato di migliorare dopo la seconda guerra mondiale, il comunismo ha raggiunto sconcertanti successi elettorali.

La causa della inguaribile inettitudine del comunismo a conseguire la vittoria attraverso le urne sta anche, in qualche misura, nella resistenza che oppone al marxismo il fondo di buon senso naturale che costituisce il patrimonio millenario e comune dell'umanità. Questo buon senso urta contro il carattere essenzialmente innaturale che si rivela in tutti gli aspetti del comunismo.

Nei popoli di civiltà cristiana, si aggiunge a questo fattore la incompatibilità dello spirito, della dottrina e dei metodi marxisti, con lo spirito, la dottrina e i metodi della Chiesa. Dall'insieme di questi ostacoli è derivato il fatto incontestabile e immensamente significativo, che. - ripetiamo - in cento anni di esistenza e di azione, nessun partito comunista abbia ottenuto di diventare maggioritario in qualche paese. Su questo fatto non si insisterà mai sufficientemente se vorremo vedere nella loro reale prospettiva gli ostacoli che il comunismo ha davanti.

Rispondiamo a obiezioni.


Il comunismo vinse, è vero, le elezioni polacche del 1957, però questa consultazione mancò evidentemente di libertà. I cattolici sapevano che se avessero sconfitto Gomulka avrebbero esposto la propria patria a una repressione russa sul tipo di quella che aveva sofferto la gloriosa e infelice Ungheria. Per questo, e anche se costituivano in Polonia la decisa maggioranza, optarono per ciò che apparve loro come il male minore, eleggendo deputati "gomulkiani". Non ci pronunciamo qui sulla liceità di questa manovra, né sulla sua validità dal punto di vista strettamente politico. Sottolineiamo, ciononostante, che in nessuno modo può affermarsi che sia stato eletto liberamente dal nobile popolo polacco un congresso a maggioranza comunista. La maggioranza comunista esistente nel parlamento polacco non costituisce, dunque, argomento contro quanto abbiamo affermato.

Se i metodi di persuasione fin qui impiegati dal comunismo sono così inadeguati, a che cosa si deve. allora il fatto che esso sia oggi una forza mondiale di prim'ordine? In nessun modo alla efficacia di questi metodi, di fronte ai quali l'opinione pubblica è rimasta insensibile.

Il primo fattore di questo risultato, che salta agli occhi, è stato la violenza. In Russia il comunismo si impose con una rivoluzione. In altri paesi d'Europa, l'URSS, essendo una delle nazioni vincitrici della guerra, lo instaurò con la forza. Ciononostante, la violenza non operò da sola. Se non fosse stato per l'aiuto delle potenze alleate, la Russia sarebbe riuscita a vincere l'invasore nazista? Nel 1939 gli eserciti sovietici subirono una vergognosa sconfitta da parte della piccola Finlandia. Come considerare indiscutibile che i Russi avrebbero vinto da soli la potente Germania?

Aggiungasi ancora che gli aiuti ricevuti dai comunisti da parte dell'Occidente non si limitano all'appoggio militare dato loro durante la seconda guerra mondiale. La politica disastrosa dello scomparso Presidente Roosevelt a Teheran e a Yalta, completata, per quanto riguarda la Cina, dagli enigmatici spropositi della missione Marshall, contribuì immensamente all'espansione sovietica. A sua volta, nella piccola Cuba, Fidel Castro avvertì tanto bene l'impopolarità del comunismo che si travestì da cattolico durante tutto il tempo della guerra civile, convinto che senza fare ciò non avrebbe mai raggiunto il potere. Solo quando ebbe preso nelle mani le redini dello Stato si tolse la maschera. Tutto lascia intendere che, se i comunisti avessero incontrato sempre davanti a loro capi risoluti e perspicaci, non avrebbero, neppure in minima parte, raggiunto i risultati dei quali oggi si gloriano.

Così con la violenza, con l'astuzia e con la frode e non con una vittoria ideologica sulle masse, il comunismo raggiunse il suo attuale livello di potenza.

D'altronde, conviene non sopravvalutare l'importanza di questi risultati. Infatti, se almeno dopo essersi instaurato in alcuni paesi, il comunismo si fosse mostrato capace di conquistare le intelligenze e i cuori, come spiegare la necessità di un apparato poliziesco immenso per conservarsi? Come spiegare che si veda obbligato in ogni luogo a limitare con il massimo rigore l'espatrio dei cittadini di questi paesi? Come spiegare che, nonostante tante precauzioni, vi è un flusso continuo di profughi che affrontano i peggiori rischi per attraversare la cortina di ferro?

 

b) Insuccesso nella organizzazione e nell'incremento della produzione.


Il comunismo che non seppe né convincere, né vincere in maniera autentica, si mostrò, inoltre, impotente a organizzare e a produrre. La sua inferiorità di fronte all'Occidente è, a questo riguardo, confessa. Tanto i krusceviani quanto i post-krusceviani affermano la necessità di riforme fondamentali nella struttura economica dell'URSS per ottenere un aumento della produzione. E queste riforme devono consistere, secondo costoro, in un ampliamento della libera iniziativa. In altri termini, proprio da un principio fondamentalmente opposto alla loro dottrina, i comunisti sperano di ottenere qualche incremento della produttività. Si può facilmente verificare quanto questo insuccesso discredita il comunismo, di fronte alle popolazioni da esso dominate, come di fronte all'opinione mondiale.

 

6. - Inutilità della potenza termonucleare nella espansione del comunismo mediante la violenza

Da questa impotenza nella persuasione ideologica esplicita e nella produzione economica che abbiamo esaminate, derivano naturalmente per il marxismo, nella realizzazione del suo piano di egemonia mondiale, difficoltà innumerevoli, che riducono a proporzioni ancora più modeste lo spettro del suo irresistibile potere. In un punto, in un solo punto, il pericolo comunista può apparire grande agli occhi di tutti i popoli. E consiste nello sbandierare la minaccia di una ecatombe termonucleare di ampiezza forse mondiale. Se il comunismo è nulla in quanto forza costruttiva, è qualcosa come forza distruttiva.

È notorio che il potenziale atomico sovietico è inferiore a quello nordamericano. Però, per sua propria indole, l'URSS costituisce per il mondo, come potenza termonucleare, un pericolo maggiore di qualunque altra nazione. In effetti, per realizzare i propri piani, le forze del disordine e della rivoluzione, per loro stessa natura, hanno meno riguardi (quando ne hanno) nel ricorrere alla distruzione, delle forze dell'ordine. La tendenza normale di un assalitore in agguato su una strada, consiste nell'aggredire. Quella della sua vittima non consiste nel lottare, ma nel fuggire. E così è maggiore il pericolo che un'ecatombe atomica sia scatenata dai sovietici o dai cinesi, che da qualche nazione dell'Occidente.

Quest'unico punto di "superiorità", intrinsecamente negativo, che valore ha per l'espansione comunista? Saranno superati per mezzo di esso gli ostacoli che, come abbiamo visto, si oppongono a questa espansione?

A quali risultati condurrebbe, per gli stessi comunisti, un conflitto termonucleare? Vittoriosi, forse, all'inizio, sarebbero essi le principali vittime della ecatombe che avrebbero scatenata. Dunque, essendo la loro potenza inferiore a quella dell'avversario, subirebbero probabilmente, immediatamente dopo l'aggressione, rappresaglie maggiori del danno causato. E infine perderebbero la guerra.

Niente, infatti, è meno probabile della loro vittoria. E, se la conseguissero, che resterebbe loro nelle mani, se non un mondo nel quale gli Stati Uniti e l'Europa sarebbero ridotti a un immenso cumulo di rovine? Come innalzare su queste rovine fumanti e informi l'edificio del socialismo che Marx, Lenin, Stalin e Kruscev avrebbero voluto vedere costruito sulla base della tecnica più perfetta, più avanzata e, in una parola, più capace di emulare quella nordamericana? Ancora recentemente, la Pravda, organo del Comitato Centrale del Partito Comunista della Unione Sovietica, affermava: - Accade con frequenza, in politica, che le sconfitte subite in un campo, non equivalgano necessariamente a vittorie nel campo opposto. L'esempio più sorprendente è quello della guerra termonucleare, che nulla varrebbe per il blocco socialista, anche se in essa l'imperialismo fosse letteralmente polverizzato ("Pravda", edizione del 6 gennaio 1965, apud comunicato AFP della stessa data, speciale per "O Estado de Sáo Paulo"). È la confessione della radicale nocività, per le stesse nazioni comuniste, di una ipotetica vittoria termonucleare sovietica sull'Occidente.

 

7. - L'imperialismo comunista in un vicolo cieco


Facendo il bilancio di tanti dati, si giunge alla conclusione che, a dispetto di apparenze contrarie, l'espansione mondiale del comunismo incontra innanzi a sé gravissime difficoltà, prodotte da cause profonde, alcune delle quali è difficile e altre è perfino impossibile rimuovere; e che il piano comunista di dominio mondiale si trova esposto a considerevoli rischi di insuccessi.

 

8. - Come uscire dal vicolo cieco: una strada nuova, la tecnica della persuasione implicita


Il comunismo teme di porsi sulla strada della violenza. Su quella della persuasione, perlomeno sotto forma di persuasione esplicita, promossa dai partiti comunisti dei diversi paesi, non ottiene risultati incoraggianti. Come abbiamo visto, le masse si sono mostrate fredde di fronte a questa tecnica di persuasione.

L'uscita dal vicolo cieco, poiché non può consistere per il comunismo né nella violenza, né nella persuasione esplicita, può solo consistere in una nuova via: quella della persuasione implicita. Questo è il punto centrale sul quale è necessario richiamare insistentemente l'attenzione dell'opinione pubblica.

9. - Condizioni propizie per la tecnica comunista di persuasione implicita


Quali possibilità offre la mentalità occidentale per questa forma di azione?

Due fattori la rendono particolarmente vulnerabile da parte di essa,


a) La paura


L'istinto di conservazione è molto forte nell'uomo: per questo è molto imperiosa in lui la forza della paura, Nella immaginazione di grandi masse del mondo libero, la figura del comunista aggressore, visto sia nel suo aspetto di rivoluzionario barbuto, sudicio, straccione, assetato di sangue e di vendetta, sia nella forma di soldato senza umanità, dallo sguardo metallico, disposto ad azionare il detonatore della bomba atomica, continua ad esercitare tutto il suo potere di intimidazione. Un desiderio di cedere quasi tutto, per evitare una guerra civile o una catastrofe termonucleare, influenza coscientemente o inconsapevolmente innumerevoli persone.

 

b) La simpatia


D'altra parte, il comunismo non è tanto l'antitesi di ciò che pensano molti anticomunisti, ma sostanzialmente l'ultima espressione, più coerente ed audace, di certi principii che essi stessi ammettono. Il liberalismo, che trionfò con la Rivoluzione Francese, disseminò nell'Occidente i germi del comunismo. Conseguentemente, alla paura verso di esso si combina, frequentemente, una certa simpatia per qualcuno dei suoi aspetti. Vi sono accesi combattenti dell'anticomunismo la cui ripulsa si dirige più contro i metodi violenti e il carattere dittatoriale dei regimi bolscevichi attuali, che contro gli obiettivi finali del comunismo. Sembra loro candidamente che, se l'occidente raggiungesse tali obiettivi mediante metodi incruenti, e pervenisse così a una completa uguaglianza di beni e di condizioni sociali, regnerebbero finalmente nel mondo la giustizia, l'abbondanza e la pace.

 

c) Il binomio paura - simpatia


Come vediamo, c'è nella stessa psicologia di innumerevoli persone in Occidente un binomio di forze, che chiameremo di paura - simpatia, che ispira in influenti settori economici, politici, intellettuali e perfino religiosi, la propensione a venire a compromessi con il comunismo.

 

10. - L'arrendismo e l'amore per la vera pace


Tale propensione non si confonde, beninteso, con la nobile aspirazione comune a tutti gli spiriti dabbene, di preservare la pace per mezzo di negoziati degni e accordi ragionevoli, che non comportino per noi la rinuncia ai principi fondamentali della civiltà cristiana. La propensione di cui parliamo va molto più oltre, e induce l'Occidente a desiderare un regime semi-comunista per eliminare, nelle sue relazioni con l'altro lato della cortina di ferro, la frizione dei contrasti, e facilitare un accomodamento tra i due mondi.

 

11. - Paura e simpatia, persuasione implicita ed esplicita, congiunte al servizio del comunismo


La paura e la simpatia sembrano incompatibili. Nella situazione psicologica attuale dell'Occidente, non lo sono.

Insomma, non è necessario per il comunismo rinunziare alla sua azione intimidatoria per guadagnare simpatie, o viceversa. A questo interessa mantenere tutto il prestigio della sua potenza distruttiva. In base a questo "prestigio" riesce ad ammorbidire la resistenza di numerosi avversari, rendendoli propensi a un accordo. Raggiunto questo risultato psicologico, si accentua una certa simpatia di questi avversari per alcuni aspetti del marxismo, e questi sono preparati ad accettare una certa capitolazione di fronte a esso, considerata come male minore, di fatto sopportabile.

Pari passu, non si tratta per il comunismo di rinunziare al proselitismo esplicito fatto mediante i partiti comunisti del mondo intero, Questo proselitismo continua a servire ai suoi piani, quindi un partito organizzato e dinamico costituisce per esso un prezioso fattore di intimidazione in qualsivoglia paese, e una scuola di formazione dei dirigenti del futuro regime marxista.

Semplicemente, il comunismo si attende la conquista dell'opinione pubblica mondiale non più dai partiti comunisti esistenti nei paesi liberi, bensì dalla tecnica di persuasione implicita.

 

12. - Rinvio al capitolo secondo


Evidenziata così la necessità, per il comunismo, di rinunziare alla predicazione dottrinale esplicita come principale mezzo per la conquista del mondo, risultando ad esso lampante l'opportunità di un'azione ideologica implicita, e indicati i punti vulnerabili che nelle condizioni di spirito di vasti settori del mondo libero possono dare occasione di successo a tale azione implicita, tocca a noi precisare ora in che cosa quest'ultima consiste. Ci accingiamo a farlo, esaminando il trasbordo ideologico inavvertito.

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