pliniologo

Sito dedicato al

Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

pensatore e leader cattolico,

ispiratore delle Società per la difesa della

Tradizione Famiglia e Proprietà - TFP

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Cattolicesimo e comunismo in America Latina

 

 

Si è realizzato a Roma il 7‑8 novembre u.s. il convegno “Memento Gulag. Il comunismo nella storia del ‘900”, organizzato dall’Associazione Fiducia e dai Comitati per la Libertà, col patrocinio della Regione Lazio e del Parlamento Europeo.

Intenzionato a “ricordare alle nuove generazioni i crimini del comunismo e le rovine che ha provocato, rievocando le testimonianze dei perseguitati e dei sopravvissuti”, il convegno ha contato con la partecipazione di autorevoli figure, come il dissidente russo Vladimir Bukovskij, l’ex‑prigioniero politico cubano Armando Valladares, l’ambasciatore dell’Ucraina e il prof. Roberto de Mattei.

Nel corso del convegno, Julio Loredo, dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, è intervenuto con la relazione “Cattolicesimo e comunismo in America Latina”, che riproduciamo qui di seguito.

 

*    *    *     *

 

La vistosa pubblicità data alle vittorie elettorali di Lula in Brasile e Kirchner in Argentina, chiaramente finalizzata a ridare slancio ad una sinistra europea sempre più fiacca, invertendo pertanto il corso dell’influenza culturale che vedeva finora l’Europa protagonista, ha pari passu riproposto un dato non sempre presente nel nostro panorama mentale, e cioè l’importanza strategica di quello che Papa Pio XII chiamava “il continente della speranza”, America Latina.

Le sue gigantesche dimensioni, dall’Antartico alla California; la sua centrale posizione geografica a cavallo fra due oceani; le sue sterminate risorse naturali; la sua compattezza culturale, linguistica e religiosa di matrice europea; la presenza nel suo seno di varie potenze emergenti, fanno dell’America Latina un pezzo di capitale importanza nella scacchiera internazionale.

Troppo spesso disistimato in certi ambienti di centro‑destra, questo dato è stato invece correttamente valutato dal comunismo internazionale, che proprio all’America Latina ha dedicato alcuni dei suoi principali sforzi.

Dopo aver espugnato la Russia nel 1917, il comunismo si lancia alla conquista del mondo. Affermatosi nell’immenso spazio che diventerà l’URSS, nel dopo‑guerra conosce un periodo di forte espansione, impadronendosi dell’Europa centro‑orientale, Balcani, Cina, Tibet ed altri paesi. In Europa occidentale conta sulla forza dei partiti comunisti italiano e francese. Conquista Corea e Vietnam del Nord, infiltrandosi nel sudest asiatico e nell’Africa, dove cavalca l’onda di anti‑colonialismo.

Il comunismo intraprende allora la grande battaglia per la conquista dell’America Latina, fortunatamente conclusasi con una sconfitta che, al mio parere, segna l’inizio del tramonto dell’avventura sovietica. È sempre rischioso azzardare ipotesi storiche. Ma credo sia possibile affermare che un’ampia vittoria comunista in America Latina avrebbe cambiato sostanzialmente il corso della storia, propiziando una tale affermazione del potere sovietico da preservare eventualmente l’URSS dalla crisi che portò al suo scioglimento.

Cosa causò questa sconfitta? In America Latina, l’espansionismo comunista si imbatté irrimediabilmente in un ostacolo che già in Europa gli aveva procurato non poche difficoltà: la ferma coesione della Chiesa Cattolica nell’opposizione alle dottrine provenienti da Mosca. Quando questa forza scendeva in campo, il risultato era praticamente scontato. Ne sono conferme eclatanti la vittoria nazionale in Spagna nel ‘39 e le elezioni italiane del ‘48.


Schietti e pragmatici, gli americani dicono “if you can't beat them join them”, se non li puoi vincere, unisciti a loro. Incapaci di annientare la Chiesa, i comunisti cercarono di coinvolgerla. È la politique de la main tendue, inaugurata nel 1937 da Maurice Thorez e Léon Blum, rispettivamente segretari generali del Partito comunista francese e della SFIO (Section française de l’internationale ouvrière), cioè il Partito socialista. Commentava all’epoca il prof. Plinio Corrêa de Oliveira:

“Dal 1789 ai nostri giorni, tutti i nemici della chiesa hanno sempre cercato di annientarla. Dal Kulturkampf de Bismarck alle persecuzioni religiose della Francia repubblicana al garibaldismo italiano. Oggi il gioco è diverso. I nemici della chiesa cercano in mille modi di illudere i cattolici, di anestetizzarli, di paralizzarli salvo poi sferrare il colpo. (...) Oggi la forza dei cattolici è tale che i comunisti devono patteggiare con loro” (1).

Questa nuova strategia spaccò il campo cattolico. D’una parte si schierarono quelli favorevoli all’intesa con socialisti e comunisti, eredi del cattolicesimo liberale, del modernismo e del cattolicesimo democratico, cioè di quella corrente che, per via di profonde affinità tendenziali e dottrinali con la Rivoluzione (2), cercava con essa punti di contatto e forme di collaborazione. D’altra parte si schierarono gli eredi della linea intransigente del Beato Pio IX e di S. Pio X, contrari a questa intesa. Dal predominio di uno od altro schieramento dipendeva la posizione delle masse cattoliche di fronte alla minaccia comunista e, quindi, l’esito dello scontro.

In questo modo, il campo di battaglia si trasferì dall’ambito politico‑sociale a quello religioso‑spirituale. Lo scontro definitivo fra comunismo e anticomunismo sarebbe dunque stato più una battaglia per il cuore dei fedeli. Questa battaglia fu intensa in Europa, particolarmente in Francia, Italia e Belgio. Ma in nessun altro luogo essa fu più viva e determinante che in America Latina.

Ed è proprio in questo contesto che si situa il nucleo dell’epopea del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, qualificato dal prof. Roberto de Mattei, “un grande protagonista del secolo che si chiude” (3), e dell’opera da lui ispirata, le Società per la difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà – TFP.

Una prima azione ebbe luogo nel 1933. Plinio Corrêa de Oliveira promosse la formazione della Liga Eleitoral Catolica (LEC), nelle cui fila venne eletto deputato all’Assemblea Federale Costituente. A soli 24 anni è il deputato più giovane e più votato. Sotto la sua leadership, la LEC riuscì a far approvare non solo i punti delle sue “Rivendicazioni Minime”, ma anche la maggior parte del suo “Programma Massimale”.

Questa incursione dei cattolici in politica servì da decisivo freno alla montante minaccia social‑comunista. Osvaldo Aranha, titolare di diversi dicasteri e successivamente presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, giunse a dire: “Se i cattolici non si fossero uniti per intervenire nelle elezioni del 1933, il Brasile sarebbe oggi definitivamente scivolato a sinistra” (4). Inutile sottolineare poi quanto un Brasile socialista avrebbe trascinato nel baratro il resto del continente.

La conflagrazione divenne generale a partire degli anni ‘60. Per capirla bisogna spendere due parole sul carattere della società latino‑americana.

Aveva ragione il CELAM (Conferencia Episcopal Latino‑americana) quando in un documento del 1976 affermava: “l’America Latina è nata sotto il segno del Concilio di Trento. (...) La nostra sostanza originaria è il cattolicesimo medievale” (5). A sua volta, questo “cattolicesimo medievale” aveva plasmato un assetto sociale e culturale che, in pieno secolo XX, conservava aspetti di feudalesimo. Per penetrare in America Latina, il comunismo doveva prima di tutto demolire questo assetto attraverso le cosiddette “riforme di strutture” o “riforme di base”, a cominciare da quella agraria. Non è coincidenza che, laddove si impiantò un governo comunista, il primo passo fu sempre una legge di riforma agraria. E non è nemmeno coincidenza che, a fianco del comunismo, agendo anzi da forza trainante nella lotta per le riforme di strutture, si trovasse indefettibilmente il catto‑comunismo con agganci perfino a livello episcopale.


La battaglia contro le riforme di strutture vide in prima linea il prof. Plinio Corrêa de Oliveira. In una mossa che diede il via per simili iniziative in altri paesi, nel 1960 egli pubblicò il best‑seller Riforma agraria questione di coscienza (6). Richiamo l’attenzione sul titolo: non questione economica o politica, ma questione di coscienza. In altre parole, la posta in gioco era: può un cattolico essere a favore della riforma agraria?

Oltre a impedire la distruzione della dinamica agricoltura brasiliana, la campagna intorno a questo libro fu determinante per risvegliare le forze vitali della nazione, stabilendo il clima psicologico per il movimento civico‑militare che depose il governo comunista di João Goulart, nel 1964. È opinione unanime di analisti e storici che questo sviluppo evitò che Brasile precipitasse nell’abisso comunista, arginando anche il processo nei paesi limitrofi e, per riflesso, in tutta l'America Latina (7).

Da evidenziare la lunga campagna contro la riforma agraria in Cile, dove la TFP si scontrò frontalmente con la Democrazia Cristiana del presidente Eduardo Frei, poi passato alla storia come “il Kerensky cileno” (8). Cedevole ed arrendista come al solito, nell’intimo solidale col comunismo, la DC cilena portò avanti la politica di riforme di strutture fino a consegnare il potere al marxista Salvador Allende. Ma non era sola. Al suo fianco, costituendo anzi il fattore più dinamico del processo rivoluzionario, c’era il catto‑comunismo con, in testa, il cardinale Raul Silva Henríquez, l’amico di Fidel Castro. Questo scandaloso connubio fra cattolici e comunisti fu denunciato con dovizia di documentazione nel best‑seller La Chiesa del Silenzio in Cile. La TFP proclama tutta la verità, successivamente pubblicato in tutta America del Sud nonché in Spagna (9).

Impossibile elencare in questa sede le numerose iniziative atte a contrastare l’azione del progressismo sedicente cattolico in America Latina (10). Ne rilevo appena una, rimasta nella memoria di tutti. Si tratta della portentosa petizione del 1968, con cui si chiedeva a Paolo VI di intervenire contro l’infiltrazione sinistrorsa negli ambienti cattolici. La sottoscrizione raggiunse in Brasile 1.600.368 firme, che si sommarono a quelle raccolte in altri paesi, per un totale di 2.025.201 firme, allora la più grande sottoscrizione della storia dell’America del Sud.

Sconcertata, la rivista Time all’epoca commentò: “La facilità con la quale la TFP ha raccolto queste firme riflette il fatto che la maggioranza dei latino‑americani approva, o almeno tollera (sic) il conservatorismo cattolico”  (11).

La risposta di Paolo VI non fu soltanto il silenzio e l’inazione. Fu anche un insieme di atti che circondarono di prestigio e di possibilità d’azione molti promotori del sinistrismo cattolico. Di fronte alla marea montante dell’infiltrazione comunista negli ambienti cattolici, le TFP e le organizzazioni similari pubblicarono nel 1974 una “dichiarazione di resistenza” alla politica vaticana di distensione con i governi comunisti. Una frase della dichiarazione, relativa a Paolo VI, esprime lo spirito del documento:

“In ginocchio, fissando con venerazione la figura di S.S., noi gli manifestiamo tutta la nostra fedeltà. Con questo atto filiale diciamo al Pastore dei Pastori: la nostra anima è Vostra, la nostra vita è Vostra. Ordinateci quanto desiderate. Solo non comandateci d’incrociare le braccia di fronte al lupo rosso che attacca. A questo la nostra coscienza si oppone”.

Meriterebbe un’intera conferenza il problema della cosiddetta teologia della liberazione. Figlia di quella Nouvelle Théologie denunciata da Pio XII (12), la TdL costituì la più ampia manovra mai intrapresa per imbarcare i cattolici nell’avventura comunista. Manipolando il concetto di Rivelazione, e quindi quello di locus theologicus, gli alfieri di questa corrente pretendevano conferire una valenza religiosa e perfino mistica al processo rivoluzionario in America Latina. “Ciò che proponiamo è introdurre il marxismo, cioè il materialismo storico, nella teologia”, ammetteva non senza candore l’allora frate francescano Leonardo Boff (13).

La TdL non era una impressa meramente intellettuale. Era finalizzata ad una praxis, concretamente alla militanza rivoluzionaria. “Ciò che noi intendiamo per teologia della liberazione – spiega padre Gustavo Gutiérrez, padre fondatore della corrente – è l'inserimento nel processo politico rivoluzionario”  (14).


I teologi della liberazione non facevano mistero riguardo la meta che si prefiggevano. “Comunismo e regno di Dio sulla terra sono la stessa cosa”, proclamava padre Ernesto Cardenal (15). Non stupisce dunque che, rientrando da una visita a Cuba, i fratelli Boff e Frei Betto, oggi assessore del presidente Lula, abbiano dichiarato: “Il Regno di Dio è inciso nelle strutture cubane. Abbiamo avuto la forte impressione che Dio e il Suo Regno fossero presenti nella Cuba castrista”  (16). Mesi dopo, l’ineffabile trio si recò pure nell’URSS. Ecco il loro commento: “Nel socialismo reale sovietico abbiamo riscontrato segni del Regno di Dio. (...) Lo Spirito Santo mostra la Sua presenza speciale nei processi libertari come la rivoluzione bolscevica del 1917”  (17).

Permettetemi di inserire qui una testimonianza personale. È fatto storico che la prima denuncia pubblica della TdL – ben undici anni prima dell’Istruzione Libertatis Nuntius della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede – fu quella dell’associazione Tradición y Acción por un Perú mayor, della quale mi onoro di essere membro fondatore.

Si trattò del manifesto Teologia della liberazione, o marxismo per cristiani?, del  1973 (18). Mentre la cricca liberazionista mantenne un imbarazzato silenzio, la reazione del governo autodefinitosi “socialista rivoluzionario” del generale Juan Velasco Alvarado non si fece aspettare. Meno di sei mesi dopo, tutti i componenti dell’associazione eravamo in esilio... Evidentemente, la Junta militare riteneva la TdL un fattore sine qua non per il perseguimento dei suoi disegni rivoluzionari.

A questo punto devo spendere due parole sulle cosiddette comunità ecclesiali di base, le CEB, definite da dom Moacir Grecchi, vescovo di Acre‑Purús, in Brasile, “l’aspetto pratico della teologia della liberazione” (19).

Le CEB costituivano una gigantesca ragnatela di piccole cellule all’interno delle quali i partecipanti venivano sottoposti a un ben studiato processo di “coscientizzazione”, atto a cambiare la loro mentalità e, quindi, a transformarli in rivoluzionari attivi (20). Il piano era di raggiungere una certa “massa critica” di militanti coscientizzati da poter poi gettare nella mischia a fianco ai comunisti.

Il caso paradigmatico resta quello del Nicaragua, dove la vittoria militare sandinista nel 1979 fu resa possibile grazie alla simbiosi fra la guerriglia di matrice sovietico‑castrista, con la guerriglia catto‑comunista integrata da militanti delle CEB. Questa formula fu tentata anche in altri paesi, con relativo successo nell’America Centrale, Colombia – dove un settore della guerriglia legato all’ELN (Ejército de liberación nacional) è riconducibile alla sinistra cattolica – e nel sud del Messico. In Brasile lo stratagemma fallì, dovuto maggiormente ad una massiccia campagna pubblica della TFP (21).

A conferma di quanto la TdL, le CEB e la “coscientizzazione” fossero utili a Mosca, si contano a centinaia gli interventi diretti a loro favore da parte di organi legati al Komintern. Tra questi menziono un interessantissimo saggio di Vladimir Pacika, dell’Accademia Sovietica delle Scienze, nel quale lo studioso analizza l’evoluzione teologica dal Modernismo alla Nouvelle Théologie alla Teologia della liberazione, mostrando come questo sviluppo fosse convergente con gli interessi del socialismo sovietico (22).

Io mi fermo qui, riaffermando quanto detto all’inizio. Credo non sia troppo azzardato affermare che il Waterloo del comunismo sia stata l’America Latina. Una suprema battaglia, conclusasi con una sconfitta che segnò il tramonto dell’avventura sovietica, aprendo lo spiraglio che successivamente portò alla fine dell’URSS.

Al cuore di questa cruciale battaglia, lo scontro frontale con i cattolici, a conferma dell’aforisma che la storia passa sempre per i giusti.

Note______________________________

1. Plinio Corrêa de Oliveira, “7 días em revista”, O Legionário, 28‑02‑1937.

2. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro‑Rivoluzione, Roma, Luci sull’Est, 1998.

3. Roberto de Mattei, Il Crociato del secolo XX. Plinio Corrêa de Oliveira, Piemme, Casale Monferrato, 1996, p. 9.

4. O Legionário, 20‑12‑1936.

5. “Igreja e religiosidade popular na América Latina”, SEDOC 10, luglio l977, pp. 23 e 20.

6. Geraldo de Proença Sigaud, Antonio de Castro Mayer, Plinio Corrêa de Oliveira, Luiz Mendonça de Freitas, Reforma Agrária Questão de Consciência, Editora Vera Cruz, São Paulo, 1960.


7. Altri libri di Plinio Corrêa de Oliveira in merito: Dichiarazione di Morro Alto, 1964; La Chiesa di fronte alla montante minaccia comunista ‑ Appello ai vescovi silenziosi, 1976; Tribalismo indigeno, ideale comunista‑missionario per il Brasile nel Secolo XXI, 1977; Sono cattolico, posso essere contro la Riforma agraria?, 1981; La proprietà privata e la libera iniziativa nella buffera agro‑riformista, 1985; In Brasile, la Riforma agraria fonte di miseria per le campagne e le città, 1986.

8. Fabio Vidigal Xavier da Silveira, Frei el Kerensky chileno, Ediciones Cruzada, Buenos Aires, 1968.

9. Sociedad Chilena de defensa de la Tradición Familia y Propiedad, La Iglesia del silencio en Chile. La TFP proclama la verdad entera, in proprio, Santiago, 1976. In Spagna, mille sacerdoti firmarono una lettera di appoggio all’edizione locale del libro. A sua volta, la TFP del Uruguay pubblicò un libro con simile denuncia riferita a questo paese: Sociedad Uruguaya de defensa de la Tradición Familia y Propiedad, Izquierdismo en la Iglesia, compañero de ruta del comunismo, Ediciones TFP, Montevideo, 1976.

10. Per una esaustiva storia di queste ed altre iniziative delle TFP, cfr. Carlos Federico Ibarguren e Martin Jorge Viano, Tradición Familia Propiedad, Un ideal, un lema, una gesta, Artpress, São Paulo, 1990.

11. Time, 23‑08‑1968.

12. Allocuzione ai Padri Gesuiti del 17 settembre 1946. La Documentation Catholique, No. 978, 24 novembre 1946, cols. 1317‑1318.

13. Jornal do Brasil, 01‑04‑1980.

14. Gustavo Gutiérrez, Praxis de libertação e Fe cristã, Petrópolis, Vozes, 1975, p. 268.

15. O Estado de S. Paulo, 17‑01‑79.

16. Clodovis Boff, Carta teológica sobre Cuba, CEPIS, São Paulo, 1987, pp. 62‑63.

17. Leonardo Boff, “O socialismo como desafio teológico”, Vozes (Brazil), N° 6, Nov.‑Dec. 1988, pp. 52‑53.

18. Tradición y Acción, Lima, dicembre 1973, pp. 1‑4.

19. Citato in Gustavo Antônio Solimeo e Luiz Sergio Solimeo, As CEBs. comentários e documentação totais, Vera Cruz, São Paulo, 1983, p. 35.

20. Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Gustavo Antônio Solimeo e Luiz Sergio Solimeo, As CEBs, das quais muito se fala, pouco se conhece, a TFP as descreve como são, Vera Cruz, São Paulo, 1983.

21. Cfr. “Nella notte sandinista, la sinistra ‘cattolica’ incita alla guerriglia in America Latina”, Catolicismo, agosto 1980.

22. Vladimir M. Pacika, “Dialettica dello sviluppo sociale e delle lotte ideologiche. La teologia della liberazione nella sua versione radicale latino‑americana”, Problemi di Filosofia, Mosca, 1985, N° 1, pp. 92‑100. Cfr. anche Valentina Andronova, “Le Comunità cristiane di base: Nuova forma di protesta per i credenti”, América Latina, organo dell’Istituto di Studi latino‑americani dell’Accademia Sovietica delle Scienze, aprile 1985.
Categoria: Dicembre 2003

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