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Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

pensatore e leader cattolico,

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Povertà e sfarzo: estremi armonici nel firmamento della Chiesa

 

di Plinio Correa de Oliveira 

 

Un aspetto della Santa Chiesa.

In una cella avvolta nella penombra, dinanzi ad un Crocifisso che rievoca la morte più dolorosa che giammai vi fu, un monaco certosino sfoglia un libro di preghiere. Vestito di un semplice e povero saio, con una lunga barba, questo Religioso sembra personificare tutti gli elementi che impregnano l'ambiente che lo circonda: estrema gravità, virile determinazione di vivere solo per ciò che è infinito, veritiero, eterno; nobile semplicità, spirito di rinuncia a tutto quanto appartiene alla terra. Insomma, povertà materiale illuminata dagli splendori soprannaturali della ricchezza spirituale.

 

Un altro aspetto della Santa Chiesa.

Lungo l'immensa navata centrale della basilica di San Pietro, procede in modo maestoso il corteo papale. Nella fotografia, ci si vede soltanto una parte, cioe, alcuni Cardinali e i dignitari ecclesiastici e laici che precedono immediatamente la sedia gestatoria. In quest'ultima siede il Sommo Pontefice,fiancheggiato dai famosi "flabelli" e seguito dalla Guardia Nobile. In fondo si erge l'altare della Confessione con le sue elegantissime colonne e il suo splendido baldacchino; e molto più in fondo si vede la celebre Gloria del Bernini. Le alte pareti sono ricoperte da marmi meravigliosi, impreziositi da rilievi; gli archi sono, nello stesso tempo, leggeri e immensi, e le luci risplendono come fulgidissime stelle. Insomma, tutto si riveste di quella grandezza e di quella ricchezza che è esattamente il culmine di ciò che sulla terra vi può essere di più bello. E' la più solenne pompa di cui l'uomo sia capace, risaltata dalla magnificenza dell'arte e dallo splendore naturale proprio della pietra.

 Ciò che in un quadro è austero raccoglimento, nell'altro è invece gloria irradiante. Ciò che in uno è povertà, nell'altro è fasto. Ciò che in uno è semplicità, nell'altro è raffinatezza. Ciò che in uno è rinuncia alle creature, nell'altro è invece uso sovrabbondante delle più splendide tra loro.

Contraddizione? È quello che molti direbbero: pertanto eh possibile amare nello stesso tempo la ricchezza e la povertà, la semplicità e la pompa, l'ostentazione e il raccoglimento? Si può lodare nel contempo l'abbandono di tutte le cose della terra e l'utilizzo di tutte queste per la realizzazione di un'opera in cui risplendano i più alti valori terreni?

Il problema è molto attuale, soprattutto dal momento che Sua Santità il Papa Giovanni XXIII si mostra, in modo così edificante, zeloso per le splendide tradizioni vaticane, mentre manifesta sconcertamento per tutti coloro che hanno una mentalità simile a quella di Aneurim Bevan (leader laburista e paladino nella lotta contro tutte le pompe, che ha assistito di spalle ad una parte della cerimonia di incoronazione della Regina Elisabetta II).

No, tra l'uno e l'altro ordine di valori non esiste contraddizione, se non nella mente degli egualitari, servi della rivoluzione. Al contrario, la Chiesa si mostra Santa precisamente perché, con uguale perfezione e soprannaturale genialità, riesce a organizzare e incitare la pratica delle virtù, sia di quelle che splendono nella vita nascosta del monaco, sia di quelle che brillano nel sublime cerimoniale papale. Ma c'è di più. Quasi potremo dire - nel senso buono della parola -, che un estremo compensa l'altro e con questo si concilia.

La base dottrinale dove questi due santi estremi s'incontrano è molto evidente. Dio Nostro Signore ci diede le creature affinché, attraverso queste, potessimo arrivare a Lui. Per questo è necessario che la cultura e l'arte, ispirate dalla Fede, mostrino tutte le bellezze materiali del creato, nonché gli splendori dei talenti e delle virtù dell'anima umana. E' proprio a tutto questo che si attribuisce il nome di cultura e civiltà cristiana. Con essa gli uomini si sono formati nella verità e nella bellezza; nell'amore per il sublime, per la gerarchia e per l'ordine che, nell'universo, rispecchiano la perfezione di Colui che lo creò.

Infatti, le creature servono sia per la nostra salvezza che per la gloria divina; però, da un altro lato, esse sono contingenti e passeggere. Solo Dio è assoluto ed eterno. E' doveroso ricordarlo. Proprio per questo è cosa buona distaccarsi dagli esseri creati, affinché, avendo in disprezzo tutti loro, si pensi solamente al Signore.

Col primo esempio, pensando a tutto ciò che le creature sono, si sale sino a Dio; mentre, con il secondo esempio, si va fino a Lui pensando a tutto ciò che esse non sono. La Chiesa invita i suoi figli a percorrere simultaneamente l'una e l'altra via, sia attraverso lo spettacolo sublime delle sue pompe, che attraverso la considerazione delle ammirabili rinunzie che solo Lei sa inspirare e far effettivamente realizzare.

Categoria: Marzo 2004

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