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2005

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La Waterloo del comunismo

 

Come all’epoca dei gruppi del Legionário e di Catolicismo, anche nella TFP il dottor Plinio si rivela sempre più uomo di spiccata vita interiore che, a sua volta, cerca di inculcare nei discepoli: recita quotidiana del Rosario, Santa Messa e Comunione, devozione al Santissimo Sacramento, contemplazione e meditazione, approfondimento e pratica della morale cattolica. Al risveglio la mattina, il suo primo pensiero è la recita di dieci Ave Maria per il Papato e un atto di affidamento alla Madonna. Da quel momento fino alla sera, la sua giornata sarà scandita da continue preghiere, alle quali dedica alcune ore.


Vita interiore e azione pubblica

Ma per lui la vita soprannaturale non è fine a se stessa, bensì fondamento e preludio d’una intensa azione apostolica. Una nota caratteristica del dottor Plinio è la sua concezione militante della vita spirituale. Consapevole che “non sarà coronato se non colui che avrà combattuto” (II Tim. 11, 15), egli insiste nell’ammonizione di Giobbe: “La vita dell’uomo sulla terra è una milizia” (Gb. 7, 1). Questa militanza egli la esercita essenzialmente nel campo del combattimento ideologico contro un nemico concreto: la Rivoluzione.


“La Contro-Rivoluzione — spiega il dottor Plinio — non è e non può essere un movimento che vive tra le nuvole, che combatte fantasmi. Deve essere la Contro-Rivoluzione del secolo XX, diretta contro la Rivoluzione così come oggi in concreto essa esiste e, quindi, contro le passioni rivoluzionarie come oggi divampano, contro le idee rivoluzionarie come oggi sono formulate, contro gli ambienti rivoluzionari come oggi si presentano, contro l’arte e la cultura rivoluzionaria come oggi appaiono, contro le correnti e gli uomini che, a qualsiasi livello, sono attualmente i fautori più attivi della Rivoluzione. La Contro-Rivoluzione non è, dunque, una semplice retrospettiva dei danni causati dalla Rivoluzione nel passato, ma uno sforzo per sbarrarle la strada nel presente”.


Gli interventi del dottor Plinio sugli avvenimenti brasiliani ed internazionali, al fine di sbarrare la strada alla Rivoluzione, sono numerosi e significativi. Dalla fondazione della TFP brasiliana fino alla sua morte, nell’arco di 35 anni, egli  ha personalmente redatto, o indirettamente ispirato, centinaia di libri, manifesti, dichiarazioni, comunicati stampa, lettere, raccolte di firme, messaggi di ogni genere, a nome suo e delle TFP di tutto il mondo. Molti di questi interventi sono stati oggetto di vivaci campagne per le strade e le piazze, andando a toccare in questo modo il cuore dell’opinione pubblica.


Impossibile elencarli tutti in questa sede. Restando al carattere schematico di questo studio, ne menzioniamo appena alcuni tra i più decisivi.

Riforma agraria questione di coscienza

Il grande nemico della Cristianità all’epoca della fondazione della TFP è, senza dubbio, il comunismo sovietico. E questo, come afferma Marx, “si riassume nell’abolizione della proprietà privata”.


Parte cospicua dell’azione anticomunista di Plinio Corrêa de Oliveira è, quindi, la difesa della proprietà privata. Non di questa o di quella proprietà in concreto, ma del principio stesso che trova il suo fondamento, oltre che nel diritto naturale, in ben due comandamenti della Legge di Dio, rivestendo pertanto un carattere sacrale.


Per penetrare in America Latina, il comunismo doveva prima di tutto demolirne l’assetto socio-economico, cancellando il diritto di proprietà attraverso le cosiddette “riforme di strutture”, a cominciare da quella agraria. Non è coincidenza che, laddove si impiantò un governo di sinistra, il primo passo fu sempre una legge di riforma agraria di stampo confiscatorio.

La battaglia contro le riforme di struttura vede in prima linea il dott. Plinio. Nel 1960 pubblica, insieme a due vescovi e un noto economista, il best-seller «Riforma agraria, questione di coscienza», nel quale dimostra l’incompatibilità della legge di riforma agraria, come essa veniva allora proposta, con la morale cattolica.


Oltre a impedire la distruzione della dinamica agricoltura brasiliana, la campagna di diffusione di questo libro è determinante per risvegliare le forze vitali della nazione, stabilendo il clima psicologico per il movimento civico-militare che nel 1964 depone il governo marxista di João Goulart. È opinione unanime di analisti e storici che questo sviluppo evitò che il Brasile precipitasse nell’abisso comunista, arginando il processo anche nei paesi limitrofi e, di riflesso, in tutta l’America Latina.


Il dottor Plinio torna successivamente sul tema in diversi libri: «Dichiarazione di Morro Alto», 1964; «Sono cattolico, posso essere contro la Riforma agraria?», 1981; «La proprietà privata e la libera iniziativa nella bufera agro-riformista», 1985; «In Brasile, la Riforma agraria fonte di miseria per le campagne e le città», 1986. Ognuno di questi è oggetto d’una intensa campagna propagandistica che ne fa in poco tempo autentici best-seller con ripercussioni anche internazionali.


Il ruolo basilare del catto-comunismo

In America Latina, l’espansionismo comunista si imbatte irrimediabilmente in un ostacolo: la sua palese contraddizione col Magistero della Chiesa cattolica, alla quale appartiene la quasi totalità della popolazione. Incapaci di annientare la Chiesa, i comunisti cercano subdolamente di coinvolgerla, caldeggiando il sinistrismo in ambienti cattolici, alleato naturale dei loro disegni espansionistici.


Questa nuova strategia spacca il campo cattolico. Da una parte si schierano quelli favorevoli all’intesa con socialisti e comunisti, eredi del modernismo e del cattolicesimo democratico. Dall’altra parte si schierano gli eredi della linea anti-modernista di S. Pio X, contrari a questa intesa. Dal predominio dell’uno o dell’altro schieramento dipendeva la posizione delle masse cattoliche di fronte alla minaccia comunista e, quindi, l’esito dello scontro.


In questo modo, il campo di battaglia si trasferisce dall’ambito politico-sociale a quello religioso-spirituale. Lo scontro definitivo fra comunismo e anticomunismo sarà dunque una battaglia per il cuore dei fedeli. Questa battaglia fu intensa in Europa, ma in nessun altro luogo essa fu più viva e determinante che in America Latina. Ed è proprio in questo contesto che si situa il nucleo dell’epopea di Plinio CorrРa de Oliveira, che nei due decenni successivi dedica il meglio dei suoi sforzi alla denuncia del catto-comunismo, mostrandone l’incompatibilità con la dottrina della Chiesa, e spronando i cattolici ad una reazione.


Appello ai vescovi silenziosi


Al riguardo egli scrive diversi libri, tra cui segnaliamo «La Chiesa di fronte alla montante minaccia comunista - Appello ai vescovi silenziosi», del 1976. Il dottor Plinio vi racconta la storia dell’avanzata comunista in Brasile, mostrando come questa sia stata resa possibile solo da una serie di misteriose ma decisive complicità in certi ambienti ecclesiastici. Prendendo atto che queste complicità sono, comunque, circoscritte ad una minoranza dell’episcopato, egli rivolge quindi un appello ai “vescovi silenziosi”:


“Se esiste un ‘tempus tacendi’ esiste pure un ‘tempus loquendi’. (...) La evidenza dei fatti mostra che, se mai ci fu un’epoca in cui conveniva tacere sull’infiltrazione comunista in ambienti cattolici, questa è stata inghiottita dalla voragine degli avvenimenti. Oggi invece è tempo di parlarne in difesa della Casa del Signore.


“Nelle mani dei vescovi silenziosi Dio ha messo i mezzi per poter mettere fine a questa situazione. (...) Agite! Noi ve lo imploriamo! Parlate, insegnate, lottate! L’angelo custode della nostra Patria vi aspetta per confortarvi durante la battaglia. E la Madonna Aparecida, regina e patrona del Brasile, vi prepara sorridente il centuplo già in questa terra”.


La risposta fu... il silenzio, sempre più pesante, sempre più complice. Questi vescovi, dunque, più che silenziosi erano consenzienti.


Quest’opera arriva in Vaticano, stando a quanto informava da Roma il vaticanista Rocco Morabito: “In più occasioni era possibile trovare sulle scrivanie del Vaticano alcune copie del libro di Plinio Corrêa de Oliveria ‘La Chiesa di fronte alla montante minaccia comunista’”.


Messaggio a Paolo VI


Forse l’intervento più incisivo fu la straordinaria petizione del 1968, con cui si chiedeva a Paolo VI di intervenire contro questa infiltrazione di sinistra negli ambienti cattolici in America Latina. La petizione raggiunge in Brasile 1.600.368 firme che, sommate a quelle raccolte in altri paesi, arrivano a un totale di 2.025.201, allora la più grande sottoscrizione della storia nell’America del Sud.


Sconcertata, la rivista Time all’epoca commentava: “La facilità con la quale la TFP ha raccolto queste firme riflette il fatto che la maggioranza dei latinoamericani approva, o almeno tollera (sic!) il conservatorismo cattolico”.


La risposta delle alte autorità ecclesiastiche non è soltanto il silenzio e l’inazione, ma anche un insieme di atti che danno un’aura di prestigio e di nuove possibilità d’azione a molti promotori del sinistrismo cattolico. Di fronte alla marea montante dell’infiltrazione comunista in questi ambienti, le TFP e le organizzazioni affini pubblicano nel 1974 una “Dichiarazione di resistenza” alla politica vaticana di distensione con i governi comunisti. Una frase della dichiarazione, relativa a Paolo VI, esprime lo spirito del documento:


“In ginocchio, fissando con venerazione la figura di S.S., noi gli manifestiamo tutta la nostra fedeltà. Con questo atto filiale diciamo al Pastore dei Pastori: la nostra anima è Vostra, la nostra vita è Vostra. Ordinateci quanto desiderate. Solo non comandateci d’incrociare le braccia di fronte al lupo rosso che attacca. A questo la nostra coscienza si oppone”.


La teologia della liberazione


Il problema della cosiddetta teologia della liberazione meriterebbe una trattazione a parte.


Figlia delle correnti più spinte della Nouvelle Théologie condannate da Pio XII, la teologia della liberazione costituì la più ampia manovra mai intrapresa per imbarcare i cattolici nell’avventura comunista. Manipolando il concetto di Rivelazione, gli alfieri di questa corrente pretendevano di conferire una valenza religiosa al processo rivoluzionario in America Latina. “Ciò che proponiamo è introdurre il marxismo nella teologia”, ammetteva  frà Leonardo Boff.


Non era una impressa meramente intellettuale, bensì finalizzata alla militanza rivoluzionaria. “Ciò che noi intendiamo per teologia della liberazione – spiega padre Gustavo Gutiérrez, padre fondatore della corrente – è l’inserimento nel processo politico rivoluzionario”. I teologi della liberazione non facevano mistero riguardo la meta che si prefiggevano. “Comunismo e regno di Dio sulla terra sono la stessa cosa”, proclamava padre Ernesto Cardenal.


Conscio dell’immenso pericolo rappresentato da questa corrente, Plinio Corrêa de Oliveira moltiplica i suoi interventi. È un dato di fatto storico che la prima denuncia in assoluto della teologia della liberazione, ben undici anni prima che il Vaticano la condannasse, fu quella dell’associazione peruviana Tradición y Acción, ispirata dal dottor Plinio, nel 1973, in uno studio per confutare il libro «Una teologia della liberazione», di Padre Gustavo Gutiérrez.


Tra gli interventi del leader cattolico possiamo ricordare il saggio «Nella notte sandinista la sinistra cattolica incita alla guerriglia» (1981), nel quale egli denuncia le macchinazioni del catto-comunismo per imbarcare i militanti della teologia della liberazione nella lotta armata, seguendo le orme della rivoluzione sandinista in Nicaragua. L’opera è tradotta in spagnolo e diffusa in tutti i paesi dell’America ispanica.


La teologia della liberazione aveva la sua più incisiva espressione nelle cosiddette “comunità ecclesiali di base” (CEB). La più efficace denuncia dell’azione rivoluzionaria delle CEB è il libro «Le comunità ecclesiali di base, molti ne parlano, ma pochi le conoscono. La TFP le descrive come sono», scritto dal dottor Plinio insieme a due soci della TFP brasiliana. Apparsa nell’agosto 1982, l’opera raggiunge in pochi mesi sei edizioni per un totale di 72.000 copie. In seguito ne viene poi stampata una versione popolare che supera le 180.000 copie.


Dieci anni dopo questa campagna, il padre Joseph Comblin, alfiere delle CEB, è costretto a confessare in un’intervista che “le CEB sono ormai emarginate, fustigate, fulminate. Oggi esse costituiscono minoranze senza riflesso negli ambienti delle chiese locali”...


Sorte simile tocca alla teologia della liberazione, condannata dal Vaticano nell’Istruzione Libertatis Nuntius del 1984. Col tramonto di questa corrente, viene a mancare la principale forza propulsiva del comunismo in America Latina, che si trova quindi costretto ad abbandonare i suoi progetti espansionistici nel continente.


Grande vittoria


La grande battaglia per la conquista dell’America Latina si conclude dunque con una sconfitta per il comunismo che, a nostro parere, segna l’inizio del tramonto dell’avventura sovietica. È sempre rischioso azzardare ipotesi storiche. Ma forse è possibile affermare che un’ampia vittoria comunista in America Latina, il “cortile di casa” degli Stati Uniti, avrebbe cambiato sostanzialmente il corso della storia, propiziando un’affermazione del potere sovietico tale da consentire eventualmente all’URSS di salvarsi dalla crisi che l’avrebbe portata al suo scioglimento.


Tra le motivazioni di fondo di questa sconfitta, secondo quanto affermato da analisti e storici, va annoverata anche l’infaticabile e magistrale azione di Plinio Corrêa de Oliveira.

Categoria: Ottobre 2005

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