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Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

pensatore e leader cattolico,

ispiratore delle Società per la difesa della

Tradizione Famiglia e Proprietà - TFP

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Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

 

Tornato dalla Francia nel 1959, Plinio Corrêa de Oliveira era ormai arrivato ad una conclusione: “Prima di pensare ad un’irradiazione in Europa, dovevo fondare un dinamico movimento in Brasile, con ripercussioni nelle Americhe”. E per fondare un movimento bisognava, prima di tutto, dotarlo d’una solida base dottrinale, d’un programma di azione coerente, d’una visione strategica. Ecco l’origine di «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»: “Ho scritto questo saggio perché servisse da livre de chevet per quel centinaio di giovani brasiliani che mi avevano chiesto di orientarli e di organizzarne gli sforzi in vista dei problemi e dei doveri che avevano allora di fronte”.


Non si può parlare di Plinio Corrêa de Oliveira senza menzionare «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», un’opera rimasta inscindibilmente legata al suo nome. Nel suo “Autoritratto filosofico”, egli stesso lo definisce “il saggio nel quale condenso l’essenziale del mio pensiero [e che] spiega anche il senso della mia azione ideologica”. La centralità di questo libro nella sua vita si può anche cogliere dal fatto che egli abbia voluto essere seppellito col capo poggiato su di esso, come testimonianza silenziosa ma eloquente per i tempi futuri. Il saggio fu scritto in appena 20 giorni. Più che un’elaborazione, è l’esplicitazione dell’universo intellettuale e spirituale di Plinio Corrêa de Oliveira.


«Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» costituisce un vero e proprio “manuale” che è servito per formare generazioni di contro-rivoluzionari in tutto in mondo. Le ragioni di questo successo sono molteplici.


Una visione d’insieme

Anzitutto, il saggio offre una visione d’insieme delle crisi dei nostri tempi. Considerati superficialmente, gli avvenimenti dei nostri giorni sembrano un groviglio caotico e inestricabile, e di fatto da molti punti di vista lo sono. Tuttavia, se considerati sotto l’angolazione di «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», si possono individuarvi delle risultanti, profondamente coerenti e vigorose:


“Le molte crisi che scuotono il mondo odierno — dello Stato, della famiglia, dell’economia, della cultura, e così via — costituiscono soltanto molteplici aspetti di un’unica crisi fondamentale, che ha come specifico campo d’azione l’uomo stesso. In altri termini, queste crisi hanno la loro radice nei problemi più profondi dell’anima, e da qui si estendono a tutti gli aspetti della personalità dell'uomo contemporaneo e a tutte le sue attività”.


Le tappe storiche della Rivoluzione

Il saggio situa poi questa crisi in una prospettiva storica. Questa crisi non è esplosa ieri né per caso, non è un fatto straordinario né isolato. Costituisce, anzi, un processo già cinque volte secolare, un lungo sistema di cause ed effetti che, nati in un dato momento e con grande intensità nelle zone più profonde dell’anima e della cultura dell’uomo occidentale, vanno producendo, dal secolo XV ai nostri giorni, successive convulsioni:


“L’umanità è prigioniera di un fascio di errori e di iniquità, che sono cominciati nella sfera religiosa e culturale con l’Umanesimo, il Rinascimento e la Pseudo-Riforma protestante (I Rivoluzione). Tali errori si sono aggravati con l’Illuminismo, il Razionalismo, e sono culminati nella sfera politica con la Rivoluzione francese (II Rivoluzione). Dal terreno politico sono passati al campo sociale ed economico, nel secolo XIX, con il socialismo utopistico e con il socialismo cosiddetto scientifico (III Rivoluzione). Con l’avvento del comunismo in Russia, tutta questa congerie di errori ha iniziato ad avere un esordio di trasposizione, incipiente ma massiccia, nell'ordine concreto dei fatti, e ne è nato l'impero comunista”.


Nell’edizione del 1976, l’autore ha aggiornato questa visione, aggiungendovi una IV Rivoluzione, di carattere culturale, psicologico e morale, che trova la sua espressione emblematica nel maggio ‘68 parigino e nel fenomeno hippy.
Egli ha pure aggiunto un capitolo sull’offensiva della Rivoluzione nella Chiesa.


Le tre profondità della Rivoluzione


Ma forse l’aspetto più originale del saggio sta nello studio della dimensione tendenziale della Rivoluzione. Molti autori avevano in passato trattato le dottrine rivoluzionarie e gli avvenimenti storici da esse generati. Ma nessuno aveva finora affrontato in modo sistematico questo aspetto più profondo e preliminare.


Nella Rivoluzione, Plinio Corrêa de Oliveira distingue tre profondità: nelle tendenze, nelle idee, e nei fatti:


“La Rivoluzione è un processo fatto di tappe, e ha la sua origine prima in determinate tendenze disordinate che ne costituiscono l’anima e la forza di propulsione più intima. Così, possiamo anche distinguere nella Rivoluzione tre profondità, che cronologicamente fino a un certo punto si compenetrano. La prima, cioè la più profonda, consiste in una crisi delle tendenze. Queste tendenze disordinate, che per loro propria natura lottano per realizzarsi, non conformandosi più a tutto un ordine di cose che è a esse contrario, cominciano a modificare le mentalità, i modi di essere, le espressioni artistiche e i costumi, senza incidere subito in modo diretto — almeno abitualmente — sulle idee.


“Da questi strati profondi, la crisi passa al terreno ideologico. (...) Così, ispirate dalla sregolatezza delle tendenze profonde, spuntano dottrine nuove. (...) Questa trasformazione delle idee si estende, a sua volta, al terreno dei fatti, da cui passa a operare, con mezzi cruenti o incruenti, la trasformazione delle istituzioni, delle leggi e dei costumi, tanto nelle sfera religiosa quanto nella società temporale. È una terza crisi, ormai completamente nell’ordine dei fatti”.


La Contro-Rivoluzione


Di fronte a questo processo rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira proclama la necessità di una reazione, cioè di una Contro-Rivoluzione:


“Se la Rivoluzione è il disordine, la Contro-Rivoluzione è la restaurazione dell’Ordine. E per Ordine intendiamo la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Ossia, la civiltà cristiana, austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale”.


Per lui, questa proclama non è una mera affermazione di Fede, magari bella ma in fondo inutile. No. La Contro-Rivoluzione è nata per vincere. Ecco appunto il nucleo della visione storica di Plinio Corrêa de Oliveira: la sua incrollabile certezza nella vittoria finale del bene:


“Ci si può chiedere che valore abbia questo dinamismo [della Contro-Rivoluzione]. Rispondiamo che, in tesi, è incalcolabile, e certamente superiore a quello della Rivoluzione: ‘Omnia possum in eo qui me confortat’. Quando gli uomini decidono di collaborare con la grazia di Dio, allora nella storia accadono cose meravigliose: la conversione dell’Impero romano, la formazione del Medioevo, la riconquista della Spagna a partire da Covadonga, sono tutti avvenimenti di questo tipo, che accadono come frutto delle grandi risurrezioni dell’anima di cui anche i popoli sono suscettibili. Risurrezioni invincibili, perchè non vi è nulla che possa sconfiggere un popolo virtuoso e che ami veramente Dio”.


Plinio Corrêa de Oliveira chiude il saggio con una fervida proclamazione di Fede e di fiducia: “Volgiamo i nostri occhi alla Madonna di Fatima chiedendole al più presto i grandi perdoni e le grandi vittorie che comporterà l’instaurazione del Suo regno!”

Categoria: Ottobre 2005

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