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Sito dedicato al

Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

pensatore e leader cattolico,

ispiratore delle Società per la difesa della

Tradizione Famiglia e Proprietà - TFP

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Donna Lucilia Corrêa de Oliveira

 

 

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“Ringrazio ancora la Madonna — e con quanta commozione — di avermi fatto nascere da donna Lucilia, che venerai e amai tanto quanto mi fu possibile. E dopo la sua morte non ci fu un giorno che non la ricordassi con indicibile tenerezza. Anche alla sua anima chiedo che mi assista fino alla fine con la sua bontà ineffabile e spero di ritrovarla in Paradiso, alla corte luminosa delle anime che più hanno amato la Madonna”.


Ecco quanto scriveva il prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo testamento spirituale.

 


Affidato a Dio sin dalla nascita


Non si può comprendere la figura di questo grande leader cattolico contro-rivoluzionario se si prescinde dalla mamma, donna Lucilia Ribeiro dos Santos Corrêa de Oliveira (1876-1968). Madre dolce e premurosa, per ben sessanta anni ella lo accompagnò passo dopo passo, insegnandogli i fondamenti della Fede, illuminandolo col fulgore delle proprie virtù, avviandolo sulla strada della perfezione, rincuorandolo fino all’ora estrema: “Io la amai fino all’estremo con cui un figlio può voler bene a sua madre”. Questo amore trascendeva di molto il piano meramente umano, trovando il suo fondamento ultimo, la sua espressione più perfetta, nella comune Fede cattolica, vale a dire nella vita della grazia divina.


Impareggiabile educatrice, donna Lucilia seppe inculcare nell’anima di suo figlio quella Fede cattolica, apostolica e romana alla quale egli dedicherà tutta la vita. Nel consegnare la sua anima a Dio, questa nobildonna meritò il maggiore elogio che un figlio possa fare a sua madre: “Mia madre mi insegnò ad amare Nostro Signore Gesù Cristo, mi insegnò ad amare la Santa Chiesa Cattolica. (...) Ho ricevuto da lei qualcosa che deve essere preso profondamente sul serio: la Fede Cattolica Apostolica Romana e la devozione al Sacro Cuore e a Nostra Signora”.


La stessa nascita di Plinio si dovette a un suo atto di eroismo cristiano. Durante la gravidanza, il medico le annunciò che il parto sarebbe stato rischioso e che molto probabilmente lei o il bambino sarebbero morti. Le chiese dunque di considerare la possibilità di un aborto. Donna Lucilia rispose in maniera tranquilla, ma ferma: “Dottore, questa non è una domanda da farsi a una madre! Lei non avrebbe dovuto neppure pensarvi!”


Decise allora di abbandonarsi nelle mani di Dio, consacrandoGli il nascituro. Molti anni dopo, ella scrisse al figlio: “Lo sai Plinio, tu sei stato affidato a Dio prima di nascere. Perciò, con fede e amore nel Signore, non puoi che esserne felice. Tanto più che io prego per te giorno e notte, ed è naturale che le preghiere di una mamma cattolica, anche se con scarsi meriti, siano accolte dalla Madonna, pure Lei una mamma, e da Nostro Signore Gesù Cristo”.


Non stupisce che le prime parole che Plinio abbia pronunciato, quando aveva appena sei mesi, siano state “Gesù” e “Maria”. In risposta alla domanda “dov’è Gesù?”, il fanciullo puntava il ditino verso una statua del Sacro Cuore che la mamma teneva nella camera da letto. La profonda devozione di donna Lucilia permeava tutto il focolare, creando un ambiente di compostezza e di pietà, al quale Plinio si abbeverò sin da piccolo.


Il ruolo di donna Lucilia non si esaurì nel portare Plinio al fonte battesimale e condurlo alla Prima Comunione. Ella si prodigò tutta la vita per impartirgli una solida formazione cattolica, fondamento dello straordinario apostolato che in seguito svolgerà. Donna Lucilia insegnò personalmente il primo Catechismo a Plinio e alla sorella. Questo insegnamento era fatto col cuore: “Io ero perfettamente convinto che Gesù fosse Dio perché Mamma lo faceva diventare molto chiaro quando narrava le Sacre Scritture”. A quattro anni, il piccolo Plinio soleva mettersi in piedi su un tavolo per ripetere davanti a un “auditorio”, composto dai vari domestici di casa, le lezioni ricevute dalla mamma!

 


“Un’autentica dama cattolica”

Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira non prendeva mai l’iniziativa di parlare di sua madre. Tuttavia, sollecitato dagli amici più intimi, egli a volte lasciava traboccare i sentimenti del cuore. Ricordando la figura materna, egli affermò in un’occasione:


“Lei era un’autentica dama cattolica. (...) Voi non potete immaginare quanto lei mi abbia ispirato nella vita. (...) Io scrutavo continuamente e con molta attenzione la sua bellissima anima, arrivando sempre alla stessa conclusione: era una signora cattolica! Ecco perché io la amavo con tanto slancio. La sua anima era così bella che, se per assurdo lei fosse stata la mamma di un altro, io l’avrei amata lo stesso e avrei trovato il modo di esserle vicino”.


La devozione che caratterizzò la vita di donna Lucilia fu senza’altro quella al Sacro Cuore. Molto spesso la giovane madre si recava alla chiesa dedicata al Sacro Cuore vicino casa sua, portando il piccolo Plinio e sua sorella Rosée. Fu qui, nel clima soprannaturale che caratterizzava questo tempio, che si formò nello spirito di Plinio quella visione della Chiesa che lo avrebbe segnato in profondità. “Compresi — egli ricorda — che l’origine del suo modo di essere stava nella sua devozione al Sacro Cuore di Gesù per mezzo della Madonna”.

 


Dall’amore materno alla devozione mariana


Plinio deve alla mamma anche l’esperienza dell’amore, un qualcosa che non potrà mai essere sottovalutato:


“Mamma era un’eccellente consolatrice. Quando ricorrevo a lei per qualche afflizione o problema, bastava sentire la sua voce vellutata, “Figlio, che cosa c’è?”, perché la metà del problema svanisse... L’affetto di mamma era coinvolgente. Quando ero piccolo a volte mi svegliavo durante la notte, solo per scorgere mamma seduta al mio fianco, che mi accarezzava facendo il segno della croce sulla mia fronte. Era come un balsamo profumato e rassicurante che mi faceva star bene.


“Questo affetto non diminuiva mai, a prescindere dalle circostanze o dal suo stato di salute. Io sapevo di poter contare su di lei sempre e fino in fondo. Quando la Madonna mi diede la grazia di sentire la Salve Regina per la prima volta, io capii mamma totalmente, e capii che il suo amore mi aveva avviato a quello, indescrivibilmente più alto, perfetto e celestiale, della Madre di Dio. Così nacque la mia devozione alla Madonna”.

 


Madre affettuosissima ma ferma


L’anima di donna Lucilia era caratterizzata da un’immensa capacità di affetto. “Ella possedeva un’enorme tenerezza — ricorda suo figlio — fu affettuosissima come figlia, affettuosissima come sorella, affettuosissima come sposa, affettuosissima come madre, come nonna e perfino come bisnonna. Ella spinse il suo affetto fino a dove le fu possibile. Ma ho l’impressione che in lei ci fosse una cosa che dava il tono a tutti questi affetti: il fatto di essere, soprattutto, madre!”.


Questa sua enorme tenerezza non era tuttavia né molle, né condiscendente. Veniva, anzi, completata da una nitida nozione dell’antagonismo fra bene e male, fra verità e errore, fra bellezza e bruttezza, e dal conseguente rigetto di tutto quanto è cattivo, sbagliato o turpe. Nel pronunciare la parola “demonio”, per esempio, donna Lucilia mostrava un tale disgusto che inculcava un naturale orrore nei confronti del nemico del genere umano.


Commentava al riguardo il prof. Plinio Corrêa de Oliveira:


“C’era un aspetto in mia madre che apprezzavo molto: continuamente, e fino al profondo dell’anima, ella era una signora! Nei rapporti con i figli, manteneva una materna superiorità che mi faceva avvertire quanto male avrei fatto se avessi per caso trasgredito la sua autorità, e quanto un tale atteggiamento da parte mia le avrebbe causato tristezza, essendo al tempo stesso una brutalità e una malvagità. Signora ella lo era, poiché faceva prevalere il retto ordine in tutti i campi della vita.


“La sua autorità era soave. A volte mamma un po’ castigava. Ma perfino nel suo castigo o nel suo rimprovero, la dolcezza era così evidente che confortava la persona. Il rimprovero non escludeva la benevolenza. Mamma era sempre pronta ad ascoltare le giustificazioni dei figli. La bontà costituiva l’essenza della sua signorilità. Ossia era una superiorità esercitata per amore all’ordine gerarchico delle cose”.


La sua fu dunque un’educazione allo stesso tempo severa e dolce. A casa, non permetteva mai un cambio di orario per mero capriccio. Le sue giornate erano scandite da precise abitudini. Insisteva sempre nella regolarità delle preghiere la mattina e la sera, nonché prima di ogni pasto. La sua meticolosità era tale che il dottor Plinio la chiamerà poi, affettuosamente, “Lady Perfection”.


Oltre a ciò, si pensi poi alla sua scrupolosità nell’osservare le maniere convenienti al proprio rango sociale.

 


Dama aristocratica


Donna Lucilia apparteneva infatti alla tradizionale classe dei “paulisti di quattrocento anni”, cioè provenienti dai fondatori o dai primi abitanti della città di San Paolo. Ella incarnava lo spirito migliore dell’antica aristocrazia paulista e il tratto aristocratico fu una costante della sua vita, insieme all’affabilità delle maniere.


Questo tratto non aveva niente di mondano. Quando nel 1961 morì suo marito, l’avvocato João Paulo Corrêa de Oliveira, ella smise di portare gioielli. Interpellata dal figlio sulla ragione di questo gesto, rispose: “Una signora si adorna per causa dello sposo. Adesso non ne ho più motivo”.


Lo spirito aristocratico di donna Lucilia derivava dal suo intenso amore di Dio. La perfezione delle belle maniere è il frutto di un’ascesi che si può raggiungere solo con un notevole sforzo di virtù. L’uomo è fatto di anima e di corpo. La vita dell’anima è destinata a manifestarsi sensibilmente attraverso quella del corpo, la carità ad esprimersi con moti esterni di cortesia. La cortesia è un rito sociale alimentato dalla carità cristiana, anch’essa ordinata alla gloria di Dio.

 


“Uscì con maestà”. . .


Il 20 aprile 1968 donna Lucilia trascorreva serena gli ultimi momenti di vita. Distesa sul letto, gli occhi chiusi, ella muoveva appena le labbra in una continua preghiera a Dio misericordioso. Sentendo arrivare l’ora suprema, alzò la mano destra e, con gesto delicato ma fermo, fece un grande segno della croce. Dopodiché incrociò le braccia sul petto e spirò soavemente. Avrebbe compiuto novantadue anni il giorno dopo.


Un parente più tardi commentò: “Uscì con maestà da una vita che seppe condurre con onore”.

Categoria: Ottobre 2005

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