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2005

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Passione: una lettura per la Chiesa militante

 

"Di fronte all’opera di distruzione della Rivoluzione libertaria ed egualitaria -- sosteneva Plinio Corrêa de Oliveira -- il nostro amore verso la Chiesa, il nostro amore verso la Civiltà Cristiana, il nostro amore verso la Patria, frutti dell’amore che sale a Dio per mezzo di Maria, si trasformano in un irrinunciabile dovere di militanza contro-rivoluzionaria”. (1)

 

Un amore combattivo

Ecco sintetizzato in poche parole lo spirito di Plinio Corrêa de Oliveira: alla base un ardente amore a Dio per mezzo della Santissima Vergine, che si volgeva poi gerarchicamente all’opera divina rispecchiata nella creazione. Anzitutto alla Santa Chiesa Cattolica, sposa mistica di Cristo; quindi alla Civiltà Cristiana, realizzazione temporale delle realtà spirituali; e infine alla Patria; senza tralasciare le anime, specchi vivi del Dio vivo, per le quali il dottor Plinio aveva un tale zelo che non riusciva ad avvicinare una persona,anche sconosciuta, senza interessarsi a fondo per il suo bene spirituale.

Ma l'amore, per essere completo, deve comprendere anche un altro aspetto.

Dalla caduta di Lucifero, e poi dei nostri padri Adamo ed Eva, noi dobbiamo fare i conti con una realtà ineluttabile, con quel “mistero di iniquità”chiamato peccato.

Se ci riportiamo all’inizio della creazione vediamo Dio e i Suoi angeli nella gioia infinita d’un mondo ancora incontaminato. Trascinati da Lucifero, alcuni angeli scelsero però di ribellarsi contro l’ordine divino. Scoppia allora la prima rivoluzione della storia, il non serviam satanico.

Davanti a questo fatto sconvolgente, per gli angeli rimasti fedeli sorse un nuovo obbligo morale: dare testimonianza di Dio, cioè amarLo, lodarLo e servirLo, in netto contrasto con coloro che Lo odiavano, bestemmiavano e si ribellavano. In altre parole, nacque il dovere della militanza, al quale non si sottrasse S. Michele: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo (2).

D’allora in poi non si può pensare all’amore di Dio senza aggiungere un sentimento, armonico ed opposto, di ripudio e di contrasto al male, definitivamente stabilito nella creazione col peccato di Lucifero, e sulla terra col peccato di Adamo. Ed ecco la triplice divisione della Chiesa: la Chiesa trionfante, cioè quella che è già in Cielo; la Chiesa purgante, cioè quella che è nel purgatorio in attesa di andare in Cielo; e la Chiesa militante, della quale noi facciamo parte. Militante appunto perché impegnata in una lotta permanente contro “il demonio, il mondo e la carne”.

 

Agire contro

Profondo conoscitore delle anime, S. Ignazio di Loyola aveva una massima d’oro per la vita spirituale: agire contro, ovvero fare esattamente l’opposto di ciò che il demonio vuole da noi in quel momento. Questo vale anche per la vita della Chiesa e della Civiltà Cristiana. Ogni epoca ha i suoi difetti e le sue mancanze. Spetta alla Chiesa, Madre amorevole ed apostolica, saper cogliere questi disfunzioni e confrontarle per dilatare il Regno di Dio.

Così come i benedettini dell’alto Medioevo seppero foggiare uno spirito di raffinatezza atto a incivilire i popoli barbari che avrebbero in seguito costruito l’Europa cristiana, secoli dopo S. Francesco d’Assisi seppe invece proclamare il valore della semplicità evangelica di fronte a un mondo ormai troppo attaccato ai beni terreni. Due soluzioni apparentemente opposte ma in realtà armoniche fra loro, atte a confrontare situazioni diverse.

Fra i difetti del ambiente cattolico nel secolo appena trascorso Plinio Corrêa de Oliveira denunciava in modo particolare la tendenza a dimenticare che "la vita dell'uomo sulla terra è una milizia" (Gio 7,1).

Gli ultimi decenni sono stati troppo spesso contrassegnati da quello che è venuto a chiamarsi “buonismo”, vale a dire quel atteggiamento romantico e caramelloso secondo il quale un bel sorriso risolve qualsiasi problema. I risultati sono lì per chiunque voglia aprire gli occhi: mentre altre realtà religiose, e in primis l’islam, raffermano con orgoglio la propria identità, il mondo cattolico fonde come neve al sole.

 

Una lettura “militante” della Passione

Ed ecco che, proprio per “agire contro” questo difetto capitale del tempo, nei commenti di Settimana Santa il pensatore brasiliano faceva una lettura della Passione da membro della Chiesa militante, mettendo in rilievo certe verità trascurate da buonismo imperante.

Secondo lui, precisamente contro la passione e morte del Divino Redentore si frantumano impotenti gli utopistici balbettii del buonismo. Tali balbettii cozzano a fondo con la dottrina cattolica, in quanto mentre postulano la presunta bontà naturale dell’uomo negano, teoricamente e praticamente, in maggiore o minore grado, l’esistenza del peccato originale e dei peccati attuali nonché le loro conseguenze sulla vita individuale e sociale. Orbene, il peccato si mostrò di fronte a Nostro Signor Gesù Cristo in tutta la sua ingiustizia, in tutto il suo torto, in tutta la sua atroce e dichiarata malvagità.

 

La Passione: episodio apice della lotta fra bene e male

Da questa prospettiva la Passione appare come un episodio, anzi come l’episodio apice della lotta storica fra il bene e il male, fra Dio e il demonio. Leggiamo nel commento alla XI stazione della Via Crucis “Gesù inchiodato sulla croce”:

“Tutto è stato predisposto dall’inferno per farti soffrire, sia nell’anima che nel corpo. Quest’odio immenso non contiene per me nessuna lezione? Fra te e il demonio, fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, vi è un odio profondo, irriconciliabile, eterno. Le tenebre odiano la luce, i figli delle tenebre odiano i figli della luce, la lotta fra gli uni e gli altri durerà fino alla consumazione dei secoli, e non vi sarà mai pace fra la stirpe della Donna e la stirpe del serpente.

"Per comprendere l’estensione incommensurabile, l’immensità di questo odio, si osservi tutto quanto ha osato fare. Ecco il Figlio di Dio trasformato, nell’espressione della Scrittura, in un lebbroso nel quale non vi è niente di sano, in un essere che si contorce come un verme sotto l’azione del dolore, detestato, abbandonato, inchiodato su una croce fra due volgari ladroni.

“Tutta la storia del mondo, tutta la storia della Chiesa non è altro che questa lotta inesorabile fra quanti sono di Dio e quanti sono del demonio, fra quanti sono della Vergine e quanti sono del serpente. Lotta nella quale non vi sono soltanto equivoci dell’intelligenza, non vi è soltanto debolezza, ma anche malizia, malizia deliberata, colpevole, peccaminosa, nelle schiere angeliche e umane che seguono satana.

“Ecco quanto bisogna dire, notare, ricordare, sottolineare, proclamare, e di nuovo ricordare ai piedi della croce. Perché siamo fatti in modo tale, e il liberalismo ci ha sfigurati a tal punto, da essere sempre propensi a dimenticare questo aspetto imprescindibile della Passione” (3).

 

La fallacia buonista

La radice del buonismo è l’implicita negazione del male e, di conseguenza, del peccato volontario. Secondo questa visione, gli uomini sarebbero naturalmente buoni. Se commettono errori o fanno il male, se aggrediscono o praticano violenze e crimini, questo sarebbe dovuto semplicemente ad equivoci o circostanze, od a strutture sociali avverse che ve li avrebbero condotti. Gli uomini sono cattivi solo perché non furono trattati con bontà, non furono fatte loro opportune concessioni, né gli si diedero prove illimitate di fiducia.

Ora, come abbiamo detto prima, precisamente, contro la passione e morte del Divino Redentore, si frantumano impotenti questi utopistici balbettii. Rifletteva al riguardo Plinio Corrêa de Oliveira:

“Poté esservi chi lo odiasse? Sì, qui la realtà è innegabile, clamorosa. Nel corso dei secoli ha causato spavento, dolore e indignazione. Egli fu vittima dell’odio più implacabile che si conosca, un odio che si organizzò, che lo perseguitò con trame occulte e successive campagne di calunnie ed, infine, dopo il giudizio più iniquo della storia, lo condusse alla morte, alla morte in Croce.

“Come è possibile sostenere che tutto ciò si dovette ad un mero equivoco di comprensione o a qualche risentimento dei suoi persecutori che avesse come causa Lui che era la più pura innocenza? Quando mai vi fu un apostolo più prudente e pieno di tatto, un maestro più persuasivo e attraente, un benefattore più misericordioso e completo, un’incarnazione più viva e integra della verità, del bene e della bellezza?

"Tuttavia, contro di Lui si levarono gli odii senza ragione, il furore persecutorio di quelli che, tramando nell’ombra, rispondevano ai sublimi insegnamenti, alle cure miracolose, al perdono infinito, moltiplicando le insidie, aumentando la diffusione delle calunnie, alimentando in se stessi la deliberazione deicida proprio perché non era possibile trovare in Lui la più piccola macchia, né ombra d'ingiustizia o imperfezione.

“Quale equivoco intellettuale, quale cattivo trattamento, quale parvenza di pretesto poteva addurre Giuda, il quale era uno dei dodici, accolto nella convivenza insondabilmente soave, nell’intimità infinitamente dolce dal Divino Maestro? Ciò che esisteva, come lo mostra chiaramente il Vangelo, era uno smarrimento morale, una volontà viziata che si aprì al male. Giuda divenne ladro, seguì le sue cattive inclinazioni e, abisso chiama abisso: l’evangelista ci dice che, in un determinato momento, ‘entrò Satana in Giuda’.

"Giuda si miseal servizio del male organizzato che cospirava contro Nostro Signore, divenne traditore, il traditore per antonomasia. Egli consegnò il Figlio dell’Uomo con un bacio, cioè aumentò l’iniquità del tradimento, poiché nel medesimo atto di consumarlo lo fece con la falsità di fingere un affetto che non aveva. Infine,lo stesso traditore fece testimonianza contro se stesso quando prima di impiccarsi disse: ‘Ho peccato consegnando sangue innocente’” (4).

 

Sentire cum Ecclesiae

Ma forse l’aspetto più sublime delle meditazioni di Settimana Santa di Plinio Corrêa de Oliveira era la sua predisposizione a seguire la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo in intima unione spirituale con la Chiesa.

“Io cerco con lo sguardo la Chiesa Cattolica per essere permeato dal suo spirito, per averla dentro di me -- dichiarava in una conferenza del 1978 -- Io vorrei averla interamente nella mia anima, vorrei vivere soltanto per la Chiesa. Sicché, al momento della mia morte, io possa dire: Veramente, fui un uomo cattolico, tutto apostolico, romano, romano, romano!” (5).

In Cristo Plinio Corrêa de Oliveira vedeva la Chiesa, come nella Chiesa egli vedeva Cristo. Nel considerare la Passione di Cristo egli considerava anche la “passione” della Chiesa nel secolo XX, come nel considerare la “passione” della Chiesa egli vedeva Cristo sofferente e sanguinante a cammino del Calvario...

Commentando la VI stazione “La Veronica asciuga il volto di Gesù” egli scriveva:

“Che re ha avuto in mano un tessuto più prezioso di quel velo? Che generale ha avuto una bandiera più augusta? Ma vi è una grazia che vale molto di più del possedere miracolosamente stampato su un velo il santo volto del Salvatore. Sul velo la rappresentazione del volto divino è stata fatta come in un quadro.

“Nella santa Chiesa cattolica, apostolica, romana è fatta come in uno specchio. Nelle sue istituzioni, nella sua dottrina, nelle sue leggi, nella sua unità, nella sua universalità, nella sua insuperabile cattolicità, la Chiesa è un autentico specchio nel quale si riflette il nostro divino Salvatore. Ancora di più, è lo stesso corpo mistico di Cristo.

“E noi, tutti noi, abbiamo la grazia di appartenere alla Chiesa, di essere pietre vive della Chiesa! Come dobbiamo ringraziare di questo favore! Ma non dimentichiamo che noblesse obblige: far parte della Chiesa è cosa molto elevata e molto ardua. Dobbiamo pensare come pensa la Chiesa, sentire come sente la Chiesa, agire come la Chiesa vuole che agiamo in tutte le circostanze della nostra vita. Questo suppone un senso cattolico reale, una purezza di costumi autentica e completa, una pietà profonda e sincera. In altri termini, suppone il sacrificio di tutta un'esistenza.

“E qual è il premio? Christianus alter Christus. Sarò una riproduzione di Cristo stesso in modo eccellente. La somiglianza di Cristo si imprimerà, viva e sacra, nella mia stessa anima”.

 

La certezza del trionfo

Chi ha conosciuto Plinio Corrêa de Oliveira sa che egli aveva un carattere molto gioviale. Questo proveniva, oltre che dal suo naturale temperamento, dalla certezza della vittoria finale del bene, se non altro per la promessa della Madonna a Fatima: Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!

Nei suoi commenti, soprattutto all’ultima stazione della Via Crucis “Gesù posto nel sepolcro”, egli non mancava mai di sottolineare questo:

“Tutto sembra finito. È il momento in cui tutto comincia. È il radunarsi degli Apostoli. È il rinascere delle dedizioni, delle speranze. La Pasqua si avvicina!

“Nello stesso tempo l’odio dei nemici gira attorno al sepolcro e a Maria Santissima e agli Apostoli. Ma essi non hanno paura. E fra poco brillerà il mattino della Risurrezione.

“Signore Gesù, possa anch’io non aver paura. Non aver paura quando tutto sembrerà irrimediabilmente perduto. Non aver paura quando tutte le forze della terra sembreranno nelle mani dei tuoi nemici. Non aver paura perché sono ai piedi della Madonna, vicino alla quale si raduneranno sempre, e sempre di nuovo, per nuove vittorie, gli autentici seguaci della tua Chiesa”.

 

 Note

1. Plinio Corrêa de Oliveira, “Il sacro dovere della militanza contro-rivoluzionaria”, in Il Pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira, n. 1,1996.

2. Apoc. 12, 7-8.

3. Plinio Corrêa de Oliveira, Via Crucis, Luci sull’Est, Roma, 1998.

4. “Il sacro dovere della militanza contro-rivoluzionaria”.

5. “Amata la Santa Chiesa!”, Tradizione Famiglia Proprietà, dicembre 1998.

Categoria: Marzo 2005

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