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Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

pensatore e leader cattolico,

ispiratore delle Società per la difesa della

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La persecuzione nazista contro la Chiesa: parla un testimone

 

    Del nazionalsocialismo viene giustamente denunciato il suo carattere dittatoriale e razzista. In particolare, viene aborrita l’efferata persecuzione contro gli ebrei, uno degli episodi più iniqui del secolo XX, della quale si sa tutto, o quasi tutto. Chissà perché, invece, si sa molto meno della persecuzione hitleriana contro la Chiesa cattolica.

     Una delle cronache più esaustive di questa persecuzione è l’imponente opera del gesuita tedesco Walter Mariaux «Il Cristianesimo nel Terzo Reich», scritta nel 1940 sotto lo pseudonimo Testis Fidelis e pubblicata originariamente in inglese (Londra, Burns & Oates). Sono ben 792 pagine di documenti agghiaccianti che svelano un’offensiva contro la Chiesa paragonabile soltanto a quella dei regimi comunisti. Intimo amico del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, l’autore era allora Segretario Generale delle Congregazioni Mariane e viveva in esilio a Roma.

    “La formidabile macchina di propaganda nazionalsocialista – esordisce Padre Mariaux – vuole far credere che non esista persecuzione contro la Chiesa nel Terzo Reich. Perciò è necessario mettere in evidenza il vero carattere nonché i veri scopi della politica ecclesiastica del nazionalsocialismo per mezzo d’una chiara e completa esposizione dei fatti”.


“Sterminio delle credenze cristiane”


    La prima parte del libro è dedicata ai pronunciamenti ecclesiastici: dall’enciclica Mit brennender Sorge (1937) alle varie allocuzioni pontificie, dalle Lettere pastorali collettive dei vescovi tedeschi (“Pastorali di Fulda”) alle numerose dichiarazioni dei singoli prelati. Questi pronunciamenti mostrano un’opposizione della Chiesa al nazional-socialismo tanto profonda quanto persistente mentre, bisogna ricordarlo, i comunisti andavano a braccetto con Hitler in virtù del Patto Ribbentrop-Molotov.

     Parlando al Collegium Germanicum di Roma nel 1937, per esempio, il Santo Padre denunciava “la fanatica e furiosa lotta intrapresa in Germania contro la Chiesa di Cristo (…) una vera e propria persecuzione”. Da parte sua, Mons. Wilhelm Berning, vescovo di Osnabrück, parlava nel 1935 di “combattimento fino allo sterminio delle credenze cristiane per sradicarle dall’anima dei giovani e sostituirle con la nuova religione germanica”.

    Nell’attività di denuncia di questa persecuzione spiccarono due prelati, esponenti delle migliori tradizioni aristocratiche tedesche: il conte Konrad von Preysing, vescovo di Berlino, e il conte Clemens von Galen, vescovo di Münster, recentemente beatificato da Papa Benedetto XVI.


La lotta contro la Chiesa


    Con meticolosità tutta tedesca, nonché dovizia di documentazione, Padre Mariaux dedica la seconda parte del libro alle “Misure delle autorità contro la Chiesa”. Vediamo qualche esempio:

    In barba al Concordato del 1934, la Gestapo occupò quasi tutte le sedi episcopali della Germania, sequestrando documenti e facendo scempio degli ecclesiastici. Alcuni prelati furono cacciati via, a volte con scuse futili, come nel caso del vescovo di Rothenburg Mons. Johannes Sproll, esiliato nel 1936 perché “è stato l’unico cittadino del distretto a non votare nelle ultime elezioni”.

    Parecchie congregazioni religiose furono soppresse e i loro beni confiscati. Antiche abbazie, come quelle di Göttweig, Admont, St. Lamprecht e Engelzell furono secolarizzate e i monaci espulsi. Alcuni seminari vennero chiusi e trasformati in dipendenze statali. Stessa sorte ebbero gli ospedali cattolici, espropriati ed integrati nel sistema sanitario nazionale. Il tutto accompagnato da una astiosa campagna di propaganda che ritraeva i religiosi come pigri, tendenti alla licenziosità, alleati degli ebrei, trafficanti di valuta e via dicendo.

    Nel 1934 fu promulgata una legge che proibiva alla Chiesa qualsiasi raccolta pubblica di fondi. Nel 1937 le fu anche interdetto di ricevere donazioni. Questa interdizione colpì perfino la tradizionale raccolta di Natale a beneficio dei poveri. Molte parrocchie furono condannate per aver violato queste disposizioni. Gli ordini mendicanti, come i francescani, furono ridotti alla miseria.

    Dopo la pubblicazione dell’enciclica Mit brennender Sorge, nella quale Pio XI condannava il nazismo, il regime chiuse le tipografie che avevano stampato il documento, nonché i periodici che lo avevano riprodotto. Successivamente fu proibita la pubblicazione, salvo previa censura, di qualsiasi documento ecclesiastico. Ai sensi della “Legge sui giornalisti” (Schriftleitergesetz) del 1934, alla quale si aggiunse nel 1935 un decreto dell’Ufficio Stampa del Reich, la stampa cattolica fu praticamente imbavagliata e messa sotto il diretto controllo del regime. Centinaia di riviste cattoliche furono liquidate. Il colpo più duro fu la sospensione, nel 1939, di tutte le riviste dedicate ai giovani. Il Nazionalzeitung esultò: “Non esiste più una stampa cattolica!”.

    Considerato “inutile come testo di insegnamento religioso”, il Catechismo fu manipolato per “epurarlo di quelle dottrine nocive allo Stato”. Tutti gli esemplari non epurati furono sequestrati e distrutti. Il regime nazista sequestrò inoltre diverse opere di apologetica. Il caso più clamoroso fu quello del libro di Konrad Algermissen «Cristianità e germanismo», un’articolata confutazione delle tesi razziste di Alfred Rosenberg, l’ideologo del regime. Diverse biblioteche cattoliche furono passate al setaccio per accertare che fossero politicamente corrette. Molti libri considerati “nocivi allo Stato” furono sequestrati.


La distruzione delle associazioni e scuole cattoliche


    “Le idee di [Alfred] Rosenberg sono la via per la gioventù tedesca”. Con queste parole, pronunciate a Berlino nel 1934, Baldur von Shirach, capo della Hitlerjugend (Gioventù hitleriana), manifestava la determinazione del Reich di educare i giovani secondo i principi del nazional-socialismo, con esclusione di qualsiasi altra influenza, e in primis di quella cristiana.

    Qualche anno dopo, il risultato era fin troppo evidente. Sentiamo Padre Mariaux: “Nel momento in cui scrivo queste righe, estate del 1939, non esiste più in Germania praticamente nessuna scuola cattolica, né associazione giovanile cattolica. Questi due strumenti, che permettevano alla Chiesa di educare la gioventù, sono stati incorporati nella macchina statale nazional-socialista e ormai servono il suo scopo: la scristianizzazione del popolo tedesco”.

    Dichiarando che “il Führer ci ha dato l’ordine di dissolvere tutte le associazioni non dipendenti dalla Hitlerjugend”, von Shirach minacciava nel 1935: “Vediamo se le associazioni cattoliche giungono alla decisione di cessare le loro attività perniciose, altrimenti dovremo procedere con la forza”. Un messaggio firmato da Rudolf Hess e letto in tutte le scuole stabiliva che i ragazzi dovessero iscriversi alla Jungvolk (10-14 anni) o alla Hitlerjugend (14-18 anni). Le ragazze dovevano entrare nella BDM (Bund Deutscher Mädchen). Secondo Hess, chiunque avesse intralciato queste iscrizioni, sarebbe stato considerato “nemico dello Stato nazional-socialista”. L’appartenenza ad un’associazione cattolica era quindi vista come un impedimento alla militanza nazista.

    La spietata campagna contro le organizzazioni cattoliche, minuziosamente documentata da Padre Mariaux, culminò nel 1939 con la loro dissoluzione. Sorte identica ebbero le scuole cattoliche. Colpo dopo colpo, si giunse al 1 aprile 1940, quando un decreto di Hitler chiuse definitivamente tutte le scuole private cattoliche.


“La Chiesa deve scomparire”


    Il 7 luglio 1935, il Ministro degli interni del Reich Wilhelm Frick proclamava che lo scopo del regime nazional-socialista era “la soppressione di qualsiasi confessionalismo nella vita pubblica. (...) La Chiesa deve scomparire dalla vita pubblica”. Questo scopo fu raggiunto per tappe: prima i nazisti cancellarono i giorni festivi religiosi, poi proibirono le manifestazioni religiose fuori delle chiese, in seguito vietarono la trasmissione via radio delle funzioni religiose, e infine giunsero a interdire perfino i pellegrinaggi ai santuari e qualunque altra manifestazione pubblica della fede.

    Queste proibizioni, ironizza Padre Mariaux, erano tanto più arbitrarie in quanto le manifestazioni religiose appartenevano chiaramente alle “tradizioni tedesche” che i nazisti dichiaravano di voler preservare: “Cosa vi può essere di più intensamente legato all’anima nazionale che le feste e le solennità religiose, che da secoli danno vita a manifestazioni così caratteristiche, con canzoni tradizionali, costumi vistosi, piatti tipici e giochi ancestrali?”

    Nel settembre 1939 entrò in vigore un decreto che proibiva addirittura gli Esercizi Spirituali!

    Alla politica anti-cattolica del governo si abbinava una campagna di diffamazione portata avanti dai giornali del regime come Das schwarze Korps (organo delle SS), Der S.A. Mann (organo delle SA), e il Völkischer Beobachter (organo del NSDAP, cioè il Partito nazista). Questo clima surriscaldato si traduceva poi in atti di vandalismo. Le funzioni religiose erano frequentemente interrotte da militanti che entravano in chiesa urlando bestemmie. Gli edifici religiosi erano presi d’assalto da orde naziste al grido di “Morte al clero! Via con questi cani! I preti a Dachau!”.

 

“Se la Germania deve vivere, la Croce deve cadere!”


    L’uomo, pondera Padre Mariaux, non può vivere senza nutrimento spirituale. Cancellata l’influenza della religione cristiana era giocoforza che fosse sostituita col succedaneo neo-pagano del nazional-socialismo. L’ultima parte del libro è quindi dedicata alla denuncia, sempre basata su documenti originali, della nuova religione nazista. A mo’ di esempio, ecco qualche stralcio del periodico neo-pagano Der Durchbruch:

    “Il cristianesimo e il popolo tedesco costituiscono due realtà incompatibili, due tendenze culturali antagoniste. (...) L’acqua importata dal Giordano ha seminato lo scompiglio sul suolo tedesco, che va quindi risanato. (...) Come uomini del Nord, noi ci opponiamo all’influenza semitica che infanga la nostra dignità. (...) Se la Germania deve vivere, la Croce deve cadere. (...) La fine della Chiesa nel Reich è solo questione di tempo. (...) Il Führer ci ha insegnato che nelle nostre vene scorre sangue sacro. (...) Non abbiamo bisogno d’una religione né d’una Chiesa. Tu sei tutto per noi, Germania eterna!”

    A questa nuova religione corrispondeva una nuova morale, illustrata da un editoriale dello Schwarze Korps del 6 maggio 1937. Rigettando la “religione rivelata” come fonte di moralità, il nazional-socialismo andava a cercarla nelle “manifestazioni vitali del popolo tedesco”. “Nel popolo tedesco — secondo l’organo delle SS — esistono forze insospettabili”. Bisogna dunque “sprigionare il meraviglioso e ancora inesplorato tesoro” di questa vitalità, attraverso pratiche che favoriscano la crescita di questo popolo. Donde una sorta di pan-sessualismo che comprendeva il nudismo, i rapporti sessuali più o meno liberi, il divorzio facile, e via dicendo. Le parole d’ordine erano: “È buono tutto ciò che è forte e bello”, e “Qualsiasi maternità sana è buona”.

    Di aberrazione in aberrazione si arrivava così ai centri di maternità gestiti dall’organizzazione Lebensborn (Sorgente di vita), dove ragazze di comprovata razza ariana potevano farsi ingravidare da giovani militanti delle SS, lasciando poi i figli di queste unioni spurie alla cura di personale specializzato.

    Chi semina vento... Secondo quanto ammetteva lo stesso Schwarze Korps del 11 maggio 1939, ben il 75% dei maschi tedeschi soffriva di malattie veneree, mentre il numero di crimini commessi da minorenni era triplicato e il numero degli aborti aumentato del 250%.


Possibile conciliazione?


    Chiudendo l’imponente volume, Padre Walter Mariaux si domanda se è possibile arrivare ad un’intesa col nazismo. E risponde:

    “Qualsiasi base per un’eventuale conciliazione fra cristianesimo e nazional-socialismo potrà essere presa in considerazione soltanto quando questi abbandoni le sue pretese assolutiste. Quando smetta di essere totalitario. Quando il suo dio si subordini al Dio dei cristiani. Insomma, quando cessi di essere ciò che è”.

Categoria: Maggio 2006

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