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Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

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Al cuore del barocco

 

 

di Caio Xavier da Silveira

 

Dopo la visita all’Abbazia di Bronnbach, così carica di storia, sia religiosa che politica, i partecipanti all’Università estiva delle TFP hanno potuto assistere ad un concerto di musica barocca, preceduto da una breve spiegazione sulla musica barocca, tenuta dall’avv. Caio Xavier da Silveira, direttore della TFP francese nonché apprezzato musicologo.

 

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Per meglio gustare i pezzi musicali che sentiremo fra poco, conviene prima inquadrarli nel loro contesto storico e anche religioso. 

È molto sintomatico che il cuore della musica barocca -- quella di Bach e Haendel, nonché di Buxtehude, Pachelbel e Telemann -- si sia sviluppata nella Germania del nord e nelle Fiandre, vale a dire in un contesto protestante.

Possiamo dire lo stesso della musica che l’ha preceduta, detta pre-barocca, quella di Schütz o dell’olandese Sweelinck, per citarne due esempi. Parliamo quindi praticamente di un secolo di egemonia protestante nella musica.

 

Ciò non vuol dire che si tratti d’una musica protestante. Assolutamente! Ma è un fatto storico che, comunque, il protestantesimo vi abbia lasciato qualche traccia percepibile, ad esempio, nella sua gravità e serietà, che a volte può arrivare perfino alla pesantezza. 

Una grande eccezione è senz’altro l’Italia, con i suoi grandi geni come Vivaldi, Scarlatti, Geminiani o Pergolesi.

Dal punto di vista dello stile e dell’ispirazione, l’Italia è un caso a parte. La sua musica è più leggera, più viva, più gioiosa, più solfeggiata. Abbiamo già capito, siamo in un contesto cattolico. Gli aspetti pesanti del barocco provengono, dunque, quasi esclusivamente dal nord protestante. 

Ma un grande avvenimento, poco conosciuto anche dagli specialisti, cambierà sostanzialmente questa situazione.

Carlo Filippo, sovrano del Palatinato ed elettore del Sacro Impero, si insedia nel 1718 a Heidelberg, antica capitale del suo feudo. I suoi sudditi sono protestanti, lui invece è un fervente cattolico, fortemente influenzato dai gesuiti, un dato per niente irrilevante visto il contesto dell’epoca. Era giocoforza che da questa divergenza religiosa nascessero delle tensioni. Nel 1720 Carlo Filippo decide quindi di trasferirsi, insieme alla sua orchestra, al più grande castello barocco della Germania, a Mannheim, così imponente da far impallidire perfino Versailles. In poco tempo la sua Corte diviene una delle più brillanti di Europa. 

Ventidue anni dopo, Carlo Filippo muore senza figli e il trono passa a suo cugino Carlo Teodoro, anch’egli un fervente cattolico. Musicista e mecenate, Carlo Teodoro continua sulla scia del defunto sovrano e nel 1742 anch’egli si stabilisce a Mannheim dove costituisce un’orchestra di ben 80 elementi, tutti di eccezionale qualità. Era la cosiddetta “orchestra dei generali”, composta da compositori ed interpreti per lo più provenienti dalla Boemia, allora parte dell’impero germanico. Questa regione era nota come il vivaio d’Europa per il grande numero di ottimi musicisti che sfornava e quindi esportava nel resto del continente. 

Uno di questi musicisti-compositori, un genio chiamato Jan Vaclav Stamitz, creerà in seguito uno stile nuovo destinato ad una fulminea diffusione: il cosiddetto “stile galante”, oggi detto stile classico. Mai nella storia una scuola riuscirà a produrre una tale quantità di geni, grandi maestri e musicisti di talento, di cui si possono menzionare fra i più noti Haydn, Mozart e Boccherini. Vienna diventa la capitale di questa musica e Parigi il suo palcoscenico: si stabilisce così l’asse Vienna- Mannheim-Parigi, un asse tutto cattolico. 

Ecco quindi la domanda: si tratta d’una musica cattolica?

L’unione fra leggerezza, distinzione e raffinatezza da un lato, e profondità e serietà dall’altro, non è stata mai così felice. È una musica che descrive un mondo ordinato, un mondo creato da Dio dove ogni cosa è buona e l’insieme è eccellente. La tristezza e la gioia si intrecciano. L’una non è mai dissimulata, l’altra è sempre temperata. Nonostante siamo in una valle di lacrime, la bellezza, la verità e il bene sorreggeranno l’ordine del creato fino al ritorno di Nostro Signore Gesù Cristo. 

Lo stile classico esprime perfettamente questa felice simbiosi fra l’uomo e la società, non una qualunque società, ma quella frutto della Civiltà cristiana. È uno stile cattolico per antonomasia. Un apice della musica negli ultimi secoli.

Non è uno stile profano. Non è uno stile religioso. È una felice sintesi dei due.

Categoria: Ottobre 2006

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