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2008

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Attualità

 

Il mito dell’antiproibizionismo

L’argomento è apparentemente lineare: liberate il consumo delle droghe e ne vedrete crollare i prezzi, visto che non saranno più ritenute sostanze illegali. Crollando i prezzi, i produttori non avranno più l’incentivo del mercato. Di conseguenza, la produzione a sua volta calerà vistosamente. Conclusione: volete diminuire il consumo delle droghe? Liberalizzatele! Ecco quanto dicono da sempre i Radicali e “antiproibizionisti” vari, con Pannella in testa.


Ebbene, per motivi che non hanno niente a vedere con l’antiproibizionismo, i prezzi sono davvero calati... e il consumo è andato alle stelle. “Ormai i prezzi delle droghe sono diventati alla portata di tutte le tasche”, informava il Ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Ed il consumo è aumentato di ben il 60%, specie fra i giovani. “Proprio la sua maggiore accessibilità economica rende le droghe ancora più popolari”, spiega l’ex ministro.


È ora di smetterla con questi argomenti-pretesto, mettendo a nudo le vere motivazioni dell’antiprobizionismo, che sono di natura ideologica.

 

L’Italia autentica

Altro che “pastore tedesco”... Nonostante la martellante campagna stampa, spesso al limite della diffamazione, per screditare Papa Benedetto XVI come “freddo” e “conservatore”, la verità è che il prestigio del Sommo Pontefice non fa altro che crescere.


Si è molto commentato il fatto che la frequenza alle sue udienze pubbliche sia molto aumentata rispetto a quelle del suo predecessore. “Ratzinger batte Wojtyla 2x1”, titolava (un po’ irreverentemente) un quotidiano milanese. Ecco che arriva un’ulteriore conferma. Secondo i dati ufficiali, l’obolo di S. Pietro, vale a dire quella contribuzione volontaria che i fedeli di tutto il mondo danno una volta all’anno, in occasione della festa dei SS Pietro e Paolo, in sostegno alle opere di carità del Papa — e sicuro sismografo della sua popolarità — è praticamente raddoppiato.


Questo la dice lunga sull’abisso, sempre più profondo, fra la propaganda massmediatica e la vera opinione pubblica. Forse il conservatorismo dimostrato da Benedetto XVI piace più di quanto non siano disposti ad accettare certi opinionisti.

 

Islamici adescano indios in Venezuela

È fatto noto l’intensa simpatia del presidente venezuelano Hugo Chávez per i fondamentalisti islamici, in chiave anti-americana. La sua ultima mossa, però, ha spiazzato più di uno. Il colonnello golpista ha firmato un accordo col gruppo terrorista islamico Hezbollah, finanziato dall’Iran, incaricandolo dell’indottrinamento delle popolazioni prossime alla frontiera col Brasile e la Colombia, maggiormente composte da indios Guajiros.


Hezbollah è già riuscito a convertire all’islam la tribù dei Wayuu. Le donne ormai usano il velo, gli uomini si addestrano col Kalashnikov, e i bambini imparano a leggere col Corano.


Questo fervore islamico si addice perfettamente all’orientamento marxista di Chávez. Ricordiamo che Hezbollah è nato con l’appoggio del Partito comunista iraniano, che vedeva nell’organizzazione terrorista un valido elemento della “lotta di liberazione rivoluzionaria secondo le parole d’ordine dell’islam”.

 

Scienziati contestano l’effetto serra

Il Comitato per l’Ambiente e i Lavori Pubblici del Senato americano ha dato alla stampa una compilazione contenente più di 400 studi scritti da scienziati di fama internazionale che affermano che il riscaldamento globale corrisponde ad un ciclo climatico naturale, e non è dunque imputabile all’azione inquinante dell’uomo. Questi lavori, che raccolgono contributi di esperti nelle più svariate discipline, rappresentano più del 50% della recente produzione scientifica mondiale sul tema.


D’altronde non tutto è negativo nell’aumento termico. Una ricerca pubblicata da Orley Ashenfelter della Princeton University e Karl Storchmann del Whitman College, analizzando gli effetti dell’aumento della temperatura globale sul valore dei vigneti più famosi del mondo, ha riscontrato che la qualità dei vini pregiati è aumentata negli ultimi 50 anni proprio nelle regioni con l’aumento di temperatura più significativo.


Un’altra ricerca dell’Università di Firenze conferma questo fatto: dagli anni Ottanta in poi si accerta un incremento del livello qualitativo del Brunello di Montalcino, del Chianti Classico e del Nobile di Montepulciano, dovuto alle particolari condizioni climatiche calde.

Categoria: Marzo 2008

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