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Prof. Plinio Corrêa de Oliveira
(1908-1995)

pensatore e leader cattolico,

ispiratore delle Società per la difesa della

Tradizione Famiglia e Proprietà - TFP

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Accademia estiva 2010

 

1789: due mondi si scontrano

 

«Chi non ha vissuto prima della Rivoluzione Francese non può capire cosa sia la dolcezza del vivere». Questa celebre espressione del principe Charles Maurice de Talleyrand- Perigord, famoso per le sue discutibili capacità di consigliere politico, che gli permisero di esser protagonista degli eventi francesi dal periodo pre-Rivoluzionario sino alla Restaurazione, esprime una profonda verità: dopo la Rivoluzione Francese, la Francia, l’Europa, il mondo non potevano più essere come in passato.

Questa frase rappresenta anche il fulcro intorno a cui si sono svolte le lezioni durante la nostra settimana di studio. Sia ben chiaro, quando parliamo di “dolcezza del vivere” non s’intende la vita agiata o tanto meno la società ideale, priva del peccato originale, ma intendiamo la società ispirata dai principi dell’ordine naturale e cristiano. Allora perché chi ha vissuto prima della Rivoluzione Francese non può comprendere cosa sia la dolcezza del vivere?

Cerchiamo di spiegarlo considerando la storia della Francia. Quest’ultima può vantarsi di esser considerata la figlia primogenita della Chiesa, il primo regno Romano-Barbarico a convertirsi al cristianesimo. La Francia fu anche un mirabile esempio di obbedienza alla Santa Sede per la pronta risposta alla crociata bandita da papa Pio II. Inoltre essa annovera patroni quali San Luigi IX e Santa Giovanna d’Arco e figure della statura di San Bernardo di Chiaravalle. La Francia è celebre anche per l’onore espresso dalla cavalleria cristiana, per la fede mostrata nella costruzione di monasteri e cattedrali, per la sapienza manifestata nelle università; si distinse inoltre per gli asili dei Poveri, conosciuti con il nome di Hotel-Dieu, che accoglievano indistintamente malati, anziani e trovatelli e per l’assistenza pubblica di san Vincenzo de Paoli e delle figlie della carità di Santa Luisa di Marillac. Importante fu anche l’educazione impartita dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle.

 Tale era la Francia dell’armonia dei tre ordini, (clero, aristocrazia e terzo stato) della “dolcezza del vivere”, che la Rivoluzione Francese in gran parte spazzò via, proponendo a modello gli errori della filosofia illuminista, che minava la stabilità dell’Antièn Regime (espressione naturale della Res Publica Christiana), e che la rivoluzione dissolse fin dalle fondamenta, estirpando le radici cristiane della Civiltà europea. Espressione di tale volontà sono lo scioglimento di decine di ordini religiosi, le persecuzioni e uccisioni di aristocratici, di sacerdoti, monaci e suore, il ghigliottinamento del Re di Francia Luigi XVI e della sua consorte Maria Antonietta. “Non si può regnare innocentemente” affermò alla Convenzione il tribuno Saint-Just, reclamando la condanna a morte dell’ultimo erede della dinastia millenaria dei Capetingi. Lo storico Henri Delassus, sottolinea che la Rivoluzione Francese non volle colpire in Luigi XVI il criminale (al quale non si poteva attribuire nessun crimine, per la sua indole docile), ma il principio stesso della regalità cristiana. La Restaurazione poteva risanare, ma lo fece solo in parte, poiché l’anima dirompente della ribellione dell’egualitarismo e dell’odio sociale ormai erano entrati a far parte della mentalità comune.

Da questi presupposti possiamo individuare nella Rivoluzione Francese una tappa fondamentale di quel processo plurisecolare, descritto dal prof. Plinio Correa de Oliveira nell’opera Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il quale vedeva nella Rivoluzione Francese l’evento ispiratore dei totalitarismi del XX secolo e in particolare della Rivoluzione Comunista, che a sua volta era ispiratrice di molteplici aspetti di ribellione della Rivoluzione del ’68, che è fonte dell’attuale relativismo etico, che nega l’esistenza di valori assoluti e di istituzioni permanenti radicate nella natura dell’uomo.

Questa è la base teorica che ci ha permesso di rivivere le vicende storiche della rivoluzione nella città di Parigi dove abbiamo visitato il Palais Royale, la Conciergerie, la Bastille, i caffè, i club rivoluzionari e la piazza in cui veniva allestita la ghigliottina che mieteva vittime. Va ricordata, a tal proposito, la visita al cimitero di Picpus, dove riposano migliaia di vittime della rivoluzione, tra cui le Carmelitane di Compéigne. La nostra visita itinerante è continuata nei luoghi della reazione contro-rivoluzionaria nella regione della Vandea. Lì pochi anni prima poteva udirsi la predicazione infuocata di S. Luigi Maria Grignon de Montfort, e lì la popolazione conservava un forte senso religioso e la fedeltà alla monarchia, elementi che la rivoluzione voleva negare. Così i contadini vandeani alla notizia del ghigliottinamento del Re, decisero di reagire armandosi di ciò che possedevano: asce, forconi e falci per iniziare un’acerrima e coraggiosa resistenza. Il loro motto era “Dieu et le Roi”, il loro simbolo, un cuore sormontato da una croce, elementi che indicano la loro volontà di difendere la Chiesa Cattolica e la monarchia. Diversi aristocratici richiamati dai vandeani si misero al loro comando. Nel nostro viaggio abbiamo visitato le rovine del castello del marchese Henri de la Rochejacquelein che giovanissimo costituì il primo nucleo di ciò che sarebbe divenuta l'Armée Catholique et Royale.

Abbiamo visitato i campi di battaglia nelle zone di Cholet, Chemillé, Mauléon, dove le gesta eroiche dell’esercito vandeano ebbero la meglio sull’esercito rivoluzionario. Così, per arrestare l’avanzata dell’esercito vandeano, il governo parigino con a capo Robespierre optò per la guerra di sterminio, inviando in Vandea (e anche in Bretagna, che nel frattempo era insorta) interi eserciti con l’ordine di sterminare i combattenti le loro famiglie, il clero e perfino i bambini, poiché “i bambini di oggi saranno i contro-rivoluzionari di domani”. L’inferno si abbatté sulla Vandea tanto che gli storici parlano di “spopolamento della Vandea” o anche di “genocidio vandeano”. Così la Rivoluzione Francese si macchiò di queste tragiche e invincibili misure, adottate in nome dei valori delle “libertà” e della “fraternità”, con il pretesto di costruire la “modernità” annoverando circa trecentomila vittime solo in Vandea, senza dimenticare le circa duecentomila prodotte dalla ghigliottina.

Questo ci spinge a riflettere sul fatto che l’Europa non può fare a meno del Cristianesimo perché, come ricorda San Pio X, “ la Civiltà del mondo è la Civiltà cristiana, tanto più vera, più duratura, più feconda di frutti preziosi, quanto più nettamente cristiana; quanto più essa si allontana dall’idea cristiana, tanto più essa declina, con immenso danno per il bene comune”. (Enciclica Il fermo proposito dell’11 giugno 1905) 
Categoria: Ottobre 2010

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