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2010

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Accademia estiva 2010

 

"Vi fu un tempo..."

 

“Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava gli Stati...” Queste parole di Papa Leone XIII nell’enciclica “Immortale Dei”, tante volte lette e studiate, diventavano adesso realtà, mentre con i partecipanti all’Accademia estiva della TFP visitavamo i monumenti del medioevo francese: Notre Dame, Chartres, la Sainte Chapelle, Saint Germain l’Auxerrois... pietre che raccontavano una storia, vetrate che ci trasportavano in un’epoca in cui la Fede veramente orientava la vita degli uomini, statue di personaggi allo stesso tempo austeri e gioviali, un tipo umano che oggi non c’è più.

Più che uno stile architettonico, il gotico è uno stato di spirito, in cui è facile distinguere le due note predominanti dell’anima medioevale: la calma e la tensione verso l’alto.

La prima impressione è, infatti, una di grande calma. Entrando in Notre Dame, ci sembrava di accedere a un’altra dimensione, dove non filtra niente di quell’agitazione che, purtroppo, pervade il nostro mondo. Dagli altoparlanti, si udiva musica gregoriana soave e suggestiva. Era come entrare in un angolo di eternità. Per noi, ragazzi, era una sensazione assai strana, sconvolgente, all’inizio forse anche un po’ noiosa, abituati come siamo alla frenesia della vita moderna. Ma, dopo un breve periodo di quasi smarrimento, sempre col naso all’insù, abbiamo cominciato a sentire come, dal profondo del nostro essere, venivano fuori forze di cui forse nemmeno sospettavamo l’esistenza. Abbiamo cominciato a contemplare...

Il gotico è fatto per la contemplazione. A differenza di certi stili post‑rinascimentali, che sembrano dire “Eccomi! Guarda come sono bello!”, il gotico ci dice “Guardami, ma attraverso di me contempla qualcosa di molto superiore”. Mi ricordai del salmo: “Nella tua luce abbiamo visto la Luce”. Nel gotico non si vede l’artista ma Dio.

Ed è questo il secondo aspetto che ci ha colpito della Francia medioevale: tutto tendeva verso l’alto. Tutto era riportato a Dio, che così regnava sovrano sulle anime e sulla società.

Abbiamo capito il senso profondo delle parole di Plinio Corrêa de Oliveira, studiate qualche giorno prima a Creutzwald: “Il regno di Cristo si esercita sulle anime e, quindi, l’anima di ciascuno di noi è una parte del territorio di giurisdizione di Cristo Re. Il regno di Cristo sarà un fatto sociale se le società umane Gli presteranno ubbidienza. Si può , dunque, dire che il regno di Cristo diventa effettivo sulla terra, nel suo senso individuale e sociale, quando si conformano alla legge di Cristo gli uomini sia nell’intimo della loro anima che nelle loro azioni, e le società nelle loro istituzioni, leggi, costumi, manifestazioni culturali e artistiche”.

Ma tutte queste pietre, vetrate e statue altro non sono che opere uscite dalle mani dell’uomo medievale, il vero protagonista della Civiltà cristiana. Dalle cattedrali bisogna risalire ai personaggi. E viene subito in mente il re S. Luigi IX. Era figlio di Luigi VIII e di Bianca di Castiglia, che sin da piccolo gli ripeteva: “Io ti voglio bene quanto una madre può volere bene a un figlio, ma preferisco vederti morto che colpevole di peccato mortale”.

Egli univa la pietà del santo alla combattività del crociato, l’umiltà del francescano alla pompa del sovrano, la fermezza del governante alla magnanimità del padre. Assisteva a ben due messe al giorno e si faceva sempre accompagnare da monaci che cantavano l’Officio divino, anche quando andava in guerra. Capo di ben due crociate, egli era membro del Terz’ordine francescano per il quale, sotto il mantello regale, portava sempre il grezzo abito del Poverello d’Assisi.

San Luigi è ricordato anche come governatore saggio e lungimirante. Organizzò la giustizia trasformando la Curia regis in Tribunale coadiuvato da un corpo di esperti giuristi. Una classica scena è quella del Re che amministra personalmente la Giustizia seduto sotto una quercia nel bosco di Vincennes.

Uomo di profonda carità, serviva personalmente i poveri di Parigi a tavola nel suo palazzo, lavando loro i piedi. Fondò molti ospedali e case di ricovero, come quella di Felles‑Dieu per le prostitute pentite. Terribile in battaglia cercò di essere operatore di pace proibendo le guerre private tra i feudatari. Grande patrono dell’architettura, il suo capolavoro rimane la Sainte Chapelle.

Colpito dalla peste durante la sua seconda crociata, S. Luigi IX morì dopo tre giorni di dura agonia esclamando: “Nelle tue mani consegno il mio spirito!”. Il corpo fu riportato in Francia mentre il suo cuore fu condotto in Sicilia, dove tuttora può essere venerato nel Duomo di Monreale.

Uscendo da Notre Dame, al colpo di vento caldo sul viso, ero ormai abituato alla freschezza dell’interno, è seguito un altro colpo che non esito definire uno shock: turisti semi‑nudi (sempre meno “semi”), chiacchiere da baraccone, risate forsennate, rumore, agitazione, inquinamento...

Confesso che, per un momento, ho avuto la tentazione (chiaramente utopica) di rientrare nella cattedrale per non uscirne più. Ma in quell’istante ho capito che la Provvidenza mi aveva fatto nascere in questo secolo non per fuggire verso il passato, ma per affrontare il presente preparando il futuro che, ne sono sicuro, sarà più simile a Notre Dame che non a quel guazzabuglio. 
Categoria: Ottobre 2010

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