Conferenze Varie

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Note di perplessità sul Messaggio di Papa Francesco in tema di fine-vita

di Federico Catani 

 

         Il Messaggio che Papa Francesco ha inviato ai partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del fine-vita, tenutosi in Vaticano dal 16 al 17 novembre scorsi, ha suscitato una vasta eco mediatica. In particolare, i mezzi di informazione laici hanno evidenziato una presunta svolta della Chiesa sul tema dell’eutanasia: da una netta chiusura sarebbe passata ad una prudente ma chiara apertura. D’altra parte, in ambito cattolico generalmente si è risposto che il Papa ha ribadito la dottrina di sempre e che, se proprio si vuole ammettere un cambiamento, questo riguarda l’approccio alla questione, il linguaggio usato, percepito come più dialogante.


         E se è vero che l’informazione laica ha evidentemente utilizzato il Messaggio papale per i propri interessi e dunque per promuovere, soprattutto in Italia, una legge sul testamento biologico (ovvero la legalizzazione dell’eutanasia), è altrettanto innegabile che le parole di Francesco presentano alcuni punti davanti ai quali si rimane quantomeno perplessi.

         1. Innanzi tutto il Papa focalizza l’attenzione sull’accanimento terapeutico - che è l’argomento centrale del Messaggio - come se questo fosse il problema principale oggi nel mondo. Ma fatti recentissimi di cronaca, quali il caso del piccolo Charlie Gard, dimostrano che così non è. La dottrina morale della Chiesa ha certamente sempre condannato l’accanimento terapeutico e dunque in tal senso Francesco effettivamente non afferma nulla di nuovo. Va notato però che i gruppi favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia fanno sempre volutamente confusione riguardo ai concetti di ‘accanimento terapeutico’ ed ‘eutanasia’, facendo leva specialmente sull’emotività dell’opinione pubblica e presentando all’attenzione dei media casi umani estremi e strazianti. Spesso quindi si presenta come sproporzionale una terapia o un trattamento che in realtà non lo è. Confondere e falsificare le parole è parte della strategia della Rivoluzione, in questo caso declinata come ‘cultura della morte’.

         2. Il punto più preoccupante del discorso è quello in cui Francesco apre ad un accordo tra le varie fazioni in campo anche per l’approvazione di una eventuale norma in materia di fine vita: “In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza”.


         In pratica, la dottrina sui principi non negoziabili è accantonata ancora una volta. L’impossibilità di scendere a compromessi su questi temi fondamentali - la cui enunciazione da parte di Benedetto XVI gli attirò le critiche e gli strali del mondo - non è più ritenuta tale da Francesco. Il Papa infatti riconosce che ci può essere una legge che disciplini il cosiddetto fine-vita. E addirittura dichiara che tutto ciò deve avvenire mediando tra posizioni e visioni differenti, giungendo dunque inevitabilmente ad un risultato contrario alla dottrina morale cattolica. La contraddizione anche con Evangelium vitae n.73 è lampante. Nel caso dell’Italia, infatti, una legge sul cosiddetto testamento biologico non esiste ancora e il mondo cattolico dovrebbe impedire che ciò avvenga. Se infatti si cede su questo punto, accadrà con l’eutanasia lo stesso che è avvenuto con aborto, divorzio e ‘matrimonio’ omosessuale: si aprirà la falla nella diga e sarà difficilissimo chiuderla, in base all’ormai noto principio dello slippery slope, il piano inclinato. Approvare oggi una legge sul tema serve solo a questo.

         3. Inoltre Francesco afferma che “per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti”. Lo stesso linguaggio usato per i divorziati risposati in Amoris laetitia… Eppure i medici normalmente agiscono proprio così: ogni paziente ed ogni malattia è un caso a sé, ferma restando però la Verità morale, che non cambia. Qui invece il Papa sembra scegliere la strada del relativismo. Ben diversa era stata la risposta che la Congregazione per la Dottrina della Fede diede nel 2007 ai dubia della Conferenza episcopale statunitense: aveva espresso chiaramente che, ad esempio, idratazione e alimentazione artificiali, salvo ovviamente casi in cui il corpo non riesca ad assorbire più nulla, non sono mai da considerarsi accanimento terapeutico. Questo nelle parole di Francesco non traspare. Anzi potrebbe addirittura essere confutato: “Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute”. Come notato da Tommaso Scandroglio su La Nuova Bussola quotidiana, per non lasciare adito a cattive interpretazioni, sarebbe bastato aggiungere l’avverbio ‘sempre’ davanti alle parole ‘a promuovere la salute’.

         In conclusione, al di là di ogni interpretazione volta a minimizzare o acuire la presunta novità del Messaggio papale, al netto di tutte le osservazioni tecniche possibili, e a prescindere dalle reali intenzioni o meno, un risultato è evidente: le parole di Francesco almeno in Italia hanno offerto aiuto e pubblicità a quanti stanno lottando da tempo per introdurre l’eutanasia nell’ordinamento giuridico.

 

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