Newsletter gennaio 2013 - 1

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Newsletter dell'Associazione Tradizione Famiglia Proprietà — gennaio 2013 - 1

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Roma, 16 gennaio 2013

 

      

       Gentile ,

  

    Da qualche tempo la Corte di Cassazione sta emettendo sentenze che tendono a demolire l’istituzione della famiglia. Nel giugno 2011, per esempio, stabilì che le coppie di fatto sono equiparabili alle famiglie legittime in tema di risarcimento danni. All’epoca, Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, la definì “una sentenza storica”. 

      Adesso arriva un’altra mazzata: la Corte di Cassazione difende i diritti delle coppie omosessuali per quanto riguarda l’affidamento dei minori. Il caso è stato scatenato da una causa di affidamento tra un uomo di religione islamica che aveva avuto un figlio con una donna italiana, che in seguito era andata a convivere con la sua compagna. 

      L’uomo ha contestato l’esclusivo affidamento del figlio accordato alla madre dalla Corte d’appello di Brescia, sulla base del fatto che il bimbo era inserito in una famiglia omosessuale per cui avrebbero potuto esserci “ripercussioni negative sul bambino”. La Cassazione gli ha dato torto, attribuendo la sua richiesta a semplici “pregiudizi”. 

      E anche questa sentenza è stata definita “storica” dall’Arcigay. 

      Sono troppe “sentenze storiche”. I Tribunali si stanno attribuendo un compito che non gli appartiene: quello di sovvertire l’assetto giuridico, e quindi sociale e culturale, del nostro Paese. Oltre a essere un modo di procedere antidemocratico, viola anche l’articolo 29 della Costituzione che riconosce nella famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna l’ambiente naturale per l’educazione dei figli. 

      La Magistratura è sempre più ideologizzata. Invece di applicare la legge, i magistrati la stanno creando, in una sorta di ingegneria sociale totalmente al di fuori delle loro attribuzioni.

      Tali sentenze sovvertono, inoltre, l’ordine naturale creato da Dio, fondato sulla differenza dei sessi e sulla famiglia monogamica come cellula basica della società. Lo Stato dovrebbe essere il guardiano dell’ordine naturale, non il suo demolitore. Uno Stato che in tal modo viola l’ordine naturale sta ponendo le condizioni per la propria rovina. 

      “Non si può costruire una civiltà attraverso le sentenze dei Tribunali — afferma monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente della Commissione Cei per il Laicato — Ci sono studi precisi, dal punto di vista psicologico e filosofico. Non può essere la legge a stabilire quale sia il rapporto migliore con i genitori. Né tocca a un Tribunale dire quale sia la situazione ottimale per un bambino”

      Purtroppo si fa largo in ambienti di Chiesa l’accettazione dell’omosessualità. 

      Lo scorso 31 marzo, per esempio, si riunì ad Albano Laziale, alle porte di Roma, il Forum dei Cristiani omosessuali. Star dell’evento, il teologo Vito Mancuso, discepolo del cardinale Carlo Maria Martini. Dopo aver affermato che “la Bibbia non è parola di Dio”, Mancuso dichiarava: “Sono contrario alla prospettiva che vuole definire la variante omosessuale come malattia o peccato”. Secondo l’ex docente di teologia moderna, sia l’ordine naturale sia le Sacre Scritture non contengono verità immutabili, ma vanno interpretati secondo il sentire dell’uomo moderno. E questo sentire si sta gradualmente spostando verso l’accettazione dell’omosessualità. 

      Tale penetrazione degli errori omosessualisti in seno alla Chiesa non è di oggi. Da decenni, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira veniva osservando l’avanzare di tali errori. Ho appena trovato un testo in merito, risalente alla metà degli anni 1980, in cui, parlando ai membri della TFP americana riguardo a una loro campagna contro l’omosessualità, il pensatore cattolico getta uno sguardo sul futuro della rivoluzione omosessualista che oggi, col senno di poi, non possiamo che definire profetico.

 

       Cordialmente,

        

 

firma loredopicc                                                                                                                            Julio Loredo

 

 

 

La Rivoluzione omosessualista

 

 

di Plinio Corrêa de Oliveria

 

    Se il movimento rivoluzionario in favore dell’omosessualità arriverà a contare un numero di aderenti tale da avere un peso effettivo sull’opinione pubblica; quando, soprattutto, crescerà oltre una certa misura la massa di coloro che, pur non schierandosi con gli omosessuali, tuttavia non si indignano per il favoreggiamento dell’omosessualità e, a causa di preconcetti liberali, non vogliono che essa sia repressa, i promotori della rivoluzione omosessualista potrebbero tentare di dare una sorta di scacco matto al Papa dicendo: 

    “Il blocco formato dagli omosessuali e dai tolleranti ha ormai assunto una forza enorme negli Stati Uniti. Lei, Santo Padre, avrebbe il coraggio di condannare l’omosessualità pur sapendo che questo blocco potrebbe non seguirla e, quindi, staccarsi dalla Chiesa? Quanti resterebbero fedeli in quest’eventualità? E poi, Santo Padre, Lei sa che ci sono ormai movimenti omosessualisti organizzati in tutto il mondo e che il numero dei tolleranti cresce ovunque. Quale sarebbe la ripercussione di questo scisma sui cattolici di altri Paesi?” 

    Ma sorge un’altra domanda: fra quelli che sono contro l’omosessualità e contro la tolleranza, ossia fra quelli che hanno su questo punto una mentalità retta, quanti avranno il coraggio di affrontare l’assalto organizzato contro la Chiesa? Resisteranno? Oppure consiglieranno il silenzio e la “prudenza” in attesa di giorni migliori per assumere un atteggiamento più energico? 

    Secondo me, coloro che sceglieranno la seconda via di fatto favoriranno l’omosessualità perché, paralizzando per tempo indefinito la reazione contro di essa, apriranno le porte della Chiesa al continuo dilagare di una mentalità non più contraria al vizio contro-natura, ma permissiva e tollerante. Se non una tolleranza dottrinale, almeno una tolleranza effettiva. Un bel giorno, scopriremo che l’omosessualità ha acquisito diritto di cittadinanza nella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana. 

    Ecco la strategia che intende eseguire la rivoluzione omosessualista. 

    Evidentemente, ciò mira ad abituare la Chiesa a mantenere un silenzio così completo su temi così cruciali, che quasi si direbbe che essa non esiste più. La Chiesa non sparirà, data la promessa divina, ma sarà come se si fosse evaporata dal panorama moderno.

 Ma c’è un’altro aspetto tremendo: l’introduzione del libero esame nella Chiesa. Apparirà chiaro che il Vicario di Cristo, il Papa, ha una certa posizione e che un numero incalcolabile di cattolici ha una posizione opposta. Cioè, nega l’autorità del Papa. 

    Come siamo arrivati a questa situazione? 

    C’è stata una preparazione graduale, intelligente per abituare un crescente numero di cattolici a considerare il problema dell’omosessualità come opinabile: “Il Papa la pensa così, certo. Ma tale arcivescovo, tale vescovo o tale Conferenza Episcopale la pensano diversamente”. I cattolici vedono che molti prelati, sacerdoti e teologi divergono apertamente dalla Santa Sede ma non vengono puniti. Vedono che la Chiesa non castiga chi si ribella contro di essa. Al contrario, permette che queste persone, che per il loro atteggiamento ribelle si sono infatti escluse dalla Chiesa, e quindi sono in stato di peccato mortale, continuano a celebrare la Santa Messa, a distribuire i sacramenti ed a svolgere il loro magistero. 

     Se la situazione continuerà a svilupparsi in questo senso, avremo una Chiesa ridotta al silenzio. Un silenzio dovuto in parte alla mollezza in parte al panico di affrontare un avversario forte e scaltro. Ma soprattutto un silenzio dovuto all’assenza di santo furore contro il peccato, di quella santa indignazione per la quale un Papa affronta tutto e tutti affermando: il Magistero della Chiesa resta in piedi nonostante tutto! Veritas Domini manet in aeternum! Il mondo giri come vuole, la roccia di Pietro resta salda! 

    Purtroppo dobbiamo registrare il fatto che, in molti ambienti cattolici c’è, non tanto una connivenza dottrinale con l’omosessualità, quanto una mancanza di indignazione nei confronti del peccato. Una mancanza frutto di un certo sentimentalismo pacifista che, davanti al pericolo, lungi dal dimostrare eroismo, si lascia impantanare dalla mollezza, dalla connivenza, dalla speranza (peraltro totalmente infondata) che il male si correggerà da sé. 

   E così, l’offensiva omosessualista avanza audacemente perché sa che non le succederà niente. I promotori di questa rivoluzione sanno di poter contare sul clima di impunità, figlia della paura e della mollezza, che domina ormai troppi ambienti cattolici. Non dico che questi ambienti cattolici siano impegnati direttamente nella promozione dell’omosessualità. Io dico un’altra cosa. Conoscendo bene questa mentalità sentimentale e cedevole, i capi della congiura omosessualista elaborano i loro piani tenendo conto che, da questa parte, non avranno niente da temere. 

   Abbiamo così, d’una parte, il peccato contro natura dilagante. E d’altra parte il peccato, secondo me più grave, di innumerevoli cattolici che, o perché concordano con l’omosessualità o perché hanno paura di affrontarla, vogliono costringere la Santa Sede a mantenere il silenzio su questo punto, ossia a retrocedere davanti al peccato, abbandonando la sua missione. 

   Secondo me, questo secondo peccato partecipa del sacrilegio, è una connivenza col desiderio di distruggere la Chiesa. E questo è molto più grave. Se questa situazione si prolunga e, anzi, si accentua, è il caso di chiedersi se non siamo arrivati alla fine del processo rivoluzionario. È lo sbocco di un peccato durato cinquecento anni, è un tale cumulo di peccati che grida vendetta al cospetto di Dio. Allora noi non possiamo averne dubbi: è anche l’ora dell’intervento della Provvidenza, l’ora dell’intervento della Madonna!

 

 

 

© Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, Viale Liegi 44, 00198 Roma. Direttore responsabile: Julio Loredo. Questa Newsletter ha carattere meramente informativo. Se non desidera riceverla più, basta clickare qui Cancellati. Per qualsiasi informazione inviate una mail a info@atfp.it