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Il cammino sinodale tedesco è la spinta progressista per una rivoluzione mondiale nella Chiesa

 

 

di Mathias von Gersdorff

È stato scritto molto sul “cammino snodale tedesco”. Cerchiamo qui di ridurre tutta quella matassa imbrogliata di proposte ereticali e para-scismatiche a concetti più alla portata del lettore mediamente informato sulle vicende della Chiesa.

Se si potesse dirlo in breve, diremmo che il “cammino” è un tentativo di far approvare dalla Chiesa qualcosa sulla scia del celebre sessantotto: rivoluzione sessuale, femminismo, unioni alternative (matrimoni di ogni tipo) e tutto ciò in parallelo a una visione radicale ed egualitaria della società e della politica.

Un altro elemento semplice ma indispensabile da capire è il seguente: il cammino sinodale non si propone appena di cambiare dalle fondamenta la chiesa in Germania, ma vorrebbe influenzare la Chiesa in tutto il mondo. In altre parole, una rivoluzione ecclesiale di portata universale. Lo dicono apertamente i loro esponenti più noti, sia fra i vescovi che nel laicato. Alcuni manifestano una viva gioia anche per il fatto che le tematiche da loro sollevate, oggi vengono discusse in molti altri Paesi del pianeta. Già questo, secondo loro, è un risultato vincente.

Rimane da vedere, adesso, se un tale piano per convincere tutti della bontà delle idee e delle proposte del “cammino” sinodale tedesco sia realistico. In altre parole, la sua radicalità estremista verrà accettata da un numero rilevante di vescovi o da una parte rilevante della Chiesa Cattolica universale? O si tratta di qualcosa di troppo acerbo da ingoiare, con il rischio di vive reazioni?

E se qualcosa non dovesse funzionare come voluto ora dai più estremisti, ciò significherebbe che la radicalità delle proposte e delle conclusioni del “weg” potrebbero dirsi inutili? Rispondiamo a questa domanda con le parole del saggio "Rivoluzione e Controrivoluzione", quando in esso Plinio Corrêa de Oliveira, riferendosi alle marcie del processo rivoluzionario, una lenta e una rapida, afferma: “È necessario studiare la parte di ciascuna di queste velocità nella marcia della Rivoluzione. Si direbbe che i movimenti più veloci siano inutili. Ma non è vero. L'esplosione di questi estremismi alza una bandiera, crea un punto di attrazione fisso che affascina per il suo stesso radicalismo i moderati, e verso cui questi cominciano lentamente a incamminarsi. Così, il socialismo respinge il comunismo, ma lo ammira in silenzio e tende a esso. Ancora prima nel tempo si potrebbe dire lo stesso a proposito del comunista Babeuf e dei suoi seguaci negli ultimi bagliori della Rivoluzione francese. Furono schiacciati. Ma lentamente la società sta percorrendo la via sulla quale essi avevano voluto portarla. Il fallimento degli estremisti è, dunque, soltanto apparente. Essi danno il loro contributo indirettamente, ma potentemente, alla Rivoluzione, attirando lentamente verso la realizzazione dei loro colpevoli ed esasperati vaneggiamenti la moltitudine innumerevole dei "prudenti", dei "moderati" e dei mediocri.”

Se trasferiamo questo concetto al Cammino Sinodale e alla sua rivoluzione ecclesiale mondiale, vediamo che il cammino sinodale tedesco ha alzato una bandiera indicando dove alla fin fine si vuole arrivare. Gli osservatori più lucidi di ogni parte hanno visto l’importanza del „weg“ tedesco per l’insieme del processo di sinodalità lanciato nel 2015 da Papa Francesco. Tuttavia, era scontato che qualche attivista del progressimo, molto più passionale che lungimirante, a volte si sia sentito frustrato, non comprendendo nel piano immediato qual‘è stata l‘utilità della bandiera innalzata dai suoi correligionari.

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