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Matrix, le domande filosofiche su realtà, ricerca e libertà

 

 

di don Stefano Bimbi

Il 1° gennaio di quest'anno è uscito nei cinema italiani, adesso disponibile anche in dvd, Matrix Resurrections il quarto film della serie con il ritorno di Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss da protagonisti come nella trilogia originale. Questo nuovo capitolo della saga ci permette di ripercorrere i motivi che hanno portato al successo i primi tre film per comprendere come mai continuano ad esercitare un così grande fascino.

Era il 1999 quando uscì il primo film di Matrix che ebbe un notevole impatto sul grande pubblico. Il successo di questa pellicola non era dovuto soltanto agli effetti speciali, straordinari anche a distanza di oltre un ventennio, o al ritmo incalzante dato dalle numerose scene di azione, ma dal fatto che metteva di fronte al problema della realtà e al problema della scelta. Queste sono domande filosofiche a cui l'uomo si è sempre interessato e a cui si interesserà sempre: per questo Matrix piacque e continua a piacere così tanto da arrivare adesso a produrre un quarto capitolo sulla scia del successo della trilogia conclusa nel 2003.

Richiamiamo alla mente i passaggi principali e i dialoghi più importanti prima di addentrarci nei significati più profondi di questa straordinaria opera cinematografica. Thomas Anderson vive una doppia vita: di giorno lavora per una grossa azienda di software, mentre di notte è un hacker esperto che ha commesso ogni sorta di crimine digitale. È conosciuto nell'ambiente con il nome di Neo. Questo personaggio, che è il protagonista del film, sente che c'è qualcosa che non quadra nel mondo che lo circonda. Lo percepisce come estraneo. È pieno di domande a cui non riesce a dare risposta. Un giorno viene contattato da Morpheus, considerato il più grande pirata virtuale vivente, che gli dice di avere la risposta a tutte le sue domande. Morpheus sostiene che Neo sia l'eletto, destinato a salvare l'umanità dal grave problema che la affligge. Ma di che problema si tratta? Di Matrix, che «è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. (...) È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità». E la verità è: «Che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente».

Morpheus, invece di rivelargli direttamente tutta la verità, lo pone dinanzi ad una scelta. In questa scena, che personalmente considero la più significativa di tutto il film, il protagonista viene posto davanti ad un bivio: rassicurante bugia o dura verità? «Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio». Neo sceglie la pillola rossa. 

Qual'è quindi questa verità che Morpheus mostra a Neo? Molto tempo prima le macchine che l'uomo aveva costruito erano diventate così intelligenti da ribellarsi. Siccome ogni uomo produce con il suo corpo l'energia elettrica di una batteria da 120 volt le macchine avevano iniziato ad usarli come batterie. Avevano poi creato questa realtà virtuale, Matrix appunto, a cui collegare le menti di tutti gli uomini per fargli credere che quella fosse la realtà, mentre i loro corpi erano attaccati alle macchine che li usavano come batterie. Gli uomini quindi vivevano in un mondo virtuale, convinti che fosse la realtà perché non avevano visto nient'altro che questo. Morpheus libera Neo da Matrix e lo fa rientrare nel mondo reale nell'ultima comunità di uomini liberi. C'è da notare come chi viene messo di fronte alla dura verità, non potendola controbattere con degli argomenti, dica "Ma non è possibile!". È importante superare questo iniziale momento di rigetto e adeguare le nostre idee alla realtà e non il contrario, come fanno le ideologie. Queste infatti vorrebbero piegare la realtà alle loro idee. «Non ho detto che sarebbe stato facile: ho detto che ti offrivo la verità» dice MorpheusNeo accetta di combattere al fianco di Morpheus, insieme agli altri uomini, per la liberazione del genere umano.

Oltre alla storia veramente appassionante, la bellezza di questo film sta nelle concezioni filosofiche che vi si possono leggere al suo interno. Il tema principale è l'opposizione fra un mondo vero e un mondo falso, tra la verità e l'apparenza. Da questo punto di vista Matrix non è altro che la riproposizione, in chiave fantascientifica, del mito della caverna scritto da Platone, uno dei testi universalmente riconosciuti come fondamentali per la storia del pensiero e della cultura occidentale.

Da un lato gli scettici diranno che Matrix è la dimostrazione che i nostri sensi ci possono ingannare e che quindi non siamo sicuri che quello che vediamo sia effettivamente la realtà. Dall’altro lato ci sono i realisti, i quali sostengono che i sensi ci mostrano la verità e che il mondo finto di Matrix, così come la caverna di Platone, è un’allegoria per parlare della ricerca della verità da parte dell'uomo. La seconda risposta è quella che soddisfa di più e che spiega più pienamente il senso del film. Perché? Innanzitutto perché la ricerca di questi due personaggi non è volta al dubbio sistematico, bensì alla ricerca della verità, che esiste ed è oggettiva.

Matrix è l'allegoria dell'indottrinamento, che chiude le menti in una bolla, impedendogli di conoscere qualcosa che sia fuori dal programma. È quello che sempre più spesso vediamo oggi nella scuola dove i programmi standardizzati non permettono ai bambini di conoscere una realtà che sia al di fuori di ciò che impone la cultura dominante. Per questo ogni totalitarismo ha ritenuto essenziale esercitare il proprio controllo sui programmi scolastici. Oggi a scuola viene spesso insegnata più che la storia, una vera e propria rilettura di essa in chiave anticattolica, piena di falsità. Ma quando qualcuno inizia a sentire che c'è qualcosa che non va in questa narrazione e si mette alla ricerca della verità con onestà intellettuale, ecco che la verità lo trova e dissipa ogni dubbio. Se per questo fosse insultato, escluso o minacciato di morte, anche se cedesse per debolezza, non per questo crederebbe all’errore. La verità lo avrà reso libero.

Innestato al tema della verità c'è quello della sua ricerca da parte dell'uomo,rappresentato magnificamente dalla scena della pillola rossa contrapposta alla pillola azzurra. La scoperta della verità è frutto di una scelta: sei disposto ad ascoltarla oppure no? Chi cerca sinceramente la verità prima o poi la trova, ma a chi non la vuole sentire non c'è modo di fargliela capire. Chi non ricerca la verità, costi quel che costi, è un fallito. Infatti non sarà in grado di prendere su di sé il peso della vita e quindi non combinerà mai niente. 

Un altro quesito filosofico importantissimo posto dal film è il problema della volontà contro il determinismo. Siamo veramente liberi di fare quello che facciamo oppure le nostre scelte non sono altro che la conseguenza inevitabile di condizionamenti esterni? Su questo punto la posizione dei primi tre film è molto chiara: sono i cattivi a sostenere il determinismo e a dire ai buoni che con le loro azioni non possono cambiare la realtà. Rhinheart, un cattivo di Matrix, rimanda tutto alla causalità, negando la possibilità di effettuare una scelta libera. Invece il personaggio dell’oracolo, a cui i buoni si rivolgono, conosce il futuro, ma non fino a prevedere le scelte che verranno fatte. Se tutto fosse un semplice causa-effetto, lei potrebbe vedere interamente il futuro, ma non è così. Il determinismo vale per tutta la natura tranne che per l'uomo. L'uomo è sì dotato di istinto, ma ha anche la ragione e la volontà per guidare l'istinto e, talvolta può anche andarci contro. Come quando Trinity, nel secondo film della serie, per salvare Neo, il suo amato, va contro l'istinto più forte, quello di sopravvivenza. Il sacrificio infatti è una esclusiva del genere umano.

L'ultimo punto da affrontare è quello della presenza di Dio nei film di Matrix. Potrebbe sembrare che l'elemento religioso sia assente: nessuno si rivolge ad una divinità o accenna a qualche forma di religiosità. Ma a ben vedere questo non è completamente vero: Morpheus nel terzo film parla della Provvidenza come di colei che tira davvero le fila della loro missione, che altrimenti, se affidata alle sole forze umane è destinata a fallire. Lui, anche se verrà disprezzato per questo da altri comandanti delle navi degli uomini, ascolta le profezie dell'oracolo e le segue. È lui che riconosce in Neo l'eletto di cui parlavano queste profezie. In definitiva, come dice lui stesso, crede nel destino. E qui si potrebbe pensare che, in fondo in fondo, non solo per Rhinhearth, ma anche per Morpheus le nostre scelte non sono libere. Nel primo caso perché condotte da un mero principio di causalità, nel secondo perché guidati da una volontà soprannaturale. Ma non è così. Il destino di cui parla Morpheus è l'esatto opposto del determinismo di Rhinhearth. Per Morpheus il destino è la Provvidenza che agisce nella storia, ma lo fa attraverso le libere scelte delle persone. E questo vale più di mille discorsi sulla fede che avrebbero potuto mettergli in bocca.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 5 maggio 2022.