La Corte Suprema si sbaglia: nella battaglia per l'aborto, tutti hanno diritto a intervenire

di John Horvat
La deludente decisione della Corte Suprema, 9-0, che ha respinto il ricorso contro le restrizioni allentate dalla FDA (Food and Drug Administration) sulla pillola abortiva, il mifepristone, è un tragico esempio di tutto ciò che non va nel sistema legale americano.
La Corte ha ridotto il caso a un problema procedurale di legittimazione ad agire, ossia il diritto di una parte a rappresentare una causa in virtù del coinvolgimento diretto e del danno subito. I giudici hanno sostenuto che i ricorrenti, un gruppo di medici, non erano legittimati a rappresentare la causa perché non potevano dimostrare di aver subito un "pregiudizio di fatto", non essendo mai stati costretti a fornire cure di follow-up ai pazienti che utilizzavano il farmaco.
Pertanto, pur essendo qualificati per esprimere pareri sui pericoli connessi al farmaco, non potevano affrontare la minaccia che la nuova politica rappresentava per le donne e i loro figli non ancora nati.
Evitare il problema
Il responso non ha soddisfatto nessuno, poiché non ha risolto la questione, ma ha solo rimandato il problema più in là nel tempo.
Il giudice Brett Kavanaugh ha suggerito di portare il caso al ramo legislativo o esecutivo, dove sarebbe soggetto ai capricci del partito al potere. Il giudice Clarence Thomas è stato più suggestivo, delineando i modi in cui i pro-life potrebbero inquadrare il caso per trovare la legittimazione ad agire.
Da parte loro, gli avvocati pro-life promettono di tornare alla Corte Suprema con casi simili, allo scopo di cambiare il loro approccio. Una volta superato l'ostacolo della legittimazione ad agire, sperano di entrare nel merito del caso e del pericolo per le donne e i nascituri.
La crisi del diritto
Tuttavia, il problema è molto più profondo delle questioni procedurali o tecniche. Questa decisione riflette la crisi del diritto moderno che elude e ignora le considerazioni morali.
Staccandosi dal diritto comune e dal diritto naturale, il diritto moderno ha subito una svolta radicale dopo la Seconda Guerra mondiale. Ha reso l'individuo il fatto determinante di ciò che è il diritto, rendendolo soggetta a tutti i capricci e le passioni umane. Questa teoria giuridica aborrisce qualsiasi appello a una legge superiore che suggerisca l'esistenza di una legge universale derivata dalla natura umana.
In questo modo, il diritto moderno sembra essere moralmente neutrale. Tuttavia, rifiutare di occuparsi di questioni morali è di per sé una decisione morale. Infatti, non onorare la moralità nel diritto favorisce l'immoralità per difetto. Questo nuovo sistema giuridico, in ultima analisi, vanifica lo scopo del diritto, lavora contro il bene comune e porta la società nel caos.
Una nuova nozione di diritto
La nozione di legge è cambiata. Non si basa più sulla classica definizione tomista della legge come una norma della ragione per il bene comune promulgata da un'autorità pubblica con giurisdizione su una comunità. Tale teoria giuridica classica incanala la partecipazione alla comunità a beneficio di tutti. Vede l'interesse individuale e il bene comune come obiettivi complementari che non si escludono a vicenda.
Il diritto moderno non riconosce questo bene comune. I sostenitori progressisti che dominano il diritto moderno vedono il diritto come un mezzo per facilitare un esercizio sempre più ampio ed evolutivo dell'autonomia personale all'interno della società. Quest’opinione è espressa nella famosa decisione Planned Parenthood della Pennsylvania sudorientale Vs Casey: "Il cuore della libertà è il diritto di definire il proprio concetto di esistenza, di significato, di universo e di mistero della vita umana".
L'individuo, non la comunità, è il personaggio centrale in questo quadro. La legge si adopera per ridurre al minimo i conflitti nel perseguimento dell'autonomia individuale, spesso colpendo i costumi e la morale.
L'aborto procurato, ad esempio, è visto come un'espressione di questa autonomia personale e deve essere difeso dalle esigenze del bene comune che assegna doveri e responsabilità associati alla procreazione.
Negare la legittimazione ad agire
Questa centralità dell'individuo spiega perché la Corte Suprema ha negato la legittimazione ad agire ai ricorrenti nel caso della pillola abortiva. Essendo supremo, l'individuo è colui che deve determinare il danno in un modo che deve essere distintivo e palpabile.
Anche i medici che vedono i pericoli concreti della pillola non possono rappresentare o mettere in guardia chi è in pericolo. Un individuo non coinvolto non può presentare una "torto generalizzato" dannoso per il pubblico in generale. Deve essere il "pregiudizio di fatto" a fornire la legittimazione ad agire.
Curiosamente, la parte più colpita dall'aborto procurato non è legittimata: il bambino non ancora nato. Questa parte subisce il più grande "pregiudizio di fatto", essendo privata della vita. L'autonomia dell'individuo, espressa nel mantra "il mio corpo, la mia scelta" (my body, my choice, ndr), prevale su qualsiasi diritto alla vita del nascituro.
Anche la Corte Suprema americana ammette eccezioni alla sua regola, consentendo a terzi di rappresentare chi non è in grado di tutelare i propri diritti e interessi. La tesi pro-life applica questa eccezione ai nascituri più vulnerabili. Inoltre, difende la vita dalla prospettiva del bene comune, che è lo scopo della legge.
È sbagliato negare la legittimazione ad agire
Pertanto, la Corte Suprema ha sbagliato a negare la legittimazione ad agire a coloro che hanno contestato la legge sull'aborto per molte ragioni.
Secondo la tradizione giuridica classica, la legalizzazione dell'aborto procurato attacca il bene comune verso il quale la legge deve essere orientata. Le bombe demografiche ad orologeria che si stanno accumulando in tutto il mondo testimoniano il danno massiccio che presto colpirà la maggior parte delle nazioni a causa di misure di controllo della popolazione come l'aborto.
Da una prospettiva di legge naturale, purtroppo non più riconosciuta nel diritto moderno, il governo non ha il diritto di legalizzare mali intrinseci come l'aborto procurato.
Tutti dovrebbero opporsi
In effetti, tutti dovrebbero opporsi all'aborto perché attacca il bene comune, lascia i non nati senza mezzi di difesa e crea innumerevoli "pregiudizi di fatto".
Tuttavia, il falso legalismo dell'autonomia individuale nega questa posizione, cedendo alla tirannia dell'individualismo egoista per determinare la legge. Nega i legami materiali e spirituali che uniscono l'umanità al Creatore.
Tutto questo avrà gravi conseguenze. Parafrasando John Donne, "Nessun uomo è un'isola". La morte di ogni uomo mi diminuisce perché sono coinvolto nell'umanità. Quando la campana suonerà a morto per la civiltà, non dovremo chiederci per chi suona la campana. Suonerà per me.
Fonte: Return To Order, 19 Giugno 2024. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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