PERDONO SENZA RITRATTAZIONE?

IL CASO DI PADRE ERNESTO CARDENAL

di Julio Loredo
 
“Piega la tua testa, o fiero Sicambro, brucia ciò che hai adorato e adora ciò che hai bruciato”.
Questa frase, pronunciata la sera del 24 dicembre 496 dal vescovo S. Remigio nell’atto di battezzare Clodoveo, Re dei Franchi, riassume il concetto di conversione: si brucia ciò che si era adorato e si adora ciò che si aveva bruciato.
Non sembra essere questo il caso di Padre Ernesto Cardenal, il sacerdote nicaraguense sospeso a divinis da Papa Giovanni Paolo II nel 1985, e adesso graziato da Papa Francesco, che gli ha pure inviato una benedizione. Nessuna ritrattazione delle idee rivoluzionarie che avevano determinato le sanzioni disciplinare nei suoi confronti, appena una richiesta inviata al Vaticano attraverso il Nunzio apostolico e subito accolta da Papa Francesco.
Il caso, forse poco commentato in Europa, ha invece provocato una tempesta in America Latina. Il gesto si inserisce infatti nella lunga serie di interventi di Papa Francesco in favore della cosiddetta Teologia della liberazione di stampo marxista, solennemente condannata da Giovanni Paolo II, e adesso invece riabilitata e rimessa in carreggiata.
L’ultimo atto della serie era stata la nomina di Padre Carlos Castillo a nuovo arcivescovo di Lima, Perù. Seguace della Teologia della liberazione, Padre Castillo è un simpatizzante dell’estrema sinistra, ed è anche tollerante nei confronti dell’aborto e del gender.
Torniamo, però, a Padre Ernesto Cardenal.
Militante comunista sin dalla gioventù, nel 1954 partecipò alla fallita Revolución de abril, un colpo di stato armato contro il presidente Anastasio Somoza García. Senza modificare le sue idee politiche, nel 1956 ebbe una conversione religiosa entrando nel monastero trappista di Kentucky, sotto l’egida del monaco ultra-progressista Thomas Merton, che predicava l’unione fra cattolicesimo e buddismo.
Cardenal completò i suoi studi teologici a Cuernavaca, Messico, sotto l’egida del vescovo mons. Sergio Méndez Arceo, mentore dei Cristianos por el Socialismo, e sostenitore delle varie guerriglie comuniste che, spinte da Cuba, infestavano allora il continente latinoamericano.
Tornato in Nicaragua, egli fondò la comunità catto-comunista di Solentiname, affiliandosi anche al Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN), la guerriglia marxista che lottava militarmente contro il Governo di Somoza Debayle. Scoperta la sua appartenenza al FSLN, egli dovette fuggire, rifugiandosi all’Avana, dove funse da ambasciatore del FSLN.
Dopo la vittoria della rivoluzione, entrò nella capitale Managua insieme alle truppe sandiniste, divenendo quindi Ministro della Cultura del governo marxista.
Ernesto Cardenal è un seguace della versione più estrema della Teologia della liberazione. “La missione della Chiesa è predicare il comunismo. (…) Il comunismo e il Regno di Dio sulla terra sono la stessa cosa”, affermava in un’intervista del 1979.
Tale militanza comunista non passò inosservata in Vaticano. Tutti ricordiamo la tirata di orecchie che gli diede Giovanni Paolo II al suo arrivo a Managua, nel 1983. Il Pontefice invitò pubblicamente padre Cardenal a dimettersi e a conformarsi alle prescrizioni canoniche, promulgate qualche mese dopo con l’Istruzione Pastorale Libertatis Nuntius, nella quale condannava la Teologia della liberazione. Il rifiuto di conformarsi a questa linea provocò la sua sospensione a divinis nel 1985.
Fino a data recentissima, Padre Cardenal si era ostinatamente rifiutato di chiedere perdono. “Non mi interessa che mi levino le sanzioni canoniche”, aveva dichiarato al giornalista argentino Enrique Vázquez nel 2017. Un paio di settimane fa, malato e sofferente, egli invece ha chiesto attraverso il Nunzio apostolico la sospensione della pena, che gli è stata subito accordata.
La condizione di malato forse terminale, cioè in procinto di dover affrontare il giudizio di Dio, impone sempre rispetto e compassione. A prescindere dalla persona. Niente sarebbe più bello della conversione, in estremis, di uno che ha dedicato la vita a promuovere la rivoluzione comunista. Pregare per lui è un dovere di coscienza, sperando che Dio gli conceda la grazia della beatitudine finale.
Desta, invece, preoccupazione che la sospensione delle pene canoniche non sia stata subordinata a una formale ritrattazione dalle dottrine eterodosse e dalle pratiche sbagliate assunte in vita. Chi si è convertito, Padre Cardenal o il Vaticano?
La domanda non è mia. L’ha sollevata El País di Madrid: “Non c’è stata una sua conversione [di Padre Cardenal, ndr]. È stato papa Francesco e la sua Chiesa degli Esclusi che si sono convertiti”.

Conferenza "Il cristianesimo a tavola"

 

Tra la buona cucina e la civiltà cristiana vi è un rapporto che non è meramente storico o circostanziale, andando a toccare la teologia e la spiritualità.

Un viaggio tra cibo, spiritualità e convivialità con Susanna Manzin, blogger, ideatrice e curatrice del blog Pane & Focolare, autrice di diversi libri sul tema, compresi «Il destino del fuco» e «Come salmoni in un torrente».

Potete seguire la conferenza, organizzata dalla TFP nella propria sede a Milano:

 

https://www.facebook.com/ATFP.IT/videos/2287765848162947/

Conferenza «Papa Francesco, cinque anni dopo: continuità o rottura nella Chiesa?»

 

Abbiamo caricato il video della conferenza "Papa Francesco, cinque anni dopo: continuità o rottura nella Chiesa?", tenutasi nell'Hotel Quirinale, a Roma, il 29 novembre 2018.

Presentati da Julio Loredo, sono intervenuti: Don Nicola Bux, prof. Roberto de Mattei, e José Antonio Ureta.

Nel corso del convegno è stato presentato il libro di José Antonio Ureta «Il 'cambio di paradigma' di Papa Francesco. Continuità o rottura nella missione della Chiesa?» (Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, Roma 2018):

https://www.youtube.com/watch?v=9T-vJyARvEg

Aborto: libertà e dittatura, due visioni a confronto

 

IMG 20190204 WA0029Facendo uso della libertà di espressione garantita dalla Costituzione italiana (art. 21), l’associazione Ora et Labora in difesa della Vita aveva affisso, vicino alla Clinica Mangiagalli di Milano, un cartellone con il seguente testo:

“Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, e sarà coraggioso perché tu lo sei”.

Il testo era corredato dalla foto di una mamma che coccola il suo bimbo appena nato, e da un’ecografia che mostra un nascituro teneramente appoggiato sulla pancia della mamma.

Era, chiaramente, un messaggio di amore e di tenerezza rivolto alle mamme in attesa. Nulla di insultante, nulla di provocatorio, nulla di impositivo.

Non l’ha pensata così la dottoressa Alessandra Kustermann, che in quella clinica pratica da anni la cosiddetta “interruzione volontaria della gravidanza”, cioè l’aborto. In dichiarazioni alla stampa, la ginecologa milanese è stata tagliente: “Non possiamo permettere che [le donne] arrivino in sala operatoria portando con loro anche la crudeltà di messaggi e immagini così”. Ha perciò coperto il cartellone con un lenzuolo recante la frase: “Viva la libertà!” Il suo gesto ha avuto eco sul Corriere della Sera che, in un lungo trafiletto pubblicato lunedì 4 febbraio, ne ha dato notizia.

La dottoressa Kustermann non sembra essersi accorta della flagrante contraddizione nella quale è inciampata: proclamare “Viva la libertà” mentre censura, in modo unilaterale, la libertà di espressione di un cittadino italiano.

L’associazione Ora et Labora in difesa della Vita non è mai intervenuta per coartare, in qualsiasi modo, la pubblicità che la Clinica Mangiagalli realizza per informare le sue pazienti su questa discutibile pratica medica. “Non siamo d’accordo, ma non interferiamo con la loro libertà di espressione. Semplicemente informiamo le future mamme di altre possibilità, affinché possano prendere liberamente una decisione informata”.

Il controllo dell’informazione è un elemento tipico dei regimi totalitari. Negare all’associazione Ora et Labora in difesa della Vita il diritto di esprimere le proprie opinioni – in modo perfettamente legale, pacifico e garbato – costituisce una pericolosa deriva totalitaria.

Ciclo di conferenze sul “cambio di paradigma” di Papa Francesco

 

Si è concluso il primo ciclo di conferenze per la presentazione del libro di José Antonio Ureta «Il ‘cambio di paradigma’ di Papa Francesco. Rottura o continuità con la missione della Chiesa? Bilancio quinquennale del suo pontificato», d cui abbiamo dato notizia nella precedente Newsletter. Il ciclo ha coinvolto sei città: Milano, Verona, Firenze, Roma, Napoli e Salerno.

Leggi tutto: Ciclo di conferenze sul “cambio di paradigma” di Papa Francesco

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