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Lutero mai affisse le 95 tesi!

 

Ogni rivoluzione ha bisogno di leggende per catturare l’immaginazione dei suoi seguaci. Ha bisogno di un atto di sfida, in cui un personaggio simbolico si butti nella bocca del leone e compia un atto mitico che tutti possano vedere.

È il caso della commemorazione, il 31 ottobre, del cinquecentesimo anniversario dell’affissione delle 95 tesi di Lutero sulla porta della chiesa di Wittenberg. In tutto il mondo si è celebrata questa data come l’inizio simbolico della Riforma protestante. L’unico problema è che Lutero non ha mai affisso nessun documento! L’atto non è mai accaduto!

Il 31 ottobre, Lutero inviò per posta le sue 95 tesi all’arcivescovo di Magonza e al vescovo di Brandeburgo. Solo una delle due lettere originali, che accompagnavano le tesi, è arrivata fino a noi. L’altra lettera, insieme alle 95 tesi, è scomparsa. Non esistono documenti originali né copie verificabili (e, quindi, nemmeno un foro di chiodo che si possa esaminare). Non c’è alcun documento di epoca che parli del fatto.

La leggenda dell’affissione delle tesi proviene da un resoconto redatto da Filippo Melantone, discepolo di Lutero. Ora, Melantone non fu testimone oculare dell’evento perché non era a Wittenberg. Il suo resoconto fu scritto solo dopo la morte di Lutero, avvenuta nel 1546.

La leggenda è stata poi abbellita nel tempo. Georg Roer, un amico di Lutero, scrisse che costui affissò le tesi in più di una chiesa. Peccato che, come Melantone, egli non fosse nemmeno a Wittenberg. Più probabilmente, egli ha semplicemente copiato Melantone. Lo stesso Lutero non ha mai menzionato tale atto di sfida in nessun documento o discorso durante la sua vita.

Il primo a portare alla luce la falsità del mito luterano dell’affissione, indicando la totale mancanza di fonti primarie, fu lo storico cattolico Erwin Iserloh, nel 1961. Da allora molti storici, anche luterani, hanno ammesso l’improbabilità del fatto. Per esempio, Willi Winkler (1957-), biografo di Lutero, mette in dubbio il fatto dell’affissione. Ricorda che, per più di un secolo, lo strumento esibito nelle celebrazioni era una penna con la quale Lutero avrebbe scritto le tesi. Il simbolo del martello fu introdotto solo dopo, per un effetto di drammaticità.

Mentre a livello accademico il dibattito continua, con una crescente schiera di storici che propendono per la falsità del fatto, esso viene invece strombazzato dalla propaganda rivoluzionaria per presentare un Lutero coraggioso e sfidante. Il non evento del 31 ottobre 1517 è stato un gesto vuoto e falso, che ha segnato l’inizio del processo catastrofico delle rivoluzioni e delle divisioni che seguiranno nella Chiesa fino ai giorni nostri.

(John Horvat)

 

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