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Aborto: libertà e dittatura, due visioni a confronto

 

IMG 20190204 WA0029Facendo uso della libertà di espressione garantita dalla Costituzione italiana (art. 21), l’associazione Ora et Labora in difesa della Vita aveva affisso, vicino alla Clinica Mangiagalli di Milano, un cartellone con il seguente testo:

“Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, e sarà coraggioso perché tu lo sei”.

Il testo era corredato dalla foto di una mamma che coccola il suo bimbo appena nato, e da un’ecografia che mostra un nascituro teneramente appoggiato sulla pancia della mamma.

Era, chiaramente, un messaggio di amore e di tenerezza rivolto alle mamme in attesa. Nulla di insultante, nulla di provocatorio, nulla di impositivo.

Non l’ha pensata così la dottoressa Alessandra Kustermann, che in quella clinica pratica da anni la cosiddetta “interruzione volontaria della gravidanza”, cioè l’aborto. In dichiarazioni alla stampa, la ginecologa milanese è stata tagliente: “Non possiamo permettere che [le donne] arrivino in sala operatoria portando con loro anche la crudeltà di messaggi e immagini così”. Ha perciò coperto il cartellone con un lenzuolo recante la frase: “Viva la libertà!” Il suo gesto ha avuto eco sul Corriere della Sera che, in un lungo trafiletto pubblicato lunedì 4 febbraio, ne ha dato notizia.

La dottoressa Kustermann non sembra essersi accorta della flagrante contraddizione nella quale è inciampata: proclamare “Viva la libertà” mentre censura, in modo unilaterale, la libertà di espressione di un cittadino italiano.

L’associazione Ora et Labora in difesa della Vita non è mai intervenuta per coartare, in qualsiasi modo, la pubblicità che la Clinica Mangiagalli realizza per informare le sue pazienti su questa discutibile pratica medica. “Non siamo d’accordo, ma non interferiamo con la loro libertà di espressione. Semplicemente informiamo le future mamme di altre possibilità, affinché possano prendere liberamente una decisione informata”.

Il controllo dell’informazione è un elemento tipico dei regimi totalitari. Negare all’associazione Ora et Labora in difesa della Vita il diritto di esprimere le proprie opinioni – in modo perfettamente legale, pacifico e garbato – costituisce una pericolosa deriva totalitaria.

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