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Le due Italie

 

di Julio Loredo

 

Da spagnolo, mi è familiare la categoria sociologica delle “due Spagne”. Coniata durante la Guerra d’Indipendenza (1808-1814), l’espressione descrive la crescente divisione avvenuta in seno alla società spagnola lungo il secolo XIX che sfociò poi nella sanguinosa Guerra Civile del 1936-1939. Si trattò, all’inizio, della divisione fra cattolici e liberali, poi di quella fra cattolici e comunisti. Oggi, in Spagna, questa divisione sta ritornando alla ribalta dovuto al sorgere di una sinistra anarchica e pro LGBT molto agguerrita, a cui si oppongono i difensori della vita, della famiglia, della morale e della Fede, insomma della Civiltà.

Non si tratta dell’opposizione fra due minoranze, estreme e opposte, ma di una profonda e incolmabile spaccatura che percorre da cima a fondo l’opinione pubblica nazionale e che coinvolge man mano settori sempre più importanti dell’una e dell’altra parte. Questo succede quando la sinistra vuole andare troppo veloce, scandalizzando perfino i moderati, che quindi le si ritorcono contro spostandosi a destra.

Questo tipo di divisione è estranea alla realtà italiana. O almeno lo era fino a poche settimane fa quando, in occasione del Congresso Mondiale delle Famiglie tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo, la sinistra comunista, anarchica e LGBT si è scatenata con una ferocia mai vista nella storia recente del nostro paese.

Dal cartello della senatrice Monica Cirinnà (“Dio, Patria, Famiglia: che vita di .…”), alle orribili bestemmie contro Dio e la Madonna ostentate durante la marcia di protesta delle femministe, agli insulti del vice premier Di Maio (“fanatici”, “medievalisti”, “sfigati”, “impresentabili”), ai servizi al vetriolo di tanti giornali e telegiornali, la sinistra italiana ha superato ogni ritegno.

Contro il Congresso Mondiale delle Famiglie si è sollevata una vera e propria Inquisizione che fa impallidire quella della leggenda nera medievale. Si è andato dalle minacce telefoniche agli albergatori che ospitavano i partecipanti, alle intimidazioni agli sponsor, fino alle martellanti campagne di diffamazione contro chiunque si azzardasse a uscire dal coro. Come ha ben dimostrato il diluvio mediatico abbattutosi su un noto leader omosessuale siciliano, “reo” di aver dichiarato: “In un contesto democratico auspico il confronto costruttivo e rispettoso tra punti di vista differenti, e non gli insulti”.

È proibito ragionare! Bisogna zittire l’avversario! Occorre impedirgli di agire! Aveva ragione Giorgia Meloni quando, nel suo intervento a Verona, dichiarava: “Oscurantisti sono coloro che vogliono riportare la censura in Italia”.

Nei giorni del Congresso, Verona è parsa una cittadella assediata. Piazza Bra, sede dell’evento, era letteralmente recintata da un imponente schieramento di Forze dell’Ordine. Vi si poteva accedere solo col pass del Congresso. Brutta situazione quella di un Paese in cui servono i fucili per difendere la libertà!

A mio parere, e in questo concordo con autorevoli analisti, la sinistra ha commesso un errore strategico madornale. Suscitando un putiferio inverosimile, ha trasformato il Congresso in un evento mitico. Quello che doveva essere un evento privato si è trasformato in uno spartiacque nazionale.

La domanda sorge dunque spontanea: cosa ha fatto perdere il senno alla sinistra?

È evidente che la sinistra italiana è preoccupata. E non poco. In caso contrario avrebbe lasciato cadere questo Congresso nell’indifferenza generale: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. Se la sinistra fosse stata davvero convinta che il vento della storia stesse soffiando dalla sua parte, non avrebbe speso tante energie per contrastare un raduno che snobbava come antiquato. Proprio nella reazione scostumata della sinistra vediamo un segno che il vento della storia sta cambiando.

La forza di un esercito si può infatti misurare anche dall’importanza delle forze messe in campo dall’avversario per affrontarlo. Il fatto che la sinistra italiana abbia scatenato un tale diluvio di fuoco sui difensori della famiglia mostra che li teme. La stessa imponenza della sua reazione testimonia la forza crescente del movimento pro famiglia.

Il feroce assalto della sinistra si è tradotto in un rinnovato vigore del movimento pro vita e pro famiglia. ¡Ladran, Sancho, señal que cabalgamos!, diceva Don Chisciotte a Sancio Panza: Abbaiano, Sancho, segno che stiamo cavalcando! Era questa la convinzione dei partecipanti alla Marcia per la Famiglia a conclusione del Congresso: diamo fastidio, quindi andiamo avanti!

La sinistra, dicevo, ha commesso un errore madornale. Non solo ha dato una gran bella visibilità al Congresso Mondiale delle Famiglie, ma ha anche sdoganato concetti che sarebbe stato meglio per essa tenere confinati.

Per esempio, ha trasformato lo slogan “Dio Patria Famiglia, finora identificato con una certa destra, in uno dei lemmi del movimento pro famiglia. Allo stesso modo, insultando i partecipanti come “medievali”, ha suscitato un movimento di simpatia per il Medioevo. Durante la Marcia era frequente vedere cartelli, spesso portati da ragazzi giovanissimi, col lemma “Fiero di essere medievale!”, oppure “Medioevo, che bellezza!”. In questo modo, la difesa del Medioevo, cioè della Civiltà Cristiana medievale, si è trasformata in un cavallo di battaglia di tanti italiani.

E adesso?

Non tutti i discorsi al Congresso sono piaciuti. Troppe, per esempio, le difese della legge 194 sull’aborto. Troppe, anche, le dichiarazioni conciliatorie del tipo “non siamo contro nessuno”. Forse pensavano che, così facendo, avrebbero placato la ferocia della sinistra. Errore! Lo diceva già Churchill: Una persona conciliante è come uno che dà da mangiare a un coccodrillo perché spera che questo lo mangi per ultimo.

No, cari amici. Se qualche lezione dobbiamo trarre dalla campagna mediatica scatenata contro i difensori della vita e della famiglia è proprio che la sinistra non si placherà mai. È un errore pensare che, abbassando i toni, la sinistra cambierà la smorfia in un sorriso.

I principi non negoziabili vanno difesi, sì, con cortesia ed elevatezza, ma anche con molta fermezza.

Ci auguriamo che le forze politiche sappiano cogliere il cambiamento nel vento della storia.

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