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NOTRE DAME: CENERI CHE PIANGONO

 

di Julio Loredo

Come rimanere in silenzio di fronte alla catastrofe di dimensioni storiche dell’incendio della cattedrale di Notre Dame, a Parigi?

Parafrasando il profeta Geremia, che si riferiva a Gerusalemme (Lam 2:15), Plinio Corrêa de Oliveira la chiamava “cattedrale della bellezza perfetta, gioia e onore di tutta la terra”. Se oggi egli fosse vivo, avrebbe pianto la sua distruzione, come allora Geremia pianse la distruzione della Città Santa: “Ah! come sta solitaria la città un tempo ricca di popolo! È divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni; un tempo signora tra le province è sottoposta a tributo” (Lam 1:1).

Per il profeta, il motivo della distruzione della Città Santa era evidente: “Gerusalemme ha peccato gravemente, per questo è divenuta un panno immondo” (Lam 1:8). Possiamo dire oggi qualcosa di simile?

Al di là degli aspetti tecnici – dove è divampato l’incendio, perché i pompieri hanno tardato tanto, si potevano usare gli aerei canadair, ecc. – l’incendio di Notre Dame ha un’innegabile valenza simbolica, che si pone alla nostra meditazione. La cattedrale, una chiesa in pietra e legno, è bruciata. Che cosa dire della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Corpo Mistico di Cristo?

Forse non è semplice coincidenza che questa immane tragedia sia accaduta nel primo giorno della Settimana Santa, quando ci apprestiamo ad accompagnare Nostro Signore Gesù Cristo nella sua dolorosissima Passione e Morte. Milioni di persone si preparano a seguire i sacri riti, a partecipare delle Via Crucis, a visitare i monumenti eucaristici. Chi, invece, medita sulla Passione della Santa Chiesa? Citando di nuovo Plinio Corrêa de Oliveira ci possiamo domandare: “Quanti sono quelli che vivono in unione con la Chiesa questo momento che è tragico come è stata tragica la Passione, questo momento cruciale della storia, in cui tutta un’umanità sta optando per Cristo o contro Cristo?”.

Dobbiamo piangere la distruzione di Notre Dame, augurandoci che essa venga quanto prima riedificata in tutto il suo splendore. Ma dobbiamo piangere ancor di più la distruzione – anzi, l’autodistruzione, come diceva Paolo VI – della Santa Chiesa Cattolica, augurandoci che la Provvidenza la risollevi quanto prima dallo stato di prostrazione in cui versa.

Iniziando questa Settimana Santa, vi propongo un testo di Plinio Corrêa de Oliveira, in cui egli commenta le Lamentazioni del profeta Geremia, alla luce dell’attuale crisi nella Chiesa:

https://www.atfp.it/biblioteca/articoli-di-plinio-correa-de-oliveira/75-brani-scelti/1503-cortigiani-della-sventura-il-dovere-del-cattolico-in-tempi-di-crisi

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