2014

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San Luigi IX di Francia: Re, statista e crociato

 

di Hélio Viana

 

“Ogni epoca storica ha un uomo rappresentativo. San Luigi IX sintetizza il Medioevo. Egli è stato un legislatore, un eroe e un santo. Marco Aurelio ha mostrato il potere unito alla filosofia, Luigi IX il potere unito alla santità. Ed è proprio quest’ultima che risalta in lui” (Chateaubriand)

 

Il prossimo 25 aprile celebreremo gli ottocento anni della nascita di un Re santo, gloria della Chiesa e della Cristianità, modello di governante cristiano, un monarca autentico secondo la volontà di Dio: san Luigi IX di Francia (1214-1270). Un Re che compendia nella sua persona quella che fu la “dolce primavera della Fede”: il Medioevo cristiano.

Era figlio di Luigi VIII di Francia e di Bianca di Castiglia, figlia, nipote, moglie, sorella e zia di re. Infatti, Bianca era figlia di Alfonso IX re di Castiglia, il vincitore dei mori nella battaglia di Navas de Tolosa; nipote dei re Riccardo e Giovanni d’Inghilterra; moglie di Luigi VIII re di Francia; sorella di Enrico, re di Castiglia; madre di san Luigi IX e di Carlo, re di Napoli e di Sicilia; zia di Sanches, re del Portogallo e di san Ferdinando III, re di Leon e di Castiglia.

San Luigi nacque nel castello di Poissy, a 30 km da Parigi, il 25 aprile 1214. Era ancora vivo il nonno, Filippo Augusto, che aveva appena vinto la famosa battaglia di Bouvines contro la coalizione anglo-tedesca, salvando in questo modo il Regno.

L’infanzia di san Luigi fu uno specchio di onestà e di saggezza. Suo padre, che allo zelo per la religione univa un grande coraggio militare che gli valse il sopranome di “Leone”, fu particolarmente diligente nell’educazione del figlio, affiancandogli eccellenti precettori: Matteo II de Montmorency, primo barone del Reame, Guglielmo di Barres, conte di Rochefort, e Clemente di Metz, Maresciallo di Francia, che lo educarono nelle scienze umane e, soprattutto, all’amore verso la Chiesa.

Sua madre non risparmiò sforzi per renderlo un grande santo e un grande re. Soleva dirgli: “Figlio mio, preferirei vederti nella sepoltura piuttosto che macchiato da un solo peccato mortale”. Verso la fine della vita, Bianca si ritirò nell’abbazia di Maubuisson per una vita di preghiera e di penitenza. Morì nel 1252.

Con la prematura scomparsa del padre, morto a quaranta anni a Montpellier mentre tornava dalla crociata contro gli eretici albigesi, il nostro Santo salì al trono sotto la reggenza della madre. Fu incoronato a Reims il 30 novembre 1226 ad appena dodici anni. La sua infanzia fu segnata da una serie di guerre civili provocate dall’ambizione di alcuni baroni che volevano approfittarsi della giovane età del sovrano. Con l’appoggio della madre, ne uscì sempre vittorioso, dando prova di grande coraggio e prudenza.

 

Matrimonio benedetto da Dio

Il 27 maggio 1235 egli sposò Margherita, figlia di Raimondo Berenguer, conte di Provenza e di Beatrice di Savoia. La grazia e la natura avevano dotato la regina di ogni sorta di perfezione. Nel corso della vita coniugale, lunga e sempre armoniosa, nacquero undici figli: sei maschi e cinque femmine. Margherita accompagnò il giovane marito nella sua prima spedizione in Africa. Dopo la sua morte si ritirò nel monastero di Santa Chiara, dove morì santamente il 20 dicembre 1285. Era conosciuta come “la madre dei poveri”. Infatti, il suo corteo funebre fino all’abbazia di Saint Denis fu accompagnato da una folla di mendicanti.

Modello di genitore San Luigi educò personalmente i figli, ammaestrandoli nel disprezzo per le vanità del mondo e nell’amore di “Beau Sire Dieu”. La Reale Famiglia assisteva ogni giorno alla Santa Messa e pregava le Ore del Piccolo Ufficio della Madonna. Dopo cena, dopo aver recitato la Compieta, il Re radunava la famiglia nella sua camera, dove teneva una pia esortazione. Ogni venerdì si faceva digiuno e astinenza, ed era proibito ai membri della famiglia indossare la corona, poiché era il giorno in cui Nostro Signore Gesù Cristo aveva portato la Corona di spine.

Si conservano tutt’oggi vari suoi scritti spirituali, come ad esempio le esortazioni alla figlia Isabella, regina di Navarra. Questi sono considerati un vero modello di direzione spirituale, tanto da essere stati incorporati in alcuni manuali di teologia morale.

 

Modello di governante

Saggio educatore della propria prole, san Luigi fu anche ammirevole nel governare gli affari pubblici. Durante il suo regno la Francia conobbe un lungo periodo di pace e di prosperità. Egli avviò una rigenerazione morale del Paese, punendo ogni sregolatezza, a cominciare dalla bestemmia, con pene così severe che Papa Clemente IV dovette chiedergli di attenuarle. Egli cercò di sradicare il duello, i giochi d’azzardo, le case di tolleranza e altri mali che avvelenavano l’anima dei sudditi.

San Luigi IX fu particolarmente onesto in ciò che riguardava l’amministrazione dei beni dello Stato e l’applicazione della legge. Nel nominare magistrati e governatori, proibiva loro di acquistare qualsiasi bene e di assumere i propri figli e parenti. San Luigi creò un corpo di magistrati straordinari, una sorta di Corte Suprema, che rivedeva le sentenze dei giudici inferiori. Nel caso fosse stato commesso un errore o un abuso, egli prima infliggeva una penitenza a se stesso, quale Giudice supremo del Regno, salvo poi punire severamente i colpevoli, costringendoli a restituire la res furtiva e a risarcire coloro che erano stati ingiustamente condannati. Al contrario, se un magistrato o un governatore mostrava una condotta irreprensibile, egli sapeva ricompensarlo lautamente.

È classica la scena del Santo Re seduto sotto un albero all’ingresso del castello di Vincennes, nei pressi di Parigi, che amministra personalmente la giustizia.

 

Zelo per l’ortodossia e per la Fede

Se era noto il suo zelo per risanare la dissolutezza morale, lo era anche il suo impegno per sradicare l’eresia e difendere la Fede. Fu grande amico e protettore dei Domenicani e dei Francescani, che egli riteneva strumenti della Provvidenza per la salvezza delle anime. Egli stesso era terziario francescano, portando sempre l’abito del Poverello d’Assisi sotto le vesti reali. Invitava spesso a cena grandi santi e teologi, come san Tommaso d’Aquino e san Bonaventura, intrattenendosi con loro in elevate conversazioni.

Tra le gesta religiose di questo grande monarca si annovera l’acquisizione della Corona di spine di Nostro Signore Gesù Cristo, che egli comprò da Baldovino II, imperatore di Costantinopoli. Per accoglierla degnamente, san Luigi fece costruire nel cuore di Parigi la Sainte Chapelle, gioiello dell’arte gotica.

 

La settima Crociata

Nel 1245 san Luigi si ammalò gravemente, al punto che la sua morte fu data per certa. La Francia intera innalzò allora un grido al Cielo: Messe, veglie, processioni e altri atti di pietà si moltiplicarono per tutto il Regno. Lo stesso Re fece voto di andare in Terra Santa per liberare il Santo Sepolcro. Guarito, nel 1248, egli partì alla volta di Lione, dove incontrò Papa Innocenzo IV, che gli diede la benedizione apostolica. Andò poi a Aigues-Mortes, dove lo attendevano le navi che, insieme ai suoi soldati, lo avrebbero portato in Oriente. Era il 25 agosto.

Dopo una vittoria a Damietta, pressa d’assalto dai crociati francesi, seguì la sconfitta di Mansura, provocata da un’inabile manovra del fratello Roberto d’Artois. Catturato, san Luigi fu liberato dopo il pagamento di 800.000 bisanti d’oro. Egli restò in Oriente ancora per quattro anni, ricevendo molti segni di stima da parte dei musulmani, che volevano perfino nominarlo Sultano, tanta era la sua fama di rettitudine. Informato della nascita di un figlio e della morte della madre Bianca, egli fece ritorno in Francia, dove giunse il 5 settembre 1254.

 

Ottava crociata e morte del Re

Partito da Aigues-Mortes nel luglio 1270 per una nuova spedizione, san Luigi sbarcò a Tunisi. La peste e la dissenteria decimarono però l’esercito cristiano, e lo stesso Re morì il 25 agosto. Prima di tornare in Sicilia con i resti della spedizione, Carlo d’Angiò, fratello del Re, stipulò un trattato con il Califfo musulmano di Tunisi, grazie al quale ottenne il possesso di Malta e di Pantelleria.

Le reliquie di san Luigi IX furono riportate in Francia e accolte dal figlio Filippo. Il suo cuore, invece, restò nel Duomo di Monreale, presso Palermo. Fu canonizzato nel 1297 da Papa Bonifacio VIII. Preziosa per il processo di canonizzazione fu la testimonianza nel 1282 di Jean de Joinville (1224-1317), Siniscalco di Normandia, compagno d’armi, consigliere e confidente di Luigi IX, che nel 1299 scrisse la sua biografia a richiesta della regina Giovanna di Navarra.

Commentava Chateaubriand che, se Marco Aurelio unì il potere alla filosofia, san Luigi unì il potere alla santità. Ciò fa di lui una figura emblematica del Medioevo, proprio l’epoca in cui, nel dire di Leone XIII, “la filosofia del Vangelo governava gli Stati”. Mai lo Stato è più grande che quando è al servizio della Chiesa. Mai la Chiesa compie più pienamente la sua missione che quando ispira una civiltà.

Proprio quest’intima penetrazione fra i due ordini — spirituale e temporale — era una pietra miliare del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira, che dedicò l’intera vita a delineare le fondamenta di una civiltà cristiana che, come egli scrisse, “potrà nascere dalle rovine del mondo moderno, come dalle rovine del mondo romano è nata la civiltà medioevale”.

Affidiamoci a san Luigi IX di Francia, Re, statista e crociato. Chiedamogli le grazie necessarie per la nostra santificazione. Chiediamole anche le grazie per la rinascita della Civiltà cristiana.

Categoria: Marzo 2014

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