2018

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Irlanda: l’Isola smeraldo dove la Fede nasce spontanea

 

di Mary Murphy

In ogni epoca, il Santo Natale apre una schiarita di allegrezza e di pace nel duro affanno della vita quotidiana. Come si celebra il Natale in altri paesi europei? Ecco, cari lettori, alcuni pezzi che descrivono, con semplicità e leggerezza, alcune tradizioni natalizie. A cominciare dall’Irlanda.

 

Il Natale è la festa più importante del calendario irlandese, attesa con grande fervore da anziani e piccini. Le preparazioni iniziano con mesi di anticipo, a cominciare dal cibo.

La Christmas cake, la torta natalizia – fatta con frutta, spezie e un impasto di farina e noci inzuppato con whisky irlandese –, si comincia a preparare già dai primi di ottobre, affinché abbia tutto il tempo di maturare correttamente prima del Natale. La tradizione vuole che tutti in casa partecipino alla preparazione dell’impasto prima che vada nel forno. La torta va quindi lasciata riposare al caldo, affinché tutti i sapori si possano amalgamare. Una settimana prima del Natale, la torta è ricoperta da uno strato di pasta di mandorle. Un paio di giorni prima, si copre ancora con della glassa, che va poi decorata secondo le usanze di ogni famiglia. Non possono mancare l’agrifoglio verde, simbolo della vita eterna e anche della nostra Isola, né le bacche rosse, che simboleggiano il sangue del nostro Divino Salvatore fattosi Uomo.

Cinque settimane prima si comincia a preparare anche il Christmas pudding, il budino di Natale. È una torta di frutta e noci, bollita e poi lasciata a macerare con brandy. Il pudding va servito caldo. Durante il pranzo di Natale, viene bagnato con brandy e introdotto trionfalmente flambé nella sala da pranzo lasciata al buio. È un momento di grande esultanza. Su ogni singolo piatto si aggiungono poi burro e crema al brandy.

L’Irlanda dei nostri bisnonni era un Paese fiero di sé ma piuttosto povero. Si viveva in modo assai austero. In attesa delle festività natalizie, già da ottobre si cominciava a risparmiare. Le signore organizzavano il Christmas Savings Clubs (Club di risparmio natalizio), e vendevano vecchi oggetti in modo da poter acquistare il tacchino, il prosciutto, il maiale e le spezie. Questa tradizione, ormai in un ambiente di relativo benessere, si continua oggi col Christmas Hamper.

Ad ottobre iniziavano pure le prove dei cori religiosi per prepararsi a cantare alle varie Messe di Natale. Nelle chiese, però, si cantava poco durante l’Avvento, poiché era considerato un periodo penitenziale e di attesa.

All’inizio di dicembre si respirava già un’aria natalizia. Nella Festa dell’Immacolata Concezione, dopo aver partecipato alla Santa Messa, di solito solenne, le famiglie che abitavano in campagna si recavano in città per fare acquisti. Le piazze erano affollate di gente. Le donne si scambiavano segreti di cucina e suggerimenti per i regali ai bambini e la decorazione della casa.

La sera del 24 dicembre, al calar del buio, il membro più giovane della famiglia accendeva una candela, che era poi posta dal genitore sul davanzale della finestra che dava sulla strada. La candela era un cenno di benvenuto a Maria e Giuseppe, in altre parole, un annuncio che in quella casa c’era posto per loro. Non avere una candela sulla finestra implicava assumere la colpa dei giudei di Betlemme che rifiutarono ospitalità alla Sacra Famiglia.

Il Natale iniziava con la Messa di mezzanotte. Tutti erano vestiti col Sunday best, l’abito migliore. Le musiche, sia liturgiche sia popolari, allettavano i fedeli, proclamando la tanto attesa venuta del Nostro Salvatore. Alla fine, il sacerdote portava in processione il Bambino Gesù deponendolo nel presepio, che era quindi benedetto. Prima di tornare a casa, i fedeli si inginocchiavano davanti al presepe, in preghiera silenziosa, e prendevano alcuni fili di paglia benedetta per portarli a casa.

Le decorazioni delle case erano allora molto semplici, con rametti di agrifoglio ed edera appesi alle finestre e sopra le cornici dei quadri. Le cartoline di Natale ricevute erano infilate con uno spago e appese ai muri.

L’albero di Natale era decorato da tutta la famiglia, fino alla vigilia di Natale. Ma il centro delle attenzioni era, ovviamente, il presepe, nel quale il giorno di Natale veniva deposto il Bambino Gesù. Le famiglie povere si potevano permettere appena qualche statua: Gesù Bambino, Maria e San Giuseppe. Quelle più agiate avevano presepi più elaborati. Curiosamente, i tre Re Magi erano molto difficili da trovare.

Nel secolo XIX ebbe inizio nelle case aristocratiche un’usanza che poi fu adottata da tutte le classi sociali: i Christmas crackers. Erano rotoli di carta legati alle due estremità da nastri e contenenti piccoli regali: una penna, una matita, dei dolci e via dicendo. I crackers sono facili da confezionare e ognuno li può personalizzare come vuole. Erano messi su ogni piatto a tavola e segnati col nome della persona, che così sapeva anche quale fosse il suo posto. I cracker vanno aperti da due persone tirando ciascuna da un’estremità del pacco. Questo si rompe, producendo un rumore tipico (crack!) che è motivo de grande allegria per tutti.

L’indomani, l’intera giornata di Natale era di solito trascorsa in casa. In quel tempo nemmeno ci si sognava di aprire i negozi. Perfino i tradizionali pub restavano chiusi. Le famiglie erano felici di trascorrere il tempo senza preoccuparsi né del lavoro né dell’orologio, godendosi vicendevolmente la compagnia. Il pranzo variava da famiglia a famiglia. Le portate classiche, comunque, erano rappresentatesempre dal tacchino al forno ripieno, il prosciutto arrosto, la carne speziata, verdure, patate, ecc. Il tutto servito con gravy (sugo di carne). Alla fine appariva il pudding, la cake e anche lo sherry triffle, una sorta di tiramisù ai frutti di bosco. Il tutto rigorosamente innaffiato con la tradizionale birra Guinness per gli adulti e bevande analcoliche per i più giovani.

Il pomeriggio era normalmente dedicato a visitare parenti e amici, assaggiando le delizie preparate in quella casa.

Il 26 dicembre, festa di Santo Stefano, i ragazzi si vestivano con vecchi vestiti e si coprivano il capo con paglia per mascherarsi. Andavano poi in gruppi di casa in casa e, cantando, suonando musica, ballando raccoglievano qualche spicciolo (foto sotto). La canzone più comune era “The wren, the wren, king of all birds”.

Categoria: Dicembre 2018