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Lettera aperta al futuro presidente del Consiglio

 

di Federico Catani

Al momento di andare in stampa, l’esito delle elezioni del 4 marzo è ancora un’incognita. Questa lettera, perciò, non ha nessuna intenzione politica. Ha, questo sì, il carattere di un grido che, dal profondo della nostra coscienza di cattolici e di italiani, si eleva al nuovo governo – qualunque esso sia – perché fermi il processo di distruzione di ciò che resta di civiltà cristiana nel nostro Paese e lo indirizzi, invece, sulle vie del bene e della giustizia, cioè sulle vie di Dio.

 

Gentile Signor Presidente del Consiglio,

Si apre una nuova legislatura. Sono davanti a noi cinque anni che sicuramente saranno decisivi per il futuro del nostro Paese.

Negli ultimi cinque l’Italia pare sia entrata a pieno titolo nella “modernità”. I governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni sembrano aver quasi terminato il lungo processo che, dai tempi dell’introduzione del divorzio (1970), ha trasformato radicalmente la cultura e la tradizione di noi italiani.

 

Una Legislatura disastrosa…

Come sa, nel 2016 il Parlamento ha legalizzato le unioni civili per persone dello stesso sesso. Seppur mascherato sotto questo nome, si è trattato dell’introduzione del cosiddetto matrimonio omosessuale, il quale offre anche la cosiddetta stepchild adoption, ovvero la possibilità per una coppia omosessuale di adottare l’eventuale figlio biologico del rispettivo partner.

Gran promotore di questa legge (la legge Cirinnà) è stato proprio il cattolico capo del Governo, Matteo Renzi. E lo ha fatto senza permettere alcuna seria ed approfondita discussione parlamentare, ponendo addirittura la fiducia, nonostante avesse promesso l’esatto contrario. Lo ha fatto ignorando la grande manifestazione al Circo Massimo, a Roma, del 30 gennaio 2016, dove un milione di persone si sono radunate per difendere la famiglia naturale, così bistrattata dalle normative vigenti, e per dire “No” all’aberrazione delle unioni civili. Un’aberrazione che distrugge il concetto stesso di famiglia e introduce nella vita di tutti i giorni l’idea che il comportamento omosessuale sia buono e giusto, addirittura da promuovere. Ma non solo.

Oltre al cosiddetto matrimonio omosessuale, ormai da tempo, pur senza ancora essere riusciti ad approvare una norma specifica, stiamo perdendo sempre più la libertà di esprimere le nostre opinioni in merito. La cronaca di tutti i giorni ci dimostra che basta poco per essere bollati come omofobi e dunque perseguitati come razzisti e discriminatori. Basta semplicemente pensare e dire pubblicamente che il matrimonio, per definizione, è solo tra uomo e donna o che un bambino ha il diritto e il bisogno di un padre e una madre.

Nel 2017 è stata approvata la legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT), altra dicitura che nasconde una realtà molto più inquietante: l’eutanasia. E anche qui tutto è avvenuto quasi senza che l’opinione pubblica, ormai anestetizzata, se ne sia resa conto. Dibattito parlamentare? Molto poco. Perché si aveva fretta di portare a casa pure quest’ultimo “trofeo”…

Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio in carica, si è detto fiero di queste norme, perché rappresenterebbero una conquista nel campo dei diritti civili, di cui l’Italia deve andare orgogliosa.

 

La triste realtà

La legislatura che adesso inizia cade a quarant’anni esatti dalla approvazione della legge 194, quella che ha introdotto nel nostro ordinamento l’aborto legale. Insieme al divorzio e alla riforma del diritto di famiglia (1975), fu uno dei provvedimenti più rivoluzionari della nostra storia. In quattro decenni, oltre sei milioni di bambini sono stati uccisi prima di nascere. E se a questi numeri aggiungiamo tutti gli aborti provocati dalle varie pillole nel frattempo legalizzate, ci rendiamo conto che è stato perpetrato e si continua a perpetrare uno spaventoso e terribile genocidio di cui nessuno parla. Anzi, siamo addirittura arrivati al punto che ormai i più considerano l’aborto non un delitto ma un diritto. E nonostante la contraccezione diffusissima e sponsorizzata (anche in questo caso, guai a sollevare la minima osservazione critica!), l’aborto è ancora considerato un metodo anticoncezionale come altri.

Il risultato? L’inverno demografico più nero, che alcuni cercano di compensare con l’immigrazione di persone che nulla hanno a che vedere con la nostra storia, la nostra identità, la nostra fede e le nostre abitudini, né vogliono averne.

Gentile Presidente del Consiglio, a furia di politiche e di una cultura anti-nataliste, a furia di femminismo, edonismo e sessualizzazione invasive guardi come siamo ridotti. L’Italia che lei governerà è un Paese sempre più vecchio, con sempre meno bambini. E perciò senza futuro. Con l’ulteriore dramma che molte volte ci rendiamo conto della triste realtà, ma proseguiamo lo stesso sulla nostra strada, incapaci di impedire il suicidio in atto. Ci stiamo avviando stancamente alla fine.

Non vogliamo cambiare rotta. Preferiamo restare seduti nella nostra apparente comodità e cullarci sui nostri presunti diritti acquisiti. Come ad esempio avere un figlio a qualunque costo, sia comprato con l’utero in affitto, anche per coppie omosessuali, sia assemblato in laboratorio con la fecondazione artificiale. In entrambi i casi, in nome di un malinteso amore, il bambino è trattato come un oggetto, senza curarsi del suo diritto ad una figura paterna e materna certe, né del suo diritto alla vita (chi pensa ai tanti embrioni immolati sull’altare di questo fantomatico amore che muoiono durante la fecondazione artificiale?).

 

Ribaltare il ‘68

Gentile presidente, questa non vuole essere una predica un po’ bigotta, ma un grido di allarme che forse negli ambienti che frequenta non è tanto comune.

Chiunque lei sia, sappiamo bene che troverà i temi sopra esposti divisivi. Senza dubbio lei non ha intenzione di affrontarli anche perché molti, troppi, pure tra quanti per primi dovrebbero averli a cuore preferiscono tacere. Sappiamo bene che tornare indietro relativamente a leggi già approvate è difficile, perché nessuno ha il coraggio di remare contro corrente.

Nel 2018 peraltro ricorre anche un altro importante anniversario: i cinquanta anni dalla rivoluzione sessuale e culturale del 1968. Cinquant’anni in cui tutto è cambiato e l’Italia, insieme al mondo occidentale, non è più stata la stessa. Ebbene, se lei è intellettualmente onesto, non potrà non rendersi conto delle macerie prodotte in questo arco di tempo. Vuole alcuni esempi?

La liquidità delle relazioni amorose, tra convivenze, divorzi e divorzi express, cosa ha prodotto? Più felicità, potrebbe rispondere. Ma è libero e felice il padre di famiglia ridotto ad andare a mangiare alla Caritas per pagare gli alimenti alla moglie divorziata? Sono liberi e felici quei bambini che hanno disturbi relazionali e di apprendimento a causa della separazione dei genitori, costretti a vivere con le cosiddette famiglie allargate? Sono liberi e felici quanti sono catturati dal vortice della pornografia, soft o hard che sia, ormai accessibile sin dalla più tenera età con smartphone e computer? Rende liberi e felici il perenne conflitto uomo/donna provocato da un femminismo sempre più estremo e totalitario?

Potremmo continuare a lungo. E discutere se l’aborto rende tutti più liberi o felici. O se lo fa l’eutanasia, o l’ideologia omosessualista che con la teoria gender sta distruggendo il concetto stesso di natura umana. Potremmo continuare, ma lei, Signor Presidente del Consiglio, avrà già capito. Probabilmente penserà che questo è il progresso e non si può arrestarlo. Lei penserà che tutto ciò sia una conquista. E che anzi siamo ancora troppo indietro rispetto ad altri Paesi, molto più… liberi e felici.

 

Tornare a Dio

Il Sessantotto è un dogma, come l’ideologia dei diritti umani. Eppure lei deve sapere che c’è una parte di italiani (forse non grande ma nemmeno proprio piccola) che di tutte queste conquiste non sa che farsene perché vede, nella vita reale di tutti i giorni, gli sfasci provocati. E il motivo di fondo di questo sfascio generale sa qual è? Aver cancellato Dio dalle nostre leggi, dai nostri Stati e dalle nostre coscienze. Aver deciso di vivere come se non esistesse. Peggio, aver scelto di combattereLo radicalmente, rifiutandoci di riconoscere la sua signoria nella vita pubblica e in quella privata, sulle Nazioni come sulle nostre vite. Il mondo moderno ha scelto di stare dalla parte della Rivoluzione di Lucifero e del suo “Non serviam!”: una strada che conduce lentamente ma inesorabilmente alla distruzione.

Ebbene, Signor Presidente, in ultima istanza, questo è l’invito che molti italiani ancora dotati di buon senso le fanno: faccia tornare l’Italia a Dio! Non se ne pentirà.

Categoria: Marzo 2018

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