Rivista TFP

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Madre del Buon Consiglio: una riflessione teologica

 

di Raimondo Spiazzi, O.P.

Il celebre teologo domenicano P. Raimondo Spiazzi (1918-2002) offre una profonda riflessione teologica sul significato della vocazione “Madre del Buon Consiglio”

 

L’eterno Consiglio

Nella mente del “Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra” vi è da tutta l’eternità un progetto della creazione, pensato nel Verbo e voluto, amato, deciso nello Spirito Santo. Tutte le cose, prima di essere in se stesse, sono in quel progetto di Dio. Ciascuno di noi lo è, allo stato di idea, che in noi prende corpo ma in Dio già si identifica con il suo pensiero, col suo amore. Noi siamo nella Trinità prima di essere in noi stessi e nel mondo, in quanto pensati e amati nell’ambito di quel progetto creativo, che può essere chiamato Consiglio, nel senso di un’eterna intenzione e deliberazione di attuare ciò che è nel pensiero e nell’amore delle divine Persone, nell’unità essenziale della divinità.

 

Maria nel Consiglio divino

Quando salutiamo e preghiamo Maria come Madre del Buon Consiglio, le diamo un titolo che si riferisce anzitutto alla sua collocazione nel piano universale della salvezza per il suo stretto rapporto di madre col Figlio di Dio, Gesù Cristo, col quale costituisce come una Diade sul vertice del creato, al centro della rivelazione, nel cuore della storia. La salutiamo e invochiamo come Madre eternamente voluta nel Buon Consiglio, oggetto dunque dell’eterna elezione; voluta come via e strumento di attuazione del Consiglio stesso; voluta insieme con Cristo come chiave di volta dell’ordine universale disegnato e deliberato in quel Consiglio; voluta come fonte o canale di tutto il bene che il Buon Consiglio elargisce e sparge nella creazione e specialmente nella storia della salvezza. Madre del Buon Consiglio, dunque, in questo senso ontologico, cosmico, storico, cristologico, soteriologico, che è anche escatologico, perché l’ordine universale è dinamicamente proiettato verso la pienezza delle cose ultime (tà èscata), quando Cristo tornerà per porre fine alla storia, e dar compimento al creato nella partecipazione plenaria alla gloria di Dio che rifulge nella regalità sua e di sua Madre, Regina del mondo.

Difatti nelle Litanie Lauretane la successione dei titoli con cui si saluta e invoca Maria indica una certa logica intima alla preghiera. Dopo aver salutato e invocato la “Santa Madre di Dio”, la “Santa Vergine delle vergini”, la “Madre di Cristo”, la “Madre della Divina Grazia”, la “Madre purissima e castissima”, la “Madre inviolata e intemerata”, la “Madre amabile e ammirabile”, ci si rivolge a lei come “Madre del Buon Consiglio”, per poi aggiungere “Madre del Creatore”, “Madre del Salvatore”… È il ciclo di lodi in onore della divina Maternità che, aprendosi col saluto e la preghiera alla “Santa Madre di Dio”, mette poi in luce le grandezze che si rivelano da tale sua divina maternità, tra le quali l’essere “termine fisso d’eterno Consiglio”.

 

Nel seno della Trinità

In quell’eterno Consiglio il Padre, mente increata che concepisce l’Idea di sé chiamato Figlio (cioè: Pensiero concepito, generato), pensa in quell’Idea, o Verbo, tutte le cose come riflessi e partecipazione della sua unica, infinita essenza divina; e il Verbo-Figlio, pensato dal Padre, a sua volta conosce e pensa tutto ciò che il Padre esprime in Lui come Idea: l’infinita Divinità, ma anche tutte le cose; e il Padre e il Figlio che, conoscendo come Persone distinte la comune verità, bontà e bellezza che posseggono nella Divinità, si amano nello Spirito Santo, terza Persona procedente dal Padre e dal Figlio come Amore, in Lui e insieme con Lui amano tutte le cosse che pensano nel Verbo. E proprio perché le amano vogliono che passino all’esistenza e le fanno sgorgare, sì, dal “nulla” delle cose, ma anche dal “tutto” della Trinità. Tutte le cose, ciascuna cosa, ogni persona ognuno di noi abbiamo la nostra prima scaturigine lassù. Lassù è la nostra patria eterna, alla quale siamo chiamati a tornare dopo e mediante il cammino in queste “terreno esilio” (escatologia).

 

Le vie di Dio nella nostra vita

In quell’eterno Consiglio tutte le cose e specialmente tutte le creature umane sono legate a Cristo e, in Lui e per Lui, a Maria sua Madre, con i vincoli luminosi delle leggi che regolano tutto il creato e in modo particolare il nostro mondo spirituale. Il Verbo è la Luce del mondo e specialmente degli uomini, che egli conosce in sé e in loro stessi, e da loro si fa conoscere nelle realizzazioni di luce che essi raggiungono nell’intelligenza e nella coscienza: tutte verità che sono riflessi dell’unica eterna Verità, tutti “semi del Verbo” già nella conoscenza di ordine naturale che si sviluppano e maturano nella conoscenza di fede e raggiungono la pienezza di luminosità nella visione beatifica. Il Verbo è la fonte di tutta la luce spirituale, l’anima intima di ogni verità e di ogni legge; lo Spirito Santo è il primo Amore che muove non soltanto “il sole e le altre stelle”, ma anche tutte le volontà umane, tutte le facoltà d’amare e d’agire, tutti i dinamismi operativi degli esseri umani tendenti alla perfezione di sé nel raggiungimento del loro fine, che è la conoscenza dell’amore di Dio.

Il Verbo e lo Spirito Santo, in unione col Padre che è il primo principio di ogni essere, sono in ogni uomo il principio del pensare, dell’amare e dell’agire, e lo sono mediante la luce con cui illuminano le intelligenze e le coscienze sulle “vie” da seguire per raggiungere il fine ultimo, e mediante l’impulso che imprimono alle volontà perché passino all’azione muovendosi su quelle “vie”, che sono le leggi.

 

Le leggi del bene

Le leggi sono riflessi e partecipazioni dell’“Eterno Consiglio”, o “Legge Eterna”, che, secondo S. Agostino e S. Tommaso d’Aquino, coincide con lo stesso Verbo sussistente in Dio.

La legge naturale, che ogni uomo percepisce in se stesso come un insieme di dettami fondamentali sul bene da fare e il male da evitare, deriva da quella Legge eterna. La legge rivelata e specialmente quella evangelica è una conferma, una precisazione, un perfezionamento della legge naturale da parte del Verbo Incarnato, Gesù Cristo, che nel suo Io divino racchiude il Buon Consiglio, la Legge eterna, e come uomo spiega in concetti e termini umani i valori che vi sono contenuti per guidarci alla “nuova vita”.

Le Leggi umane positive, ecclesiastiche e civili, sono (devono essere) riproduzione e applicazione della legge naturale e della legge evangelica, che hanno lo scopo di aiutarci a vivere e a convivere nella comunità umana secondo le esigenze della legge divina e, in definitiva, dell’eterno Consiglio.

Anche tutte le esortazioni, gli ordini, i consigli, le testimonianze, i buoni esempi, che riceviamo e desideriamo come aiuti per conoscere e fare il bene, sono derivazioni del Buon Consiglio trinitario.

Soprattutto le buone ispirazioni e le illuminazioni interiori, gli impulsi al bene, alla conversione, alla penitenza, al progresso spirituale , e le rivelazioni speciali con cui sono privilegiate certe anime e tutte le possibili comunicazioni che vengono da Dio allo spirito umano; tutto è riflesso e partecipazione dell’eterno Consiglio trinitario. Per ricevere questi doni, o grazie, che appartengono al contenuto del “Buon Consiglio” eterno, ci rivolgiamo a Colei che ne è, con Cristo “Termine fisso” e chiave di volta, e quindi mediatrice, e le diciamo: Madre del Buon Consiglio, prega per noi.

 

Il consiglio di cui abbiamo bisogno

Il Consiglio che traduce e veicola nella nostra vita la luce dell’eterno Consiglio è un’“opera di misericordia”, come la chiama il tradizionale catechismo della Chiesa; un’opera che non ci sarà negata dalla Madre della Misericordia.

Si tratta di un’opera di misericordia spirituale: di un aiuto per la nostra mente, che nell’intelligenza e nella coscienza è chiamata e sente il bisogno di conformarsi all’eterno Consiglio con l’osservanza della divina volontà, espressa in “segni” per noi intelligibili: la Bibbia li chiama decreti, comandamenti, consigli, divieti, qualche volta minacce.

In se stessa, la volontà divina è imperscrutabile e ineffabile; bisogna accettarla con fede e fiducia, sapendo che è una Volontà buona, un Buon Consiglio, una Volontà di amore, di giustizia e di pace. Di fatti si parla del santo abbandono come dell’atteggiamento fondamentale dell’anima per rapporto a Dio.

Ma per sapere che cosa dobbiamo fare in concreto per essere conformi al divino beneplacito, abbiamo bisogno di quei “segni”, sia come enunciazioni generali dei nostri doveri (le leggi, i precetti), sia come consigli e ispirazione che nei singoli momenti di scelta e di azione aiutano la coscienza a discernere e a decidere bene, ossia secondo il volere divino, alla luce del Buon Consiglio della Trinità che regge la nostra vita.

Questo può avvenire in momenti particolarmente impegnativi, quando bisogna prendere delle decisioni importanti e difficili, o addirittura fare delle scelte di vita, soprattutto se si tratta di scegliere lo stato, come si diceva un tempo, o di rispondere a una vocazione. Può avvenire e avviene anche durante tutto lo svolgimento della quotidiana impresa di vivere facendo il bene ed evitando il male e praticando le virtù teologali e morali, eseguendo i nostri doveri, assolvendo i nostri compiti nella vita di famiglia, di comunità, di lavoro, di ministero, nei rapporti con tutti. È un continuo impegno di virtù e un continuo bisogno di luce, di grazie, di “buon consiglio” dall’altro.

Fino a un certo punto ci possono aiutare coloro che hanno cura di noi e ci vogliono bene: genitori, amici, superiori, direttori spirituali, confessori; se sono buoni consiglieri, diventano anch’essi, per noi, ministri del Buon Consiglio. Ma in quanti casi, in quante situazioni l’anima si sente sola dinanzi alle scelte che deve fare, alle responsabilità che deve assumersi! Oggi, per tante ragioni, sono innumerevoli gli uomini che si sentono e sono nella solitudine interiore, anche quando vivono e lavorano entro una rete fittissima di rapporti sociali e forse sono costretti a subire la quotidiana pressione della folla. In questo sentimento della solitudine facilmente si rifà vivo l’“eterno fanciullo” che cerca protezione, aiuto e grazia nel cuore e tra le braccia della mamma. La fede spinge il cristiano nel cuore e tra le braccia della Madre spirituale dell’umanità per chiederle la grazia del “buon consiglio”: un raggio dell’Eterno Consiglio che essa, come mediatrice, con Cristo, di ogni grazia, fa scendere fino all’intimo nella nostra coscienza per sorreggerla e guidarla dall’interno nella ricerca, nella scoperta, nella scelta del bene.

Nasce così quella bella litania che invoca la Madonna come “Madre del Bon Consiglio”. Potrebbe anche essere parafrasata in termini analoghi: Madonna delle Buone Scelte, Madonna della Buona Strada, Madonna della Prudenza e del Discernimento, Madonna e Signora del Bene, donaci la luce e la forza di fare sempre il bene, e di farlo bene, cioè in armonia con l’Eterno Consiglio che affida a Te il segreto del Re.

 

 

Categoria: Marzo 2018

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