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Quattro “perle” della Rivoluzione italiana

di Diego Zoia

L’anno che è appena cominciato vedrà (fortunatamente) il chiudersi e il tramontare di una Legislatura che ha segnato nel peggiore dei modi la storia della nostra Italia.

Un mandato dove certamente l’han fatta da padrone le forze progressiste e rivoluzionarie, con il compiacimento più o meno velato di tanti sedicenti cattolici “moderati” o, se preferite, “adulti”.

Il sottoscritto, insieme a tanti altri cattolici, che né “moderati” né progressisti sono, ha avuto la lieta ventura di vedersi bollare da uno di questi ultimi (nonché membro dell’uscente Parlamento, presidente di un noto movimento, e da qualche tempo schierato in un gruppo parlamentare che annovera anche un certo Tabacci, quel “cattolico” che permetterà a Emma Bonino di ricandidarsi alla prossima tornata) come parte di compagine “caratterizzata da fanatismo e ideologia”.

Costui non sa che tutto questo rappresenta per noi una vera e propria patente di apprezzamento. Anche perché i governi di centro-sinistra che lui stesso ha sostenuto si sono contraddistinti – fra l’altro – per la pessima riforma della scuola, e viepiù per l’ampissima tolleranza e il più largo permissivismo riguardo la promozione nella scuola di ideologie rivoluzionarie come il gender e l’omosessualismo.

Permettetemi di riferirne una piccola antologia relativa solamente al 2017. Proprio quattro “perle”.

Milano, 25 febbraio e 2 marzo 2017. Nella rassegna cinematografica all’interno del 6° Forum delle Politiche Sociali, presso l’Istituto Superiore “Cavalieri” di via Olona, è stata programmata la proiezione del film “Né Giulietta né Romeo”, una sorta di manifesto dell’omosessualismo, firmato da Veronica Pivetti. Il tutto con l’avallo dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia (Ufficio X – Ambito Territoriale di Milano), con tanto di invito ai dirigenti scolastici di altri Istituti a portarvi i propri alunni. Reazioni da parte del governo o di qualche parlamentare? Non pervenute.

Gennaio - marzo 2017. In vari teatri d’Italia viene messa in scena l’orrenda piéce “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, di Giuliano Scarpinato. Letteralmente un ampio progetto di campagna di indottrinamento gender (in particolar modo nella sua declinazione transgender) cui sono stati sottoposti gli alunni di numerose scuole: una vera e propria opera destabilizzatrice e distruttrice delle coscienze e dell’innocenza, nonché un brutale attacco presentato sotto forma d’arte alla famiglia tradizionale e naturale. A fronte della grande oppo- sizione fatta da numerose associazioni cattoliche, fra cui la nostra di S.O.S. Ragazzi, che hanno agito con un ampio apparato mediatico, dal Transatlantico non ci pare si sia levata la voce dei “cattolici adulti”, o moderati, se non per bloccare tale scempio, almeno per biasimarlo.

San Pietro in Casale, Maggio 2017. Nella classe terza della scuola primaria “Rodari” di Poggetto, dell’Istituto Comprensivo di San Pietro in Casale, Bologna, alcuni bambini riferiscono con dovizia di particolari della messinscena di una “celebrazione di un matrimonio gay”: fatti che se davvero si fossero verificati (pur smentiti da docenti e dal Dirigente scolastico, ma – ribadisco – confermati dagli alunni) sarebbero scandalosi. A parte l’intervento di un consigliere regionale di Forza Italia, nostro e delle solite realtà associative, non è pervenuto nessun segno di reazione o nessuna tensione di indagine da parte delle forze di maggioranza.

Roma, settembre 2017. Alla ripresa dei lavori parlamentari giunge la notizia che la VII Commissione della Camera dei Deputati (Cultura, Scienza e Istruzione) ha riavviato il 28 Settembre scorso l’iter parlamentare per un DDL con la finalità di “Introduzione dell’educazione di genere nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione”: una vera iattura, una disgrazia che minaccia gravissimamente l’educazione dei nostri giovani, la libertà delle famiglie e la coscienza degli operatori scolastici (insegnanti e non) che a detta teoria sono fermamente contrari.

Non voglio commentare oltre: rimane il fatto che a promuovere questo ulteriore scempio istituzionalizzato è proprio la stessa compagine politica cui si schierano, non per nulla, “passivamente” e in fitta schiera, proprio i “cattolici” di cui sopra: gli stessi che non desiderano, al punto di vietarne la partecipazione, che tanti altri partecipino a coraggiose marce nazionali.

A queste quattro “perle” voglio limitarmi, per non intristirmi ulteriormente e non tediare il lettore: ma io, che cristiano “moderato” e cattolico “adulto” non sono, lascio da parte la tristezza e mi preparo, ancora una volta, a combattere quella Buona Battaglia a cui tutti, in virtù del Battesimo e della Confermazione (che ci rende soldati di Cristo e testimoni del Risorto) siamo chiamati, forti di quanto diceva Santa Giovanna d’Arco: “Occorre dare battaglia, affinché Dio conceda la vittoria”.

Categoria: Marzo 2018

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