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Editoriale

Tempi di fermezza e di fiducia

 

Caro lettore, quando questo numero della rivista arriverà nelle sue mani, a meno dell’ennesimo colpo di scena, il nuovo Governo italiano sarà già stato eletto e insediato. Al momento in cui scrivo queste righe (metà febbraio), l’esito delle elezioni è ancora un’incognita.

Ciò che non è un’incognita, però, è il compito spettante a quanti adesso hanno in mano i destini della nostra Patria. Davanti a loro, infatti, si stagliano chiaramente due strade: continuare il cammino disastroso percorso dall’ultima Legislatura, distruggendo ulteriormente ciò che resta in Italia della civiltà cristiana, anzi, della civiltà tout court; oppure invertire la rotta, salvaguardando e difendendo istituzioni naturali e divine, come la famiglia e la proprietà.

Coincidenza o meno, le elezioni italiane capitano in un momento di profondi cambiamenti a livello mondiale. Si fa sempre più forte la reazione contro le imposizioni di ciò che Benedetto XVI chiamò giustamente la “dittatura del relativismo”. Sempre più persone stanno alzando la voce per gridare la propria delusione. Basta! C’è nel mondo un’innegabile spinta verso destra, della quale la sorprendente elezione di Donald Trump è un tipico segno.

Questa reazione, tuttavia, non sempre trova validi sbocchi politici. Ed ecco avanzare, un po’ dappertutto, movimenti “identitari”, “populisti” e congeneri, che stanno facendo incetta di voti nelle diverse elezioni. È un fenomeno positivo? Auspicabile? Comporta dei rischi?

Anche nella Chiesa, di fronte a una situazione che si presenta sempre più inquietante, confusa e malsana, cresce lo scontento, fra i semplici laici e fra i membri della gerarchia. Quali sono i limiti dentro i quali si può – anzi, si deve – esternare questo scontento, salvaguardando il rispetto per la struttura gerarchica della Chiesa? Ecco uno dei grandi interrogativi per l’immediato futuro.

Proprio mentre tutti – politici, elettori e fedeli – devono affrontare delle scelte che potranno cambiare in profondità la vita civile ed ecclesiale, la Divina Provvidenza pone alla nostra attenzione due circostanze cariche di fermezza e di speranza.

Una è l’Anno giubilare della Madonna del Buon Consiglio, che termina il 25 aprile p.v. L’altro, è la Pasqua di Risurrezione che si avvicina.

Nel 1467 apparve nella cittadina di Genazzano, a quaranta chilometri da Roma, l’immagine della Madonna di Scutari, di origini albanesi, miracolosamente trasportata dagli angeli. Divenuta la Madonna del Buon Consiglio, quest’immagine ebbe un ruolo importantissimo nella vita del nostro fondatore, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira. Colpito nel 1967 da una grave malattia che lo stava portando alla morte e, contestualmente, afflitto da una profonda prova spirituale, egli fece ricorso alla Madonna di Genazzano, che gli ottenne una prodigiosa guarigione e una grazia di serenità spirituale e di totale fiducia, che egli chiamerà fino alla fine “la grazia di Genazzano”.

Fra poco entreremo nella Settimana Santa. Nostro Signore sarà, di nuovo, prima osannato la Domenica delle Palme e poi tradito, trascinato davanti al Sinedrio, giudicato, condannato a morte e crocefisso. Tutto sarebbe potuto finire lì, disciolte le belle promesse uscite dalla Sue labbra, disperse le speranze che aveva suscitato… Come scrisse S. Paolo: “Se Cristo non fosse risorto la nostra predicazione sarebbe senza fondamento e vana la vostra fede” (I Cor., 15,14).

Cristo, però, è risorto! Con la Sua gloriosa risurrezione ci ha dato una lezione di fermezza nella speranza, di fiducia e di coraggio. Non abbiamo più il diritto di avere paura! Di fronte al cupo panorama – civile ed ecclesiastico – che si presenta davanti ai nostri occhi, facciamo tesoro della lezione che la Santa Pasqua ci presenta.

È l’augurio che facciamo a tutti i nostri cari lettori, collaboratori e amici in questa Santa Pasqua 2018.

Categoria: Marzo 2018

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