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Quando le unioni omosessuali provocavano nausea … ai giacobini!

 

Il matrimonio civile fu introdotto in Francia nel settembre 1792, durante il periodo giacobino della Rivoluzione francese, che precedette di poco il Terrore. Fino ad allora, l’unico matrimonio era quello religioso, e si regolava secondo il Diritto canonico. Il disegno di legge rivoluzionario era stato presentato, come parte del nuovo Codice civile, dall’estrema sinistra nella Convenzione: i giacobini, i montagnard e gli enragé.

Il loro scopo era chiaro: distruggere l’istituzione della famiglia.

“I vincoli famigliari – dichiarava in aula il deputato Chénier – sono il fondamento della cellula famigliare, una contro-società insopportabile poiché ostacola gli unici vincoli validi, quelli del cittadino e della patria”. Il deputato Lequinio rincarava: “Saremo lieti se i bambini non conoscessero i propri genitori”. Dello stesso parere l’abbé Sieyès: “Il legislatore dovrebbe mettere un limite ai vincoli famigliari”, mentre Saint-Just, soprannominato “l’angelo della morte” per la sua spietatezza, perorava “l’abolizione degli affetti privati”.

C’era poi il problema dell’ugualitarismo. Secondo i rivoluzionari, il carattere esclusivo del matrimonio religioso ledeva l’egalité proclamata come fondamento della Rivoluzione. Il matrimonio, sostenevano, è appena un contratto sociale che chiunque può sottoscrivere liberamente. Nel 1791 era stata discussa la prima versione del nuovo Codice civile, che definiva il matrimonio “un contratto civile che permette a due persone di unirsi”. In questo modo si introduceva anche il divorzio, poiché per definizione un contratto può essere rescisso col consenso delle parti. Il dibattito fu molto acceso. I deputati giacobini, montagnard ed enragé facevano gara a chi la sparava più grossa. Nessuno voleva passare per moderato.

In mezzo alla bagarre, Lequinio volle fare una precisazione: “Il matrimonio è un contratto civile per vivere insieme fra due persone di sesso differente”. Non l’avesse mai detto! Gli Atti della Convenzione registrano una “valanga di risate, ironie e insulti”. Non mancò chi urlasse: “Che schifo!”. Il deputato Sédillez ebbe l’ultima parola: “Il cittadino ci prende per scemi? Tutti sappiamo cos’è il matrimonio!”.

Ecco il triste primato della nostra modernità: far passare come normale qualcosa che gli stessi giacobini ritenevano insensata e ripugnante…

Categoria: Giugno 2018

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