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Dalla Rivoluzione francese al Concilio Vaticano II:

come il nostro mondo ha smesso di essere cristiano

 

Per i tipi della Seuil, di Parigi, è uscito recentemente il volume di Guillaume Cuchet «Comment notre monde a cessé d’être chrétien. Anatomie d’un éffrondement» (Come il nostro mondo ha smesso di essere cristiano: Anatomia di un crollo). L’autore, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Parigi Créteil, ha già scritto diversi volumi sul cattolicesimo in Francia*.

Nel secolo XIX, ricorda Cuchet, il 75% dei missionari nel mondo erano francesi. Dopo gli orrori della Rivoluzione francese, e in parte come reazione ad essa, la Chiesa cattolica ebbe un vigoroso rinnovamento: mentre la devozione al Sacro Cuore si diffondeva come mai prima, la Provvidenza adornava la Francia con una fioritura di santi, come san Pietro Giuliano Eymard e santa Teresina del Bambino Gesù. In questo periodo, la Madonna è apparsa in Francia ben tre volte: Rue du Bac (1830), La Salette (1846) e Lourdes (1858). Questa situazione è continuata, con sfumature, fino alla metà del secolo scorso. Fino agli anni Cinquanta, infatti, la pratica religiosa in alcune regioni, come la Vandea, era praticamente del 100%.

Oggi, invece, la pratica religiosa non supera il 2% a livello nazionale: “Il cattolicesimo è cambiato radicalmente, sia nei suoi aspetti religiosi sia in quelli sociali. Diventando minoritario, andando cioè sotto una certa soglia statistica, anche i suoi effetti sociali e culturali non sono più gli stessi”. Cosa è successo?

Cuchet analizza l’edizione del 1947 della Carte religieuse de la France rurale, che già mostrava importanti falle nella struttura religiosa di Francia: mentre alcune regioni, come la Vandea, registravano un’altissima pratica religiosa, altre, come il Limousin, erano quasi piatte. Come mai? La risposta ci offre una chiave di lettura della crisi religiosa della Francia moderna: “Dalla carta emerge con chiarezza che i paesi che hanno accettato la politica religiosa della Rivoluzione francese, sono diventati i ‘cattivi’ della situazione, mentre quelli che l’hanno respinta, o addirittura avversata, hanno continuato ad essere ‘virtuosi’”.

In altre parole, è nella Rivoluzione francese che vanno cercate le cause mediate della crisi spirituale e religiosa in Francia.

“La scristianizzazione in Francia – afferma Cuchet – è una storia vecchia e risale almeno fino alla Rivoluzione francese, con alcuni alti e bassi. Dopo la Seconda guerra, la Chiesa aveva messo in atto iniziative missionarie che avevano, se non ribaltato, almeno stabilizzato la crisi. Negli anni Sessanta del secolo scorso, invece, c’è stata una rottura di portata paragonabile solo a quella della Rivoluzione. Dal 1965 al 1966, tutti gli indicatori hanno cominciato a crollare in modo brutale. Un esempio: mentre nel 1965 il 94% dei francesi era battezzato, oggi la cifra si aggira intorno al 30%. E mentre il 35% andava alla Messa, oggi non superano il 2%”.

Con logica tutta francese, l’autore si domanda cosa mai sia successo in quegli anni per provocare una tale catastrofe. E risponde: “Fra il 1965 e il 1966, ossia in appena due anni, la Chiesa cattolica ha perso un terzo dei fedeli, soprattutto giovani. Ci deve essere un avvenimento che spieghi questo crollo così vistoso e veloce. Io non vedo altro se non il Concilio Vaticano II. Il maggio 1968 ha avuto un ruolo nell’acuire la crisi, ma non l’ha certo provocata”.

Cuchet non arriva a tale conclusione a cuor leggero: “Per molto tempo noi, sociologi e storici, abbiamo avuto qualche rimorso nel sostenere questa tesi, perché avevamo paura che potesse portare acqua al mulino degli avversari del Concilio, che avevano fatto appunto di questa terribile ‘coincidenza’ un punto di polemica. La mia tesi non è che il Concilio Vaticano II abbia propriamente provocato la crisi, poiché essa occorre anche nei paesi protestanti, ma l’ha sicuramente detonata all’interno del cattolicesimo, comunicandole poi un’intensità tutta particolare”.

Interpellato sul futuro del cattolicesimo in Francia, Cuchet risponde: “Tutta la questione, molto complessa, sta nel sapere che cosa nel Concilio abbia potuto produrre un effetto così devastante: i suoi testi, la loro interpretazione, la loro applicazione, i suoi effetti indiretti? Taluni affermano che la causa vada cercata nella riforma liturgica, iniziata nel 1963. Secondo me, la polemica intorno alla questione liturgica ha velato un aspetto molto più importante e profondo del problema: l’abbandono della cultura cattolica come punto di partenza per la Fede”.

* Tratto da un’intervista a Guillaume Cuchet, Le Figaro, 30 marzo 2018.

Categoria: Giugno 2018

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