Rivista TFP

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Quando la storia dà ragione

 

Primo fra tutti a battersi contro l’ascesa di Lula da leader sindacale a candidato presidenziale fu il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, allora presidente del Consiglio nazionale della TFP brasiliana. Dagli anni Sessanta, la TFP conduceva una campagna contro l’infiltrazione comunista nella Chiesa. Negli anni Settanta, questa campagna si orientò, concretamente, contro la Teologia della liberazione e il suo braccio militante, le cosiddette Comunità ecclesiali di base (Ceb).

Nelle presidenziali del 1989, Lula arrivò al ballottaggio insieme a Fernando Collor de Mello, candidato del centro-destra. In quell’occasione Plinio Corrêa de Oliveira pubblicò un lungo manifesto allertando l’opinione pubblica contro l’incombente pericolo*. Eccone l’essenza:

“Negli anni Cinquanta, l’agitazione di sinistra iniziò a voler incendiare il nostro paese, promuovendo agitazioni sociali ed eleggendo al Congresso non solo socialisti ma anche cattocomunisti. Questa novità era il risultato di profondi cambiamenti negli ambienti religiosi brasiliani, che andranno accentuandosi fino ai giorni nostri, dando origine al progressismo, ispirato alla Teologia della liberazione e rappresentato dalle Comunità ecclesiali di base.

“Questa è la base elettorale di Lula. Lo stesso candidato della sinistra dichiarò: ‘È la Chiesa progressista che appoggia la mia campagna’. L’altro polo cattolico, quello di destra, è rappresentato dalla TFP. Come associazione di laici, la TFP non rappresenta la gerarchia cattolica, ma non può esimersi dal rispondere alle innumerevoli domande di chiarimento.

“Conviene insistere su un punto assolutamente centrale dell’attuale dibattito elettorale: il radicalismo del pensiero del candidato della sinistra. Al Gramna, organo ufficiale del Partito comunista cubano Lula dichiarò: ‘Cuba è il modello per l’America Latina’. Un cattolico non può votare per il comunismo. Così, secondo la legge elettorale vigente, l’unica alternativa che i brasiliani hanno è di votare per il candidato Collor de Mello”.

Plinio Corrêa de Oliveira chiudeva il manifesto dichiarandosi consapevole che questo intervento diretto nella politica nazionale avrebbe aizzato l’odio dei “fanatici anti-TFP”. E così fu.

Collor fu eletto presidente col 53% dei suffragi. La sinistra non poteva tollerarlo. Prima scatenò una serie di scioperi selvaggi che seminarono lo scompiglio in tutto il Paese. E poi partì alla caccia dei “responsabili” della sconfitta di Lula, a cominciare da Plinio Corrêa de Oliveira, portato davanti ai Tribunali per violazione della legge elettorale. La morte del leader cattolico, nell’ottobre 1995, impedì che il processo giungesse a termine.

Il sacrificio valse la pena. Nel 2010 cominciò una fortissima reazione popolare contro il PT (Partito dei Lavoratori) che, nel 2016, ha portato alle dimissioni della presidente Dilma Rousseff, erede di Lula e alla condanna dell’ex presidente.

*. Plinio Corrêa de Oliveira, “Nella drammatica situazione del Brasile, la TFP prende posizione nella contesa elettorale fra Collor de Mello e Lula, come anche di fronte alla Teologia della liberazione e alle Ceb”, Folha de S. Paulo, 29 novembre1989.

Categoria: Giugno 2018

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