Rivista TFP

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Editoriale:

Sotto il segno del caos… e della speranza!

 

Si fa sempre più incalzante la sensazione che il nostro mondo stia sprofondando nel caos: caos politico, caos sociale, caos culturale, caos intellettuale, caos perfino nella Chiesa, con il Vaticano diventato, nelle parole di un noto opinionista americano, ritenuto moderato, “disfunzionale”.

Non è solo la “fine delle ideologie”, con lo scioglimento delle differenze fra destra e sinistra. Non è solo la diffusione del “pensiero debole”, col disfacimento delle categorie intellettuali che, fino a poco tempo fa, offrivano certezze. Tutti i confini sembrano svanire, perfino quelli che dovrebbero essere, invece, di prima evidenza come il sesso. Oggi è di moda il “gender fluid”.

Spariti i punti di riferimento, il nostro mondo è diventato come un deserto di sabbia che si muove al minimo soffio di vento, capriccioso e imprevedibile. “L’immaginazione al potere!” urlavano i sessantottini ebbri di spirito libertario. Oggi ci rendiamo conto come, più che l’immaginazione, a governare i destini del nostro mondo sia sempre di più la pazzia.

Mentre l’Unione Europea snatura le identità tradizionali del nostro continente, la sinistra promuove la massiccia immigrazione di altre razze, altre culture, altre religioni. Dal modello di “integrazione” si è passato al modello “multiculturale”: l’Europa sta diventando un melting pot etnico-culturale in cui le differenze diventeranno divergenze e tensioni, prodromi di inevitabili conflitti culturali, etnici e religiosi. Appunto il caos.

“Caos e post-modernità – affermava già nel 1992 Plinio Corrêa de Oliveira – sono concetti che si avvicinano sempre di più, al punto di tendere a confondersi l’un l’altro”. Il caos è l’esito finale, la manifestazione più autentica e radicale, di quella “dittatura del relativismo” denunciata da Benedetto XVI.

Per noi cattolici, l’avanzare del caos suppone una sfida storica che tocca i fondamenti della nostra Fede.

La Fede, secondo S. Paolo, è un “rationabile obsequium”, un ossequio della ragione. Essa si fonda su certezze razionali illuminate dalla grazia divina. Il caos, invece, poggia sul vuoto. Fede e caos si escludono a vicenda. Un mondo che sprofonda nel caos è un mondo nel quale vengono meno le stesse fondamenta della Fede.

Con la Fede viene la speranza, definita da S. Tommaso: “un moto o tendenza verso un bene futuro, arduo e possibile da raggiungere mediante l’aiuto di Dio”. L’oggetto ultimo della speranza è Dio. Di nuovo, speranza e caos si escludono a vicenda. Se non esiste un fine oggettivo, immutabile, la speranza diventa voglia effimera.

La terza virtù teologale è la carità, quell’“amore di benevolenza” che protende verso un essere appetibile. In un mondo nel quale niente è saldo, e tutto può essere il contrario di tutto, la carità non riesce a fissarsi su niente. Diventa anch’essa volatile e vana.

Forse mai nella storia la situazione generale è stata tanto sfavorevole per la Fede come ai giorni nostri.

Però, come ha scrito P. Thomas de Saint Laurent nel suo splendido «Libro della Fiducia»: “Quando tutto sembra perduto, quando sembra che non ci sia più speranza, è l’ora di preparare l’incenso. Il Te Deum sta per cominciare!”

“Dove indirizzare quindi le speranze? – si domanda Plinio Corrêa de Oliveira – verso lo stesso Dio che mai abbandonerà la sua Chiesa santa e immortale e che, per mezzo di essa, opererà nei giorni lontani o vicini segnati dalla Sua misericordia e per noi misteriosi, la splendida rinascita della Civiltà Cristiana, il Regno di Cristo per il Regno di Maria”.

Categoria: Giugno 2018

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