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Esiste una soluzione alla corruzione?

 

Riflessioni di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Il problema della corruzione nella politica è, purtroppo, all’ordine del giorno. La sensazione che non esista una soluzione è soverchiante. La corruzione è inerente alla democrazia? È lecito finanziare i politici per ottenerne vantaggi? Esiste una soluzione? Alcune riflessioni del prof. Plinio Corrêa de Oliveira.

È lecito finanziare i politici? È legittimo, per esempio, che un uomo ricco spenda una somma importante per favorire l’elezione di un politico difensore di idee simili alle sue? In tesi, credo che il fatto di finanziare l’elezione di una persona che non possiede mezzi economici non sia, di per sé, un atto disonesto. Può anche essere considerato un atto di virtù. Anzi, sarebbe un uomo molto meschino chi, essendo in grado di facilitare, attraverso contributi finanziari, l’accesso a una carica pubblica importante di un candidato che presenti un programma in grado di salvare il paese, non lo faccia.

La situazione, però, cambia radicalmente quando egli lo fa non per affinità ideologica o per idealismo patriottico, bensì per un accordo spurio do ut des. Se egli finanzia un candidato solo perché gli saranno concessi vantaggi nello svolgimento delle sue attività economiche, per esempio ricevendo in cambio un appalto privilegiato, la combinazione diventa spuria. Una tale combinazione implica, molte volte, che l’appalto sia vinto non dall’azienda più competente, bensì da quella che ha facilitato i soldi al candidato o al partito. Un tale accordo trasforma un atto idealista in uno affaristico, mostrando il lato nascosto e spurio di un tale sistema.

Vengono meno le regole della libera concorrenza e si stabilisce un sistema che puzza di monopolio, poiché il vincitore dell’appalto potrà applicare il prezzo che vuole. Questo è un atto profondamente disonesto, perché la ditta vincitrice scaricherà sulle spalle dei cittadini il costo del favore ricevuto.

Ci si domanda: questo problema è intrinseco alla democrazia o al capitalismo?

Considerate le cose in tesi, questo tipo di corruzione non squalifica la democrazia stessa, né il sistema economico di libero mercato. È una distorsione che può facilmente verificarsi in qualsiasi forma di governo, sia esso democratico o monarchico. E succede sia nel sistema economico capitalista sia in quello comunista. Ricordiamo che nel comunismo i membri del Partito - specialmente la cosiddetta nomenklatura - costituiscono una casta, che ottiene tutti i vantaggi.

Il problema è fondamentalmente morale e religioso. Il nocciolo del problema non si trova nella forma di governo o nel sistema economico. Risiede nel grado di moralità pubblica e, in particolare, nel comportamento degli uomini pubblici. Quando ci sono persone che prendono sul serio l’esistenza di Dio e seguono la Sua Legge, tali cose non succedono.

Dove, invece, la popolazione non prende sul serio l’esistenza di Dio e non segue la Sua Legge, è inevitabile che molte persone rubino, si appropiano cioè di beni che non appartengono loro. Si tratta, dunque, di un problema che, pur contenendo riflessi economici e politici, è fondamentalmente morale e, come tale, coinvolge un problema religioso. Dove non c’è religione né moralità, dove i valori religiosi non contano e la Fede è dimenticata, le cose andranno necessariamente verso il disfacimento di tutto l’ordine economico, politico e sociale.

È chiaro che ogni tipo di illegalità e di immoralità pubblica va soppressa categoricamente. Tuttavia, la corruzione non sarà mai eliminata semplicemente punendo i corrotti. In un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione non adempie i dieci Comandamenti della legge di Dio, il numero dei corrotti tenderà a crescere indefinitamente. Se cinque di loro sono arrestati, chiunque creda che il numero dei criminali diminuirà di cinque unità si inganna. Sono stati semplicemente lasciati cinque posti liberi. E per coprirli arriveranno non cinque ma cinquanta candidati, cioè cinquanta nuovi ladri. E la corruzione aumenterà.

Se anche gli onesti sono a volte costretti a prevaricare quando il riconoscimento dei loro diritti dipende da funzionari pubblici corrotti, cosa dire dei disonesti? Oggidì, quello che corrompe è tenuto in considerazione come una persona abile. Chi non lo fa è, invece, disprezzato come ingenuo. L’astuto guadagna soldi. L’onesto vive nella povertà. La pratica della bustarella si diffonde come una macchia d’olio penetrando tutta la struttura sociale.

Quando il numero dei corrotti diventa così grande, è praticamente impossibile reprimere il crimine senza mettere l’intera nazione in carcere. Qualcuno ha pensato a depenalizzare la corruzione, declassandola da reato a illecito civile, punibile non col carcere ma con una semplice pena pecuniaria. Questo non è altro che l’ufficializzazione della rapina.

In tal modo, se un ladro è sorpreso rubando polli, può andare in carcere e macchiare la sua fedina penale. Se, invece, un politico riceve soldi illeciti, non va in carcere. Paga una multa, e via! Senza che la sua reputazione sia nemmeno scalfita. Così la corruzione diventa una pratica ufficiale. La proprietà privata non è più rispettata. Non solo si moltiplicano gli appalti fasulli, ma lo stesso mondo aziendale si corrompe, essendo fondato non più sul lavoro onesto ma sulla frode.

In tale situazione, il lavoro onesto perde prestigio e influenza. La disonestà diventa il modo privilegiato per fare i soldi. Il furto diventa padrone. E il sistema economico, comunista o capitalista che sia, sprofonda nella corruzione. Il Paese diventa una “rapinaland”, dove una minoranza di ladri diventa ricca e potente, a scapito della maggioranza. Risultato: si perde ogni decoro pubblico, e si scivola verso il caos.

Ciò che manca nelle società di oggi sono le élite, morali prima di tutto, ma anche élite composte dalle famiglie che hanno conservato il ricordo delle grandi figure del passato, personaggi famosi per la loro onestà e che servono ancora da modello.

La democrazia, in pratica, ha rovinato il prestigio delle vere élite. Con il pretesto di favorire le classi più modeste, la democrazia ha dotato la società di strutture sempre più egualitarie, portando al progressivo collasso delle vere élite e alla graduale scomparsa delle strutture e dei valori che la società aveva distillato per portare al potere i suoi esponenti più istruiti e capaci. Ciò ha prodotto disorientamento e una tendenza al caos, che sta diventando sempre più pronunciata. Se non lavoriamo per il ripristino delle élite, non potremo mai attuare un profondo cambiamento.

La radice di ogni male sta nella mancanza di religione. Se le persone praticassero la vera religione, non ci sarebbe corruzione. Tutti si lamentano della corruzione, ma nessuno vuole praticare la religione. Perché?

In realtà, molte persone hanno chiaro che la soluzione sia un ritorno alla moralità basata sulla religione, ma non ne vogliono sapere perché un clima di austerità e di rigore morale li costringerebbe a cambiare il proprio stile di vita. E non vogliono ciò. Possono urlare contro la corruzione come un male spregevole, ma smettere di peccare è qualcosa di molto diverso ...

Per affrontare una tale situazione è necessario realizzare un apostolato di natura essenzialmente religiosa, che attiri la grazia divina. Con l’aiuto della grazia, tale apostolato potrà toccare le anime, le intelligenze e le volontà, producendo conversioni vere. Partendo da queste conversioni, si potrà cominciare a pensare ad una soluzione. Ora, tali conversioni sono ovviamente difficili in tempi di immoralità generalizzata, perché le persone sono molto attaccate ai vantaggi che l’immoralità può offrire. E, quindi, sarà difficile che abbandonino la strada sbagliata.

Per attuare una tale soluzione, bisogna che sorgano apostoli come quelli accennati da Dom Chautard nella sua famosa opera «L’anima di ogni apostolato». Questi apostoli hanno una vera vita interiore e desiderano il Regno di Dio prima di ogni cosa, cioè la piena realizzazione della volontà divina in Cielo come sulla terra. Apostoli che trascinano col proprio esempio e influiscono sull’opinione pubblica, apostoli che elaborano progetti politici secondo Dio. Solo questi potranno cambiare il comportamento delle persone.

Dobbiamo chiedere alla Divina Provvidenza che mandi apostoli di questo genere, e che faccia diventare l’uomo contemporaneo docile alle parole di Nostra Signora di Fatima, nel 1917: penitenza, preghiera, conversione.

Categoria: Ottobre 2018

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