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Dalle catacombe a San Pietro

 

La sera del 16 novembre 1965, tre settimane prima della chiusura del Concilio Vaticano II, una quarantina di vescovi, per lo più latinoamericani, si riunirono nelle catacombe di Domitilla, dove sottoscrissero un documento noto come “Patto delle catacombe”. Tenuto secreto per decenni, oggi è di dominio pubblico. A coordinare i Padri conciliari c’era mons. Helder Câmara, il “vescovo rosso” brasiliano. Col tempo, i firmatari furono più di cinquecento.

I prelati si impegnavano a lavorare per una “Chiesa povera”, spogliandosi di ogni segno di ricchezza o di potere. Rinunciavano perfino a qualsiasi titolo onorifico, come “Eccellenza”, “Monsignore”, ecc. Si impegnavano pure a lottare per la “giustizia sociale” contro ogni “privilegio” verso “un nuovo ordine sociale”.

Questo documento è, a giusto titolo, ritenuto antesignano di quella Teologia della liberazione di sapore marxista condannata nel 1984 da papa Giovanni Paolo II. Negli anni successivi, infatti, i suoi firmatari, specialmente in America Latina, saranno i protagonisti di quella “prassi sovversiva” tendente al socialismo, proclamata dai teologi della liberazione come il cammino verso il Regno di Dio sulla terra.

Il 21 marzo 2013, una settimana dopo essere stato eletto al Soglio Pontificio, papa Francesco ricevette una copia del Patto dalle mani dell’attivista marxista Adolfo Pérez Esquivel, argentino come lui. Gliela offriva mons. Pedro Casáldiga, vescovo emerito di São Félix do Araguaia, Brasile, autodefinitosi “monsignore falce e martello” per le sue ovvie simpatie politiche.

L’anno successivo, il 14 luglio 2014, il teologo della liberazione Leonardo Boff – che poi contribuirà non poco all’enciclica Laudato si’ – scrisse l’articolo “Il Patto delle catacombe vissuto da papa Francesco”. Dopo aver esposto il contenuto del Patto, egli concludeva: “Non sono proprio questi gli ideali presentati da papa Francesco?”.

E, infatti, questi cinque anni di pontificato francescano hanno visto lo “sdoganamento” della Teologia della liberazione che, da condannata dai due precedenti Pontefici, “è ormai entrata definitivamente nella normalità della vita della Chiesa”, nelle parole dell’allora portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi. Il suo fondatore, padre Gustavo Gutiérrez, è stato più volte ricevuto in Vaticano.

Una vera rivoluzione copernicana. O, per usare l’espressione ormai di moda, un vero “cambio di paradigma”.

Categoria: Ottobre 2018

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