Rivista TFP

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Lo tsunami Vox e la Spagna risorta

 

di Modesto Fernández

Domenica 2 dicembre 2018 resterà una data simbolo in Spagna. Rompendo il monopolio della sinistra, che durava da quaranta anni, il centro-destra ha vinto le elezioni regionali in Andalusia. Il dato più sorprendente, però, è stato l’11% ottenuto dal partito della destra Vox.

 

Lo scorso 2 dicembre si sono tenute le elezioni regionali in Andalusia, la regione più popolosa della Spagna. A sorpresa, il centro-destra ha raggiunto la maggioranza assoluta, rompendo così il ferreo monopolio della sinistra socialista, che durava dal 1982. La sorpresa dentro la sorpresa, però, è stata l’exploit del nuovo partito della destra, Vox, che ha ottenuto il 10,97% dei suffragi, tradotti in ben dodici deputati nel Parlamento regionale. In solo tre anni, Vox è passato da 18.422 a 395.012 voti.

Vox è nato nel 2013, formato da persone che non si sentivano più a loro agio nel Partito Popolare, ritenuto debole nei confronti della sinistra. Recriminavano al PP, soprattutto, la totale assenza di contrasto alla rivoluzione culturale messa in atto dal Partito socialista: divorzio, aborto, ideologia di genere, agenda omosessualista, droghe, laicismo e via dicendo.

La vittoria di Vox si inserisce in un panorama di chiaro spostamento del pubblico spagnolo verso destra. “Il successo di Vox nelle elezioni andaluse, un altro segno dell’auge della destra radicale”, titolava l’ABC. “Questo risultato – continua il noto quotidiano di Madrid – si inserisce in un contesto globale di vittorie di candidati e di partiti di una nuova destra, ancora difficile da definire, ma che condivide alcuni tratti comuni: critiche alle politiche migratorie, diffidenza nei confronti dell’Unione Europea, nazionalismo, rigetto della globalizzazione e del femminismo”.

 

Si rompe lo spirito della Moncloa

La stampa internazionale ha gridato allo scandalo. “L’estrema destra vince in Spagna” era il titolo martellato dai media del mondo intero. In realtà, Vox non è di “estrema destra”, se per questo intendiamo le frange filo-naziste o filo-fasciste. Si tratta di un partito che raccoglie cattolici insoddisfatti con la deriva progressista nella Chiesa, e cittadini insoddisfatti con la debolezza dei partiti di centro-destra nei confronti dei grandi temi della rivoluzione culturale.

In un punto, però, siamo veramente in uno spartiacque storico. L’ascesa di Vox, come prima quella di Podemos sulla sponda opposta, segna la fine dello “spirito della Moncloa”.

Dopo la morte di Francisco Franco, il 27 ottobre 1977 tutti i partiti politici spagnoli – da Alianza Popular a destra fino al Partito Comunista a sinistra – sottoscrissero un Patto nel palazzo della Presidenza del Consiglio, chiamato appunto La Moncloa. L’accordo impegnava tutte le forze politiche a procedere in modo consensuale, dentro i parametri della Costituzione allora in preparazione. Più importante, però, era il cosiddetto “spirito della Moncloa”, definito dalle parole-talismano allora in voga: “Consenso”, “dialogo”, “ecumenismo”, “apertura”. Le forze politiche in campo si impegnavano a non sollevare nessun tema controverso che potesse incendiare gli animi, portandoli verso scontri ideologici.

Fu proprio in questo ambiente allegro e spensierato – “aquí no pasa nada”, qui non succede niente, si diceva – che il Partito socialista operaio spagnolo (PSOE) portò avanti la più terribile rivoluzione culturale di tutti i tempi. “Abbiamo rivoltato la Spagna come un calzino!”, si vantava José Rodríguez de la Borbolla, allora presidente socialista di Andalusia.

Lo spirito della Moncloa spiega perché i governi di centro-destra – Aznar e Rajoy – non abbiano toccato minimamente l’impianto rivoluzionario imposto dal Partito socialista: facevano parte dello stesso ambiente. L’ascesa di Podemos a sinistra, e adesso quella di Vox a destra, sembra aver spezzato il consenso. Di fronte a una sinistra sempre più radicale e impositiva, molte persone si chiedono se le politiche dialoganti e cedevoli del vecchio centro-destra siano ancora adeguate, o se, invece, serva una reazione più energica per non finire nel baratro.

 

Un programma conservatore

Il programma politico di Vox si può riassumere in pochi punti:

- stretto controllo dell’immigrazione, deportazione dei clandestini, erezione di un muro nei territori africani di Ceuta e Melilla;

- speciale controllo sull’immigrazione musulmana di stampo radicale, chiusura delle moschee fondamentaliste;

- difesa dell’unità di Spagna, contro i vari indipendentismi;

- difesa della Monarchia;

- riabilitazione della storia patria;

- difesa delle tradizioni spagnole, sia quelle civiche sia quelle religiose;

- difesa della famiglia, contro l’aborto e l’ideologia di genere;

- riduzione delle tasse, liberalizzazione dell’economia;

- un nuovo trattato europeo.

Se a qualche lettore tale programma può sembrare troppo “a destra”, è meglio che se ne faccia una ragione. Esso, infatti, sta conseguendo sempre più consensi in Spagna.

 

* Presidente di Tradición y Acción

Categoria: Marzo 2019

Iscriviti alla Newsletter

captcha 
Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter