Rivista TFP

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Pride omosessuale SÌ, Rosario alla Madonna NO?

Lettera al vescovo di Lugano

 

L’anno scorso, Helvetia Christiana – la TFP svizzera – aveva chiesto al Comune di Lugano l’autorizzazione per pregare un Santo Rosario in piazza per la rigenerazione morale della Svizzera. Il Comune ha negato il permesso, mentre lo concedeva invece per la manifestazione Pride degli omosessuali. Interpellato in merito dai media, il vescovo di Lugano, mons. Valerio Lazzeri si è schierato col Comune. Helvetia Christiana gli ha quindi inviato una lettera. La vertenza col Comune si trova adesso al vaglio della Giustizia.

 

Eccellenza Reverendissima,

In questi giorni si sta svolgendo, a Lugano e in Ticino, un acceso dibattito sull’estensione della libertà di espressione e, in particolare, sull’estensione della libertà dei credenti di manifestare pubblicamente la propria fede. Sono in molti a mostrarsi perplessi che una tale controversia possa avere luogo in pieno secolo XXI, quando tutti ritengono che la libertà di espressione sia un diritto oramai acquisito, anche da parte delle minoranze.

Il dibattito è stato innescato dall’incomprensibile – sia dal punto di vista morale sia costituzionale – rifiuto del Comune di Lugano di concedere l’autorizzazione a una manifestazione a carattere strettamente spirituale.

In data 22 dicembre 2017, Helvetia Christiana, associazione formata da laici cattolici e regolarmente costituita secondo la legge civile della Confederazione Elvetica, aveva richiesto al Comune di Lugano l’autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico. L’Associazione intendeva pregare un Santo Rosario in difesa dei valori cristiani, e per la rigenerazione morale della Svizzera, come aveva già fatto in altre città, finora senza alcuna difficoltà. La data proposta era il 26 maggio, mese della Madonna, o qualunque altra data fosse più conveniente per le autorità municipali. Si aspettavano poche persone (15-20), e la durata sarebbe stata di non più di sessanta minuti.

Dopo diversi contatti telefonici amichevoli con la sezione amministrativa della Polizia Comunale, nella seduta del 19 aprile u.s., il Municipio ha deciso a sorpresa di negare tale autorizzazione, cosa che ci è stata comunicata soltanto il 2 maggio. In assenza di un reale pericolo per l’ordine pubblico – unico motivo per cui un’autorità civile potrebbe legittimamente vietare una manifestazione pubblica – il Signor Sindaco Marco Borradori ha indicato due ragioni, palesemente pretestuose:

1. La manifestazione avrebbe un “contenuto molto nebuloso”. Veramente fatichiamo a capire cosa possa avere di “nebuloso” la recita di un Santo Rosario, fatta in modo perfettamente pacifico e legale. A meno che il signor Borradori utilizzi tale termine per dimostrare la sua contrarietà alle dottrine che Helvetia Christiana propone. In questo caso, non possiamo sfuggire all’idea che il Comune di Lugano si stia comportando come una sorta di Inquisizione laica, che decide quali idee abbiano libertà di circolazione nel comprensorio cittadino, e quali, invece, vadano censurate. Un atteggiamento in contraddizione col carattere democratico del nostro ordinamento costituzionale.

2. Il Municipio “concede autorizzazione a gruppi religiosi solo se riconosciuti da un’istituzione religiosa ufficiale”. A parte il fatto che un tale criterio lede gravemente la separazione fra Chiesa e Stato, fondamento dello Stato di diritto moderno, essa non si applica affatto a Helvetia Christiana, cosa che il Signor Sindaco avrebbe potuto chiarire con una semplice telefonata. Helvetia Christiana non è un’associazione religiosa bensì civile.

La situazione dell’Associazione alla luce del Diritto Canonico è stata, a suo tempo, oggetto di consultazioni ai più alti livelli, con pareri sempre positivi: siamo un’associazione privata di fedeli.

L’Associazione si è eretta mediante un accordo privato fra i suoi membri (Can. 299 § 1); facendo uso del loro diritto di fondare e di dirigere liberamente associazioni che si propongano un fine di carità o di pietà, oppure associazioni che si propongano l’incremento della vocazione cristiana nel mondo (Can. 215); e del loro diritto di impegnarsi, sia come singoli sia riuniti in associazioni, perché l’annuncio divino della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo (Can. 225 § 1); allo scopo di animare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico (Can. 225 § 2); per l’animazione dell’ordine temporale mediante lo spirito cristiano (Can. 298 § 1).

Helvetia Christiana non ha chiesto il riconoscimento canonico da parte dell’autorità ecclesiastica (Can. 299 § 3), né ha cercato di ottenere personalità giuridica ecclesiastica (Can. 322). Cosa, tra l’altro, non richiesta dallo stesso Codice di Diritto Canonico.

La legittimità di questa situazione è suffragata da molteplici decisioni della Pontificia Commissione per l’interpretazione dei testi canonici, come ad esempio quella del 29 aprile 1987 (Osservatore Romano, 25 novembre 1988). E corrisponde ai termini dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Christifideles laici, di Papa Giovanni Paolo II (30-12-1988).

La discussione – con ampissima ripercussione nei media ticinesi, a riprova di quanto l’argomento sia scottante – aveva preso una piega sfavorevole per il Comune, accusato da più parti di attuare una politica di “due pesi e due misure” (Pride omosessuale, SI - Rosario alla Madonna, NO), quando Sua Eccellenza ha deciso di intervenire in favore del Comune.

Sua Eccellenza si dichiara “perplesso”. Permetta Sua Eccellenza di dichiararci a nostra volta molto perplessi. Perplessi nel vedere l’autorità ecclesiastica, alla quale indirizziamo tutta la nostra filiale venerazione, assumere anch’essa la politica dei “due pesi e due misure”. Interpellato, infatti, sulla posizione della Curia riguardo alla sfilata omosessualista in programma a Lugano, Sua Eccellenza ha dichiarato: “Noi non ci mobilitiamo contro questa manifestazione”.

Invece, si è “mobilitato” – eccome! – contro un Santo Rosario in onore della Madonna, recitato da un piccolo gruppo di fedeli nel mese a Lei dedicato.

Ferendo principi elementari della giustizia, che stabiliscono che non si debbano giudicare le intenzioni – de internis neque Ecclesia – Sua Eccellenza ci accusa di pregare “soltanto per essere visti”, e usa nei nostri confronti parole durissime (“ipocriti”), che non ci risulta abbia mai utilizzato per riferirsi ai nemici della Chiesa di Cristo.

Tali parole feriscono profondamente il nostro cuore di fedeli cattolici. E ci ricordano l’ammonizione di Nostro Signore: “Quale padre tra voi... se il figlio gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?” (Lc., 11, 11).

Nella sua ormai storica omelia nella Missa pro Elegendo Romano Pontifice, del 2005, l’allora cardinale Joseph Ratzinger denunciò la “dittatura del relativismo”: quella tendenza del mondo moderno a lasciare libero corso al male mentre coarta il bene in ogni modo possibile.

Se qualche insegnamento morale dobbiamo trarre dall’attuale controversia, è constatare quanto questa dittatura sia ormai stabilita nel nostro Paese. Mentre si concede ampia libertà a coloro che promuovono pubblicamente una condotta definita dal «Catechismo della Chiesa Cattolica» “intrinsecamente disordinata e contraria alla legge naturale” (2357), si discriminano i cattolici che vogliono rivolgersi a Dio, per mezzo di Maria Santissima, pregando in difesa dei valori cristiani, e per la rigenerazione morale della Svizzera, in modo perfettamente pacifico e legale.

Accogliamo volentieri l’invito di Sua Eccellenza, nell’intervista a Ticino News, di “approfondire la riflessione”. Riteniamo, però, che tale approfondimento debba essere portato avanti in un clima di mutuo rispetto, di apertura e di dialogo. Un clima che, finora, è palesemente mancato da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche.

Augurando a Sua Eccellenza ogni bene nel Signore, chiediamo la sua benedizione.

 

Categoria: Marzo 2019

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