Rivista TFP

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Sudafrica: apartheid al rovescio?

 

Nel più assoluto silenzio dei mezzi di comunicazione nostrani, in Sudafrica si sta consumando una tragedia ai danni di un settore della popolazione: i bianchi.

Per decenni il Paese era stato governato dalla minoranza di origine europea, in concorso con le varie etnie locali, tra cui l’importante nazione Zulu. Nonostante difetti fin troppo evidenti – tra cui l’odiato apartheid, cioè la divisione delle razze – il Paese era riuscito a diventare un punto di riferimento per il Continente. Infatti, era un Paese di forte immigrazione. A dispetto dell’apartheid, tutti volevano andare ad abitare in Sudafrica. Qui si viveva meglio.

Oggi, invece, il Sudafrica si trova nel mezzo di un’invettiva persistente e bellicosa contro la proprietà privata, mentre il Parlamento discute misure per confiscare tutte le proprietà dei bianchi, a cominciare dalle fattorie agricole. Proposta dall’estrema sinistra, col favore dell’African National Congress (ANC), le misure implicherebbero una vera rivoluzione che rischia di far tornare indietro il Paese di parecchi decenni. Si parla di “espropriazione senza compenso”.

Dopo gli anni turbolenti del presidente Jacob Zumla, che gettò il Paese nello scompiglio, gli occhi dei sudafricani – bianchi e neri – erano rivolti al suo successore Cyril Ramaphosa. E, infatti, la situazione stava lentamente migliorando. Questa prosperità rischia ora di naufragare, colpita a morte dall’assalto dei settori comunisti.

All’offensiva politica si somma poi una diffusa violenza contro i proprietari terrieri bianchi, che ha già causato decine di morti e innumerevoli feriti. Si vive un clima di guerriglia. L’agenzia AfriForum calcola che i proprietari terrieri bianchi hanno quattro volte più probabilità di essere assassinati.

Per contrastare tale deriva, l’associazione Young South Africans for a Christian Civilisation – TFP ha lanciato la campagna Peace in the Land – Pace nelle campagne.

Il manifesto ricorda che l’agricoltura è uno dei pilastri della ripresa economica e sociale del Paese, e un possente fattore per alleviare la povertà. L’offensiva oggi in corso non è dettata da nessuna logica economica o sociale. Essa è alimentata dal puro odio di classe di matrice comunista. Un odio che deve passare dalla distruzione della proprietà privata, come voleva Marx.

Senza negare che, in certe circostanze, si possano giustificare alcune espropriazioni, la TFP sudafricana avverte contro le derive totalitarie: “Chiaramente si impone un dibattito sano e solido sulla questione della terra. Solo un pazzo negherebbe che sia necessario affrontare un’eredità che annoverava gravi ingiustizie. Questo dibattito, però, si deve svolgere in un’atmosfera di serenità, tranquillità e valori cristiani, con l’obiettivo di correggere onestamente legittime rimostranze, ma soprattutto per proteggere il principio stesso della proprietà privata”.

La TFP sudafricana propone, dunque, un Land Summit, un vertice sulla proprietà terriera, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti. E chiude con un appello al nuovo presidente – egli stesso un proprietario terriero di successo – affinché non permetta il dilagare della violenza.

Categoria: Marzo 2019

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