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Come “leggere” un’icona

di Patrizia Lepori

 

IconaDietro un’icona c’è un mondo, una cultura, ma soprattutto una teologia e una spiritualità, che sono elementi fondamentali per l’iconografo. È un mondo che richiede il pieno coinvolgimento di sé stesso, in termini di conoscenza, di tecnica, ma soprattutto di fede e di spiritualità. Dipingere un’icona è incontrare il Dio vivente. Richiede tante ore di paziente lavoro manuale, di raccoglimento e preghiera.

Vediamo questa icona di scuola moscovita del sec. XVI. Descrivendola dall’alto verso il basso possiamo notare l’aureola o nimbo d’oro, simbolo della luce divina irradiata da Cristo-Dio, segnata da una croce contenente delle lettere greche che significano(Es 3,14).

L’aureola è incuneata fra la “culla” e il bordo esterno dell’icona. Come se fosse una finestra aperta, la “culla” interna indica la realtà soprannaturale. Il bordo esterno, al contrario, la consistenza delle realtà terrestri. L’aureola che abbraccia culla e bordo indica questa possibilità nella persona di Cristo, di unire le due realtà: divina e umana.

Nel volto si esprime una sconfinata misericordia, un amore doloroso e appassionato per l’uomo che lo spinge a morire in croce per ricondurre al Padre l’intera creazione, affinché essa possa partecipare della vita divina.

In basso a sinistra, il braccio destro che si distende e si apre nella mano benedicente, ha un movimento particolare espresso con un segno grafico che ne accentua lo spostamento verso l’esterno. Nello stesso tempo, però, la fascia del mantello che incrocia il braccio non presenta il rigonfiamento che ci si aspetterebbe dal movimento del braccio stesso verso l’esterno. La fascia trasversale è stata disegnata con segni che stringono e comprimono il braccio verso l’interno. La rappresentazione indica quindi, un doppio movimento in cui il braccio tende a uscire verso l’esterno mentre il mantello, trattenendolo lo spinge verso l’interno. Da qui il significato: la natura divina, nella sua forza onnipotente si accorda con la debolezza della natura umana del mite e umile di cuore che esprime questa forza nella misericordia e nella benedizione.

La tre dita unite chiuse simboleggiano la Santissima Trinità. Le vesti del Cristo sono: il mantello (hymation) blu-verde, che indica la natura umana di Cristo, la tunica (chitone) rossa, che indica la natura divina mentre la stola piccola a destra dorata (clave) indica la separazione della natura terrena da quella celeste. Con la mano sinistra sostiene invece il Vangelo. I monogrammi in alto a sinistra IC e a destra XC, significano Iesus e Cristos.

Le icone si dipingono, o meglio si scrivono, con una emulsione formata da tuorlo d’uovo, vino e essenza di lavanda unita ai colori che sono pigmenti naturali, terre e pietre preziose tritate. Il tuorlo d’uovo, simbolo della Risurrezione di Gesù, indica la Pasqua, la nuova vita in Cristo; il vino, del sacrificio, dove Gesù offre il vino dicendo che è il suo sangue e l’essenza di lavanda, il profumo come ricordo dell’unzione di Maria Maddalena a Betania (segno della dedizione completa dell’uomo al mistero di Dio).

Categoria: Marzo 2019

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