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USA: a destra, nonostante Trump

di Patrick O’Shaughnessy

 

Dicono che, nell’apprendere la notizia dell’elezione di Donald Trump alla presidenza, Hillary Clinton sia andata su tutte le furie, scaraventando per terra bicchieri e soprammobili. Non poteva capire come il pubblico americano avesse potuto scegliere quello strambo personaggio, preferendolo a lei, fiore all’occhiello della sinistra americana, preparatasi accuratamente alla carica con ben otto anni da First Lady e quattro da Segretario di Stato.

La risposta è molto semplice. Non ha tenuto conto dell’onda conservatrice che, passando sopra le stramberie del magnate di New York, ha scelto lui perché rappresentava il centro-destra. Anche oggi, nonostante il singolare stile del Presidente abbia seminato non poco scompiglio nel mondo conservatore americano, il Paese continua ad essere ancorato a destra.

 

La marea rossa

A differenza dell’Europa, dove il blu indica la destra e il rosso la sinistra, negli Stati Uniti è il contrario. Un recente sondaggio dell’importante Gallup Organization mostra una vera e propria marea rossa che copre il Paese. Il sondaggio ha tenuto conto delle opinioni delle persone su temi di attualità e di fondo. E questo, rileva la stessa Gallup, a dispetto del fatto che molti non approvino certe mosse del Presidente. In altre parole, il pubblico americano mantiene le proprie convinzioni conservatrici, nonostante non accompagni Trump in tutto.

In quarantaquattro Stati, i conservative sono più numerosi dei liberal. In cinque Stati, li superano addirittura del 30%. In altri tredici hanno un margine del 20-29%. Il 36% degli americani si dichiara conservatore, solo il 25% si definisce di sinistra, mentre il 34% si afferma moderato. Di fronte al radicalismo della Clinton, una fetta dei moderati ha preferito appoggiare Trump.

La sinistra si afferma maggioritaria nelle classi più educate e ricche, mentre quelle più popolari protendono invece a destra. La sinistra si impone nelle grandi città, mentre in quelle più piccole e nelle campagne trionfa la destra. Non sorprende, poi, che la destra sia maggioritaria fra le persone con forti convinzioni religiose, mentre i laicisti e gli atei preferiscano la sinistra.

Un mito assai diffuso, basato su uno studio del 2014 del Pew Research Center, afferma che la generazione millenial – quelli nati tra il 1980 e il 1994 – sia molto liberale, soprattutto in temi morali e culturali. Studi più recenti mostrano invece un quadro più sfumato.

Mentre il 18% dei baby-boomer (nati tra il 1945 e il 1964) si diceva di estrema destra, questa percentuale sale al 23% nei millenial. “Più studenti delle superiori si identificano oggi come politicamente conservatori, riguardo ai loro coetanei di dieci anni fa”, dichiara la professoressa Jean Twenge, della San Diego State University, studiosa delle nuove generazioni.

Della stessa opinione è John Della Volpe, direttore di ricerca dell’Institute of Politics dell’università di Harvard: “Ho l’impressione che troppe persone, compresi molti opinionisti, pensino che questa generazione sia massicciamente socialista. Ciò è molto lontano dalla verità. La verità è molto più sfumata. Poi, tutti i sondaggi mostrano che, crescendo in età, la maggior parte di questi ragazzi si muoveranno più a destra”.

 

Appoggio alle politiche conservatrici

I media, soprattutto quelli europei, si concentrano molto sullo stile del presidente Donald Trump, mentre tralasciano l’appoggio pubblico alle sue politiche, molte delle quali di contenuto chiaramente conservatore, per esempio la difesa della vita innocente e della famiglia.

Il tradizionale sondaggio della CNN sul discorso State of the Union, ha mostrato un 76% di approvazione a Trump, con il 59% “molto favorevole”. Un magro 24% si è dichiarato contrario.

L’autorevole Gallup riscontra un 46% di approvazione globale al presidente Trump, all’inizio del suo terzo anno di mandato. Possiamo paragonare questo indice al 49% di Obama e al 47% di Clinton nello stesso periodo. Cioè sostanzialmente uguale, nonostante la martellante propaganda mediatica denigratoria.

I sondaggi mostrano un’America spaccata. Con alti e bassi, gli indici di approvazione e di rigetto sono piuttosto consistenti, con pochissime persone che dichiarano “nessuna opinione”. Questo, secondo gli analisti, è di per sé un dato essenziale. Per decenni, l’America è stata ritenuta piuttosto liberal, soprattutto dopo l’esplosione degli anni Sessanta. Con Ronald Reagan, nel 1980, irrompe sulla scena nazionale il Conservative Movement, che poi ha portato alla presidenza anche George W. Bush. Dopo anni, con alti e bassi, questo movimento – che non aveva mobilitato tutte le sue risorse né per John McCain né per Mitt Romney – si mostra ancora sufficientemente forte da portare Trump alla Casa Bianca, battendo nientemeno che Hillary Clinton e tutta la gioiosa macchina da guerra della sinistra.

Categoria: Marzo 2019

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