Rivista TFP

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Brasile: l’ora degli esclusi

di Francisco Machado *

 

La svolta elettorale in Brasile non è spuntata dalla notte al giorno. Essa ha profonde radici nel recente passato del Paese, alle quali non è estranea l’azione di Plinio Corrêa de Oliveira e della TFP.

 

Ritornando in Brasile dopo sei mesi da una precedente visita - quando aveva notato un clima di angoscia e di tensione - un amico cileno mi ha riferito di aver avuto ora la piacevole sorpresa di trovarsi in un ambiente molto diverso: le persone erano allegre, rilassate, gentili.

È innegabile che, con la vittoria di Bolsonaro, il Brasile si stia svegliando dall’incubo rappresentato dalla situazione precedente e stia cominciando di nuovo a respirare, a risollevarsi pieno di speranza. È il risveglio di un gigante, chiamato opinione pubblica brasiliana, che i mille stratagemmi della guerra psicologica rivoluzionaria avevano messo a dormire.

I media hanno dovuto prendere atto con riluttanza della svolta conservatrice diametralmente opposta al Partito dei lavoratori (PT) e alla sua linea marxista rivoluzionaria. Di fronte a una realtà che non avevano saputo vedere, o non avevano voluto vedere, adesso gli opinionisti della sinistra stanno versando fiumi di lacrime, lamentando la sconfitta dell’agenda comunista e cercando di farsene una ragione.

Questo enorme movimento di opinione pubblica ha centrato le proprie speranze sulla figura del candidato Jair Bolsonaro. Né la macchina delle fake news né l’attentato contro la sua vita a Juiz de Fora sono riusciti a raffreddare l’animo di milioni di brasiliani che ne avevano avuto abbastanza dell’agenda rivoluzionaria marxista ed erano ansiosi di riscattare il paese.

Il risultato è lì per chiunque voglia vederlo: 56% dei consensi elettorali, e una maggioranza conservatrice nel Parlamento.

 

Le radici di una reazione

Nemo repente fit summus - nulla di eccezionale si fa all’improvviso. Questa immane svolta a destra ha radici assai profonde. Un fattore essenziale è stato senza dubbio l’azione patriottica, intelligente e metodica portata avanti per decenni da Plinio Corrêa de Oliveira e la sua opera, la Società per la difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà - TFP, ora continuata dall’Istituto che porta il suo nome.

Per assumere il controllo del Brasile, la più grande nazione cattolica del pianeta, conducendolo verso strade opposte agli insegnamenti del Divino Maestro, i marxisti dovevano infiltrare la Chiesa, come avevano già fatto con lo Stato. Se fossero riusciti in questa impresa criminale, i rivoluzionari avrebbero controllato le anime e le menti di milioni di brasiliani. Attraverso il Brasile, avrebbero poi influenzato l’America Latina intera.

Fu proprio in tale contesto che scese in campo Plinio Corrêa de Oliveira, leader indiscusso, pensatore cattolico e uomo d’azione che, sin dalla giovinezza, dedicò la propria vita a denunciare l’in- filtrazione sinistrorsa e modernista in ambienti cattolici, smascherando i lupi travestiti da pecore.

Nel 1985, la Conferenza episcopale latinoamericana (CELAM) pubblicò un documento in cui indicava l’America Latina come il luogo in cui il conflitto ideologico era più fortemente vissuto. Da parte sua, Plinio Corrêa de Oliveira paragonò il Sudamerica a un gigantesco pendolo di 17,8 milioni di chilometri quadrati, con 400 milioni di abitanti, e con un potenziale economico e strategico illimitato, che oscillava tra il comunismo e l’anticomunismo. Ecco l’importanza geopolitica del Brasile nel contesto delle grandi nazioni e, quindi, l’importanza del dibattito ideologico al suo interno. Registro solo alcuni eventi eloquenti.

Nel luglio 1968, la TFP brasiliana realizzò una sottoscrizione, che ottenne 1.600.368 firme, per chiedere a papa Paolo VI di contrastare l’infiltrazione comunista nella Chiesa. Nel giugno 1969 denunciò l’esistenza di organismi semiclandestini che tramavano la sovversione nella Chiesa. Per anni portò avanti campagne di denuncia della Teologia della liberazione e del suo braccio militante, le cosiddette Comunità ecclesiali di base (CEB).

Lo stesso ex presidente Lula ha ammesso che il Partito dei lavoratori non esisterebbe senza il contributo della Teologia della liberazione e delle CEB: “Tutto ciò ha contribuito alla mia formazione politica, alla costruzione del PT e al mio arrivo al potere”.

Oltre all’offensiva progressista, il Brasile ha subito anche l’urto della rivoluzione culturale che vuole minare la famiglia, fondamento della società. Sotto lo sguardo indifferente, e a volte perfino complice, di tanti ecclesiastici, il paese è stato travolto da un’ondata di immoralità e di pornografia che penetrava perfino nei focolari. Il marxismo culturale presentava nuovi modelli umani, comportamenti, atteggiamenti e mode atte a cambiare radicalmente il modo di essere dei brasiliani. Questo si è tradotto poi in numerose leggi che hanno scardinato la nostra società.

Plinio Corrêa de Oliveira e la TFP hanno realizzato innumerevoli campagne in difesa della famiglia, della morale e delle usanze cattoliche. Vi era, però, un ostacolo quasi insormontabile: il silenzio discriminatorio della grande stampa, che censurava ogni iniziativa in difesa del Brasile autentico e fedele al suo passato.

Come portare la buona notizia delle attività controrivoluzionarie al grande pubblico, bypassando i media? Plinio Corrêa de Oliveira ha quindi lanciato la nobile epopea delle “carovane”: gruppi di giovani volontari che percorrono il Brasile realizzando campagne di strada a diretto contatto con il pubblico. In quasi mezzo secolo, non c’è città brasiliana che le carovane della TFP non abbiano visitato, innalzando ovunque i loro caratteristici stendardi rossi col leone rampante dorato. Questa diffusione capillare ha fatto sì che le opere della TFP diventassero best seller nazionali.

Un interessante resoconto dell’epopea di Plinio Corrêa de Oliveira e della TFP brasiliana in difesa dei valori della tradizione, la famiglia e la proprietà è il libro di Roberto de Mattei, «Il crociato del secolo XX. Plinio Corrêa de Oliveira».

Il seme è caduto in terra fertile e ha cominciato a produrre frutto. Di fronte alla reale possibilità che il Brasile si trasformasse in una seconda Cuba, milioni di persone, fino ad ora silenziose, hanno cominciato a scendere in piazza per esprimere il loro malcontento con il caos, e per impedire che il Brasile fosse sequestrato dagli agenti rivoluzionari. Più di un opinionista ha qualificato la situazione come “l’ora degli esclusi”.

 

Vento conservatore

Nel qualificare il vento conservatore che oggi tira in Brasile, e che sta spazzando via le tossine rivoluzionarie, molti esponenti della sinistra parlano di “tradizione, famiglia e proprietà”. Vediamo alcuni dei tanti esempi.

José Celso Martinez, teatrologo, esponente della rivoluzione culturale, dispiaciuto con l’attuale clima in Brasile, si lamenta: “Si è scatenata un’ondata in difesa della tradizione, della famiglia, della proprietà”.

Berenice Bento, docente di Sociologia presso l’Università di Brasilia, non ha dubbi: “Le strade del Paese sono state invase da manifestanti della Tradizione, Famiglia e Proprietà- TFP”.

Alexandre Versignassi, direttore della rivista Super/Interessante, scrive: “Bolsonaro è emerso dal brodo di cultura della TFP, Tradizione, Famiglia e Proprietà. Il Brasile oggi è pieno di fobie per tutto ciò che non faccia parte di questa trilogia”.

Roberto Boaventura da Silva Sá, docente di letteratura presso l’Università Federale di Mato Grosso, scrive: “Qual è il fondamento del discorso bolsonarista? Non è altro che la tradizione, la famiglia e la proprietà, cioè la famosa trilogia dell’associazione cattolica TFP”.

In un’articolata analisi delle recenti elezioni presidenziali intitolata “La distruzione del cattolicesimo in Brasile e le implicazioni ecclesiali della vittoria di Bolsonaro”, il ricercatore e scrittore Vicente Montesino afferma che i fedeli non hanno ascoltato i propri vescovi, nonostante costoro presentassero il PT come il partito del popolo e dei cattolici. Secondo Montesino, il discorso rivoluzionario è finito per svuotare l’autorità della gerarchia. Oggi, l’importanza dei vescovi cattolici è pari a zero. Montesino imputa ai vescovi la distruzione del cattolicesimo in Brasile.

Molto espressivo un articolo del blogger Jônatas Dias Lima su Life Blog: “Il voto città per città dimostra che i vescovi di sinistra non sono riusciti a influenzare i fedeli”. Egli riporta i risultati nelle diocesi guidate dai vescovi progressisti, favorevoli cioè al candidato del PT Fernando Haddad:

Prelatura di São Félix do Araguaia (MT), diocesi simbolo della Teologia della liberazione, mons. Adriano Ciocca: Bolsonaro 61,54%; Haddad 38,46%. Arcidiocesi di Londrina (PR), mons. Geremias Steinmetz: Bolsonaro 80,42%; Haddad 19,58%. Diocesi di Lages (SC), mons. Guilherme Antônio Werlang: Bolsonaro 73,83%; Haddad 26,17%. Diocese de Barra do Piraí (RJ), mons. Francisco Biasin: Bolsonaro 64,13%; Haddad 35,87%. Diocese de Campos dos Goytacazes (RJ), mons. Roberto Francisco Ferrería Paz, che giunse a diffondere un video chiedendo il voto per la sinistra: Bolsonaro 64,87%; Haddad 35,13%. Diocese de Jales (SP), mons. Reginaldo Andrietta: Bolsonaro 48%; Haddad 22,52%. Diocese de Roraima, mons. Mário Antônio da Silva: Bolsonaro 71,55%; Haddad 28,45%. Diocese de Vacaria (RS), mons. Silvio Guterres Dutra: Bolsonaro 75,37%; Haddad 24,63%. Diocese de Lorena (SP), mons. João Inácio Müller, che minacciò di scomunica chiunque avesse votato per la destra: Bolsonaro 79,14%; Haddad 20,86%.

A dispetto di qualche dubbio e preoccupazione, è opinione generale in Brasile che si sia aperta una nuova era, nella quale gli esclusi potranno finalmente avere voce. Sapranno le autorità elette cogliere questo desiderio e portarlo a compimento? Preghiamo Nostra Signora Aparecida, Patrona e Regina del Brasile, che ricolmi loro delle sue migliori grazie, affrettando il giorno del trionfo del suo Cuore immacolato.

* Ricercatore e giornalista brasiliano.

Categoria: Marzo 2019

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