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Attualità

Il nome di Gesù proibito in Spagna

La rivoluzione culturale anti-cristiana, iniziata in Spagna all’epoca del governo democratico cristiano di Adolfo Suárez, portata al parossismo dai socialisti González e Zapatero, e lasciata andare dai successivi governi del Partito Popolare, questa volta ha toccato il fondo. Le scuole della regione autonoma del Paese basco hanno bandito il nome di Gesù dai tradizionali canti natalizi, per non offendere gli studenti di fede islamica (tra l’altro, un’infima minoranza: appena il 2,02%).

La Segretaria regionale della pubblica Istruzione ha diramato una normativa molto chiara: “Si celebri il Natale senza menzionare l’aspetto religioso”. Come fare il vino senza il mosto d’uva, o la pasta senza la farina…

Così per esempio, il tradizionale ritornello “i pastori sono andati a venerare il Bambino Gesù” è diventato “i pastori sono andati a cercare Pietro”. E, invece di cantare “Gesù è nato”, si intona “è arrivato l’inverno”. Nei casi in cui si usino cantici tradizionali, si deve specificare che non si celebra un evento religioso, bensì l’arrivo del solstizio d’inverno. La centralità di Nostro Signore Gesù Cristo viene sostituita dal protagonismo dell’olentzero, un minatore dall’aspetto rozzo.

Il disegno del governo nazionalista è chiaro: cancellare il Natale dalla mente dei baschi, come passo per cancellare qualsiasi radice cristiana. Mentre in questo modo si cancellano le radici cristiane, si istituiscono invece le lezioni di religione islamica. Gli unici requisiti sono un Master in educazione e una laurea in lingua euskera.

 

L’Iraq dichiara il Natale giorno festivo

Il governo iracheno ha dichiarato ufficialmente il 25 dicembre un giorno festivo per celebrare “la nascita di Gesù Cristo”. Tutti i cittadini iracheni ora contrassegneranno la data come festa nazionale, e non più i soli cristiani.

“Buon Natale ai nostri cittadini cristiani, a tutti gli iracheni e a tutti coloro che celebrano la Festa in tutto il mondo”, ha detto il Governo su Twitter. E ha aggiunto: “Estendiamo i nostri più calorosi auguri ai cristiani in Iraq e in tutto il mondo per un Natale molto felice e sereno”.

La popolazione cristiana del Paese è stata decimata dalla guerra e dall’ascesa del gruppo terroristico dello Stato islamico. Nel 2003, c’erano circa 1,4 milioni di cristiani in Iraq. Oggi non sono più di trecentomila. Il 95% del Paese è composto da musulmani.

 

Milano: + immigrati = - rendimento scolastico

Il Laboratorio di Politica sociale del Politecnico di Milano ha pubblicato i risultati di uno studio realizzato nelle scuole del capoluogo lombardo. La ricerca mostra, numeri alla mano, ciò che molti già intuivano: un maggior numero di studenti stranieri si traduce in un calo del rendimento scolastico.

Lo studio dimostra che imparare diventa più difficile nelle scuole multietniche, cioè quelle che superano il 30% di studenti stranieri. Il fenomeno è più vistoso nelle elementari, ma perdura anche nelle medie. Alle superiori gli stranieri restano indietro, la stangata del primo anno c’è per tutti ma con percentuali diverse: fra gli italiani i respinti sono il 12%, fra quelli di altra cittadinanza sono più del doppio (28%). E alla fine del ciclo ci sono ancora due velocità: 4% contro il 14%.

“La performance scolastica cala quando nelle classi si supera la quota del 30 per cento di stranieri, è una soglia cruciale che dovrebbe essere evitata o comunque monitorata”, è la sintesi di Costanzo Ranci, docente di Sociologia economica.

Il resoconto dei presidi consultati in merito allo studio conferma poi un altro trend preoccupante: temendo problemi nell’apprendimento, i genitori italiani tendono a togliere i figli dalle scuole dove prevalgono gli stranieri. In questi ultimi anni, infatti, c’è stato un boom delle scuole private, con una forte crescita anche di quelle parentali.

Il problema riguarda non poche scuole. Avverte la consigliera comunale e regionale del Gruppo Misto, Silvia Sardone: “Nella nostra città ci sono 53 scuole primarie e 28 secondarie dove il 30% dei bambini sono stranieri. Questi numeri, che mi sono stati forniti dall’assessorato all’Educazione e Istruzione in seguito a una mia interrogazione comunale, devono far riflettere: la formazione dei bambini parte proprio dalle scuole elementari ed è inevitabile che in classi dove gli stranieri sono una buona parte o addirittura la maggioranza i programmi d’insegnamento rallentino”.

Le indiscrezioni parlano di “allarme” all’ufficio scolastico regionale per la presenza abnorme di giovani immigrati nelle classi delle scuole milanesi, in particolare in periferia.

In alcune scuole milanesi, principalmente nelle periferie, la percentuale di stranieri supera il 70%, raggiungendo in alcuni casi il 90%. In questi quartieri, l’italiano si parla sempre di meno sulle strade e nei negozi. Sono diventati, a tutti gli effetti, quartieri ghetto.

Silvia Sardone chiosa: “A questo portano i quartieri ghetto creati da Pisapia prima e Sala ora: gli italiani sono in netta minoranza anche nelle scuole dell’obbligo. Il multiculturalismo tanto osannato a sinistra non contribuisce in alcun modo all’integrazione, anzi crea solo disparità che si traduce in una scarsa preparazione scolastica dei bambini, che proprio nella giovane età devono invece essere guidati a una crescita che possa formarli anche per il futuro”.

Il problema delle scuole milanesi si inserisce poi nel più ampio quadro di ciò che il prof. Simone Cheli, dell’Università degli Studi di Firenze, definisce “fallimento delle politiche attuali di integrazione (in Italia)”.

Categoria: Marzo 2019

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