Rivista TFP

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Verona: questo è solo l’inizio!

di Federico Catani

 

Per tre giorni, dal 29 al 31 marzo, gli occhi dell’Italia sono stati puntati su Verona, dove si è svolto il XIII Congresso mondiale delle famiglie.

 

 

Tra il 29 e il 31 marzo scorsi Verona è diventata la città più importante d’Italia. In quei giorni non v’è stato programma televisivo o radiofonico, pagina di giornale o sito internet che non abbia posto la sua attenzione sulla città scaligera.

Nel capoluogo veneto infatti si è svolto il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie, che ha suscitato un vespaio di polemiche. Il livore e l’odio della sinistra politica, unita all’associazionismo femminista e LGBT, si sono riversati con violenza sugli organizzatori e i partecipanti all’evento. L’accusa dominante è stata quella di voler tornare al Medioevo (come se questo potesse essere un aspetto negativo…). Il clima che si è respirato, però, più che altro è stato quello degli anni Settanta.

Tant’è che il Palazzo della Gran Guardia, dove si è tenuto l’evento pro-famiglia, è stato letteralmente circondato dalle forze dell’ordine per proteggere i partecipanti da eventuali attacchi e violenze. Da una parte fumogeni rosa, cartelli contro il “patriarcato” e per l’emancipazione sessuale e cori contro un presunto redivivo fascismo. Dall’altra un confronto con le istituzioni per trovare politiche favorevoli alla nascita di nuovi bambini e di sostegno alle famiglie.

In effetti, l’Ufficio Stampa del Congresso aveva chiarito che «le tematiche principali che saranno affrontate durante la kermesse saranno la bellezza del matrimonio, i diritti dei bambini, l’ecologia umana integrale, la donna nella storia e la sua salute e dignità, la crescita e crisi demografica, la tutela giuridica della Vita e della Famiglia, le politiche aziendali familiari e la natalità, con il solo obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e istituzioni per affermare, celebrare e difendere la famiglia». L’evento, che ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Famiglia, ha ospitato, tra gli altri, importanti esponenti politici. Presenti Elisabetta Gardini, eurodeputata di Forza Italia (che recentemente ha lasciato), Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, i ministri italiani Marco Bussetti, dell’Istruzione, Lorenzo Fontana, della Famiglia, e Matteo Salvini, vicepremier e capo del Viminale.

Giorgia Meloni ha risposto agli attacchi provenienti dalla sinistra e dal Movimento 5 Stelle: “Ci hanno detto retrogradi, sfigati, oscurantisti. Ci hanno detto di tutto. Rispedisco al mittente queste accuse. Credo che il retrogrado sia chi vuole attuare la censura in Italia”. E ancora: “Impresentabile è chi sostiene pratiche come utero in affitto, aborto al nono mese e somministrare un farmaco ai bambini per cambiare sesso a undici anni”.

Matteo Salvini, invece, ha ribadito che “i bambini non possono essere vittime dell’egoismo degli adulti” e per questo “occorre modificare il diritto di famiglia, perché […] nei litigi degli adulti non devono essere messi in mezzo i bambini”, i quali “hanno diritto ad avere una mamma e un papà e dei nonni, non un ‘genitore 1’ e un ‘genitore 2’”. Di qui il suo attacco al gender: “Ho il terrore del pensiero unico, della ‘marmellata unica globale’ senza identità: il bimbo è bimbo e la bimba è bimba”. Il vicepremier ha quindi invitato le femministe del corteo contro il Congresso ad occuparsi di chi davvero discrimina le donne: i fondamentalisti islamici che sostengono che “la donna vale meno dell’uomo”.

Massimo Gandolfini, presidente del Family Day e tra gli artefici del Congresso, pur cercando di stemperare le polemiche ha dovuto precisare: “Siamo qui anche per dire dei no: all’utero in affitto, che è una pratica che sfrutta le donne e priva il bambino del rapporto con sua madre, alle adozioni omosessuali, perché priva i figli di avere una madre e un padre, e al tentativo di proibire la libertà di parola”. L’altro promotore dell’evento, il presidente di ProVita onlus Toni Brandi, ha aperto il Congresso esortando i politici “a pensare a ciò che è giusto, non ciò che conviene”. Secondo Brandi è necessario, per lo sviluppo della società, che “la protezione della famiglia naturale diventi la priorità” dei governanti. La necessità per un figlio di avere una madre e un padre è stato ribadito, anche da mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, che ha portato i suoi saluti all’inizio della kermesse.

Il Congresso di Verona si è concluso con la grande Marcia per la Famiglia di domenica 31 marzo, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone, soprattutto giovani, fieri di “essere medievali” e di rivendicare lo slogan, un tempo appannaggio della sola estrema destra, di “Dio, Patria e Famiglia”. La TFP italiana, dopo aver partecipato al Congresso con uno stand, ha portato i propri volontari alla Marcia, richiamando l’attenzione del pubblico con i suoi simboli caratteristici.

Non tutto è perduto, anzi. La resistenza alle politiche anti-vita e famiglia è appena cominciata e sta già terrorizzando le forze della sovversione. Con l’aiuto della divina Provvidenza, vinceremo.

Categoria: Giugno 2019

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