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Il sinodo amazzonico e l’ambientalismo radicale del Vaticano

 

di James Bascom

 

Le persone preoccupate dalla minaccia di un ambientalismo radicale sbaglierebbero nel pensare che l’imminente Sinodo dei vescovi della Chiesa cattolica sull’Amazzonia, che si terrà a Roma nell’ottobre 2019, sia un affare interno riguardante questioni pastorali. Al contrario, sarà un laboratorio di attivismo ecologico che promette, nelle stesse parole del Vaticano, di presentare un nuovo “paradigma” sociale, economico e politico da imitare per la civiltà occidentale.

L’enciclica di papa Francesco Laudato Si' del 24 maggio 2015 ha fatto sì che, per la prima volta nella storia, un Papa si sia schierato in un dibattito puramente scientifico. Senza riferimenti a studi di supporto, l’enciclica ha difeso la teoria del riscaldamento globale provocato dall’uomo. “Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico” causato dalla “grande concentrazione di gas serra ... emessi soprattutto a causa dell’attività umana”.1

Il riscaldamento globale provocato dall’uomo non è qualcosa di semplicemente fastidioso – scrive – ma una catastrofe ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa della Terra e della razza umana. La sua causa di fondo è nelle strutture sociali ed economiche della società moderna, industrializzata. Il costo dell’inazione è l’autodistruzione. “Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni”2.

Una minaccia così terribile richiede misure di vasta portata. Secondo Laudato Si', la società umana non ha bisogno di politiche che riducano l’uno o l’altro tipo di inquinamento, ma un nuovo paradigma ecologico. Dobbiamo mettere da parte le nostre vecchie nozioni di economia, denaro, società, governo, ricchezza e relazione dell’uomo con la Terra. Secondo l’enciclica, abbiamo bisogno di una “nuova sintesi”3, un “cambiamento radicale”4 e una “coraggiosa rivoluzione culturale”5. “L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano”6.

Questo nuovo paradigma ecologico – afferma papa Francesco – “dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”7.

In breve, dobbiamo eliminare la civiltà occidentale e sostituirla con una nuova “civiltà” verde ed una “fede” ecologica.

Innumerevoli scienziati da tutto il mondo hanno sollevato seri dubbi sulle teorie ambientaliste come il riscaldamento globale provocato dall’uomo. Sebbene le università e l’establishment scientifico rimangano sotto il controllo degli ambientalisti radicali, molti scienziati hanno dimostrato errori nelle teorie verdi come il riscaldamento globale antropico, il legame tra ricchezza e inquinamento, o persino il ruolo del biossido di carbonio nell’effetto serra. Semplicemente non c’è consenso scientifico sulla natura del cambiamento climatico e sul ruolo che ne ha l’uomo.

Il Vaticano, tuttavia, ha messo tutte le sue risorse al servizio di questa ideologia verde. Nell’aprile 2015, papa Francesco ha ospitato un summit ambientale intitolato “Proteggi la Terra, Dignifica l’umanità: le dimensioni morali del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile” in cui hanno partecipato il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e il professore della Columbia University Jeffrey Sachs.

Nel luglio dello stesso anno, Papa Francesco organizzò un’altra conferenza, “Le persone e il Pianeta al primo posto: l’imperativo di cambiare rotta”, a cui invitò la femminista canadese e attivista di estrema sinistra Naomi Klein.

Per il terzo anniversario di Laudato Si', nel luglio 2018, Papa Francesco ha ospitato un altro summit sull’ambiente, “Salviamo la nostra casa comune e il futuro della vita sulla terra”, ed ha invitato il veterano attivista ambientalista americano Bill McKibben.

La più grande spinta per questa rivoluzione ecologica, tuttavia, è probabile che si verifichi nel prossimo Sinodo per l’Amazzonia a Roma.

 

Ambientalismo radicale nel Sinodo per l’Amazzonia

Il 15 ottobre 2017, Papa Francesco ha annunciato un’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi, in programma a ottobre 2019 a Roma. Coinvolgerà i prelati della regione amazzonica dell’America Latina, che comprende Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana francese, Guyana, Perù, Venezuela e Suriname. Il tema è “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”.

Il Vaticano ha pubblicato un “Documento preparatorio” di 16 pagine l’8 giugno 2018, definendo gli obiettivi e il quadro del Sinodo per l’Amazzonia8. Il testo, scritto da un comitato di 18 ecclesiastici e laici presieduto dal Papa, è un Manifesto Verde che promette di presentare soluzioni sociali, economiche e politiche attingendo alla “saggezza” degli indios dell’Amazzonia.

 

Attacchi incessanti all’economia moderna

Come Laudato Si', il Documento preparatorio dichiara che l’Amazzonia è in una profonda crisi ambientale “scatenata da una prolungata ingerenza umana”. La soluzione andrebbe ricercata in “cambiamenti strutturali e personali di tutti gli esseri umani, degli Stati e della Chiesa”, dove l’umanità “rompe con le strutture che uccidono la vita e con le mentalità di colonizzazione”.

In cima alla lista delle cause vi è l’economia occidentale, basata sulla proprietà privata, il profitto e la libera impresa. Senza fornire note a piè di pagina o studi, il documento dichiara che la foresta pluviale amazzonica e i fiumi soffrono principalmente a causa dei “grandi interessi economici” con una “mentalità estrattivista”. In tal modo, si commettono crimini contro l’ambiente come ad esempio “devastazione indiscriminata della foresta... contaminazione di fiumi, laghi e affluenti... spargimento di petrolio, attività mineraria legale e illegale”.

Il documento non fa distinzioni tra attività economiche legittime e abusive, né fornisce esempi specifici. Piuttosto, in un sol colpo, dipinge come illegittime tutte le moderne attività agricole, minerarie e di disboscamento, anche se non causano danni all’ambiente. Le condanne all’economia moderna nel testo sono ovunque. L’enciclica attacca il “neoestrattivismo” e i “grandi interessi economici che sfruttano il petrolio, il gas, il legno, l’oro [nell’Amazzonia]”. Uno dei peggiori problemi sarebbe l’agricoltura, un pilastro dell’economia sudamericana e primaria fonte di reddito per molte persone nella regione amazzonica.

Anche le infrastrutture come ad esempio “megaprogetti idroelettrici” e “reti stradali” sono abusi contro l’Amazzonia. Le città hanno danneggiato non solo l’ambiente, ma gli indigeni dell’Amazzonia e la loro cultura. Incoraggiando l’integrazione degli indigeni, le città li hanno “sospinti verso le periferie” e li hanno costretti a subire “disuguaglianze sociali” e presunti “rapporti di sottomissione”.

La conclusione logica è che un’economia povera, di sussistenza, come quella degli indigeni dell’Amazzonia, è l’unica a essere etica.

 

Elevare lo stile di vita indigeno primitivo a ideale

Come può l’umanità vivere uno stile di vita più ecologico? Imitando gli indigeni dell’Amazzonia. Dobbiamo respingere il “mito del progresso” e la “cultura imperante del consumo e dello scarto” che “trasforma il pianeta in una grande discarica”. Piuttosto, dobbiamo riappropriarci dell’eredità indigena amazzonica permeata di “saggezza ancestrale”.

Cos’è questa saggezza? È “vivere una comunione con la terra, l’acqua, gli alberi, gli animali, con il giorno e con la notte”. Grazie alla loro primitiva religione pagana, gli indigeni “hanno a cuore l’armonia delle persone tra loro e con il cosmo”. Il problema dell’uomo occidentale è la sua tecnologia, cultura, scienza, educazione e arte, ostacoli per ottenere tale presunto stato di perfezione raggiunto dagli indios dell’Amazzonia.

Questa lode per il primitivo stile di vita indigeno trascura la triste realtà. Gli europei e i nordamericani sono spesso inconsapevoli delle malattie diffuse, della povertà, della violenza tribale, della mancanza di igiene di base e della bassa aspettativa di vita che è universale nelle società indigene. Lungi dall’avere “a cuore l’armonia” con la Terra, la caccia indigena e le pratiche agricole causano gravi danni all’acqua e al suolo. È semplicemente un’illusione che queste tribù vivano in una sorta di paradiso.

Peccato ambientale, pentimento e conversione

Il sinodo amazzonico affronterà le minacce e le soluzioni ambientali in termini di “peccato” e “conversione”. Le persone e le società che si rifiutano di adottare uno stile di vita più ecologico sono colpevoli di un “peccato” ecologico.

Citando Laudato Si', lo stesso Documento Preparatorio definisce questo nuovo “peccato” ecologico. Non si tratta più di un’offesa contro Dio o la trasgressione di uno dei Dieci Comandamenti, ma è qualsiasi atto contro la Terra. Già nelle storie bibliche della creazione emerge l’idea che l’esistenza umana si caratterizza per “tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra […] queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato”. Senza giri di parole, il Documento Preparatorio afferma che questo peccato ecologico contro la terra è “un’offesa al Creatore, un attentato contro la biodiversità e, in definitiva, contro la vita”.

Anche se il documento non specifica gli atti peccaminosi, la sua precedente condanna dell’estrazione petrolifera, dell’estrazione mineraria e dell’agricoltura meccanizzata porta naturalmente a credere che tali attività siano un’offesa a Dio. Il vero pentimento dei propri peccati ecologici va ben oltre la pulizia dell’aria o del riciclaggio. “L’ecologia integrale”  afferma apa Francesco – “ci invita a una conversione integrale... Soltanto quando saremo coscienti di come il nostro stile di vita e il nostro modo di produrre, commerciare, consumare e scartare influenzano la vita del nostro ambiente e delle nostre società, allora potremo avviare un cambiamento di rotta integrale”.

Che cosa è esattamente questo “cambiamento di rotta” necessario per una vera “conversione” ecologica? Il Documento Preparatorio ne dà una definizione: “La conversione [ecologica] domanda di liberarci dall’ossessione del consumo”. Come minimo, quindi, combattere “modelli culturali ed economici” che hanno creato “situazioni di ingiustizia nella regione, come il neocolonialismo delle industrie estrattive [e] progetti infrastrutturali che danneggiano la biodiversità”. Anche se non nominati, questi “modelli” sembrano riferirsi al sistema economico imprenditoriale dell’Occidente basato sulla proprietà privata e sulla libera iniziativa.

Il nostro dovere, dice l’enciclica, è di sostituire questi modelli con un “nuovo paradigma” in cui la “visione consumistica” venga abolita. “Un rapporto armonioso con la natura che ci consente di vivere una felice sobrietà, la pace interiore con sé stessi in relazione con il bene comune, e una serena armonia che domanda di accontentarsi di quel che è veramente necessario”. In altre parole, l’uomo dovrebbe accontentarsi della povertà, di un’economia di sussistenza e dello stretto necessario di beni materiali per sopravvivere, proprio come gli indios dell’Amazzonia. Un tale sistema economico ha una grande somiglianza con il socialismo.

L’obiettivo del Sinodo non è quello di affrontare solo la crisi ambientale della regione amazzonica. Questo nuovo paradigma ecologico “esige cambiamenti strutturali e personali di tutti gli esseri umani, degli Stati e della Chiesa”. “Bisogna superare la miopia, la frettolosità e le soluzioni di corto raggio. È necessario mantenere una prospettiva globale e andare oltre gli interessi propri o particolari, per poter condividere ed essere responsabili di un progetto comune e globale”.

Per chiunque sia interessato alla minaccia dell’ambientalismo radicale, sarebbe un errore ignorare il Sinodo per l’Amazzonia dell’ottobre 2019. Lungi dal trattare meramente questioni pastorali riguardanti un oscuro angolo del mondo, tale assise promette di dare energia ed aprire un sentiero al movimento ambientalista globale che fino a poco tempo fa faticava ad avanzare in Occidente.

 

Note

  1. Papa Francesco, Enciclica Laudato Si', 24 Maggio 2015, n. 23, http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html
  2. , n. 161
  3. , n. 112
  4. , n. 171
  5. , n. 114
  6. , n. 23
  7. , n. 111
  8. http://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2018/06/08/180608a.html
Categoria: Giugno 2019

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