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Cina: il Natale germina sotto le macerie del comunismo

 

di Luis Dufaur

La Cina lotta con un dramma che può portarla all’implosione. Per imporre il marxismo al mondo intero ha dovuto rivolgersi ai macrocapitalisti del mondo libero, che l’hanno aiutata a sviluppare una grande industria. Sfruttando i suoi cittadini come schiavi e avendo la complicità economica, politica e religiosa dell’Occidente, il regime di Pechino ha invaso i mercati mondiali e sta distruggendo le economie dei paesi che intende poi schiavizzare.


Tuttavia, la modernizzazione introdotta in ampi settori della Cina ha favorito un allentamento del regime pauperista e della repressione omicida dei tempi di Mao Tse-Tung.


Molto attivo, creativo, poetico e religioso, sfidando la persecuzione della polizia, il popolo cinese approfitta delle ristrette e pericolose lacune apertesi nel sistema per crearsi spazi che le permettano di fuggire dalla dittatura governativa che rende la sua vita un inferno.


Un esempio è la celebrazione del Santo Natale. Ogni anno, affrontando i divieti, le strade della Cina si ritrovano coperte con striscioni di “Buon Natale!” e con addobbi natalizi. Le autorità sono costrette a chiudere l’occhio. Va notato che il cristianesimo, seppur in forte crescita, è decisamente minoritario nel Paese. È l’anima cinese che, sotto le rovine del comunismo, cerca di esprimersi.


“È una sfida seria”, ammette l’Accademia cinese delle scienze sociali, “Il crescente interesse per il Natale è un nuovo progresso nella cristianizzazione”. Ovviamente, si tratta di un pericolo per l’ateismo di Stato. L’Accademia, che funge da custode dell’“ortodossia” marxista, è preoccupata soprattutto per le celebrazioni nelle scuole: “La cosa peggiore è che negli asili nido e nelle scuole primarie e secondarie, gli insegnanti condividono con i bambini la ‘Festa del Santo Natale’, costruiscono ‘alberi della nascita di Gesù’, distribuiscono ‘doni per la nascita di Gesù’, fanno ‘cartoline della nascita di Gesù’ e così, impercettibilmente, seminano nelle anime dei bambini una cultura importata e una religione straniera”.


Nonostante la crescente repressione, ogni anno i colori e le musiche del Natale portano un po’ di sollievo e di gioia nel grigiore della vita cinese. Un portavoce del Governo ha parlato addirittura di “febbre natalizia”. Secondo l’Accademia cinese delle scienze sociali, il Natale è una sfida al Governo perché “porta l’egemonia culturale occidentale”. In particolare, la diffusione delle celebrazioni del Santo Natale potrebbe portare alla “perdita del primato dell’anima culturale cinese” e al crollo della “soggettività culturale cinese”, cioè alla crisi del comunismo e del paganesimo.


Gli analisti del Partito comunista cinese sono preoccupati: “La totale perdita di riferimento etico, la morale decadente, la mancanza di sincerità e un livello di cultura insufficiente portano i cinesi a cercare un rifugio sicuro per il loro corpo e la loro anima; il turbamento mentale causato dal ‘disincanto’ della modernità, insieme alla totale assenza di valori, incoraggia le persone a riscoprire il senso della vita religiosa”.


È chiaro che la parte più recondita dell’anima cinese è divisa tra l’utopia egualitaria social-comunista e il dolce ideale del cristianesimo. Il governo cinese e le sue istituzioni reagiscono con violenza e arbitrarietà per soffocare il secondo. Ma non possono. Al contrario, perdono solo simpatia e sostegno nell’anima popolare. Il glorioso simbolo della Croce riempie gli orizzonti visivi di questo immenso Paese, nonostante le sacrileghe distruzioni poliziesche.