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Natale napoletano e Natale tedesco: due modi di contemplare il mistero della nascita di Cristo

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

Immaginate un tipico presepe napoletano. Le figure assumono atteggiamenti molto enfatici. Sdraiato sulla mangiatoia, Gesù Bambino tende le braccia alla Madonna in modo deciso; la Madonna vi si china in un atteggiamento di profonda tenerezza, ma è una tenerezza spumeggiante, che tende a manifestarsi in gesti. Gli artisti napoletani riescono a dare alle figure una tale vivacità che manca loro solo la parola. Infatti, per la mentalità napoletana, l’apice della realizzazione di questa scena sarebbero figure parlanti, anzi canterine.

Anche san Giuseppe, lì vicino, si inserisce naturalmente nel dialogo tra la Madonna e il Bambino Gesù, in un ruolo più modesto essendo solo il padre putativo del Bambino. Comunque, anche lui ha un atteggiamento quasi parlante, e parimenti piangente o sorridente, a seconda dell’interpretazione. In ogni caso, egli esprime tutta la sua personalità.

Vedete che l’idea soggiacente al presepe napoletano è che l’emozione religiosa deve essere espressa con grande vivacità, e che questa vivacità, come si addice a ogni vivacità, deve a sua volta esprimersi in pensieri, in parole, e che questi pensieri devono essere vivi e la parola deve essere enfatica, deve essere calda.

È esattamente l’opposto della concezione tedesca del Natale. Per i tedeschi, il Natale dev’essere molto sacrale, deve produrre nelle anime una profonda impressione che, a differenza del meridione italiano, può non manifestarsi esternamente. Per la mentalità tedesca, proprio perché l’impressione deve essere sacrale e profonda, non può espandersi troppo, bensì esprimersi piuttosto nel silenzio, nel raccoglimento e nella calma.

Mentre per gli uni la parola e il gesto sono il culmine dell’espressione, per gli altri, al contrario, il culmine dell’espressione è una forma di silenzio e di serenità, che rivela profondità insospettate dell’anima umana. Proprio con il silenzio si indica l’impotenza dell’anima ad esprimere tutto ciò che pensa. Il silenzio indica una posizione d’anima meno esclamativa che meditativa, direi quasi filosofica o teologica. Attenzione, però, questa calma non è fredda, scientifica, anzi, è una calma profondamente tenera. È una tenerezza che indica un affetto così grande che preferisce tacere piuttosto che parlare.

Mentre gli uni hanno l’eloquenza della parola e del gesto; gli altri hanno l’eloquenza del silenzio e del raccoglimento. Sono due posizioni diverse ma armoniche e complementari fra loro. Per un tedesco, le grandi cose iniziano con serenità, e vanno man mano crescendo fino a esplodere nel fracasso wagneriano. Il temperamento latino è diverso, almeno quello meridionale. Il latino parte subito in grande stile.

Quale delle due posizioni è quella giusta? Ovviamente i latini penderanno verso l’una e i nordici verso l’altra. Come ho detto, sono due posizioni diverse ma armoniche e complementari fra loro. Non è un problema di scegliere una piuttosto che l’altra. Qui si tratta di contemplare bellezze differenti ma convergenti in una sintesi che è Dio.

Vedete, per esempio, la differenza fra il Tu scendi dalle stelle e lo Stille Nacht. Mentre il primo esalta i sentimenti dei vari attori sulla scena, il secondo pone invece l’enfasi sulla calma e il silenzio: Stille Nacht! Heilige Nacht! Alles schläft, einsam wacht. Nur das traute hochheilige Paar. Holder Knabe im lockigen Haar, Schlafe in himmlischer Ruh! — Notte silenziosa! Notte Santa! Tutto sta dormendo; solo la Santa Coppia è sveglia. E il Bambino con i capelli ricci dorme nella pace celeste!

Anche la melodia dà l’impressione di calma. Lo Stille Nacht non si canta forte, ha paura di fare rumore, e vuole esprimersi piuttosto nei toni soavi e nel silenzio, quasi avesse paura di svegliare il Bambino.

Sto parlando a un auditorio di brasiliani, cioè di arci-meridionali. Finisco sollevando una domanda: la spumeggiante vivacità dei brasiliani ha qualcosa da guadagnare da questo spirito tedesco? Secondo me, molto! Le persone molto intuitive sono troppo estroverse, e quindi si agitano facilmente. Questa calma invita invece al raccoglimento, all’interiorizzazione, a percepire la voce della grazia nell’anima, a non prestare sempre attenzione nell’altro, ma in Dio.

Lo Stille Nacht è una magistrale lezione di vita interiore. E un’ottima interpretazione delle grazie del Natale. Perché il Natale deve agire così sulle anime, quando queste non sono condannate. Agli schiamazzi carnevaleschi della liturgia progressista, alla pseudo felicità del neon e delle giungle di cemento armato, noi dobbiamo contrapporre l’ambiente paradisiaco dello Stille Nacht.

(Brani di una riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 21 dicembre 1973. Tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore).