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Natale: appello al mondo perché si converta

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Ancora una volta l’umanità vivrà la dolce esperienza del Natale. Ancora una volta, in questo deserto arido e monotono, in questa terra desolata in cui viviamo, splenderà il puro e fresco fiore del Natale. L’umanità vi passerà di fianco, ne odorerà il soave profumo, si fermerà un attimo all’idea di un lontano ricordo che non prenderà mai forma; e, ancora una volta, passerà avanti, con gli occhi pieni del miraggio illusorio che fluttua sul deserto ardente e implacabile.

Tuttavia, in questo breve momento, il figliol prodigo sentirà ancora una volta la nostalgia della casa paterna zampillare nella sua anima. Infelice, però, non saprà riconoscere il volto di chi lo chiama. Sentirà solo un inaspettato rinfresco nel suo cuore stanco, una strana dolcezza nel suo petto esausto.

Cosa arà mai questo? Il figliol prodigo, già sospettoso di questa dolce voce che lo circonda, si mette in guardia contro l’appello paterno che lo seduce. Nessuna illusione! È già stato così raggirato, si è già tanto ingannato! No, egli ha già troppa esperienza per credere a questi miraggi... Qual è dunque questa sorgente che vuole sbocciare nel suo cuore? Può l’acqua sgorgare dalla roccia? No! Le sue labbra non gusteranno quest’acqua, né le sue orecchie sentiranno questa musica interiore che è cominciata a risuonare nel suo spirito. Nessun miraggio! La realtà, solo la realtà! E la realtà è lì: sono i maiali e le ghiande che disputa con essi.

Eppure l’acqua viva scorre, la soave musica vibra... Sì, sembra che, in un tempo lontano, ci fosse una pace così piena, un sapore così leggero, una vita così bella, un calore così tenero, una sicurezza così tranquilla, una chiarezza così serena, c’era un blu così profondo, un’acqua così limpida, una brezza così leggera, e c’erano parole amichevoli, c’era amore, c’era gioia, c’era una casa paterna...

No! Risponde, non c’era niente! Il figliol prodigo, coperto di stracci e di fango, vince ancora una volta. Invano la figura paterna cerca di presentarsi davanti ai suoi occhi; egli l’ha già cacciata via con rabbia. No, quel luminoso mistero non solleverà mai con il suo splendore la miseria del figliol prodigo. Questa miseria è il suo segno distintivo, è il suo trionfo, è la sua gloria. Egli la difenderà con rabbia, contro tutto e contro tutti.
E il figliol prodigo se ne va così avanti, con i piedi ammaccati, il cuore contuso, assetato e affamato, gli occhi ardenti, barcollante sotto il sole cocente, sempre oltre, sempre oltre, fino al giorno in cui finalmente dirà: «Benedetto colui che viene in nome del Signore!». Sarà il giorno della sua conversione!

(“Natal”, Legionário, 24 dicembre 1944, N° 646)