Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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San Michele, San Gabriele, San Raffaele

 

Una sorta di trinità

Delle miriadi di angeli, volle Dio che solo tre fossero conosciuti col nome: S. Michele, S. Gabriele e S. Raffaele, su cui abbondano le testimonianze nelle Sacre Scritture e nella Tradizione della Chiesa[1]. Per Plinio Corrêa de Oliveira, questo non è fortuito. Questi tre arcangeli rappresentano tre modi di essere, tre famiglie spirituali che esistono negli angeli e negli uomini. Scrive il pensatore brasiliano:

“San Michele è la grandezza piena di fierezza. San Gabriele è la forza. San Raffaele è la soluzione delle situazioni ingarbugliate. Essi sono l’archetipo delle tre attività principali nella vita: contemplazione, azione e lotta. Io mi chiedo se essi non rappresentino – in assoluto – tre modi di essere, tre famiglie spirituali esistenti non solo nel mondo angelico, ma anche in quello umano. Ci sarebbero uomini alla S. Michele, alla S. Gabriele e alla S. Raffaele. Nella stessa vita degli uomini ci sarebbero azioni ‘gabrieliche’, ‘raffaeliche’ e ‘michaeliche’.

“Di più. Io mi domando se non possiamo studiare la vita di Nostro Signore sotto questo profilo. Possiamo chiederci, per esempio, in quali episodi traspare di più l’aspetto ‘gabrielico’, quello ‘raffaelico’ oppure ‘michaelico’. Sarebbe uno studio del Vangelo molto interessante. Per esempio, Nostro Signore sul monte Tabor fu eminentemente ‘gabrielico’. Espellendo i commercianti dal Tempio Egli fu eminentemente ‘michaelico’, come anche nella Sua Passione. Non per niente ‘agonia’ in greco vuol dire proprio ‘lotta’. Credo pure che si possa indicare in Nostro Signore una cronologia: trent’anni di vita ‘gabrielica’; tre anni di vita ‘raffaelica’; e tre giorni di vita ‘michaelica’.

“Come ho detto, questi tre arcangeli sono l’archetipo delle tre attività principali nella vita: contemplazione, azione e lotta. Insieme, formano un unum. Esiste fra loro una complementarità, in altre parole, presiedono aspetti diversi ma complementari della vita degli angeli e degli uomini. Gli angeli e gli uomini hanno una partecipazione ora con l’uno ora con l’altro. S. Gabriele illumina, S. Raffaele guida nei lavori, S. Michele guida nella lotta”.

Per Plinio Corrêa de Oliveira, questi tre arcangeli costituiscono una sorta di trinità:

“Esiste un motivo sapienziale perché questi tre arcangeli siano stati distinti dalla miriade di angeli nel Cielo. Mi è simpatica l’idea che essi costituiscano un apogeo trinitario nell’ordine angelico. Fra gli stessi Serafini, essi costituiscono una sorta di triade speciale. Rappresentano tre modi fondamentali di essere, che si intrecciano a vicenda. È evidente che c’è amore nel lavoro e nella lotta, come c’è lotta nel lavoro e nell’amore, e via dicendo. Vi è una sorta di reversibilità, una pericoresis trinitaria che costituisce un plenum a mo’ di una trinità.

“A prescindere dalla loro natura, ovviamente disuguale, e quindi gerarchica, ognuno ha una supremazia a un certo titolo. S. Michele fu esimio nella prova e meritò di comandare le milizie celestiali. S. Gabriele conosce meglio Dio, e comunica meglio questa conoscenza. S. Raffaele risolve meglio le difficoltà. Ognuno ha un onore proprio.

“Mentre S. Michele è profeta nella lotta, S. Gabriele è colui che ispira i capi e traccia i piani, mentre S. Gabriele illumina con la metafisica. S. Gabriele è l’angelo della metafisica, S. Raffaele l’angelo della metapolitica, S. Michele l’angelo della metalotta.

“Riguardo alla Contro-Rivoluzione, qual è il ruolo dei tre arcangeli? S. Gabriele infonde lo spirito veramente contro-rivoluzionario, intriso di ideale carolingio, con una concezione altissima delle cose come devono essere, dando i lineamenti generali di come deve essere l’Ordine. Poi, S. Raffaele traccia la metapolitica, cioè: quali i passi concreti per implementare un tale Ordine? Quali i modi per organizzarlo? Poi viene S. Michele, che lotta contro gli avversari che vi si oppongono.

“Questo carattere trinitario si ripete in altri campi. Per esempio il triplo munus della Chiesa: insegnare, governare e santificare. A queste tre missioni corrisponde un arcangelo. Possiamo dire che S. Gabriele insegna, S. Raffaele governa, e S. Michele santifica perché lotta contro i fattori che vogliono perdere le anime, dando loro coraggio e forza”.

 

S. Michele

Fondamentalmente un combattente, l’entusiasmo di Plinio Corrêa de Oliveira si accendeva nel considerare S. Michele Arcangelo:

“San Michele è la lotta. Egli è il guerriero tout bardé de fer, che sconfisse nel Cielo la prima Rivoluzione, matrice e modello di tutte le altre. Profeta vigilantissimo, fu il primo a dare il grido d’indignazione contro-rivoluzionaria, che suscitò e radunò sotto il suo comando le legioni della fedeltà sacrale. Guerriero pieno d’impeto, di forza schiacciante, di santa tenacia. Egli fu il primo nell’attacco, il più forte nello scontro, decisivo nel piegare l’avversario, supremamente tenace nel resistere a tutte le sue seduzioni e furbizie. Esorcista irresistibile, egli fu rivestito dall’Altissimo di un potere invincibile che annienta gli assalti e le furbizie del demonio, facendolo diventare tanto impotente quanto egli è infame e odioso. S. Michele è il contro-rivoluzionario, splendente di sacralità e di forza.

“Purtroppo, non ho ancora trovato un’immagine che raffiguri pienamente l’idea che ho di S. Michele. Molte immagini lo presentano come un soldato romano, con quella gonnellina. Da lontano, la statua sul Mont Saint Michel è molto bella. Da vicino, però, sembra più un ballerino che un guerriero. Non so perché, io immagino S. Michele con qualcosa più di nordico che di meridionale, superbo, angelico, diafano, con una nota fondamentale di forza ma, allo stesso tempo, con un’enorme bontà per chi è come lui.

“La pietà tradizionale, modellata nei secoli dallo Spirito Santo, ha sempre rappresentato S. Michele, nobile e sereno, calpestando il demonio, abietto e ripugnante. Qualcuno, forse morso dallo spirito romantico, potrebbe obiettare che l’azione più elevata di S. Michele non è schiacciare il demonio, bensì contemplare Dio nella visione beatifica. Perché non vi è nessuna raffigurazione di S. Michele contemplando Dio? La risposta è semplice. Ricordate l’episodio dei discepoli di Emmaus? Nella frazione del pane essi riconobbero il Signore: In fractione panis cognoverunt Eum. Ci sono episodi nella vita di un santo in cui, in un solo gesto, mostrano l’aspetto più magnifico della loro anima. È un gesto che, come in un flash, ci permette di conoscere la loro anima.

“Così io potrei dire: In victoria super diabolum, cognoverunt eum. Nella vittoria di S. Michele contro il demonio, conosciamo tutta la sua anima amorevole, elevata e infuocata. Egli vuol essere conosciuto calpestando il nemico. Il suo atto di adorazione a Dio non si capisce senza questo atto di guerra. In questo atto di vittoria, di ira e di collera santa, assolutamente implacabile ed eterna, noi conosciamo l’anima dell’arcangelo S. Michele. In questo atto comprendiamo tutto il suo amore per Nostro Signore e per la Madonna. Egli è il calcagno della Madonna, che schiaccia eternamente il capo del serpente. Ed è nel fatto di essere calcagno che egli mostra il meglio di sé”.

Commentando brani di Cornelio a Lapide sull’arcangelo S. Michele, dice Plinio Corrêa de Oliveira:

“S. Michele è il grande guerriero che espulse i demoni dal Cielo. La missione militare di S. Michele si fonda su due sentimenti simmetrici e opposti: un acceso amore a Dio, che si traduce in un odio implacabile verso i Suoi nemici. S. Michele odia con un odio perfetto[2]. Niente di più logico, inflessibile, inesorabile, eterno e perfetto dell’odio di S. Michele. Esso non ha niente di molle, di relativo, di esitante. Il suo odio è totale, fisso, completo. S. Michele è l’amore armato in stato di lotta.

“Gli angeli custodi dipendono da S. Michele. Gli angeli custodi formano un’immensa milizia organizzata contro il male sulla terra, essi sono l’avanguardia dell’esercito di Nostro Signore sulla terra.

“S. Michele è l’angelo protettore della Chiesa per due motivi: egli sconfisse il demonio ed è, quindi, il patrono naturale della Chiesa militante, la cui missione è di sconfiggere il male. D’altra parte, essendo un angelo altissimo, era logico che avesse sotto la sua guarda la più alta istituzione della terra, appunto la Chiesa. Io mi domando quale sia la relazione fra questi due aspetti. In realtà si collegano intimamente. Dio volle servirsi di S. Michele come scudo contro il demonio. Egli vuole pure che sia lo scudo degli uomini contro il demonio e lo scudo della Chiesa contro il demonio. Non è solo scudo ma anche spada. Egli non si limita a difendere, ma attacca e sconfigge il demonio precipitandolo nell’inferno”.

Secondo Plinio Corrêa de Oliveira, l’amore eccelso di S. Michele per Dio si riverbera poi nell’amore per l’Ordine da Lui creato. Il suo “Quis ut Deus!” non fu soltanto un grido in difesa di Dio, ma anche dell’ordine dell’universo:

“S. Michele conosceva in modo privilegiato l’Ordine dell’universo, e come esso riflettesse perfettamente la gloria di Dio. Conoscendo l’Ordine con una lucidità unica, egli lo amava con un amore infuocato. Egli conosceva e amava, nel suo insieme e fino ai minimi dettagli, quest’Ordine. Di conseguenza, esecrava con un odio perfetto qualsiasi disordine, cioè qualsiasi fattore che contestasse quest’Ordine, anche nel minimo dettaglio, perché capiva quanto questa contestazione offendesse la gloria di Dio. Ecco perché si levò contro satana e i suoi angeli ribelli, trasmettendo alla reazione il suo fuoco vittorioso che la portò alla vittoria”.

Chi è S. Michele? A quale coro appartiene? Fondato su S. Gregorio, S. Tommaso d’Aquino afferma che S. Michele è un Principato che ha priorità sugli altri. I Principati conducono gli altri angeli in battaglia. Siccome S. Michele ha condotto tutti nella battaglia nel Cielo, egli sarebbe il primo dei Principati. Commenta Plinio Corrêa de Oliveira:

“Ciò che la mia devozione vorrebbe è che S. Michele fosse uno dei sette angeli che assistono al trono di Dio. Come si compone questo con l’affermazione di S. Tommaso? Queste cose hanno delle composizioni misteriose. Comunque, credo che, per l’impeto, per l’importanza e la nobiltà delle missioni conferitegli, e per l’ardore con cui le esecuta, S. Michele possa essere solo un Serafino. Poi, non credo che, senza essere un Serafino, egli abbia potuto dimostrare una tale intransigenza nel Cielo da portare con sé due terzi degli angeli. Ho sempre sentito che, secondo la Tradizione della chiesa, egli sarebbe un Serafino. Cornelio a Lapide, poi, dice che, dopo Cristo, egli è il giudice supremo. Di nuovo, un compito attinente a un Serafino”.

Questo è un punto ancora dibattuto. Vi è una divergenza di opinioni fra i teologi sulla posizione di S. Michele nella gerarchia angelica. Mentre alcuni affermano che è l’angelo supremo –la liturgia lo chiama “Principe delle milizie celesti” – altri affermano che ci sono due S. Michele: uno sarebbe l’angelo supremo, l’altro il capo della Chiesa militante. Cosa ne pensa Plinio Corrêa de Oliveira?

“Come è possibile che vi siano due angeli con lo stesso nome? Soprattutto se prendiamo in considerazione che il nome è dato in funzione dell’essenza? Io credo che questo sia possibile se consideriamo l’uno discepolo perfetto dell’altro, una sorta di complementarità angelica. Per esempio, di S. Giovanni Battista Nostro Signore disse: ‘È Elia’. Cioè, è stato assunto dallo spirito di Elia. In certo modo egli è diventato Elia. Si potrebbe pensare in un rapporto di questo tipo fra i due ipotetici S. Michele?”.

La liturgia bizantina chiama S. Michele Archistrategos, cioè Generalissimo. Commenta il dott. Plinio:

“È bellissimo! Nelle necessità strategiche della Contro-Rivoluzione, dovremmo invocarlo: ‘Archistrategos, prega per noi!’

“In termini francesi, egli sarebbe il connétable. S. Michele dà l’impressione di una persona in prima fila nella guerra, ma allo stesso tempo il generalissimo che tutto comanda. Egli attacca su tutti i fronti, si espone a tutti i pericoli, prende in faccia tutti i venti, e porta l’esercito alla vittoria fulminante e decisiva. Ecco cos’è un connestabile. Ecco cos’è S. Michele. Egli ha qualcosa di eroe, di prode, di cavaliere che, cavalcando un cavallo bianco, guida intere legioni alla vittoria.

“S. Michele sta nei confronti di Dio come l’Imperatore del Sacro Impero stava nei confronti del Papa. L’Imperatore era il braccio destro del Papa per gli affari temporali, per i casi in cui era necessario il ricorso alla forza. S. Michele è l’esecutore dei disegni di Dio in ciò che implica l’uso della forza. Era compito di S. Michele cacciare via gli eretici dal Cielo, così come era compito dell’Imperatore cacciare via gli eretici della Terra. L’uno è l’immagine dell’altro.

“S. Michele è l’archetipo degli ultramontani di tutti i tempi. Egli è lo spirito di S. Mattatia, di S. Elia, di tutti coloro che hanno combattuto il male in ogni tempo. Nel Medioevo, egli era il primo dei cavalieri, il cavaliere perfetto che poneva tutta la sua fiducia in Dio e nella Madonna. Egli è il supremo crociato.

“S. Michele è pure l’archetipo dello spirito di sofferenza. Di tutte le forme di sofferenza, quella più profonda è reggere il peso della lotta contro il male. Non è solo reggere, ma avere l’animo intrepido, pieno di iniziativa contro il male. S. Michele, vibrando una spada, pronto a tutte le battaglie, solerte nel perseguitare i nemici di Dio, è il massimo dello spirito do sofferenza”.

 

S. Gabriele

S. Gabriele è noto soprattutto per l’Annunciazione. Etimologicamente, Gabriele vuol dire “messaggero di Dio”. Egli è l’angelo delle ambasciate, come appunto quando annunziò alla Madonna che Ella sarebbe diventata Sposa dello Spirito Santo e Madre del Verbo Incarnato. Nelle Sacre Scritture egli appare anche come distruttore. Secondo Cornelio a Lapide, egli è l’angelo della costanza, la “forza viva di Dio” o il “forte di Dio”. Sentiamo Plinio Corrêa de Oliveira:

“La costanza è un segno di fortezza. L’Incarnazione è stata la suprema opera del potere di Dio. Nessun uomo ha un’intelligenza tale da poter escogitare un’unione ipostatica fra Dio e l’uomo. L’uomo non oserebbe fare questo passo con la mente”. 

Cornelio a Lapide spiega che, dopo aver compiuto la sua ambasciata, rapito dall’ammirazione, S. Gabriele non voleva più staccarsi dalla Madonna, ed è rimasto lì, genuflesso. Glossa Plinio Corrêa de Oliveira:

“Possiamo immaginare l’attenzione della Madonna, tutta rivolta verso il Verbo che si era appena incarnato in Lei. Tutta la sua anima volava in quella direzione. Dopo la prima sorpresa con l’annunzio, è rimasta estasiata. Tutto in Lei era ordinatissimo, santissimo. La sua anima toccava tutte le realtà. E S. Gabriele, sapendo che Nostro Signore era lì nel grembo di Maria, Lo adorava e contemplava tutti i movimenti della Madonna, in quei primi istanti di rapporto col Verbo Incarnato”.

Per le missioni presso gli uomini, Dio normalmente invia gli angeli inferiori. Con l’Annunciazione Egli fece un’eccezione, visto l’elevatezza del destinatario:

“Possiamo farci un’idea di chi sia S. Gabriele dalla natura della missione affidatagli. Nel mondo angelico, i compiti sono secondo la natura. Molto diverso da quanto succede con gli uomini. Noi non possiamo dire che qualcuno sia segretario per natura, oppure ambasciatore per natura. Nel mondo angelico, invece, l’azione dipende dalla natura. Nella mente divina c’era, dunque, una ragione di convenienza perché quella missione, l’Annunciazione, fosse eseguita da S. Gabriele. Da tale missione, noi possiamo dedurre idee sulle sue virtù e sul suo splendore.

“Cosa possiamo dire della missione? Anzitutto che era elevatissima, anzi, era la missione chiave di tutta la storia dell’umanità. Quell’angelo fu inviato per dire che la pienezza dei tempi era arrivata. Che il regno del demonio stava per finire. Era incaricato di chiedere il consenso della Madonna per l’Incarnazione del Verbo divino. È una cosa enorme! Pensiamo quanto sarà eccelso l’angelo che ha per missione movimentare la Via Lattea. Ora, muovere la Via Lattea è come un granello di sabbia se paragonato col muovere l’anima della Madonna. Così ci possiamo fare un’idea di chi sia S. Gabriele”.

Dall’episodio dell’Annunciazione, il dott. Plinio deduce anche alcuni aspetti della psicologia di S. Gabriele:

“Dall’episodio dell’Annunciazione possiamo dedurre alcune note della psicologia di S. Gabriele, a cominciare dal suo senso della gerarchia. Prima di pronunciare il sì che l’avrebbe fatta Madre di Dio, la Madonna era inferiore, sia per natura sia per situazione, a S. Gabriele. Eppure costui già la trattava come Regina, tanto è il suo senso della gerarchia. Dall’altra parte, anche Lei si metteva in situazione di ascolto rispettoso, poiché stava ricevendo, tramite l’arcangelo, un messaggio di Dio. Sono due superiorità reciproche che si ammirano a vicenda. Il tutto in opposizione al non serviam ugualitario di satana. È un senso della gerarchia che è profondamente contro-rivoluzionario.

“Un secondo aspetto: rivolgendosi alla Vergine delle Vergini per annunciarle che sarebbe diventata Madre pur continuando a essere vergine, S. Gabriele compie un capolavoro di glorificazione della verginità e della purezza. Egli annuncia che Nostro Signore aveva deciso di rompere tutte le leggi della natura pur di preservare la perfetta verginità di Sua Madre. È la maggiore glorificazione della castità che io conosca. Potete, quindi, capire il rapporto profondissimo di questo angelo con la purezza.

“E anche questo è profondamente contro-rivoluzionario. I pilastri della Rivoluzione sono l’orgoglio e la sensualità[3]. I pilastri della Contro-Rivoluzione sono, invece, l’umiltà e l’amore alla purezza. In questo senso, S. Gabriele ha calpestato il capo del serpente tanto quanto S. Michele. Un pittore che raffigurasse S. Gabriele annunciando a Maria Santissima l’Incarnazione del Verbo e, contemporaneamente, calpestando il serpente, affermerebbe una cosa molto vera”.

Sempre sensibile alla bellezza che, per noi uomini, è percepita prima dai sensi, Plinio Corrêa de Oliveira si dilettava anche nell’immaginare il tono di voce di S. Gabriele:

“Vi è un’eccellenza speciale quando una cosa molto alta e magnifica si presenta avvolta in dolcezza. È il caso della Chiesa, che è la somma serietà, elevazione e nobiltà, accompagnata da una dolcezza e da una bontà tutta speciale. Io non conosco episodio in cui questa sintesi si sia mostrata meglio che nell’Annunciazione. Nell’annunciare che la Madonna sarebbe diventata Madre del Verbo vi è una dolcezza che non riesco nemmeno a descrivere e, allo stesso tempo, una dignità, una maestà incalcolabile. Mai nessuno annunciò l’elezione di un Papa o l’incoronazione di un Imperatore con tale tono di voce! Questo era il tono di S. Gabriele, la sintesi perfetta della maestà e della dolcezza.

San Gabriele è anche il protettore dell’Ordine Carmelitano. S. Elia profeta, fondatore ideale dell’Ordine, è ritenuto dai teologi il primo devoto della Madonna. I commentatori coincidono nel dire che la nuvoletta che egli vide sorgere dal mare (1 Re 18, 42 45) raffigurava Maria Santissima, che avrebbe portato una pioggia di grazia (Gesù Cristo) sul mondo. In altre parole, Elia è stato il primo devoto della Madonna che, proprio sul Monte Carmelo, ha dato inizio al culto mariano che dovrà poi durare fino alla fine dei tempi.

 

S. Raffaele

Su S. Raffaele, scrive Plinio Corrêa de Oliveira:

“Se S. Michele è la grandezza e S. Gabriele la forza, S. Raffaele è la soluzione per le situazioni complicate. Egli è come un unguento, e ha un rapporto stretto con la devozione alla Madonna delle Grazie. Di lui parla il Libro di Tobia.

“Considerando la storia di Tobia, che va a riscuotere un debito da un parente del padre, e torna a casa non solo ricco ma sposato con la bella figlia del parente, vediamo anzitutto che non è una situazione di lotta, ma la risoluzione di difficoltà nel corso di una certa azione. S. Raffaele, apparso a Tobia in forma umana, è un diplomatico perfetto, che risolve mille situazioni di pericolo e finisce per sistemare tutto, perfino la vita coniugale di Tobia”. 

S. Raffaele sarebbe l’angelo dell’astuzia:

“Raffaele vuol dire ‘medicina di Dio’, non solo nel senso clinico della parola, ma soprattutto nel senso di qualcuno che pone rimedio a situazioni imbarazzanti o apparentemente senza uscita. S. Raffaele trasse Tobia da ogni sorta di situazione difficile, e lo aiutò a riscuotere il debito col parente. Egli è medico nel senso di aiutare la persona con l’astuzia, col savoir faire. Egli ottiene con l’astuzia ciò che altri ottengono con altri mezzi. Per esempio, un arcipolitico come Luigi XI di Francia rendeva quasi inutile la cavalleria, tanta era la sua astuzia nel tessere alleanze. Con la sua politica, egli quasi rendeva superflua la lotta armata, che appariva semmai come un corollario. Ciò non vuol dire che la super astuzia sia il contrario della cavalleria. Semmai lo è di una cavalleria ingenua, tonta, senza astuzia né senso politico.

“Prendiamo la Chanson de Roland. Si vede che l’autore conosce tutte le furbizie di Ganelone[4]. Ora, qual è il rimedio contro Ganelone? Non è la forza, bensì l’astuzia alla S. Raffaele.

“Ciò pone una domanda: possiamo sconfiggere l’astuzia della Rivoluzione senza l’aiuto di S. Raffaele? L’astuzia del figlio delle tenebre consiste nel vedere le cose nella loro complessità e saper muoversi nel dedalo di tali complessità, conoscendone bene ogni angolo e ogni dettaglio. Non vedo come un figlio della luce possa avere questa forma mentis. Per il figlio della luce l’astuzia consiste nel percepire la semplicità della situazione, cioè conoscere bene tutte le complessità, salvo poi trarne un unum che permetta di risolverla. Per questo, il patrono è ovviamente S. Raffaele”.

Continua il dott. Plinio:

“S. Raffaele mostra una superiore sapienza attiva, egli sa discernere in ogni circostanza il miglior corso d’azione. Mi ricorda quella frase del maresciallo Foch: ‘Ma droite est pressée, ma gauche est menacée, mon arrière est coupée. Que fais-je? J’attaque!’.[5] È un’azione ‘raffaelica’, nel senso di applicazione a una situazione concreta molto difficile di un pensiero strategico assolutamente superiore. L’arte di governare, di dirigere profeticamente l’opinione pubblica, ecco la missione specifica di S. Raffaele”.

 

(Tratto dal libro «L'angelica milizia. Gli angeli nel panorama attuale della Chiesa e del mondo», a cura di Julio Loredo, Cantagalli, 2020)

 

[1] La Chiesa sconsiglia la pratica di assegnare nomi agli altri arcangeli, anche se questa pratica – basata su testi ebraici apocrifi – è oggi assai diffusa. Nel «Direttorio su pietà popolare e Liturgia. Principi e orientamenti» della Santa Sede, al n° 217, paragrafo 2, è chiaramente stabilito che: “È da riprovare anche l’uso di dare agli Angeli nomi particolari, eccetto Michele, Gabriele e Raffaele che sono contenuti nella Scrittura”. Questa prudenza ha radici storiche. In un sinodo tenutosi a Roma nell’anno 745, san Zaccaria Papa proibì l’uso di nomi che non appaiono nella Sacra Scrittura. Nel 1992 un decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha proibito l’invocazione o l’uso di nomi degli angeli, fuori da quelli già menzionati.

[2] Commento fatto alla luce del Salmo 138: “Perfecto odio oderam illos inimici facti sunt mihi - Li detesto con odio implacabile come se fossero miei nemici”.

[3] Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», pp. 63ss.

[4] Ganelone, personaggio losco del poema epico «La Chanson de Roland», scritto nel secolo XI. Con abili manovre, egli tradisce l’imperatore Carlo Magno, inducendolo a lasciare scoperta la retroguardia comandata da Roland, che viene completamente sterminata nella battaglia di Roncisvalle (15 agosto 778) dai baschi, poi reinterpretati nel poema come saraceni.

[5] Ferdinand Foch (1851-1929), maresciallo di Francia, comandante dell’esercito francese nella I Guerra mondiale. La frase, ricordata a memoria dal dott. Plinio e pronunciata durante la battaglia della Marna, in realtà è: «Pressé fortement sur ma droite, mon centre cède, impossible de me mouvoir, situation excellente, j’attaque!».

Categoria: Santi del Giorno

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