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Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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PASQUA

 
Nel calendario liturgico ricorre oggi la Risurrezione di Nostro Signore Gesù  Cristo, dopo essere rimasto chiuso nella tomba in cui Lo aveva sepolto la pietà dei suoi fedeli.

Nello scorso numero abbiamo fatto varie considerazioni sulla Passione e Morte del Redentore. Oggi vogliamo fare, a giusto titolo, qualche riflessione sugli insegnamenti che ci dà la Sua gloriosa Risurrezione. La Risurrezione rappresenta il trionfo eterno e definitivo di Nostro Signore Gesù Cristo, la sconfitta completa dei suoi avversari, e l’argomento massimo della nostra Fede. San Paolo disse che, se Cristo non fosse risuscitato, la nostra Fede sarebbe vana. È proprio sul fatto soprannaturale della Risurrezione che si fonda tutto l’edificio delle nostre credenze. Meditiamo, dunque, su un così elevato argomento.
Cristo, Nostro Signore, non fu risuscitato: risuscitò da sé stesso. Lazzaro, invece, fu risuscitato; era morto. Un altro che non lui, cioè Gesù, lo chiamò dalla morte alla vita. Per quanto riguarda il Divino Redentore, nessuno Lo risuscitò. Egli risuscitò da sé stesso. Non ebbe bisogno di nessuno che Lo richiamasse alla vita. La riprese quando volle.
Tutto ciò che si riferisce al Signore si può applicare in modo analogo alla Santa Chiesa Cattolica. Infatti, si vede con frequenza, nella storia della Chiesa, che quando essa sembrava irrimediabilmente persa, e tutti i sintomi di una prossima catastrofe sembravano minare il suo organismo, sopravvennero sempre fatti che la mantennero viva contro ogni aspettativa dei suoi avversari. Il fatto curioso è che, a volte, non sono gli amici della Santa Chiesa che vengono in suo soccorso: sono i suoi stessi nemici.
 
In un’epoca delicatissima per la Cristianità, ai tempi di Napoleone, accadde l’episodio, mille e mille volte curioso, di essersi riunito un Conclave per l’elezione di Pio VII, sotto la protezione delle truppe russe, tutte scismatiche e ubbidendo a un sovrano scismatico? Difatti, in Russia la pratica della Religione Cattolica era impedita in mille modi. Eppure le truppe di questo paese assicurarono, in Italia, la libera elezione di un sovrano Pontefice, esattamente nel momento in cui la vacanza della Sede di Pietro avrebbe causato per la Santa Chiesa dei danni dai quali, umanamente parlando, forse non si sarebbe mai potuta rialzare.
Questi sono i mezzi meravigliosi a cui ricorre la Provvidenza per dimostrare che possiede il supremo governo di ogni cosa. Tuttavia, non si pensi che la Chiesa debba la sua salvezza a Costantino, a Carlo Magno, a Don Giovanni d’Austria, o alle truppe russe. Ancor quando appare interamente abbandonata, e quantunque il concorso dei mezzi di vittoria più indispensabili nell’ordine naturale sembrano mancare, stiamo certi che la  Santa Chiesa non morirà. Come Nostro Signore, essa si rialzerà con le proprie forze che sono divine. E quanto più sarà inspiegabile, umanamente parlando, l’apparente risurrezione della Chiesa – apparente, lo accentuiamo, perché la morte della Chiesa mai sarà reale, contrariamente a quella di Gesù – tanto più sarà gloriosa la vittoria.
In questi giorni torbidi e malinconici del 1943, abbiamo dunque fiducia. Ma confidiamo, non in questa o quella potenza, non in questo o quell’uomo, non in questa o quella corrente ideologica, per operare la reintegrazione di tutte le cose nel Regno di Cristo, ma nella Provvidenza Divina che obbligherà nuovamente le acque dei mari a spalancarsi, sposterà le montagne e farà tremare tutta la terra, se sarà necessario affinché si adempia la divina promessa: “le porte degli inferi non prevarranno contro di lei”.
Questa certezza tranquilla del potere della Chiesa, una tranquillità tutta fatta di spirito soprannaturale, e senza alcuna indifferenza o indolenza, possiamo impararla ai piedi della Madonna. Soltanto Lei conservò integra la Fede, quando tutte le circostanze sembravano aver dimostrato la totale disfatta del suo Divino Figlio. Disceso dalla Croce il Corpo di Cristo, dopo aver versato per mano dei suoi aguzzini, non solo l’ultima goccia di sangue, ma anche di acqua, verificata la morte, non solo dalla testimonianza dei legionari romani, ma anche dai propri fedeli che procedettero al seppellimento, posta all’ingresso della tomba la pesante pietra che avrebbe dovuto essergli da insormontabile sigillo, tutto sembrava perduto. Ma Maria Santissima credette e confidò. La sua Fede si conservò tanto salda, serena e normale in quei giorni di suprema desolazione, quanto in qualsiasi altra occasione della sua vita. Sapeva che Lui sarebbe risorto. Nessun dubbio, nemmeno il più leggero, macchiò il suo spirito. È ai piedi di Lei, dunque, che dovremo implorare e ottenere quella costanza nella fede e nello spirito di Fede, che deve essere la suprema ambizione della nostra vita spirituale. Mediatrice di tutte le grazie, modello di tutte le virtù, la Madonna non ci rifiuterà nessun dono che in questo senso le chiederemo. 
Si è molto parlato… e anche sorriso sulla riluttanza di San Tommaso nell’ammettere la Risurrezione. Forse ci sarà, in questo, una certa esagerazione. Oppure è almeno sicuro che abbiamo davanti ai nostriocchi degli esempi di un’incredulità incomparabilmente più ostinata di quella dell’Apostolo. Infatti, San Tommaso disse
che, per poterci credere, avrebbe dovuto toccare il Signore con le proprie mani. Tuttavia, avendoLo visto, credette ancor prima di toccarLo. Santo Agostino scorge nella riluttanza iniziale dell’Apostolo una disposizione provvidenziale. Il Santo Dottore di Ippona asserisce che il mondo intero rimase sospeso al dito di San Tommaso, e che la sua grande meticolosità nei motivi per credere serve da garanzia a tutte le anime timorate, in tutti i secoli, nel senso che la Risurrezione fu realmente un fatto oggettivo, e non il prodotto di bollenti immaginazioni. Comunque sia, il fatto è che San Tommaso credette appena vide. Eppure quanti sono, ai nostri giorni, coloro che vedono e non credono? Abbiamo un esempio di questa ostinata incredulità per quanto riguarda i miracoli verificatisi  a Lourdes, con Teresa Neumann a Ronersreuth, a Fatima. Sono miracoli evidenti. A Lourdes, c’è un ufficio di verifiche mediche nel quale vengono registrate soltanto le guarigioni istantanee delle infermità non a carattere nervoso e non curabili per mezzo di suggestione; le prove esatte per riconoscere l’autenticità della malattia sono, in primo luogo, un esame medico del paziente, effettuato prima della sua immersione nella Grotta; in secondo posto, ancor prima dell’immersione, la presentazione delle cartelle mediche riferenti al caso, delle radiografie, delle analisi di laboratorio, ecc.; a tutta questa procedura preliminare può essere presente qualsiasi medico di passaggio a Lourdes, essendo autorizzato ad esigere un esame personale del paziente, e delle sue lastre radiografiche od esami di laboratorio; finalmente, verificata la guarigione, deve essere osservata con la stessa procedura con la quale era stata esaminata la malattia, e va considerata effettivamente miracolosa soltanto quando, per un lungo periodo di tempo, il male non riappare. Ecco i fatti. Suggestione? Per eliminare qualsiasi dubbio al riguardo, vengono segnalati i casi di guarigioni verificatesi in bambini senza l’uso della ragione data la loro tenerissima età, e che, perciò, non possono essere suggestionati. A tutto questo, cosa rispondere? Chi avrà la nobiltà d’animo di fare come San Tommaso, e, dinanzi alla verità certa, inginocchiarsi e proclamarla senza indugi?
Si direbbe che Nostro Signore moltiplichi i miracoli nella misura in cui aumenta l’empietà. Che cosa ci vuole ancora, dopo il caso di Teresa Neumann, di Lourdes, di Fatima? Quanta gente è al corrente di questi casi? E chi ha il coraggio di intraprendere uno studio serio, imparziale, sicuro, prima di negare questi miracoli?
Causa ammirazione il modo come Nostro Signore penetrò nella sala totalmente chiusa, in cui stavano gli Apostoli, e ivi Si presentò. Con questo miracolo, Gesù dimostrò che, per Lui non ci sono barriere insormontabili. 
Siamo in una epoca in cui si parla molto di “apostolato di infiltrazione” (*). Il desiderio di portare ovunque l’apostolato, suggerì a molti apostoli laici il credere che fosse indispensabile inoltrarsi in ambienti inconvenienti o addirittura nocivi, per portarvi l’irradiazione di Nostro Signore Gesù Cristo, e convertire le anime. Eppure tutta la tradizione cattolica va nel senso opposto: nessun apostolo, eccetto le situazioni più che eccezionali, e pertanto rarissime, ha il diritto di entrare in ambienti in cui la sua anima subire danni. Tuttavia, si domanda, chi dunque deve salvare quelle anime che si trovano in ambienti dove c’è mai un’influenza cattolica, dove mai penetra una parola, un esempio, una scintilla di soprannaturale? Sono condannati ancora in vita? Gli è stato già assegnato l’inferno?
Così come non esistono pareti materiali che resistano a Gesù, che tutte traspone senza distruggerle, così pure non ci sono barriere che arrestino l’azione della grazia. Anche dove l’apostolo militante, per dovere morale, non può entrare, lì pertanto penetra, in mille modi che solo Dio sa, la sua grazia. Sia una predica ascoltata alla radio, sia un buon libro che in modo del tutto fortuito viene trovato in un autobus, sia una semplice immagine che si intravvede passando davanti a una casa, di tutto questo e di mille altri strumenti, può servirsi la grazia di Dio. E affinché la grazia penetri in certi ambienti occorrono la preghiera, la mortificazione e la vita interiore. Esse placano l’ira di Dio e inclinano la bilancia dal lato della misericordia. Quindi, penetrano in ambienti che molti reputano impenetrabili all’azione divina. Peraltro, l’agiografia cattolica ci fornisce mille esempi. Infatti, non vi fu il caso di un’espressiva conversione avvenuta a un giovane empio, che fu toccato da buoni sentimenti quando, a carnevale, per sfregio, indossò l’abito di San Francesco? Fu la propria fantasia che lo convertì. Dunque, la sapienza divina può servirsi persino dello sfregio della Religione, per operare conversioni. Però, queste conversioni vanno ottenute. E noi le otterremo senza alcun rischio per le nostre anime, unendo la nostra vita interiore, le nostre preghiere, i nostri sacrifici ai meriti infiniti di Nostro Signore Gesù Cristo.
A mio avviso, non c’è migliore né più efficace apostolato nel mondo di quello realizzato dalle religiose contemplative, chiuse dalla loro Regola Monastica tra le quattro mura dei loro conventi. Benedettine, Carmelitane, Domenicane, Visitandine, Clarisse, Sacramentine, ecco le vere eroine dell’apostolato.
 
 
Plinio Corrêa de Oliveira - “Legionário”, 25 aprile 1943
 
(*) Questo argomento, di cui si parlava da molto tempo, il Prof. Plinio lo svolse per esteso nel suo libro “Em defesa da Ação Católica” (Parte IV, Cap. 3 – “L’apostolato di infiltrazione”), pubblicato nel 1943, dove denunciava gli errori e le innovazioni che si infiltravano nell’Azione Cattolica e che, posteriormente, avrebbero dato origine al cosiddetto “progressismo cattolico”.
 
Categoria: Articoli in "O Legionário"

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