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Universalità e attualità della missione di Plinio Corrêa de Oliveira

 

di Juan Miguel Montes

 

Testo della conferenza online tenuta il 16 febbraio 2021 al Simposio di Studi e Azione Contro-rivoluzionaria promossa dall’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira.

 

Il Brasile è stato dotato dalla Divina Provvidenza di un territorio gigantesco e di una ricchezza incommensurabile. Non lo dico per nazionalismo, poiché tutti già avranno capito che non sono brasiliano.

Nei piani di Dio per questo immenso paese c’era senza dubbio anche l’intenzione di dotare il suo popolo di doni morali e spirituali in armonia con tanta grandezza geofisica.

È in questo quadro provvidenziale e gigantesco che spicca anche la figura grandiosa di Plinio Corrêa de Oliveira, che è nato, è cresciuto e ha combattuto soprattutto nel suo Brasile, dove è morto poco più di 25 anni fa. Tuttavia, il suo pensiero e il suo lavoro già durante la sua vita non si limitavano al solo Brasile. Sono più vasti del vastissimo Brasile e hanno acquisito rilevanza universale.

Il dottor Plinio ha voluto che sulla sua lapide nel cimitero dove riposa fosse scritto “vir catholicus”: Uomo cattolico. In altre parole, per lui non c’era onore più grande dell’essere figlio della Chiesa cattolica. Ma etimologicamente “catholicus” significa anche “universale” e la giustezza di questa definizione diventa sempre maggiore.

*   *   *

Cercherò di dimostrare questa affermazione con esempi che mi toccano da vicino nella mia attività a Roma.

Vivo in Europa da quasi quattro decenni. L’Europa resta il centro della vita culturale del mondo, e garantisco che la figura del dott. Plinio si proietta in questo panorama culturale europeo con sempre maggiore forza.

Qualche mese fa e con nostra sorpresa – sorpresa dei discepoli di Plinio Corrêa de Oliveira che vivono in questo paese – abbiamo appreso di un libro dal titolo “Il Pensiero Controrivoluzionario”, scritto da un giovane studioso, Diego Panetta, che dedica ampie e lodevoli pagine al pensiero e all’opera di Plinio Corrêa de Oliveira. Non sapevamo nemmeno dell’esistenza di questo giovane studioso. Questo libro si aggiunge alla vasta bibliografia già esistente in Italia di illustri intellettuali che hanno commentato e divulgato l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira.

Per riassumere, ne cito solo alcuni: il prof. Roberto de Mattei, che gli ha dedicato due biografie; Giovanni Cantoni e Massimo Introvigne, che gli dedicarono anche dei volumi dopo la sua morte nel 1995. Il famoso teologo e intellettuale don Gianni Baget Bozzo, su uno dei più grandi giornali affermò che in Italia ciò che esiste di scuola cattolica controrivoluzionaria fa capo al pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira.

Aggiungo qui alcuni esempi in campo ecclesiastico.

Il celebre canonista Padre Anastasio Gutiérrez CMF, per molti anni preside della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Lateranense di Roma, fa riferimento con queste parole al libro più importante del Dr. Plinio: “Rivoluzione e Controrivoluzione è un’opera magistrale i cui insegnamenti devono essere diffusi fino a penetrare nella coscienza di tutti coloro che si sentono veramente cattolici … La sua analisi del processo rivoluzionario è impressionante e rivelatrice. (…) Oserei dire che è un’opera profetica nel senso migliore. Il suo contenuto dovrebbe essere insegnato nei centri superiori della Chiesa”.

Da parte sua, il cardinale Alfons Stickler, a lungo rettore dell’Università Salesiana di Roma e poi prefetto della Biblioteca Vaticana, ha fatto così riferimento al grande leader brasiliano: “Con la coerenza della sua vita di autentico cattolico, Plinio Corrêa de Oliveira offre la conferma della fecondità della Chiesa. (…) Il servizio alla Chiesa richiede non solo la rettitudine dottrinale, ma anche uno spirito di sacrificio e penitenza, proporzionale alla gravità del momento. E Plinio Corrêa de Oliveira ce ne offre un chiaro esempio con la sua vita e la sua opera”.

Il Cardinale Arcivescovo di Guayaquil Bernardino Echeverría, in occasione della morte del dottor Plinio, scrisse: “Plinio Corrêa de Oliveira ha dedicato tutte le sue energie, durante la sua lunga e feconda vita, all’intrepida lotta contro il processo di secolarizzazione rivoluzionaria, nel senso di ricristianizzare l’ordine temporale nella prospettiva del Regno di Cristo, del Regno di Maria (….). Ricordando il suo lucido monito e l’autentico cataclisma che ha scosso la Chiesa, non possiamo che esclamare: Ah, se quella voce fosse stata ascoltata!”.

*    *    *

È vero. Ai suoi tempi, nel suo Paese, nel continente americano, in tutto il mondo e all’interno della stessa Chiesa, quella voce non fu ascoltata a sufficienza. Tuttavia, con l’aiuto della Grazia Divina, questa realtà tende a invertirsi. Personalmente credo che questa influenza sia destinata a crescere molto, e questo per un motivo che cercherò di spiegare subito.

*    *    *

Perché? Il dottor Plinio, nella sua opera capitale, che è Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, analizza la Rivoluzione scristianizzante come un processo. Se non ci fosse stato un processo, un percorso di tappa in tappa, la Rivoluzione non avrebbe potuto imporsi come si è imposta. Il carattere procedurale della rivoluzione serve a coprire i suoi inganni. Poiché la Rivoluzione è opera del “padre della menzogna” – come San Giovanni Evangelista chiama Satana -, è solo con la copertura dei suoi obiettivi finali che avanza e si consolida. E per questo è necessario un processo graduale.

Senza un processo, sarebbe stato impossibile poco tempo fa far accettare a un’opinione pubblica occidentale in generale cristiana ciò che vediamo oggi: aborto, eutanasia, LGBT, ecc..

Nella sua denuncia del processo rivoluzionario, il dottor Plinio dimostra quel principio di San Tommaso secondo cui “ciò che è piccolo all’inizio, è immenso nel suo risultato”. In altre parole, possiamo dire che è come un minimo corso d’acqua che scende dalla cima della montagna e diventa immenso quando raggiunge la pianura e sfocia nel mare.

E qui abbiamo il primo motivo per cui l’opera del dottor Plinio è ora compresa meglio da un numero crescente di credenti cattolici. Man mano che il fiume rivoluzionario si è avvicinato alla sua foce, trascinando tutto il fango che ha trovato sul suo percorso, si è reso necessariamente più visibile. Non è più il torrente che si nasconde tra le montagne.

Quindi, possiamo vedere che un numero maggiore di persone si sta rendendo conto che, negli eventi disastrosi che ci circondano, esiste una rete mondiale che li articola e li promuove; che essa è una forza travolgente come un fiume imponente e che, quando avrà raggiunto la foce, avrà eliminato tutti i nostri principi e valori. L’idea di un enorme complotto anticristiano contro la Chiesa, contro la famiglia, contro la vita umana e contro lo stesso ordine naturale delle cose, prende forma nelle menti con maggiore chiarezza.

Ci stiamo svegliando alla realtà del fenomeno non solo nelle sue attuali ramificazioni, ma anche accorgendoci più chiaramente che le acque torbide di oggi provengono dalle acque torbide di ieri e che se tracciamo la corrente di quel poderoso fiume, è possibile ricostruire il processo fino alle sue origini, diversi secoli fa.

Insomma, oggi il fiume fangoso della Rivoluzione anticristiana si sta manifestando in tutta la sua portata e bruttezza e non si cela più in meandri e nascondigli, diventando sempre più repellente agli occhi dei fedeli cattolici e, in genere, delle persone che rispettano l’ordine naturale delle cose.

In questo modo, anche il quadro delineato dal libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione nel 1959 diventa sempre più comprensibile e attuale.

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Tuttavia, negli anni in cui il prof. Plinio visse tra noi, il mondo era ancora ipnotizzato dall’ottimismo. I progressi nella scienza, tecnologia, medicina, ecc. ci hanno fatto pensare che la storia andasse verso una situazione sempre migliore, dove la povertà, la malattia e, forse, un giorno persino la morte, sarebbero state superate. In un contesto del genere, non era facile rendere credibile a una opinione pubblica ottimista e spensierata che il corso di acque torbide nato alla fine del Medioevo ci avrebbe trascinato nell’immensa e paludosa foce che vediamo oggi in tutta la sua bruttezza.

Pertanto, abbiamo due fattori convergenti. Da un lato, la Rivoluzione anticristiana non può continuare a mascherare i suoi obiettivi più radicali se vuole ottenere la vittoria definitiva sulla cristianità, vedendosi costretta ora a togliere la sua maschera. Dall’altro, vediamo che l’ottimismo dell’opinione pubblica, basato sull’ideologia di un progresso eterno e irreversibile, si è molto indebolito di fronte alle catastrofi che si accumulano sulle nostre teste in diversi campi, nel caso non ci sia una radicale correzione di rotta.

Entrambi i fattori dello scenario attuale: 1) l’inevitabile smascheramento della Rivoluzione e 2) la graduale apertura degli occhi di una parte sana dell’opinione pubblica, evidenziano che l’analisi fatta da Rivoluzione e Contro-Rivoluzione colpisce nel segno e diventa sempre più centrale per interpretare lo scenario attuale.

Possiamo essere certi che, così come l’iniquità degli attacchi rivoluzionari continuerà a peggiorare, in un senso diametralmente opposto crescerà in quella parte sana dell’opinione pubblica la comprensione della necessità di un’azione controrivoluzionaria.

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Vediamo come la visione di Rivoluzione e Controrivoluzione di Plinio Corrêa de Oliveira è rimasta al centro della scena.

Sedici anni prima di scrivere Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, nel 1943, lanciò il suo primo libro “Em Defesa da Ação Católica”, in cui denunciava la penetrazione di idee rivoluzionarie nella Chiesa. Anni dopo, il libro “Em Defesa da Ação Católica” sarebbe stato ufficialmente elogiato dalla Santa Sede, ma all’epoca la denuncia costò al prof. Plinio praticamente l’emarginazione di ogni apostolato in ambienti cattolici.

Decenni dopo, parlando con me di questioni romane, il dottor Plinio mi fece vedere come quanto aveva scritto in questo libro, tutto basato su fatti e dottrine dei neo-modernisti, anticipasse almeno di 20 anni quella crisi nella Chiesa che si è manifestata molto più chiaramente negli anni ’60, durante e dopo il Concilio Vaticano II. Perfino ecclesiastici molto degni e laici molto lucidi, iniziarono a capire l’entità delle tendenze e delle idee rivoluzionarie che circolavano nella Chiesa solo quando, negli anni ’60, iniziarono a verificarsi i fatti clamorosi che portarono Papa Paolo VI a parlare di “autodemolizione della Chiesa” e di “fumo di Satana” che l’aveva penetrata.

Non si può fare a meno di ripetere con il cardinale Echeverría: “Ah, se quella voce fosse stata ascoltata!”

Oltre all’aiuto della Grazia soprannaturale, come possiamo spiegare la lungimiranza delle predizioni del prof. Plinio?

La ragione è, fondamentalmente, che il dottor Plinio fece del processo rivoluzionario l’oggetto di studio e osservazione sistematica di tutta la sua vita. Si rese conto molto presto che questo processo di scristianizzazione del mondo non poteva andare avanti se la Chiesa continuava a opporvisi e che, quindi, l’unico modo per il successo della Rivoluzione era rimuovere l’ostacolo.

Ma in quale modo?

La Rivoluzione si era resa conto che era impossibile distruggere la Chiesa dall’esterno; quindi, era necessario infiltrarla e sfigurarla con un lavoro interno. Non solo, la Rivoluzione voleva che il prestigio della Chiesa stessa fosse messo al suo servizio.

Tutti gli elementi di crisi che esistono oggi nella Chiesa e che sono oggetto di tanti validi studi – crisi della fede, eterodossia dottrinale, liturgia desacralizzata, pastorale mondana e socializzante, ecc. – sono sviluppi dell’immenso quadro di penetrazione della Rivoluzione nella Chiesa denunciato dal libro Em Defesa da Ação Católica nel 1943.

Da quel momento in poi, la storia del prof. Plino è costellata da previsioni che sono state confermate, non solo per quanto riguarda l’auto-demolizione della Chiesa, ma anche per quanto riguarda l’auto-demolizione della cristianità occidentale, giacché i due fenomeni sono interattivi. La conoscenza ante factum dell’andamento del processo rivoluzionario non è dovuta ad arti divinatorie o rivelazioni mistiche, ma a quell’analisi estremamente seria che lo ha portato a conoscere tutti i trucchi della Rivoluzione nella corsa verso il suo obiettivo gnostico.

Per mancanza di tempo sarebbe impossibile in questa occasione elencare tutte le volte in cui il prof. Plinio anticipò le manovre rivoluzionarie. Faccio solo alcuni esempi.

Sul fatto di aver creato una forte reazione al comunismo in Brasile e in America Latina, cito una conversazione che ho avuto con una figura di spicco della Santa Sede dopo gli eventi che portarono alla caduta del Muro di Berlino e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Questa persona, che del resto possiamo classificare come progressista e avversaria della TFP, mi ha detto quasi letteralmente:

“L’Unione Sovietica aveva tutto in mano per vincere la guerra fredda ed era sul punto di farlo. Se avesse conquistato l’America Latina in quegli anni, l’intero equilibrio geopolitico si sarebbe inclinato a suo favore. Ma per conquistare l’America Latina, il continente cattolico per eccellenza, il comunismo doveva conquistare il favore della Chiesa. Ed è stato in questo contesto che è nata l’azione della TFP che ha impedito questa manovra”.

Il mio interlocutore aveva ragione. Questo può essere dimostrato.

Nel 1984, la Santa Sede condannò la Teologia della Liberazione, una corrente che favoriva la manovra di infiltrazione comunista nella Chiesa. Si trattò sicuramente di un intervento molto meritorio. Tuttavia, va notato che il dottor Plinio aveva già raccolto due milioni di firme contro l’infiltrazione comunista nella Chiesa da consegnare a Papa Paolo VI nel 1968, quando il nome Teologia della Liberazione non esisteva nemmeno.

Cioè, sedici anni prima della condanna della Santa Sede!

E in questi sedici anni – che furono un’eco continua di fedeltà al grido lanciato nel 1943 con il libro In difesa dell’Azione cattolica – sono innumerevoli le attività editoriali e le campagne di strada volte a rimuovere tale pericolo, tutte direttamente ispirate da Plinio Corrêa de Oliveira.

Tra queste, cito qui solo la Dichiarazione di Resistenza alla politica vaticana di distensione con i regimi comunisti e, nel caso specifico del Brasile, le varie azioni di denuncia delle Comunità Ecclesiali di Base (CEB), bracci operativi della Teologia della Liberazione e del PT (Partito dei Lavoratori), che tanti disastri ha arrecato al Brasile dopo la morte di Plinio Corrêa de Oliveira.

Ancora una volta, vale la pena ricordare quanto disse il cardinale Echeverría: “Ah, se quella voce fosse stata ascoltata!”

A questo punto mi pongo una domanda marginale. Quanto il movimento conservatore che oggi fiorisce in Brasile deve all’azione del prof. Plinio, sempre più lontano nel tempo, ma sempre più presente, spesso implicitamente, in una certa resistenza dell’opinione pubblica alla Rivoluzione?

Come ho detto prima, il fenomeno non si limita al Brasile. È globale. Molti sono coloro che, ai quattro angoli del pianeta, si rendono conto oggi dell’importanza di Plinio Corrêa de Oliveira. Ad esempio l’ex presidente della Banca Vaticana – IOR – prof. Ettore Gotti Tedeschi, che lo ha visitato in Brasile, e che in una intervista ha affermato perentoriamente: “Un incontro con il Prof. Plinio cambia la vita di una persona”. Oppure prendiamo la testimonianza del prof. Massimo de Leonardis, già preside del Dipartimento di Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano, quando di recente ha affermato:

“Plinio Corrêa de Oliveira è una figura eccezionale del cattolicesimo dei nostri tempi. È stato un pensatore dalla grande cultura teologica, è stato un leader politico, è stato un professore universitario, un pubblicista e uno scrittore. È difficile, soprattutto in questo secolo, trovare riunite in una stessa persona doti eminenti di santità personale, di pensatore, di fondatore e di guida di movimenti civici”.

Ma l’attualità di Plinio Corrêa de Oliveira è confermata anche da chi, dalla parte opposta, attaccando la sua opera, talvolta con rabbia, ne riconosce implicitamente tutto il valore.

*     *     *

Il prof. Plinio visse la parte più importante della sua vita affrontando quella fase della Rivoluzione che è il comunismo, ma sapeva che l’obiettivo finale della Rivoluzione andava ben oltre il superstato sovietico e che, alla fine, esso intendeva smantellare ogni traccia di  civiltà occidentale, stabilendo uno stato di cose ancora più radicale del comunismo sovietico.

La caduta del Muro di Berlino avvenne nel 1989 e la fine dell’Unione Sovietica due anni dopo, nel 1991; ma denunciò esplicitamente l’avvento di questa nuova fase post-sovietica, chiamata dal dottor Plinio IV Rivoluzione, in un complemento del libro Rivoluzione e Controrivoluzione del 1977. Cioè, molto prima che accadessero gli eventi summenzionati.

Cos’è la IV Rivoluzione secondo il prof. Plinio? Le Rivoluzioni precedenti avevano portato immensi cambiamenti nelle strutture religiose e socio-politiche. Questa volta avrebbe dovuto esserci una rivoluzione “in interiore homine”. Un cambiamento radicale nella mentalità di ogni uomo che preparasse la strada a ciò che alcuni sociologi e filosofi chiamano post-umanità.

A partire dal movimento hippie e anarchico che ebbe luogo negli anni ’60, il dottor Plinio concluse che ci trovavamo di fronte all’emergere di questa nuova fase post-umana, che oggi vediamo trionfante nel completo libertarismo e relativismo morale, nell’espansione dell’amore libero, della droga, dell’aborto e, in un numero sempre maggiore di nazioni, persino dell’eutanasia; senza nemmeno risparmiare l’innocenza dei bambini imponendo l’insegnamento dell’ideologia gender.

Data la crescente infiltrazione rivoluzionaria negli ambienti cattolici a partire dagli anni ’60, per il prof. Plinio l’immensa trasformazione socioculturale operata dalla IV Rivoluzione non poteva non avere una profonda risonanza anche all’interno della Chiesa. Nello stesso anno che scrisse sulla nascente IV Rivoluzione nella società (1977), denunciò come parallelamente questa Rivoluzione stava penetrando nella Chiesa in uno dei libri più profetici e lungimiranti della sua vita: Tribalismo indigeno – Ideale Comunista-Missionario per il Brasile nel XXI secolo.

In esso, il prof. Plinio mostrava come alcuni vescovi e teologi presentassero come esempio il modello primitivo di vita degli indios della giungla, encomiandoli come gli autentici “evangelizzatori del mondo”, per via  della presunta semplicità e ingenuità della loro vita tribale in contrasto con i modelli egoisti dei civilizzati.

All’epoca era davvero difficile per l’uomo comune accettare che la società dei progressi tecnologici potesse seguire questi modelli. Tuttavia, anni dopo, con l’enorme pressione sull’opinione pubblica nel senso di accusare l’uomo civilizzato, soprattutto l’uomo occidentale, di distruggere le risorse del pianeta, vediamo che questo modello primitivo viene riproposto con crescente enfasi, soprattutto nella Chiesa cattolica.

Ed è così che siamo arrivati ​​all’anno 2019, in cui Papa Francesco, nel contesto di un solenne sinodo in Vaticano, propone le tribù amazzoniche come esempi di “buon vivere”, soprattutto considerando il fatto che questo “buon vivere” consiste nel non danneggiare la Madre Terra, un obiettivo ambientale sempre più centrale.

In effetti, questa previsione profetica del prof. Plinio servì come linea guida per la denuncia dell’IPCO (Instituto Plinio Corrêa de Oliveira) e di altri suoi discepoli per capire tutta l’importanza del Sinodo dell’Amazzonia, specialmente nella sua nota neo-pagana di autentico culto della Madre Terra. Voi certamente sapete che la Madre Terra, sotto forma di un idolo chiamato Pachamama, è stata  venerata nella Basilica di San Pietro durante quel Sinodo.

Il Sinodo dell’Amazzonia ha confermato la vista d’aquila del prof. Plinio riguardo al corso che avrebbero preso gli eventi. Nel 1977, l’esaltazione dell’ideale tribalista indigeno sembrava una stravaganza ideologica. Eppure è accaduta.

Oggi, quando l’ambientalismo verde suggerisce ovunque un piano globale tendente a un drastico calo della produzione di ricchezza, vediamo che ciò che all’epoca sembrava poco plausibile, oggi si configura all’orizzonte come un immenso fantasma. Inoltre, il documento del Sinodo Finale dell’Amazzonia chiede apertamente lo smantellamento del modello economico occidentale, apostrofato come modello “ecocida” e “predatorio” (cioè, più o meno ladro delle risorse a scapito della salute del pianeta). Tra l’altro, si propone il rilancio delle Comunità ecclesiali di base, culla di gran parte di quel PT (Partito dei Lavoratori) che, sconfitto alle urne, cerca oggi di rinnovarsi dai pulpiti.

In tema di ambientalismo ideologico, il prof. Plinio si rese subito conto dell’importanza della tematica nel senso di creare una nuova mentalità per condurre la civiltà sulla via della sua “decostruzione”, secondo l’espressione coniata dai filosofi più rivoluzionari.

Cito qui solo un fatto: quando si svolse a Rio de Janeiro la famosa conferenza internazionale sponsorizzata dall’ONU, denominata ECO-92, il Dr. Plinio dedicò molto tempo alla sua analisi; inviò una numerosa delegazione a Rio per accompagnarla passo dopo passo. Le riviste della TFP pubblicarono diversi articoli sugli accordi raggiunti in quel momento, mostrando all’opinione pubblica che si stava affrontando un passaggio fondamentale nella storia della Rivoluzione: il passaggio dal “rosso” al “verde”.

A distanza di trent’anni, si parla in tutti i più importanti forum internazionali di una riorganizzazione del mondo (un “great reset”) da attuare dopo la pandemia e la precaria situazione economica che si è generata. Bene, questo grande “reset” si ispira in gran parte a quanto si stabilì a Rio nella conferenza ECO 92. Forse la novità maggiore fra ieri e oggi sta nel fatto che – con l’enciclica Laudato Si – l’agenda ambientale dell’ONU è diventata anche una priorità per la Chiesa.

A continuazione dell’input dato al tema ecologico dal dottor Plinio trent’anni fa, non potevo non citare la più recente pubblicazione del libro Psicosi Ambientalista del principe Bertrand di Orleans e Braganza, la cui lettura è stata raccomandata dal presidente Bolsonaro.

Tralascio qui di occuparmi delle innumerevoli campagne, pubblicazioni, conferenze contro l’avanzata della sinistra in Brasile e in America Latina.

Non mi soffermo neppure sul modo in cui i membri della TFP del Brasile tenevano accesa la fiamma di fede e coraggio nelle strade e nelle piazze di questo immenso paese in un momento in cui il comunismo era pericolosamente in agguato. Non mi fermo nemmeno all’epopea delle carovane motorizzate di giovani che hanno percorso tutta la lunghezza del territorio, per mesi e mesi senza tornare ai punti di partenza.

Le brillanti campagne della TFP, con le loro cappe e stendardi rossi, hanno segnato il panorama dei centri grandi e piccoli in Brasile e sono state imitate dai discepoli del prof. Plinio sparsi nei cinque continenti, creando un fenomeno di marketing delle idee controrivoluzionarie che né il Brasile, né le Americhe, né l’Europa avevano visto prima.

Esagero?

Cito solo due avversari della TFP che lo confermano. Nel 1969, un noto giornalista di sinistra scrisse sul quotidiano Tribuna da Imprensa:

“La TFP era a un gala. Confesso che, da lontano, sono rimasto piacevolmente colpito. Indubbiamente c’è buon gusto nella scelta dei colori esposti, sia nelle divise che negli stendardi. C’è un senso di teatro totale nella sua evoluzione. Mentre un ragazzo grida degli slogan con un megafono, un altro, perfettamente araldico, gira leggermente lo stendardo. Altri corrono, in perfetta armonia coreografica, ad avvicinarsi ai pedoni offrendo loro un giornale. Da lontano, la TFP colpisce per la sua dimensione estetica, per il gioco di colori, per la presenza invisibile di un ‘metteur-en-scène’. Se ogni tradizione, ogni famiglia e ogni proprietà avesse un terzo della presentazione armoniosa di questo gruppo, persino io, un uomo di sinistra, sarei tentato di prendere uno stendardo e di uscire per le strade della città in difesa di queste istituzioni. (…)Tutti vogliono sapere il nome del ‘regista’ del gruppo, così come dello stilista che ha creato queste divise”.

E l’artista comunista Judith Malina, direttrice del Living Theatre, analizza così, nel giornale O Estado de São Paulo del 12 luglio 2018, l’impatto estetico delle campagne ideate dal genio di Plinio Corrêa de Oliveira:

“Una mattina, molto presto, si sente uno strepito fuori casa; un grido di militanza ci sveglia e guardiamo fuori dalla finestra. “Tradizione! Famiglia! Proprietà! gridano dieci giovani (…) con una stola di raso rosso sulle spalle. Fanno teatro di strada. Portano uno stendardo rosso molto grande, simile a quello delle scuole di samba, ma con la dignità degli stendardi che la Chiesa porta in processione. L’inventore di questi spettacoli ha un grande senso del teatro di strada. All’interno di una forma rigida, egli esplora completamente le possibilità: suono, colore e vestiti; contatto, coro e bandiere”.

Queste tecniche di marketing delle idee controrivoluzionarie saranno imitate in Europa e nelle tre Americhe, facendo sventolare lo stendardo della TFP anche nella Piazza Rossa di Mosca, quando la bandiera dell’Unione Sovietica era ancora in alto sull’antistante palazzo del Cremlino. È stata una guerra di simboli, vinta dalla fiamma di fede e coraggio che il prof. Plinio aveva acceso nel lontano Brasile.

Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira non è con noi dal 3 ottobre 1995. Ma, ci chiediamo, i suoi discepoli potevano abbandonare la scuola di militanza controrivoluzionaria da lui creata e  portata a un’indiscussa risonanza  mondiale? Potevano i suoi discepoli spegnere quella fiamma di fede e coraggio che illuminava il pianeta dal territorio brasiliano?

Certamente no! Soprattutto se si considera che, dalla sua morte, la Rivoluzione ha intensificato la sua offensiva per demolire la Chiesa e la Civiltà ad essa ispirata. Pensiamo soltanto a ciò che viene fatto contro la famiglia naturale, quella famiglia che Engels, cofondatore con Marx del comunismo, affermava essere il più grande ostacolo per imporre la nuova società comunista. Oggi la difesa della famiglia è il campo di battaglia più intenso nella lotta tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.

Dopo l’assenza del dottor Plinio tra noi, la famiglia naturale è stata equiparata a tutti i tipi di unioni, omosessuali e transgender; molti partiti di sinistra hanno pubblicizzato apertamente l’amore libero; qualche volta hanno persino proposto la legalizzazione della pedofilia. Lo scioglimento dei matrimoni è stato facilitato con divorzi sempre più facili da ottenere. La pratica del controllo delle nascite con mezzi moralmente illeciti si è diffusa ampiamente; l’aborto è stato legalizzato in molte parti e in alcuni paesi può essere praticato fino al nono mese. Abbiamo già parlato della corruzione dei minori con l’insegnamento dell’ideologia LGBT nelle scuole.

Ebbene, tutto questo merita o no le dichiarazioni e le denunce dei discepoli di Plinio Corrêa de Oliveira? Oppure, per non disturbare le forze della Rivoluzione, sarebbe meglio raccogliere gli stendardi valorosamente dispiegati nel corso dei decenni?

Non potrò entrare qui nei dettagli delle azioni svolte secondo la scuola del prof. Plínio. Ce ne sarebbero tanti: in Brasile, negli Stati Uniti, nel resto dell’America Latina, in Europa.

Ad esempio, l’epopea quotidiana dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira svolta, con audacia e coraggio, per le strade, sul web, in convegni, con le carovane che percorrono il territorio nazionale per rafforzare quel movimento conservatore dell’opinione pubblica brasiliana che ha recentemente dato un buon esempio a tutto il mondo.

Che dire poi della coraggiosa TFP statunitense che fa sfilare i suoi stendardi nelle città e nelle università di quel paese tanto decisivo per il resto del mondo, incoraggiando il suo importante movimento conservatore?

*     *     *

In conclusione, dico una parola sull’azione dei discepoli del fondatore nello scenario più decisivo, quello della Chiesa cattolica.

Ho già indicato, ricordando il commento di un alto rappresentante del Vaticano, il ruolo decisivo che la TFP svolse nelle fasi finali della Guerra Fredda nell’impedire al continente latinoamericano di cadere nel comunismo.

La storia registrerà l’epopea che il Dr. Plinio compì in questo senso a partire dal suo libro In difesa dell’Azione Cattolica, proseguendo di seguito con le sue ripetute denunce dell’azione della sinistra cattolica negli anni ’60 e ’70: Teologia della liberazione, CEBs; tribalismo indigeno come modello per la società, ecc.

Ebbene, molte di queste idee rivoluzionarie vengono predicate oggi, è doloroso ma necessario dirlo, dalla più alta cattedra della Chiesa. Il prof. Plinio e le TFP avevano già espresso in modo filiale a Papa Paolo VI tutte le loro perplessità circa la politica di distensione della Santa Sede verso i regimi comunisti; politica che rafforzava oggettivamente il comunismo internazionale in piena guerra fredda. Il prof. Plinio e le TFP si dichiararono in quel momento in una situazione di resistenza, secondo il modello insegnato da San Paolo nella lettera ai Galati e commentato da santi e teologi come modello da seguire nel caso in cui Pietro dovesse in coscienza essere avvertito.

Se gli eventi che portarono il prof. Plinio e i suoi discepoli a compiere questo delicato passo nel 1974 non hanno fatto altro che moltiplicarsi in quantità e gravità negli ultimi anni, sarebbe lecito agli attuali discepoli abbandonare la condotta di resistenza secondo il modello di San Paolo?

Penso che la risposta sia così ovvia che non vale nemmeno la pena darla.

Cosa avrebbe fatto il dottor Plinio, che ha lottato duramente contro il divorzio civile, vedendo l’introduzione di quello che noti teologi e canonisti chiamano “divorzio cattolico”? Dall’inizio dell’attuale pontificato, infatti, al fine di facilitare la Comunione ai divorziati risposati, si è visto che è iniziato il processo di relativizzazione dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale, cioè di quel processo di relativizzazione morale che ha provocato i summenzionati danni sociali e morali.

Per questo motivo, i discepoli del prof. Plinio, in una sforzo di coordinamento di numerose entità correlate e amiche in tutto il mondo, hanno avuto l’iniziativa di lanciare una Supplica filiale a Papa Francesco chiedendogli di interrompere questo processo già in corso e di ribadire con fermezza anche la dottrina dell’indissolubilità coniugale, così come la disciplina che vieta di ricevere l’Eucaristia se si conduce una vita extraconiugale.

Sono state raccolte un milione di firme, tra cui più di duecento vescovi, poi numerosi cardinali, teologi, canonisti, professori universitari, ecc. Sebbene questa richiesta non sia stata accolta, essa ha creato un sano stato di allerta nell’opinione pubblica cattolica. A questa Supplica filiale sono proseguite innumerevoli iniziative, soprattutto dopo i due Sinodi sulla Famiglia e l’Esortazione Amoris Laetitia. Per citarne solo la più importante, cioè i “dubia”, i dubbi presentati al Papa da quattro eminenti cardinali.

A suscitare reazioni in tutto il mondo non sono solo le novità teologiche, ma anche il chiaro taglio politico e sociale di un pontificato che, in nome di una sorta di nuovo credo ecologico, porta oggi innumerevoli pastori a condannare il modello socio-economico dell’Occidente e a promuovere varianti ambientaliste della Teologia della liberazione. Basti pensare che uno degli assistenti all’elaborazione dell’Enciclica Laudato Si è l’ex sacerdote liberazionista Leonardo Boff.

La recente enciclica Fratelli Tutti ha relativizzato l’importanza della proprietà privata a favore di formule socializzanti e comunitarie di proprietà, nonostante il clamoroso fallimento dei paesi che hanno applicato la ricetta socialista. I leader dei cosiddetti “movimenti sociali”, come il MST (Movimento dei Senza Terra), sono stati lodati in vistosi incontri vaticani. La Santa Sede ha firmato con loro una dichiarazione ufficiale che promuove “forme comunitarie di organizzazione del lavoro, della terra e della casa”. Anche noti abortisti o attivisti della contraccezione sono stati invitati a diversi incontri vaticani.

A differenza dei principi morali “non negoziabili” che Papa Benedetto XVI ha promosso come priorità, l’attuale pontificato pone come priorità la conservazione dell’ambiente e il diritto all’immigrazione dai paesi più poveri ai paesi più ricchi, nonché una generale ridistribuzione della ricchezza.

Tutta questa realtà è stata descritta nel libro “Il Cambio di Paradigma di Papa Francesco”, di José Antonio Ureta, studioso dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira.

Di fronte all’immenso “cambio di paradigma”, i discepoli di Plinio Corrêa de Oliveira non potevano tacere.

Ma come parlare?

Non poteva essere che con lo spirito e il linguaggio del Maestro, che con immensa lealtà si rivolse a Papa Paolo VI in occasione della Dichiarazione di Resistenza, nel 1974, di fronte alla politica vaticana di distensione con i regimi comunisti nei seguenti termini:

“Il vincolo di ubbidienza al Successore di Pietro, che mai romperemo, che amiamo dal più profondo della nostra anima, al quale tributiamo il meglio del nostro amore, questo vincolo noi lo baciamo nel momento in cui, macerati dal dolore, affermiamo la nostra posizione. E in ginocchio, fissando con venerazione la figura di S.S. Papa Paolo VI, noi gli manifestiamo tutta la nostra fedeltà.

Con questo atto filiale diciamo al Pastore dei Pastori: la nostra anima è Vostra, la nostra vita è Vostra. Ordinateci ciò che desiderate. Solo non comandateci di incrociare le braccia di fronte al lupo rosso che attacca. A questo si oppone la nostra coscienza.”

Ebbene, oggi abbiamo un altro Papa sulla cattedra di San Pietro, il lupo che avanza è più verde che rosso, ma la nostra resistenza è la stessa del prof. Plinio.

Questo modello di resistenza è il faro che orienta in una posizione giusta e ragionevole quelli che assistono perplessi al “cambio di paradigma” nella Chiesa, così come ai paralleli tentativi di un nuovo ordine (o disordine) mondiale nella società temporale.

Essere fedeli alla scuola di Plinio Corrêa de Oliveira significa continuare la sua lotta, con la speranza radicata nella convinzione dell’intervento di Dio. La posizione del prof. Plinio è riassunta nella sublime frase di Santa Giovanna d’Arco:

“Gli uomini combattono e Dio dà la vittoria!”

Senza l’intervento di Dio, senza l’intercessione di Maria Santissima, la Rivoluzione non può essere sconfitta umanamente. Ma è proprio la fedeltà a cui siamo tutti invitati che, per così dire, “costringe” Dio ad intervenire. Una fedeltà che ovviamente, come ci ha insegnato il prof. Plinio con il suo esempio, non può essere sostenuta senza il primato della preghiera, della vita sacramentale e spirituale, ma che non si sottrae al momento della battaglia.

Crediamo che dall’alto del Cielo, il prof. Plinio benedica l’azione controrivoluzionaria che si svolge nelle difficili circostanze dei nostri giorni, fino a quando i tempi della Rivoluzione non saranno definitivamente sostituiti dal promesso trionfo del Cuore Immacolato di Maria a Fatima .

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